04/05/2021
È morta nel modo più orribile, inghiottita dall’ ingranaggio dell’orditoio, in una mattina come tante, nella fabbrica tessile di Montemurlo (Prato) in cui lavorava.
Si chiamava Luana D’Orazio, era giovane, giovanissima, 23 anni ancora da compiere,👩🦰 madre di un bambino di cinque anni,🧒
una vita intera davanti.
È capitato tutto all’ improvviso.
Quando il collega che era con lei si è voltato e ha visto quello che era successo, non ha sentito un solo grido d’aiuto, neanche per quello ha avuto tempo Luana.
E, come ogni volta, siamo qui a ripetere la stessa cosa: non si può morire in questo modo sul lavoro. Non è accettabile.
Luana è solo l’ultima vittima di questo virus silenzioso che, solo nei primi mesi del 2021, viaggia al ritmo di 50 morti al mese. ✝
E possiamo parlare quanto vogliamo di indagini, di responsabilità, tutto vero, tutto giusto.
Ma c’è una parola che conta più di ogni altra in questi casi: prevenzione.
Perché una fine come quella di Luana non debba essere più scritta né raccontata.
Alla famiglia, ai genitori, al figlio, il nostro pensiero e la più sentita vicinanza.
Non ci sono altre parole.
Questo articolo è tratto da un post di ,
❌ 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐮𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐧𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐚𝐯𝐯𝐢𝐞𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐚̀ 𝐢 𝐬𝐮𝐨 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐞𝐝 𝐚𝐯𝐫𝐚̀ 𝐥'𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐮𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐮𝐢𝐭𝐚𝐦𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞𝐝 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞̀ 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 ❌