13/06/2026
Il sistema serve a sistemare, a Salerno come ad Ancona.
I giovani cervelli e le giovani forze scappano via da una gerontocrazia malata e feudale.
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Il primo aprile ci ha regalato il più grande degli scherzi: Ascoli è stata nominata Città dei Giovani del 2026. Di primo acchito la risata nasce spontanea, lasciando però quell’amaro in bocca che presagisce che no, questo non è uno scherzo da pesce d’aprile.
L’investitura, neanche a dirlo, risulta farlocca, premiando progetti che fanno accapponare la pelle.
Quando Ascoli, con il suo progetto bizzarro, p***e la corsa a “Capitale della cultura”, la lettura del sindaco fu che la vittoria di Pesaro fosse dipesa dal fatto che il ministro di centrosinistra avesse favorito una città dello stesso segno politico.
A questo raffinato pensiero, ci rifacciamo volentieri oggi: è stupefacente che una città con un’emorragia costante di giovani, che una volta partitə per studiare non tornano più, sia stata premiata come città dei Giovani 2026. Siamo convintə che, sicuramente, non avrà pesato il fatto che la Presidenza del consiglio è dello stesso segno della nostra amata maggioranza e che il nostro sindaco è il presidente del consiglio Anci.
Ed è proprio il Sindaco a ringraziare le associazioni giovanili per questa nomina, dicendo che è stato creato un “modello Ascoli”.
In effetti, ha ragione, il modello c’è: ogni associazione giovanile che è stata da lui “creata” (cit. del sindaco) ha al suo interno un referente politico e un partito. In questo ventaglio abbiamo dai “portaborse” dei politici, ai consiglieri comunali. Niente di illegale, per ca**tà, ma risulta sicuramente inopportuno, considerando che, a queste associazioni, viene poi appaltato tutto il palinsesto delle attività giovanili, vengono dati in gestione spazi comunali, vengono offerte opportunità di co-progettazione, il tutto per creare il clientelismo dell’oggi e del domani.
Un modello che da ormai 6 anni è sotto gli occhi di tuttə ma che nessunə ha il coraggio di evidenziare, e che spesso viene giustificato con un “almeno si fa qualcosa”, senza analizzare cos’è e da dove nasce quel “qualcosa”.
Ormai, scusate il gioco di parole, è questa la questione: “purché si faccia”. E vale per i beni culturali, per gli eventi di qualsivoglia tipo, per le passerelle elettorali, e vale soprattutto per la categoria giovani. Peccato che educando al clientelismo, condanniamo questa città al vivere quello che ha vissuto e sta vivendo, alla situazione in cui ci troviamo oggi: o fai parte di quel giro o devi andartene da qui.
In che contesto si posiziona questa nomina? In una inquinata aria stagnante in cui gli stipendi nella provincia di Ascoli sono inferiori alla media regionale, in cui ci vengono proposti contratti fatiscenti, mansioni sottopagate, rischi alti e nessuna tutela sul luogo di lavoro, sempre SE riusciamo a trovarlo in questo territorio il lavoro per cui abbiamo studiato, con una retribuzione dignitosa, o anche solo un lavoro. E con quella minima retribuzione che ci danno, se per caso volessimo andare a vivere da solə, dobbiamo pagare affitti spropositati per buchi con una finestra sola, giusto per arricchire le tasche di quelli che già hanno le tasche piene, sperando che non arrivi nessuna spesa extra a squilibrare quell’equilibrio già poco stabile. E ne avremmo da dire moltissime altre.
Dove sono le opportunità lavorative, abitative, infrastrutturali e culturali che permetterebbero veramente allə giovani di progettare il proprio futuro in questa città?
Non ne abbiano notizia.
Avanti così fino a quando rimarrete solo voi.