10/11/2025
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Eroe dimenticato del Risorgimento meridionale. La straordinaria vita di Filomeno Padula
Se pensiamo ai protagonisti dell’Unità d’Italia, i grandi nomi ci vengono subito, Giuseppe Garibaldi, Carlo Pisacane, ma dietro le quinte, nei piccoli centri del Sud, si mossero figure che meriterebbero pari attenzione. Tra esse emerge Filomeno Padula, nato a Padula (Salerno) il 10 novembre 1836, fratello più giovane del sacerdote-patriota Vincenzo Padula, e protagonista silenzioso di un pezzo importante della storia del Mezzogiorno. Filomeno nacque in una famiglia liberal-patriottica, la famiglia Padula, originaria di Montemurro (Basilicata) ma stanziata a Padula, era già coinvolta nei fermenti risorgimentali. Sebbene non sempre venga citato con la stessa evidenza del fratello Vincenzo, la sua vita è intrecciata con le vicende dell’Italia meridionale. Dopo l’arresto e l’esilio del fratello (nel contesto della spedizione di Pisacane), Filomeno assunse un ruolo attivo nei processi di cambiamento e di ordine del nuovo Regno d’Italia.
Dopo l’Unità d’Italia, Filomeno si distinse come capitano della Guardia Nazionale di Padula, una formazione paramilitare della quale assunse la guida locale. Fu particolarmente attivo nella lotta al brigantaggio, fenomeno che assillò il Sud post-unitario. Un episodio emblematico: il 20 dicembre 1864 guidò un’operazione che portò alla cattura del brigante Angelantonio Masini, ricercato e temuto sui monti della Basilicata e del Vallo di Diano. Per quella azione egli ottenne la medaglia d’argento al valor militare, riconoscimento poco noto ma significativo per il suo impegno a favore della legge e dell’ordine in un territorio difficile.
La vita di Filomeno non si fermò al solo militare. Si impegnò inoltre sul piano civile-politico, fu figura di riferimento della sinistra locale, vicino a politici come Giovanni Nicotera, e promosse iniziative come la costituzione della prima Società Operaia di Mutuo Soccorso a Padula. Eletto consigliere provinciale nel 1879, esercitò un’influenza significativa nel tessuto sociale del suo territorio. Meno noti ma importanti sono i passi di Filomeno nel recupero del patrimonio locale, nominato capo dell’ufficio postale, egli riuscì a raccogliere risorse per acquistare terreni appartenuti ai monaci della Certosa di San Lorenzo a Padula, e persino il palazzo della sua famiglia nei pressi della Chiesa di San Clemente. Queste azioni delineano un profilo che non è solo quello del combattente, ma anche dell’imprenditore civile che crede nel rilancio del territorio.
Pur non salendo ai grandi palcoscenici nazionali, Filomeno Padula lascia un’eredità rilevante. Dimostra come l’azione dei patrioti meridionali e dei loro ambienti locali fu decisiva nella costruzione dello stato unitario. Offre un modello di cittadino attivo, dal combattente all’amministratore locale, al promotore sociale. Fa emergere il legame tra Risorgimento e ricostruzione civile e culturale del Sud Italia, spesso trascurato. Per comprendere meglio il Mezzogiorno dell’Ottocento: non solo vittime o spettatori, ma protagonisti. Per riflettere sull’importanza delle figure locali nel grande disegno nazionale. Per valorizzare la memoria storica del proprio territorio: anche un piccolo centro come Padula ha avuto “eroi” dimenticati. Se passate per Padula, fermatevi a pensare che tra quelle vie e quei palazzi ha vissuto qualcuno che credeva nell’Italia liberata e nel riscatto del Sud.
📚Fonti:
Enrico Padula, Vincenzo e Filomeno Padula: due fratelli nel Risorgimento italiano, Rubbettino, 2006.
Scheda editore Rubbettino per l’autore Vincenzo Padula: Rubbettino editore