Barbara Floridia

Barbara Floridia Senatrice - Presidente Comm. Vigilanza Rai

25/08/2026

Rai Scuola chiude. Ma vi dico una cosa: sarebbe un errore leggere questa decisione come un episodio isolato.
Per capire cosa sta succedendo alla Rai bisogna rimettere in fila i pezzi. Facciamo ordine.
Il centrodestra ha deciso di occupare il servizio pubblico. È quello che emerge dalla direzione politica impressa alla Rai.
Decide i palinsesti, chi conduce, quali giornalisti hanno spazio e quali diventano bersaglio. Decide quali programmi devono essere valorizzati e quali messi sotto pressione.
E lo fa mentre la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che dovrebbe essere il luogo nel quale il Parlamento esercita il proprio controllo sul servizio pubblico, è stata di fatto paralizzata.
Poi c'è Report: una trasmissione diventata da tempo uno dei principali bersagli della maggioranza.
E qui la vicenda assume contorni ancora più inquietanti. Dei dati relativi ad altre trasmissioni, richiesti formalmente dalla Commissione di Vigilanza Rai, non sono stati messi a disposizione del Parlamento.
Quelli relativi a Report, invece, sono finiti nelle mani di un quotidiano di proprietà della famiglia Angelucci, cioè di un trombettiere del governo.
Da lì è partita una vera e propria batteria di attacchi di Fratelli d'Italia contro Ranucci.
E così Ranucci finisce per essere vittima tre volte. Prima dell'attentato che ha colpito la sua famiglia, poi di una vicenda che lo ha visto coinvolto suo malgrado nei rapporti con Lavitola, e oggi di una Rai che, sotto il governo Meloni, sembra aver trasformato Report e il suo conduttore in un problema politico da risolvere.
Ma il disegno non si ferma qui. C'è la riforma della governance della Rai.
E bisogna guardare anche alla tempistica.
Il Governo vuole cambiare le regole per arrivare alla nomina di un nuovo consiglio di amministrazione prima delle prossime elezioni.
Il risultato è semplice da capire: che il centrodestra vinca o perda le elezioni, si ritroverebbe comunque con un CdA costruito sotto il proprio governo e con un presidente Rai espressione della propria maggioranza.
Non più un presidente percepito come figura di garanzia, ma di una parte. Una Rai monocolore.
È questa la partita che si sta giocando, e dentro questa partita entra anche Rai Scuola.
Un canale storico, che durante la pandemia ha svolto una funzione straordinaria: quando milioni di studenti non potevano andare a scuola, la scuola entrava nelle case anche attraverso la televisione.
Adesso ci dicono che i contenuti saranno disponibili su RaiPlay. Ma un servizio pubblico non può ragionare soltanto sulla disponibilità tecnica di un contenuto.
Deve chiedersi chi riesce davvero ad accedervi.
Non tutte le famiglie possono permettersi una smart TV, un computer per ogni figlio, una connessione veloce e stabile. E c'è un'altra contraddizione: Rai Scuola viene spostata sempre più verso il digitale mentre nelle scuole l'utilizzo degli smartphone viene vietato o fortemente limitato.
Per una parte delle famiglie, quindi, quel canale televisivo rimaneva - e rimarrebbe - un presidio fondamentale.
Ma anche qui la scelta è indicativa. Al posto di Rai Scuola arriva un canale dedicato al racconto dell'identità italiana, dei territori, delle tradizioni e delle eccellenze del nostro Paese.
Raccontare l'Italia non è certamente un problema.
Il problema nasce quando il servizio pubblico smonta un presidio educativo e culturale per sostituirlo con una narrazione identitaria decisa da un governo che da anni ci ha abituato al revisionismo storico.
Perché allora dobbiamo porci una domanda molto più grande: è questa la funzione del servizio pubblico?
Io penso di no. Il servizio pubblico dovrebbe fare esattamente ciò che il mercato non ha interesse a fare. Dovrebbe dettare l'agenda anziché inseguirla, aprire spazi, dovrebbe educare, formare, elevare. Dovrebbe utilizzare i propri canali per mettere il cittadino nelle condizioni di conoscere il mondo, comprenderlo e giudicarlo.
Non per un tornaconto politico, per costruire consenso, o celebrare il governo di turno.
Ma per una ragione molto più alta: formare cittadini.
Questo perché dietro ogni scelta sulla scuola, sulla cultura e sull'informazione c'è sempre una domanda politica fondamentale:
che tipo di società vogliamo costruire?
E io qui vedo una contraddizione profonda.
Da una parte viviamo dentro una società civile che chiede sempre più libertà, creatività, conoscenza, capacità critica, espressione individuale.
Dall'altra assistiamo al tentativo di una certa parte politica di costruire una società nella quale pochi decidono cosa deve essere raccontato, quali idee devono avere spazio, quali parole devono essere considerate legittime e quali invece devono essere marginalizzate.
Ma la società postindustriale descritta da Domenico De Masi ci ha insegnato una cosa fondamentale: quando la conoscenza, l'informazione e la creatività diventano il centro della produzione sociale, la libertà culturale non è più un lusso. Diventa una necessità.
E allora il compito della politica non può essere quello di controllare questa energia, ma liberarla.
La Rai dovrebbe essere proprio il luogo nel quale una ragazza può incontrare un libro che non avrebbe mai letto, un ragazzo può scoprire una scienza che non conosceva, una famiglia può capire meglio il mondo, un cittadino può ascoltare un'opinione che non condivide e imparare comunque qualcosa.
Questo significa servizio pubblico.
Non dire al cittadino cosa pensare. Dargli gli strumenti per pensare. È una differenza enorme.
Ed è anche la differenza tra una televisione di governo e una televisione della Repubblica.
La prima cerca spettatori. La seconda costruisce cittadini, ed è questa, oggi, la vera rivoluzione culturale di cui abbiamo bisogno.

Serve testo?
22/08/2026

Serve testo?

Oggi su la Repubblica l'intervento di Giuseppe Conte restituisce profondità al dibattito pubblico.Fra i vari temi accenn...
21/08/2026

Oggi su la Repubblica l'intervento di Giuseppe Conte restituisce profondità al dibattito pubblico.
Fra i vari temi accennati da Conte di uno, in particolare, se ne discute poco, invece meriterebbe grande attenzione perché porta con sé conseguenze sociali, economiche e democratiche rivoluzionarie, tanto da indurre a tal proposito il filosofo Floridi a parlare di "Quarta rivoluzione": il predominio delle Big Tech nelle nostre vite e nella vita della nostra collettività.
Un predominio che sta creando nuovi squilibri sociali, nuove povertà e nuove dipendenze.

"Una forza progressista - scrive Conte - deve interrogarsi sul predominio delle Big Tech che sta producendo un capitalismo della sorveglianza con piattaforme che monetizzano le nostre esistenze, mettendo a rischio la salute mentale dei nostri figli" e, aggiungo io, la salute della partecipazione democratica.

Lo strapotere delle Big Tech va assolutamente regolato sul piano giuridico per garantire trasparenza algoritmica, sul piano economico per vincolare "i padroni delle nostre esistenze" a un sistema di condivisione di benefici economici.

Per farla semplice, ma semplice non è, i colossi del web si arricchiscono in modo non del tutto trasparente con i nostri dati e le nostre informazioni, dunque attraverso le nostre vite, il nostro tempo trascorso davanti a uno schermo. Parte di quel guadagno dovrebbe essere nostro.

Per farla semplice, ma semplice non è, i colossi social creano per questa ragione, per la ragione di arricchirsi con i nostri dati, dipendenza e alienazione sociale, vale a dire danni gravi alla nostra salute e danni alla partecipazione democratica, per questo serve intervenire immediatamente ad ogni livello.

A livello europeo con un " costituzionalismo digitale", a livello italiano con un' istruzione continua per adulti e ragazzi nelle scuole e nel servizio pubblico, con la realizzazione del patentino digitale e, per esempio, con limiti per alcune funzioni social: come l'autoplay, lo scrolling infinito, le notifiche notturne e indirette.
Una forza progressista vuole cittadini liberi e formati, non dipendenti e in uno stato di minorità cognitiva.
Per questo noi vogliamo investire su un' istruzione di qualità e difendere un servizio pubblico in grado di informare sul serio e di educare, oltre che intrattenere.

Buon Ferragosto!
15/08/2026

Buon Ferragosto!

14/08/2026
La classe politica che ci governa ha buttato 13 miliardi per un Ponte che non si può fare. Sprecando soldi pubblici.La c...
14/08/2026

La classe politica che ci governa ha buttato 13 miliardi per un Ponte che non si può fare. Sprecando soldi pubblici.
La classe politica che ci governa ha speso un miliardo per i centri in Albania che sono serviti per poco più di 100 migranti.
La classe politica che ci governa non ha saputo mettere a terra i 209 miliardi del PNRR.
Ma ha saputo investire miliardi in armi.
In 4 anni non hanno saputo fare una riforma.

Bisogna fare in modo che questi anni di governo di Giorgia Meloni siano spazzati via.
Bisogna non restare indifferenti a questa classe politica che ha deputati condannati per peculato che si permettono di sentenziare sulla condotta di persone come Sigfrido Ranucci .
Bisogna non restare indifferenti a una classe politica che protegge un ex sottosegretario alla giustizia che ha aperto un ristorante con la figlia di un prestanome della mafia e si mette contro un giornalista vittima di un attentato.
Bisogna non restare indifferenti davanti a una classe politica che impedisce alla magistratura di poter visionare delle chat fra un parlamentare e una persona legata alla mafia.

Le bollette sono alle stelle.
La benzina non si può toccare.
Gli stipendi sono al palo.

E si permettono di raccontare che va tutto bene.
E si permettono di dire che il problema in Italia sono i migranti a Ceuta.

Il loro consenso è essenzialmente figlio di due cose:
1. La maggior parte dei media (giornali e tv RAI compresa) e dei social sono in mano loro o di persone a loro vicine o vicine alle loro ideologie.
2. Hanno costruito una rete di potere distribuito a vari livelli. Fra nomine e incarichi.

Ma non hanno un'idea di Paese.
Una soluzione per nessuno dei problemi.
Inseguono le notizie di cronaca e inventano nemici per poter dire qualcosa e parlare alla pancia della gente.

Sono imbarazzanti.
Al limite della decenza politica.

10/08/2026

Chat di Delmastro; tanta gente ancora non sa. Facciamolo sapere a tutti. Condividete 🙏

08/08/2026

Fratelli d’Italia convoca Giuseppe Conte in audizione per colpirlo, ma il Presidente li zittisce tutti! Ascoltate 👈

Ho contato una per una tutte le dichiarazioni di Giorgia Meloni sul caso Delmastro e sulle chat negate ai magistrati.Sap...
06/08/2026

Ho contato una per una tutte le dichiarazioni di Giorgia Meloni sul caso Delmastro e sulle chat negate ai magistrati.

Sapete quante ne ho trovate?
Zero.
Zero dichiarazioni. Zero parole. Zero spiegazioni.

Mentre televisioni, giornali e social discutono della vicenda, mentre le opposizioni protestano in Parlamento e chiedono chiarezza, la Presidente del Consiglio si nasconde nel silenzio più assoluto.

A questo punto le possibilità sono due.
O Giorgia Meloni si sente ormai così intoccabile da ritenere di non dover rispondere nemmeno davanti a una vicenda di questa gravità.

Oppure sa benissimo quanto questo caso sia politicamente esplosivo e preferisce aspettare che passi la tempesta, sperando che il tempo faccia dimenticare tutto.

In entrambi i casi, non è l’atteggiamento che ci si aspetta da una Presidente del Consiglio. Un leader affronta le questioni, ci mette la faccia e si assume la responsabilità delle proprie scelte e di quelle della propria maggioranza. Ma forse pretendo troppo: dopotutto stiamo parlando di Giorgia Meloni, non di Giuseppe Conte.

Insomma, Giorgia Meloni, fino a quando pensi di poter restare in silenzio, mentre esponenti del tuo governo e della tua maggioranza continuano a calpestare la credibilità delle istituzioni e a umiliare il Paese?

05/08/2026

Non chiedeteci un euro per il riarmo!
Bravissimo Giuseppe Conte 👏👏

Indirizzo

Rome

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