Comitato ISOLA per l'integrazione sociosanitaria nella Regione Lazio

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Il Comitato I.SO.LA., nasce dall’impegno comune di ex dipendenti pubblici e di familiari di persone con disabilità al fine di promuovere e favorire la realizzazione di una compiuta rete di servizi integrati tra sociale e sanitario nella Regione Lazio.

Eccoci di nuovo con il nostro excursus sul "Modello sociale della disabilità". Riteniamo utile parlarne perché spesso as...
02/07/2026

Eccoci di nuovo con il nostro excursus sul "Modello sociale della disabilità". Riteniamo utile parlarne perché spesso assistiamo a fraintendimenti quando non a veri e propri errori di interpretazione. Il modello sociale della disabilità (social model of disability) distingue la menomazione fisica/mentale (condizione biologica) dalla disabilità (limitazione imposta dalla società), sostenendo che quest'ultima sia causata da barriere ambientali, architettoniche e sociali piuttosto che dal deficit individuale. Nella sostanza sposta il focus dal curare l'individuo al rimuovere gli ostacoli sociali.
Il testo che proponiamo è tratto Substack, pubblicato da "Détournement", una newsletter italiana dedicata ad attivismo, neurodivergenze e Disability Studies, che cerca di offrire una lettura critica dei temi sociali e culturali attuali.
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Per chi è il modello sociale della disabilità?
PARTE SESTA
Perché non ha senso fare certe affermazioni
Può essere utile, per chiarire meglio il portato del modello sociale, analizzare un recente scambio di commenti avvenuto sui social. Anche se riferito all’autismo, lo trovo utile per mostrare l’approccio con cui ci si rapporta al modello sociale e perché rivelano con precisione il punto in cui l’incomprensione si annida.

“Il modello sociale non riesce a raggiungere certi bambini”
“Continuiamo a stimare il vostro lavoro, e continueremo a fare il nostro — che riguarda anche bambini che il modello sociale, da solo, non riesce a raggiungere. Il tempo dirà quale dei due approcci è servito a quali bambini.”

Questa formulazione tradisce ancora la stessa confusione: si parla del modello sociale come se fosse un intervento terapeutico, qualcosa che raggiunge o non raggiunge una persona. Il modello sociale non raggiunge nessuno — come non lo fa il modello medico. Sono paradigmi, cornici di analisi. Ciò che raggiunge le persone sono i servizi, gli interventi, le politiche.
La domanda pertinente è: quei servizi, quegli interventi, quelle politiche, dentro quale cornice vengono pensati e realizzati? Nessuno sostiene che il modello sociale sostituisca le terapie, i supporti, i servizi. Sostiene che gli interventi senza una cornice che riconosca la disabilità come prodotto sociale rischiano di agire sull’impairment sperando di risolvere la disabilità — e quella speranza è destinata a restare delusa, perché la disabilità non abita là dove la terapia interviene.
Non si tratta neppure di “quale dei due approcci”. Non ci sono due approcci in competizione sullo stesso terreno. Il modello sociale non compete con le terapie: le osserva da un altro livello di analisi e chiede cosa c’è intorno, prima, dopo, oltre di esse.

25/06/2026

Che “fare l’assistente sociale” sia “molto complicato, lo sanno benissimo gli oltre 47mila professionisti iscritti all’Ordine. Ogni tanto poi, per il clamore della cronaca, per i soliti interessi politici o d’altro tipo, per la superficialità o la colpevolezza dei media, lo diventa ancora di più.

Luigi Mastrodonato per Internazionale, ha scritto un articolo che affronta il tema in generale – carico di lavoro, numeri, attacchi, formazione, responsabilità - e poi approfondisce uno dei tanti campi che vedono il contributo del servizio sociale: l’immigrazione. Per questo, dopo aver parlato con la presidente nazionale Barbara Rosina, ascolta le voci delle assistenti sociali di Spino D’Adda.

“La demonizzazione comporta due rischi – dice la presidente – Da una parte genera sfiducia nelle persone che saranno più restie a rivolgersi ai servizi sociali. Dall’altra aumenta la già forte pressione su questi lavoratori sottoposti a una delegittimazione continua”.

Jenny Peppucci, dalla Lombardia, espone con orgoglio sul suo profilo WhatsApp il risultato del corso di lingua per donne straniere: venti promosse, come riporta l’articolo de La Provincia. Ma nel colloquio con Internazionale racconta la sua giornata tipo nell’ufficio comunale perché, riassume il giornalista, “nel corso di una mattina ha già aiutato due famiglie a fare domanda per il fondo sociale destinato alle persone con disabilità, e poi altre persone che chiedevano informazioni su servizi specialistici come mense, asili nido, servizi per le dipendenze patologiche (Serd) e centri d’impiego. Ha anche gestito le pratiche del corso d’italiano per le persone di origine straniera organizzato dall’amministrazione locale e ha compilato pile di scartoffie burocratiche".
“Alle 9 stai facendo una cosa – dice lei - alle 9.05 sei impegnato in tutt’altro. Quando finisci la giornata ti rendi conto che è difficile anche solo raccontare quante situazioni e pratiche molto diverse tra loro hai gestito”, racconta. “Eppure, per tanti, il nostro lavoro è quello di togliere i bambini alle famiglie”.

“Soprattutto nei piccoli comuni ci si ritrova spesso in ufficio da soli e tutto ricade sulle spalle di un’unica persona, anche compiti che non rientrerebbero nelle sue competenze – aggiunge la sua collega Aliné Bochmann - C’è anche tanta attività amministrativa da fare e questo toglie tempo prezioso a quello che è realmente il nostro lavoro, il contatto con le persone”.

✅ Vale la pena leggerlo tutto, mettiamo il link: https://www.internazionale.it/notizie/luigi-mastrodonato/2026/06/23/assistenti-sociali-italia , ma attenzione, a volte non funziona!

25/06/2026

L'articolo a firma di Simona Lancioni ci riporta ad un tema molto caro al Coordinamento Persone, la gestione dei fondi destinati alla disabilità e in particolare ai Progetti di vita, fondi carenti e inadeguati, a fronte di quelli spesi per una kermesse in cui le voci delle persone con disabilità sono escluse.
L'articolo di Informare un h (link al primo commento) ricollega il caso ExpoAID alle indagini di Domani e ad un'interrogazioni parlamentare dell'onorevole Ilenia Malavasi

Un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministero per le Disabilità sulla gestione di ExpoAID

ExpoAID, la manifestazione che si terrà a Rimini i prossimi 25-26-27 giugno, non è ancora iniziata ma la sua gestione è già diventata oggetto di inchiesta, l’ennesima, che riguarda il Ministero per le Disabilità e la Ministra Locatelli, pubblicate dal quotidiano «Domani». E come già in un’altra occasione, proprio dall’ultima inchiesta è scaturita una nuova interrogazione parlamentare a risposta scritta presentata dall’Onorevole Ilenia Malavasi il 22 giugno 2026.
ExpoAID, la manifestazione che si terrà a Rimini i prossimi 25-26-27 giugno, non è ancora iniziata ma la sua gestione è già diventata oggetto di inchiesta, l’ennesima, che riguarda il Ministero per le Disabilità e la Ministra Alesandra Locatelli, pubblicate dal quotidiano «Domani»*. E come già in un’altra occasione**, proprio dall’ultima inchiesta è scaturita una nuova interrogazione parlamentare a risposta scritta presentata dall’Onorevole Ilenia Malavasi il 22 giugno 2026. Ne trascriviamo di seguito il testo.

Legislatura 19
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA: 4/08269
presentata da MALAVASI ILENIA il 22/06/2026 nella seduta numero 680
Ministero destinatario: DISABILITA’
Attuale Delegato a rispondere: DISABILITA’, data delega 22/06/2026
MALAVASI. — Al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che: secondo quanto riportato da un’inchiesta del quotidiano Domani, dal 25 al 27 giugno 2026 si terrà al Palacongressi di Rimini ExpoAid, evento fortemente voluto dalla Ministra per le disabilità Alessandra Locatelli, che ne ha già curato alcuni video promozionali, e che l’iniziativa è letta da alcune fonti di stampa come una passerella per il Governo a fronte di una riforma sulla disabilità che stenterebbe a decollare;
l’inchiesta sottolinea come si tratti di una pioggia di soldi, oltre 5 milioni di euro messi in conto sui grandi eventi per le politiche sulla disabilità, di cui ExpoAid costituisce la bandiera del Governo sul settore;
il valore complessivo dell’appalto previsto per l’iniziativa ammonta a 5,2 milioni di euro e riguarda, come si legge nel bando di gara pubblicato lo scorso anno, i servizi di progettazione, organizzazione, allestimento e gestione «chiavi in mano» di ExpoAid 2026, nonché le attività convegnistiche in materia di politiche per le persone con disabilità relative all’anno 2026 e al 2027, sicché nello stesso valore dell’appalto rientrano anche i futuri dibattiti sulla materia, pur restando il peso maggiore della spesa comunque ascrivibile a ExpoAid;
secondo la medesima inchiesta, la responsabile del programma scientifico di ExpoAid, Claudia Moneta, risulterebbe consulente della Ministra per un compenso di 35 mila euro l’anno, oltre a essere dirigente in regione Lombardia, dove la Ministra Locatelli è stata assessora, e a Rimini avrebbe il compito di sovrintendere ad almeno 50 seminari messi in calendario nei tre giorni al Palacongressi;
l’inchiesta richiama inoltre presunti incarichi di consulenza ministeriale assegnati a soggetti ritenuti vicini alla Ministra Locatelli e provenienti dalla sua regione di provenienza, citando in particolare i nominativi di Tiziano Fistolera e Mauro Redaelli;
lo stesso articolo evidenzia che l’evento arriverebbe in un momento di tensione nel settore, riferendo di presunti conflitti di interesse tra il dicastero e l’associazione Anffas [Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo, N.d.R.], nella quale la Ministra Locatelli si sarebbe formata e dalla quale il Ministero avrebbe reclutato diversi esperti, e di tensioni legate al neonato Garante per le disabilità –:
quali siano nel dettaglio le voci di spesa che compongono i 5,2 milioni di euro previsti dal bando ministeriale relativo a ExpoAid 2026, con particolare riguardo ai servizi di progettazione, organizzazione, allestimento e gestione «chiavi in mano» richiamati dal bando stesso, e quale quota sia destinata specificamente all’evento di Rimini del 25-27 giugno 2026 e quale ai successivi dibattiti e alle attività convegnistiche previste per il 2026 e il 2027;
se il Ministro interrogato non ritenga di fornire chiarimenti sui rapporti professionali ed economici tra il dicastero e la dottoressa Claudia Moneta, in particolare riguardo all’incarico di consulenza retribuito per 35 mila euro annui, anche alla luce del suo incarico dirigenziale in regione Lombardia;
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno chiarire i criteri di selezione adottati per gli incarichi di consulenza affidati dal Ministero, anche con riferimento ai nominativi citati nell’inchiesta giornalistica richiamata in premessa;
se, alla luce di quanto sopra esposto, il Ministro interrogato non ritenga che le risorse pubbliche destinate a ExpoAid debbano essere oggetto di una verifica più puntuale circa la loro effettiva proporzionalità ed efficacia rispetto alle reali esigenze delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
(4-08269)

* Le inchieste sono tutte a firma del giornalista Stefano Iannaccone, i testi sono a pagamento, indichiamo di seguito gli estremi per facilitarne il reperimento a chi fosse interessato/a. L’’inchiesta da cui è scaturita l’interrogazione a risposta scritta presentata dall’Onorevole Ilenia Malavasi è quella del 21 giugno 2026.
Affitti e conflitti di interessi. Disabilità, mistero Locatelli, «Domani», 3 maggio 2026;
Amichettismo leghista: al ministero di Locatelli i fedelissimi senza titoli, «Domani», 4 maggio 2026;
Nomine e disabilità, «Danno erariale dall’Osservatorio»: nuovo caso da Locatelli, «Domani», 5 maggio 2026;
Il giovane carrarino, alla Disabilità la Lega fa il pieno, «Domani», 11 maggio 2026;
Soldi e consulenze: Locatelli porta al ministero la “sua” associazione, «Domani», 17 maggio 2026;
Poltrone e Disabilità, Speziale lascia il suo ruolo in Fish, «Domani», 24 maggio 2026.
Grandi eventi Disabilità, il bando da 5,2 milioni della ministra Locatelli, «Domani», 21 giugno 2026.
** Un’interrogazione parlamentare chiede alla Ministra Locatelli chiarimenti su incarichi e risorse, «Informare un’h», 20 maggio 2026.

Eccoci di nuovo con il nostro excursus sul "Modello sociale della disabilità". Riteniamo utile parlarne perché spesso as...
25/06/2026

Eccoci di nuovo con il nostro excursus sul "Modello sociale della disabilità". Riteniamo utile parlarne perché spesso assistiamo a fraintendimenti quando non a veri e propri errori di interpretazione. Il modello sociale della disabilità (social model of disability) distingue la menomazione fisica/mentale (condizione biologica) dalla disabilità (limitazione imposta dalla società), sostenendo che quest'ultima sia causata da barriere ambientali, architettoniche e sociali piuttosto che dal deficit individuale. Nella sostanza sposta il focus dal curare l'individuo al rimuovere gli ostacoli sociali.
Il testo che proponiamo è tratto Substack, pubblicato da "Détournement", una newsletter italiana dedicata ad attivismo, neurodivergenze e Disability Studies, che cerca di offrire una lettura critica dei temi sociali e culturali attuali.
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Per chi è il modello sociale della disabilità?
PARTE QUINTA
Perché non ha senso fare certe affermazioni
Può essere utile, per chiarire meglio il portato del modello sociale, analizzare un recente scambio di commenti avvenuto sui social. Anche se riferito all’autismo, lo trovo utile per mostrare l’approccio con cui ci si rapporta al modello sociale e perché rivelano con precisione il punto in cui l’incomprensione si annida.

“Quel paradigma lo portano avanti soprattutto adulti autistici verbali”
“Quel paradigma lo portano avanti soprattutto adulti autistici verbali, capaci di parlare per sé. Il bambino di tre anni con autismo profondo, quello senza linguaggio, non scrive ebook e non va alle conferenze.”

Questa affermazione confonde due piani: chi storicamente ha contribuito a elaborare e diffondere il modello sociale, e per chi il modello è pensato. Sono piani irriducibili l’uno all’altro.
Il modello sociale della disabilità è applicabile a qualsiasi persona, indipendentemente dalla condizione, dal livello di supporto necessario, dalla presenza o assenza di linguaggio verbale, dalla capacità di autodeterminarsi in forma autonoma. Il modello non richiede che la persona parli di sé — richiede che si cambino le domande che si fanno sulla sua vita.
Un bambino di tre anni non verbale con bisogni di supporto elevato (l’autismo profondo non esiste) non diventa rilevante per il modello sociale solo se impara a parlare. Lo è adesso. Il modello ci chiede: quali barriere incontra? Quali sistemi di supporto mancano? In quale modo l’ambiente, le istituzioni, i servizi producono la sua esclusione? Queste sono domande che il modello sociale pone — e alle quali si può rispondere senza che il bambino scriva un libro o partecipi a una conferenza.

Eccoci di nuovo con il nostro excursus sul "Modello sociale della disabilità". Riteniamo utile parlarne perché spesso as...
19/06/2026

Eccoci di nuovo con il nostro excursus sul "Modello sociale della disabilità". Riteniamo utile parlarne perché spesso assistiamo a fraintendimenti quando non a veri e propri errori di interpretazione. Il modello sociale della disabilità (social model of disability) distingue la menomazione fisica/mentale (condizione biologica) dalla disabilità (limitazione imposta dalla società), sostenendo che quest'ultima sia causata da barriere ambientali, architettoniche e sociali piuttosto che dal deficit individuale. Nella sostanza sposta il focus dal curare l'individuo al rimuovere gli ostacoli sociali.
Il testo che proponiamo è tratto Substack, pubblicato da "Détournement", una newsletter italiana dedicata ad attivismo, neurodivergenze e Disability Studies, che cerca di offrire una lettura critica dei temi sociali e culturali attuali.
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Per chi è il modello sociale della disabilità?
PARTE QUARTA
Perché non ha senso fare certe affermazioni
Può essere utile, per chiarire meglio il portato del modello sociale, analizzare un recente scambio di commenti avvenuto sui social. Anche se riferito all’autismo, lo trovo utile per mostrare l’approccio con cui ci si rapporta al modello sociale e perché rivelano con precisione il punto in cui l’incomprensione si annida.

“Il modello sociale tutela chi ha già una voce”
“Il modello sociale tutela chi ha già una voce. Per chi non ce l’ha ancora, serve qualcuno che si sporchi le mani con i dati.”

Questa affermazione presuppone che il modello sociale sia uno strumento di advocacy individuale — qualcosa che funziona solo se la persona interessata può portarlo avanti in prima persona.
Il modello sociale non richiede che la persona disabilitata lo porti avanti: è un framework di analisi delle cause sociali della disabilitazione. Non si applica a una persona, si usa per leggere i meccanismi che producono esclusione e disabilità. Una persona non verbale, con bisogni di supporto continuativo, vive la disabilitazione prodotta da un sistema che non le garantisce accesso, reti di cura adeguate, ambienti inclusivi, servizi che rispettino la sua autodeterminazione. Il modello sociale serve esattamente a nominare quei meccanismi — indipendentemente dalla voce di chi li subisce.
Il mettere in opposizione “i dati” al modello sociale ha zero senso. I dati sono strumenti interpretativi. La domanda è sempre quale cornice teorica li orienta. Dati raccolti dentro una cornice che assume la disabilità come deficit individuale produrranno risposte diverse da dati raccolti dentro una cornice che assume la disabilità come esito di processi sociali. Il modello sociale non è alternativo ai dati — è alternativo a una certa lettura di essi.

https://informareunh.it/il-monitoraggio-dei-progetti-finanziati-dal-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza-e-la-disabil...
04/06/2026

https://informareunh.it/il-monitoraggio-dei-progetti-finanziati-dal-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza-e-la-disabilita/?fbclid=IwZnRzaASNP8lleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeDXkQzkwhpu9ryvXGmvn2ZTUjaCBwKHMU4P2NcpP6pkWHYtHkAuc1QA0o2-0_aem_IVozG9bAP9Qmy_iNf3dCNw

di Giampiero Griffo* Di recente la Presidente del Consiglio ha illustrato i risultati italiani dell’applicazione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Ma in tale àmbito, va segnalato il mancato rispetto di un impegno

01/06/2026
01/06/2026

“Poltrone e disabilità: la Ministra Locatelli e l’Associazionismo ci dicano in che mani siamo

Sono ormai arrivati a cinque gli articoli pubblicati sul quotidiano «Domani» che evidenziano opacità nella gestione del Ministero per le Disabilità, di incarichi e risorse, e che chiamano direttamente in causa sia la Ministra Alessandra Locatelli che l’associazionismo “maggiormente rappresentativo” delle persone con disabilità. Ma né la prima, né il secondo hanno ritenuto di dare alcuna spiegazione a riguardo, di smentire o confermare, di tranquillizzare le persone con disabilità e le famiglie che, giustamente, si chiedono: quali interessi e quali poteri stanno rappresentando questi? In che mani siamo?”

Dal “vuoto di silenzio” denunciato da Informare un'h - Centro G. e L. Giuntinelli il Coordinamento Persone si stacca con poche altre voci per denunciare numerose volte il conflitto di interessi.


articolo nel primo commento

01/06/2026

🎯Evento rivolto

⭕a persone con disabilità e famiglie👈

per far chiarezza su che cosa sia il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato ai sensi del D. LGS. 62/2024 e sulle procedure.

01/06/2026

Disabilità, allarme sul conflitto di interessi nel Terzo Settore: chi tutela i diritti non può coincidere con chi gestisce il business dei servizi

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