02/05/2026
Vincenzo Bocciarelli: “A Siena il teatro è tornato a essere un’abitudine, non un’eccezione”
Il direttore artistico dei Teatri di Siena traccia il bilancio di una stagione da 25 mila spettatori, 600 mila euro di incasso lordo e 120 mila euro di sponsorizzazioni, e rilancia la nuova estate 2026: “Abbiamo restituito alla città il gusto di emozionarsi insieme. Ora consolidiamo e allarghiamo ancora il pubblico, trasformando Siena in un palcoscenico diffuso”.
C’è una parola che torna spesso nel racconto di Vincenzo Bocciarelli quando parla dei Teatri di Siena: continuità. Non la scintilla isolata dell’evento riuscito, ma il respiro più profondo di una città che ricomincia a riconoscersi in una programmazione stabile, diffusa, capace di tenere insieme sale storiche, spazi urbani, grandi nomi, giovani spettatori e nuovi linguaggi. Dopo una stagione appena conclusa con 25 mila spettatori, 600 mila euro di incasso lordo e 120 mila euro di sponsorizzazioni, il direttore artistico legge i numeri come il segnale di qualcosa di più ampio: il ritorno del teatro a una dimensione di vita cittadina condivisa.
“Il dato che mi colpisce di più non è solo quantitativo”, spiega Bocciarelli. “Certo, 25 mila spettatori sono un risultato importante, così come lo sono 600 mila euro di incasso lordo e 120 mila euro di sponsorizzazioni, perché indicano fiducia e solidità. Ma il punto vero è un altro: oggi Siena è tornata a sentire il teatro come uno spazio familiare, come un luogo in cui si entra non per eccezione ma per desiderio. Questo, per chi fa il mio mestiere, è il risultato più bello”.
Direttore, che bilancio fa della stagione appena conclusa?
“Faccio un bilancio molto positivo, ma soprattutto molto concreto. Abbiamo lavorato su una crescita armonica, senza inseguire l’effetto speciale. I numeri parlano chiaro e dicono che il pubblico ha risposto con presenza, curiosità e fedeltà. Quando una stagione chiude con 25 mila spettatori, con una tenuta economica forte e con il sostegno delle sponsorizzazioni, significa che il teatro non è più percepito come un lusso per pochi, ma come una necessità culturale vera”.
Lei insiste spesso sull’idea del teatro come “casa”. Che cosa intende esattamente?
“Intendo un luogo che non deve intimorire nessuno. Io ho sempre pensato ai Teatri di Siena come a una casa con molte stanze: la prosa, la musica, la danza, i progetti speciali, la formazione, gli incontri, le serate evento. Se ne apri una sola, parli a una parte della città. Se le apri tutte, la città entra, si muove, si riconosce e sente di appartenere a quel luogo. È questa l’idea che ho cercato di costruire: non un teatro chiuso in sé stesso, ma una comunità culturale aperta”.
In che modo è cambiato il rapporto con il pubblico?
“Si è fatto più organico, più naturale. Non abbiamo lavorato per ‘riempire’ una sala una tantum, ma per costruire una relazione. Quando vedi che uno spettatore torna, che consiglia uno spettacolo, che porta con sé un figlio, un amico, un collega, allora capisci che il teatro sta entrando nel tessuto quotidiano della città. È lì che nasce il cambiamento vero”.
C’è stato anche un evidente ampliamento del pubblico più giovane. Come ci siete riusciti?
“Con rispetto. Il pubblico giovane non va blandito e non va nemmeno trattato come una fascia da conquistare con formule artificiali. Va ascoltato e messo nelle condizioni di scegliere. Questo significa lavorare su prezzi accessibili, convenzioni, rapporto con scuole e università, comunicazione chiara, linguaggi meno autoreferenziali. Ma significa anche offrire qualità, perché i giovani riconoscono subito quando una proposta è sincera e quando invece è costruita in modo finto”.
Il suo mandato ha legato molto il teatro alla città. È questa la chiave?
“Assolutamente sì. Siena ha un privilegio raro: è una città che ha già in sé una teatralità naturale, una bellezza che mette in scena. Il nostro compito è stato trasformare questa potenzialità in una visione artistica coerente. Per questo abbiamo lavorato non solo nei teatri, ma anche sui luoghi, sulle relazioni, sulla possibilità di fare della città stessa un palcoscenico”.
Ed è qui che si inserisce “Sboccia l’Estate” 2026. Cosa rappresenta questa nuova edizione?
“Rappresenta un passo ulteriore in questa direzione. Non è una semplice rassegna estiva: è un progetto di cultura diffusa. Vogliamo che lo spettacolo dal vivo abiti Siena, entri nelle piazze, nei cortili, nelle fonti, nei luoghi che hanno una memoria e un’identità. Per questo parlo di organismo vivo: la città non fa solo da sfondo, ma diventa parte della narrazione”.
Nel file di presentazione emerge con forza proprio questa idea di palcoscenico diffuso.
“È il cuore del progetto. ‘Sboccia l’Estate’ 2026 nasce per uscire dagli spazi tradizionali della rappresentazione e incontrare il pubblico nei luoghi simbolo della città. Il Cortile del Podestà, Piazza San Francesco e le Fonti di Pescaia non sono solo location suggestive: sono parte dell’esperienza. Le Fonti, per esempio, sono uno dei teatri naturali più affascinanti della Toscana e permettono un dialogo straordinario tra arte, pietra, luce estiva e paesaggio urbano”.
L’identità visiva di quest’anno punta sull’occhio. Una scelta molto forte.
“Sì, perché dopo il fiore, che evocava rinascita, volevamo un simbolo che parlasse di attenzione, consapevolezza, sguardo sul presente. L’occhio per me significa questo: imparare di nuovo a vedere, a lasciarsi sorprendere, a vivere lo spettacolo come esperienza che riattiva lo sguardo collettivo. È un segno semplice ma potente, e racconta bene ciò che vogliamo fare”.
Che estate vedrà il pubblico senese?
“Vedrà un’estate trasversale, pensata per pubblici diversi ma tenuta insieme da una cura artistica forte. Apriremo il 21 giugno con la Corale Marietta Piccolomini, dando subito il senso di una stagione che vuole unire tradizione, qualità e partecipazione. Poi ci saranno appuntamenti molto attesi come ‘Sogno di una notte di mezza estate’ diretto da Daniele Salvo il 21 luglio e ‘The Queen of Rock: Tina Turner, Il Musical’ con Roberta Bonanno il 22 luglio. Accanto a questo, ci sarà grande attenzione alle famiglie con i burattini di Italo Pecoretti, che coinvolgeranno anche le Contrade, e a settembre chiuderemo con eventi di forte richiamo come ‘Made in Italy’ con Barbara De Rossi e ‘Elena’ di Euripide ai Teatri dei Rozzi”.
Il cartellone sembra voler parlare davvero a tutti.
“È esattamente l’obiettivo. Io credo che la qualità non sia un genere, ma un metodo. Puoi proporre classici, musical, teatro contemporaneo, eventi per famiglie o spettacoli più popolari: quello che conta è la coerenza artistica. Se c’è quella, il pubblico percepisce un racconto unitario, anche quando cambiano i linguaggi”.
Che ruolo può giocare Siena nel panorama teatrale nazionale?
“Può essere una città-laboratorio, e lo dico con convinzione. Non una periferia culturale che aspetta di ricevere, ma un luogo che produce, accoglie, sperimenta e dialoga. Quando una città riesce a ospitare grandi nomi e allo stesso tempo a investire sui talenti emergenti, quando intreccia il teatro con il territorio e crea percorsi che vanno oltre la singola serata, allora diventa un punto di riferimento vero”.
Qual è la firma che vuole lasciare a questo percorso?
“L’idea di comunità. Mi piacerebbe che, guardando a questi anni, si dicesse che i Teatri di Siena sono tornati a essere un luogo accogliente, un posto in cui il senese storico, il giovane, il turista, lo spettatore curioso o quello abituale si sentono tutti parte di una storia comune. Il teatro è emozione, ma è anche responsabilità culturale. Non basta offrire spettacoli: bisogna costruire esperienze che facciano tornare”.
E l’obiettivo dei prossimi mesi?
“Consolidare. Crescere è bellissimo, ma consolidare è più difficile e più serio. Significa non accontentarsi dei risultati, alzare l’asticella, mantenere naturale il rapporto con il pubblico e continuare a fare dialogare Siena con l’Italia dello spettacolo. Significa portare qui progetti forti e, quando possibile, farne nascere di nuovi proprio da Siena, così che possano poi parlare anche fuori”.
Alla fine, se dovesse riassumere questo lavoro in una frase?
“Direi così: con i Teatri di Siena abbiamo ridato alla città il gusto di emozionarsi insieme. E quando una comunità ritrova questa abitudine, il teatro smette di essere un evento e torna a essere parte della sua identità”.
Intervista a cura di Sena Civitas