Biblioteca delle Donne

Biblioteca delle Donne La Biblioteca Goliarda Sapienza è la prima biblioteca popolare a Roma interamente dedicata alle donne, scrittrici, lettrici o semplicemente protagoniste.

Arrivato presso la nostra Biblioteca!
30/07/2026

Arrivato presso la nostra Biblioteca!

Non è forse questo la scrittura, lo scrivere: uno sguardo dall’alto che ci consente di scoprire nelle orme lasciate sull...
30/05/2026

Non è forse questo la scrittura, lo scrivere: uno sguardo dall’alto che ci consente di scoprire nelle orme lasciate sulla strada, nelle cose che salviamo dopo una tempesta, un disegno, qualcosa a cui, per naturale tendenza a inventare storie, attribuiamo un senso? Il mettersi quasi in punta di piedi non per guadagnare un’altezza fisica ma per creare la distanza necessaria per cominciare a narrare.

Sarah Mustafa nella sua prima prova narrativa è ricorsa al codice del giallo per poter comprendere, come fosse un’indagine appunto, i mondi che la abitano: la Palestina e l’Italia, la vita in un campo profughi e quella universitaria, la lingua dell’adattamento e la lingua dimenticata e reimparata, da chi provieni e a chi apparterrai. Forse il “giallo” è davvero un genere privilegiato per porre la grande domanda: chi sei?

Giuliana Sgrena i conflitti li ha sempre guardati dritti negli occhi e raccontati anche attraverso quelli di chi, donne e bambini, ne sono le vittime dimenticate o date come effetti collaterali. Ma questa volta la sua scrittura ha il furore olimpico di chi raccoglie le sue esperienze di inviata speciale per ribaltare la doppia accusa di sopravvissuta e di intrusa nel mondo maschile del giornalismo di guerra rivendicando la forza e l’onestà di una scelta.

Parisa Nazari, attivista, traduttrice, mediatrice culturale. Una donna iraniana che si è fatta custode della lingua della sua terra traducendo per l’Italia adottiva non solo opere letterarie ma i sogni i desideri e le grida di un popolo, che il mondo ha imparato a conoscere soprattutto attraverso la lunga lotta di Donna Vita Libertà.
Esperienze diversissime eppure in ognuna c’è quello sguardo che pone a un livello superiore il conflitto, la ferita, in un desiderio potente di riscatto identitario personale e collettivo. Figlie di due mondi, appunto.
Ascoltarle è un regalo da condividere.

Biblioteca Goliarda Sapienza, 13 giugno 2026 h.17:30 - Via Fontanellato 69 Roma.

Vi aspettiamo per condividere altre esperienze insieme!
05/05/2026

Vi aspettiamo per condividere altre esperienze insieme!

14/04/2026
Elvira con Flavia Amabile.Il pomeriggio inizia con una quasi tragedia. Una macchina enorme si ferma davanti alla Bibliot...
09/04/2026

Elvira con Flavia Amabile.

Il pomeriggio inizia con una quasi tragedia. Una macchina enorme si ferma davanti alla Biblioteca e il guidatore scende farfugliando che ha fatto 700 km da Lecce con un gatto chiuso da qualche parte nel motore, dice: - lo sento miagolare ma non lo vedo. Il gatto infatti si lamenta, è vivo, quindi non è nel motore. Proviamo a chiamarlo, dietro la ruota enorme e da tutta quella serie senza nome di cose che sono sotto una macchina emerge una porzione di zampetta pelosa, poi un occhio sgranato e un altro strillo. Per almeno un quarto d’ora ci agitiamo senza combinare nulla, poi l’idea: nella stradina di fronte c’è un’officina meccanica con a capo due donne, entro: - un cric! qualcosa... ma basta nominare la parola gatto che una di loro si scaraventa fuori chiedendo - qual è la macchina…dimmi… dov’è? La vediamo confabulare con il guidatore che sposta la vettura in prossimità dell’officina. Si intuisce dai gesti di lei che quella macchina è destinata all’autopsia.
Ora possiamo dedicarci ad altro.

A Elvira. Anzi, a Elvira Coda Notari di Flavia Amabile.
In semicerchio davanti allo schermo del PC (siamo troppe e molte vedono di sguincio), passano alcuni fotogrammi tratti dal film e’ Piccerella e da altri documenti web. Un piccolo omaggio per entrare nel vivo di questo romanzo-biografia.

Ascoltare Flavia Amabile è un dono. Non ci sono altre parole. La generosità con cui racconta l’officina del romanzo partendo da quella lunga tenace e ostinata ricerca, iniziata in pieno Covid, di fonti documentarie, di persone vive e morte, di conferme e verità, di studi matti e appassionati sul cinema muto, sulla Napoli inizio 900, attraversando strane coincidenze di vita: Flavia è salernitana come Elvira e ha vissuto a lungo a Cava de' Tirreni proprio come lei, e in più è una giornalista: non si ferma alla prima porta chiusa, all’ostilità di ciò che resta della famiglia: suona ai citofoni, chiede, aspetta, insegue, cerca. Trova.

Ed è struggente la sua gratitudine, tra gli altri e le altre, a un’altra ricercatrice d’oro, Patrizia Reso, che di Cava de’ Tirreni, a tutti gli effetti, è la cantora che ha saputo ridare vita a Elvira e a tante storie della sua terra. Una lanterna che ha allontanato il buio che circondava Elvira.

-Perché a volte Elvira parla in dialetto e a volte no?, chiede una ascoltatrice. -I miei figli a volte mi chiedevano stupiti ma mà come mai improvvisamente ti esprimi in dialetto tu che non lo parli mai?
La risposta di Flavia è da manuale dell’immaginazione, capitolo primo: i personaggi sostituiscono chi scrive. Sembra una banalità? Leggete il libro: la scrittura di Flavia è una macchina da presa sulla spalla di Elvira, vede il mondo con i suoi occhi, scrive ciò che pensa e a volte, sì, a volte parla la sua lingua. Soprattutto corrono via insieme, in un’interminabile piano-sequenza, e quando chiudi il libro ti prende nostalgia.

E Flavia racconta: le difficoltà di esistenza di una donna che s’inventa una casa di produzione e distribuzione cinematografica (la prima!), la Dora Film - dal nome della figlia, e che deve attendere che la legge dello Stato cambi per attribuire a sé stessa le proprietà intellettuali senza doverle cedere al marito; gli escamotage geniali con cui Elvira resiste e bypassa la censura del regime inventandosi una filiale americana dove spedisce le pizze in attesa dell’autorizzazione italiana; gli attriti con Matilde Serao, che guardava dall’alto di una finestra borghese quei vicoli e quelle donne del popolo che Elvira ritrae nel momento stesso in cui le passano davanti con la loro miseria e lo splendore dei loro sogni.
La differenza sostanziale tra chi guarda e chi sta in mezzo.

Ed è maledettamente vero allora che avere perduto i suoi film ci ha sottratto una storia sociale, umana di quel popolo del sud che se restava s’arrangiava per un boccone anche indigesto di libertà, e se partiva, migrante, proprio attraverso quel cinema tornava a casa, “sazio di nostalgia”.

Appartiene alla storia di tante famiglie il perché, figli nipoti, l’hanno voluta dimenticare sostituendo al clamore della sua esistenza di pioniera il silenzio terribile dell’oblio. Ogni decisione di Elvira rivela, nella scrittura empatica di Amabile, il coraggio di una donna che sa cosa vuole e che ne accetta le conseguenze ma dietro ogni scelta c’è anche un segreto, inviolabile, quella ragion d’essere che appartiene alla vita vera di chi nella propria vita deve salvarsi.

Tempus fugit. E sono poche le copie dei libri in vendita, poche le cartelline che contengono l’elenco dei film superstiti, una bibliografia e due estratti, di cui uno, non a caso, dedicato proprio a Patrizia Reso.
Flavia firma le copie, fuori è sceso il buio. E l’uomo del gatto ci aspetta all’uscita.

I gatti erano due. Uno l’ha preso la meccanica, l’altro è in stallo dal guidatore.
Che dire? Un pomeriggio d'incanto.

Abbiamo aggiunto un nuovo Podcast. Due libri di Roberta Recchia.
07/04/2026

Abbiamo aggiunto un nuovo Podcast. Due libri di Roberta Recchia.

Ci siamo divertite a creare podcast dei libri che ci piacciono, di seguito i link per ascoltarli. Se vuoi mandaci il tuo. Scrivici a [email protected]

Che bello incontrare l'autrice di un libro che hai letto e ti è piaciuto. Ne abbiamo discusso insieme, da pari a pari, c...
19/03/2026

Che bello incontrare l'autrice di un libro che hai letto e ti è piaciuto.
Ne abbiamo discusso insieme, da pari a pari, con l'autorevolezza che si dà chi legge quando fa "proprio" un libro.
Caterina ci ha raccontato il suo "I giorni pari", le ricerche storiche, la documentazione accurata e la sua officina poetica e noi abbiamo risposto con le nostre riflessioni, le pagine lette ad alta voce, anzi le righe!, che per sintonia non premeditata abbiamo sottolineato in più persone. Mentre sullo schermo sfilavano le immagini in bianco e nero del Forlanini delle origini, il grande sanatorio dedicato alla cura della tubercolosi.

E guardando, tra l'ammirato e il commosso, quella terrazza immensa, i lunghi corridoi, le vetrate enormi, quanto sono diventate più vere e struggenti le donne raccontate nel libro, affacciate a respirare l'aria del mare sognando di guarire o a lanciare segnali maliziosi e ingenui al padiglione dei maschi con il linguaggio segreto delle "parole mute" sotto lo sguardo severo ma complice del prof. Fegiz (sì proprio lui, quello realmente esistito) perché la vita, ogni vita va vissuta fino in fondo.

Val Melaina con i suoi caseggiati popolari, il ghetto del Portico d'Ottavia, Sperlonga l'arroccata, le camicie nere e la paura degli ebrei, la tubercolosi e la fame, la lotta per la sopravvivenza e la guerra così presente eppure così lontana.
La Storia si fa storie: è la perdita di proprietà di una farmacia, il dono inaspettato di una capra, il fare all'amore per la prima volta, gli sputi come incredibile arma collettiva.

E i titoli di coda? Vogliamo parlare dei titoli di coda di un romanzo che non è un film ma che in questa alchimia tra reale e immaginazione, restituisce addirittura un futuro, oltre le pagine, a ogni singola vita raccontata.

Retrovie della scrittura (grazie) generosamente svelate dall'autrice e commenti spassionati di chi, noi, letto il libro, non vedevamo l'ora di incontrarla.
Lo rifaremo, e presto!
Seguiteci.

B-hop, lo conoscete? Forse il modo migliore è proprio attraverso questo articolo. Non perché sia dedicato alla nostra at...
17/03/2026

B-hop, lo conoscete? Forse il modo migliore è proprio attraverso questo articolo. Non perché sia dedicato alla nostra attività ma per l'attenzione l'ascolto il desiderio vero di comprendere il senso di un progetto altrui. Si chiama gentilezza e rispetto, parametri che rendono l'informazione qualcosa di prezioso e non, come spesso, una grancassa che fa più rumore per sopravanzare l'orchestra.
Ritrovarsi specchiata in queste parole fino in fondo. Dire grazie non è un dovere ma la creazione di una relazione.

Il progetto dell'associazione Donne di Carta "Raccontami la tua storia” raccoglie le storie di donne italiane e migranti che vivono a Roma

Indirizzo

Via Fontanellato, 69
Rome

Orario di apertura

16:30 - 19:30

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