Collettivo Handala Salerno

Collettivo Handala Salerno Il Collettivo Handala Salerno si pone l'obbiettivo di sostenere e diffondere la causa del popolo palestinese con azioni concrete di solidarietà militante

HANDALA è un bambino, piccolo, un po’ spelacchiato, piedi nudi e toppe sui vestiti, difficile vederne il volto perché sta sempre di spalle. E’ così che Naji Al Ali disegnava Handala, il suo personaggio principale. Handala c’è in quasi tutte le vignette di Naji, una presenza muta, ma ostinata. Come quella del popolo palestinese al quale si vuole negare identità ma che, come Handala, c’è. Handala se

nza volto riesce a gridare contro la negazione. Volta le spalle a chi ha voltato le spalle al dolore dei palestinesi e guarda, guarda le vicissitudini della sua
gente che Naji disegna con amore. Se sul volto di Handala ci sono lacrime o sorrisi solo quella gente potrà scorgerli, perché è girato costantemente verso di loro. Naji aveva la fortuna degli artisti, poteva usare il foglio come una porta magica, attraversarlo e raggiungere la sua terra anche dall’esilio. Naji aveva la generosità dei poeti e cercava di portarci con se, per aiutarci a capire. Naji e morto, è stato ucciso, rimane solo Handala. Chissà forse se impareremo a guardarlo con gli occhi di un palestinese un giorno si girerà verso di noi. (Introduzione di Vauro Senesi al libro “No al silenziatore” di Naji Al Ali)

16/07/2025

UN GRANDE ABBRACCIO A FRANCESCA ALBANESE. SIAMO TUTTƏ CON TE

Francesca Albanese è sotto attacco, non è una novità, stavolta però è tutto molto più aggressivo. In una nota pubblicata sui social ha scritto: «Sto saldamente dalla parte della giustizia, come ho sempre fatto» e in un messaggio ad Al Jazeera ha definito le sanzioni «una tecnica di intimidazione in stile mafioso».

Non sorprendono le sanzioni USA annunciate ieri per la Relatrice speciale ONU sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati, come non sorprende che sempre gli USA abbiano appena revocato le sanzioni nei confronti del terrorista Abu Muhammad al-Julani, fondatore di Al Qaeda in Siria dove è diventato presidente perché amico di Trump. Lascia attoniti il silenzio del governo italiano o del presidente della Repubblica per le minacce e aggressioni continue che Francesca Albanese subisce da due anni.

È stato un onore averla con noi due volte ospite di Femminile palestinese. Ora più che mai è importante non lasciarla sola perché le intimidazioni sono incalzanti. Israele nutre un certo rancore, soprattutto dopo il suo ultimo rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” in cui denuncia la complicità di famose aziende che guadagnano grandi profitti dal genocidio a Gaza e dal sostegno degli insediamenti illegali in Cisgiordania.

E così viene annunciato un rapporto dello stato di Israele interamente dedicato a lei. Inoltre è apparsa su web una pagina sponsorizzata dal governo israeliano con accuse gravissime dal titolo “Francesca Albanese: A Comprehensive Review of Misconduct as a UN Special Rapporteur”, come denunciato da Fanpage. La Israeli Government Advertising Agency (agenzia che opera come gruppo di comunicazione per il governo di Bibi) sta cercando di manipolare la narrazione a botta di sponsorizzazioni. Ha già diffuso video creati con l’IA sugli aiuti umanitari a Gaza, una campagna diffamatoria contro UNRWA e ora é il momento della Albanese che, evidentemente, sta facendo un buon lavoro toccando i punti nevralgici.

Tutto il nostro sostegno a Francesca Albanese per il suo lavoro prezioso.

UN GRANDE ABBRACCIO, SIAMO CON TE ✊🇵🇸

(Foto di Carlo Pecoraro)

21/05/2023

Free Palestine ✌️
A sostegno del centro Amal Almustakbal e dei prigionieri palestinesi 🇵🇸

Chi lotta non va lasciato solo!Libertà per Bilal e tutti i prigionieri!Fuori Alfredo dal 41 bis!
27/01/2023

Chi lotta non va lasciato solo!
Libertà per Bilal e tutti i prigionieri!
Fuori Alfredo dal 41 bis!

AL FIANCO DI BILAL E DELLA RESISTENZA PALESTINESE!Alle 3:30 di mattina del 17 gennaio le forze di occupazione israeliane...
18/01/2023

AL FIANCO DI BILAL E DELLA RESISTENZA PALESTINESE!

Alle 3:30 di mattina del 17 gennaio le forze di occupazione israeliane, dopo essere entrate di forza nella sua casa all’interno del Campo profughi di Aida di Betlemme, hanno arrestato il compagno Bilal Jado.
Bilal è un nostro fratello, amico e compagno che abbiamo avuto occasione di incontrare più volte in Italia ma soprattutto in Palestina. Grazie a lui abbiamo conosciuto la grandezza di un popolo che da oltre 70 anni di occupazione resiste alla violenza dell’esercito israeliano. Con lui abbiamo attraversato più volte le strade del campo di Aida, abbiamo sentito il calore della gente e conosciuto i bambini e le bambine che animano il Centro Amal Almustakbal Center: un asilo per i bambini del campo a cui Bilal dedicava tutte le sue energie pur di regalare loro un sorriso e la speranza d'un domani migliore.
L’arresto di Bilal non è un fatto isolato, il giorno precedente abbiamo assisto all’arresto ed espulsione di un’attivista italiana portata via in spalla dai soldati israeliani entrati nel campo profughi di Dheisheh dove contestualmente era stato ucciso un 14enne palestinese. Nel solo giorno di martedì 17 gennaio sono stati arrestati ben 66 palestinesi e in soli 18 giorni sono stati assassinati ben 15 palestinesi. Attualmente sono 4700 i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, di cui 150 bambini e 835 prigionieri in detenzione amministrativa ossia arrestati senza conoscere le proprie accuse e senza alcun processo.
Il nuovo governo Netanyahu, con il suo esecutivo più a destra della storia di Israele, attraverso questa escalation repressiva mira a fiaccare e mettere a tacere la resistenza palestinese e qualsiasi voce che cerchi di bucare il muro del silenzio sui crimini sionisti, sulla politica coloniale e di apartheid portata avanti ai danni di milioni di palestinesi.

Non possiamo restare in silenzio! E’ ora di far sentire la nostra voce e il nostro sostegno al fianco del popolo palestinese che ogni giorno ci insegna il vero valore della vita nella sua resistenza quotidiana.

Nella settimana internazionale per la liberazione di Ahmad Sa’adat, ci uniamo al fianco di Bilal e di tutt@ i detenuti palestinesi ingiustamente rinchiusi nelle carceri israeliane.

“La nostra lotta è un conflitto fra chi desidera il progresso dei valori umani e le forze reazionarie, razziste e oscurantiste. Con il tuo sumud stai indebolendo il tuo nemico, la sua personalità e i suoi valori xenofobi. Non permettere all’odio di vincere sui meravigliosi e creativi valori umani”. (Ahmad Sa’adat)

BILAL NON SEI SOLO!
LIBERTA’ PER TUTTI I PRIGIONIERI!
PALESTINA LIBERA!

Basta ipocrisie: Libertà per la Palestina!Venerdì 1 luglio saremo in piazza Caduti di Brescia a Pastena per gridare fort...
29/06/2022

Basta ipocrisie: Libertà per la Palestina!

Venerdì 1 luglio saremo in piazza Caduti di Brescia a Pastena per gridare forte il nostro sostegno al popolo palestinese e per dire NO alla Nato!

Dalla parte di chi Resiste!Solidali con i prigionieri palestinesi!
18/09/2021

Dalla parte di chi Resiste!
Solidali con i prigionieri palestinesi!

PER NON DIMENTICARE SABRA E CHATILA!"Furono le mosche a farcelo capire. Erano milioni e il loro ronzio era eloquente qua...
16/09/2021

PER NON DIMENTICARE SABRA E CHATILA!

"Furono le mosche a farcelo capire. Erano milioni e il loro ronzio era eloquente quasi quanto l’odore. Grosse come mosconi, all’inizio ci coprirono completamente, ignare della differenza tra vivi e morti."
Con queste parole il grande Robert Fisk commentava uno dei più brutali crimini compiuti contro il popolo palestinese. Quasi 40 anni fa, esattamente tra il 16 e il 18 settembre 1982 aveva luogo uno dei più crudeli massacri della storia: quello del quartiere di Sabra e del campo profughi di Chatila, alla periferia ovest di Beirut, in Libano. Ben più di 1500 i Palestinesi che furono barbaramente uccisi dalle falangi cristiano maronite libanesi e dall’esercito del Libano del Sud, con la complicità di Israele, che aveva lanciato la sua operazione “Pace in Galilea”, invadendo il paese per la seconda volta. Quella guerra iniziata nel 1982 per contrastare l'OLP di Arafat, fece 20.000 vittime e distrusse un intero paese. Bombardamenti, bombe a grappolo e al fosforo, ridussero il Libano e la sua capitale ad un cumulo di macerie. Ed è nella periferia della capitale che l’esercito libanese ordinò lo sterminio finale. Pochi giorni prima, si era firmato un accordo per il quale i Fedayin Palestinesi combattenti, avevano accettato di lasciare il Libano in cambio della garanzia di una protezione internazionale sulla popolazione palestinese rimasta. Ma la protezione non solo non ci fu, Ariel Sharon, generale dell’esercito israeliano, decise di chiudere ermeticamente i campi profughi e di mettere cecchini sui tetti di ogni palazzo,niente e nessuno poteva entrare o uscire dai campi. Le milizie cristiano maronite libanesi ebbero gioco facile nella mattanza, davanti a loro solo donne, anziani e bambini, persone inermi, indifese e disarmate furono sgozzate come animali, le donne violentate, i corpi dei bambini sventrati e mutilati. Mai uno sterminio così atroce era stato compiuto sotto gli occhi di un esercito e con la complicità di un paese democratico.

16/08/2021

Una prospettiva anti-imperialista da un veterano dell'occupazione statunitense Abbiamo tradotto questo interessante articolo apparso su CrimethInc in...

22/07/2021

28/06/2021



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