Rifondazione Comunista - Valdarno Inferiore

Rifondazione Comunista - Valdarno Inferiore Pagina divulgativa delle attività del Partito della Rifondazione Comunista nell'area dei comuni di S. Maria a Monte, Castelfranco, S.

Croce, Montopoli, San Miniato.

17/06/2026

Solidarietà alle studentesse e agli studenti indagati. Contro la criminalizzazione del dissenso e la stretta repressiva dei Decreti Sicurezza.

I provvedimenti notificati nei giorni scorsi dalla Questura e dalla Procura di Pisa nei confronti di oltre 50 attivisti e studenti – con l'ipotesi di reati pesantissimi legati alle manifestazioni per la pace e contro il transito di armi – destano profonda preoccupazione in tutte le forze democratiche della nostra città.

Come CGIL Pisa, ARCI Pisa, Comitato Provinciale ANPI Pisa, Casa della Donna Pisa, Legambiente Pisa e Presidio Libera Pisa esprimiamo la nostra piena e convinta solidarietà a tutte le ragazze, i ragazzi – di cui molti giovanissimi – i cittadini e le cittadine colpite da questa massiccia operazione giudiziaria. Manifestare contro la guerra, chiedere il cessate il fuoco in Palestina e accendere i riflettori sulla militarizzazione del nostro territorio non sono atti di criminalità: sono l'esercizio democratico di una coscienza civile e costituzionale che rifiuta la logica del conflitto globale.

Questo imponente impianto accusatorio non nasce nel vuoto, ma è il figlio diretto di una precisa strategia politica nazionale. Siamo di fronte all'applicazione plastica dei cosiddetti "Decreti Sicurezza", un pacchetto di norme ideato non per garantire la sicurezza dei cittadini, ma per colpire chirurgicamente le forme storiche, pacifiche e tradizionali della protesta sociale.

Trasformare il blocco stradale o ferroviario da illecito amministrativo a grave reato penale, punibile con anni di reclusione, ha un unico e chiaro obiettivo: terrorizzare chi vuole scendere in piazza, soffocare il conflitto sociale e svuotare di fatto l'Articolo 21 e l'Articolo 17 della nostra Costituzione. Si risponde con i tribunali e i fogli di via a domande che sono invece squisitamente politiche e sociali, mentre sul piano internazionale il governo italiano continua a rimanere colpevolmente inerte, rifiutandosi di adottare sanzioni o provvedimenti concreti nei confronti del governo israeliano per fermare il genocidio a Gaza tutt’ora in atto e violando i principi di ripudio della guerra sanciti dalla nostra stessa Repubblica.

Pisa ha una lunghissima e fiera tradizione democratica, antifascista e pacifista. La criminalizzazione del dissenso studentesco e dei movimenti per la pace è un segnale pericoloso per la tenuta Democratica del Paese. Quando si restringe lo spazio del diritto a manifestare, si indebolisce la democrazia di tutti.

Non permetteremo che la richiesta di pace e giustizia sociale venga derubricata a problema di ordine pubblico. CGIL Pisa, ARCI Pisa, Comitato Provinciale ANPI provinciale Pisa, Casa della Donna Pisa, Legambiente Pisa e Presidio Libera Pisa continueranno ad essere al fianco di chi difende i diritti costituzionali e a mobilitarsi contro norme liberticide che mirano a silenziare le voci critiche di questo Paese.

17/06/2026
11/06/2026

🫯🔥 Incendio alla Delca Energy: basta far pagare ai cittadini il prezzo del business dei rifiuti. La provincia di Pisa non può essere la pattumiera industriale della Toscana 🏢

L’incendio che ieri mattina ha colpito l’impianto Delca Energy di Vicopisano è l’ennesimo campanello d’allarme che istituzioni e aziende non possono più ignorare. Mentre una gigantesca nube nera si alzava sopra case, scuole, campagne e luoghi di lavoro, migliaia di cittadini si sono trovati ancora una volta a convivere con paura, incertezza, informazioni frammentarie e parziali e potenziali rischi per la salute.

Non accettiamo che il richiamo all’economia circolare venga utilizzato come alibi per concentrare enormi quantità di materiali altamente infiammabili in territori già sottoposti a una pressione ambientale insostenibile. Il riciclo è una necessità ecologica, ma non può trasformarsi in uno scudo dietro cui nascondere carenze nei controlli, nella pianificazione e nella sicurezza.

La realtà è sotto gli occhi di tutti: la Valdera continua a sopportare un carico sproporzionato di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, gestendo una quota enorme dei rifiuti prodotti in Toscana, quasi la metà del totale. Tutto questo a pochi passi da un'altra zona, il Comprensorio del Cuioio, anch'esso fortemente oberato da alcune delle infrastrutture di depurazione più grandi della nostra regione. È inevitabile che una tale concentrazione aumenti il rischio di incidenti, incendi e impatti ambientali, oltre a rappresentare un ostacolo ogni volta alla quantificazione dei danni subiti, trattandosi di un'area geografica satura da molti punti di vista. Per questo da tempo chiediamo che venga aperta immediatamente una discussione pubblica sulla redistribuzione degli impianti e sulla sostenibilità complessiva del sistema regionale.

Non siamo di fronte a un episodio isolato. Nel 2020 la stessa Delca Energy era già stata interessata da un grave incendio. Nel 2024 un altro vasto rogo ha colpito l’impianto Geofor di Pontedera. A questi si aggiungono gli incendi avvenuti negli ultimi mesi in altri siti di stoccaggio e trattamento rifiuti della Toscana. Quando gli incidenti si ripetono con questa frequenza, non si può più parlare di sfortuna o di casi eccezionali: siamo davanti a un problema strutturale che richiede risposte politiche e industriali immediate. Lo stesso deve considerarsi dei procedimenti giudiziari, delle inchieste e dei processi attinenti a reati ambientali, da Demetra a Blue Mais, fino al processo Keu, che non a caso hanno riguardato negli anni sempre più questi territori.

La priorità assoluta deve essere la tutela della salute pubblica. La combustione di materiali plastici può liberare sostanze estremamente pericolose, tra cui diossine e furani, che possono contaminare aria, suolo e catena alimentare. Per questo pretendiamo monitoraggi tempestivi, indipendenti e trasparenti, con la pubblicazione integrale dei dati raccolti dagli enti preposti e aggiornamenti costanti alla popolazione.

Allo stesso tempo è indispensabile fare piena luce sulle cause dell’incendio. Se verranno accertate responsabilità, omissioni o violazioni delle norme di sicurezza, dovranno esserci conseguenze chiare. Occorre verificare senza sconti lo stato degli impianti, le quantità effettivamente stoccate, l’adeguatezza dei sistemi antincendio e il rispetto delle prescrizioni autorizzative.

C’è inoltre una questione che non può più essere elusa: il mercato delle plastiche riciclate attraversa una crisi profonda e sempre più materiali restano accumulati nei depositi per tempi lunghi, aumentando i rischi ambientali e industriali. Continuare a produrre enormi quantità di plastiche difficili o impossibili da riciclare significa alimentare una filiera che scarica sui territori costi, pericoli e inquinamento.

Per questo serve una svolta radicale. Bisogna ridurre a monte la produzione di materiali non riciclabili, introdurre una fiscalità che penalizzi gli imballaggi più problematici e incentivare con decisione materiali realmente riutilizzabili, riciclabili o compostabili. La vera economia circolare non consiste nell’accumulare montagne di rifiuti in attesa di una destinazione, ma nel ridurre la quantità di rifiuti prodotti. Non è possibile nel 2026 che le merci siano tracciate di più e meglio dei rifiuti, sottoposti negli ultimi decenni a processi che ne hanno fatto un vero e proprio prodotto, soggetto a leggi di mercato ma non ad una aggiornata rintracciabilità con mezzi e metodi d'avanguardia.

Chiediamo infine un rafforzamento immediato dei controlli pubblici sugli impianti a rischio, maggiori investimenti nella prevenzione e l’introduzione di standard di sicurezza molto più rigorosi. Non bastano certificati e adempimenti burocratici: servono verifiche continue, tecnologie avanzate di monitoraggio e sistemi di spegnimento adeguati ai materiali trattati.

Dopo ogni incendio arrivano promesse, rassicurazioni e comunicati. I cittadini e le cittadine Toscane meritano qualcosa di più: verità, trasparenza e la certezza che la loro salute venga prima degli interessi economici. Perché nessuna comunità deve essere sacrificata in nome del profitto e nessun territorio può continuare a vivere nell’attesa del prossimo rogo.

Rifondazione Comunista
Segreteria provinciale

Segna la data.
11/06/2026

Segna la data.

21/05/2026

Siamo sempre più convinti che la fonte primaria della ferocia che Israele mette nelle sue azioni criminali contro le popolazioni civili si nutra del generale clima d'impunità di cui quel governo e il progetto sionista in generale godono da troppo tempo. Negli ultimi decenni e, soprattutto, negli ultimi due anni, niente come le mobilitazioni di piazza in mezzo mondo e in Italia ha contribuito di più a far crescere nella coscienza collettiva la consapevolezza del “mostro” che ci troviamo ad affrontare. In tutto questo è stata sempre fondamentale la verità, il chiamare le cose con il loro nome, il denunciare, oltre la coltre di ipocrisia, ciò che il potere troppe volte ha taciuto.

Anche per questo, come Rifondazione Comunista Pisa, siamo vicini ai compagni e alle compagne del Cordinamento Valdera per la Palestina e del Circolo Arci "Il Botteghino" , che due giorni fa hanno subito un atto di censura istituzionale ad opera delle forze dell’ordine. Esporre in luoghi pubblici messaggi come quelli scelti dagli attivisti e definire Israele “stato terrorista” significa dare forma cristallina a un pensiero che è sempre più forte nella popolazione e nel mondo del lavoro, al netto delle tante, troppe reticenze di cui sono responsabili le istituzioni e i mezzi di comunicazione. Una complicità sempre più inaccettabile con gli stessi autori di quelle immagini che, proprio in questi giorni, ritraggono anche attivisti toscani come Antonella Bundu e Dario Salvetti della Global Sumud Flotilla trattati in maniera disumana dopo un abbordaggio criminale in acque internazionali.

Indirizzo

Santa Croce Sull' Arno
56029

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