22/08/2026
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Molti anni fa passò a trovarmi, a Roma, un mio caro amico di Boston. Ad un tratto lo vidi fissare una piccola scultura in bronzo, una donna nuda di boteriane fattezze, appoggiata su uno scaffale della mia libreria. Dopo averla osservata, si rivolse verso di me con tono serio: “Non dovresti tenere esposta una scultura del genere, è offensiva nei confronti delle donne”.
Rimasi disorientato da questa sua uscita. Non me l’aspettavo da un fine intellettuale. Provai a fargli comprendere che l’arte non può essere compressa in valutazioni moraleggianti. Non lo convinsi. Quella fu la prima volta che toccai con mano gli eccessi della cultura “woke”.
Si è riaperto in questi giorni un dibattito sulla cultura “woke”. Credo sia il momento giusto per affrontarlo e definire le vere priorità di una forza autenticamente progressista.
Condivido qui il mio contributo pubblicato oggi su Repubblica.
Leggerò con attenzione i vostri commenti