26/08/2026
Care amiche cari amici, con gioia visionaria libera da psichiatrizzazioni varie condivido con voi la locandina e il programma definitivo di FLUSSO D’INCOSCIENZA – Festival Mediterraneo dell’Antipsichiatria ( 4-5-6 settembre, Biblios Cafè Ortigia - Siracusa e Urban Center Siracusa ).
Talk, presentazioni di libri, seminari, letture con musica, cortometraggi, film, una mostra. Il festival coinvolge le principali realtà italiane impegnate nella lotta contro gli abusi della psichiatria e contro le discriminazioni, sia quelle competenti nella deprescrizione, razionalizzazione e liberazione dagli psicofarmaci. Sto parlando del Collettivo Antipsichiatrico Antonino Artaud, di mad in MAD IN ITALY, della Brigata Basaglia Firenze, del Centro Scienze Psicologiche Alas-CSP Alas dell'Università di Firenze e dell Arcigay Siracusa. Un grande rigraziamento alla Cinedrome ETS
Per la cura dei film, l'organizzazione logistica e la comunicazione. Il bellissimo volantino psichedelico è di Francesco Chilardi.
Adesso due parole (anche tre o quattro in effetti…) sulla nostra visione: antipsichiatria significa un discorso politico, sociale e umano contro la medicalizzazione della sofferenza interiore, contro la trasformazione di psicologi e psichiatri in commercianti di terapie e psicofarmaci, in “sacerdoti del sistema industriale” come diceva Eric Fromm. Ma crediamo anche – e questo passaggio è fondamentale – che antipsichiatria significhi deprescrizione degli psicofarmaci, ovvero un saper fare scientifico, medico e psicoterapico che sia in grado di liberare le persone dai farmaci psichiatrici, limitandone l’uso a momenti e situazioni circoscritti, non ad vitam come accade oggi.
Antipsichiatria significa, inoltre, restituire democraticamente la cura alle persone e alle comunità, sottraendola al monopolio dei tecnici, delle istituzioni e delle case farmaceutiche: chi soffre non può essere ridotto a oggetto passivo dell’intervento di un "esperto", ma deve tornare a essere soggetto politico, competente e protagonista delle decisioni che riguardano la propria vita e la propria cura. Significa costruire una cura popolare, partecipata e condivisa, nella quale il sapere tecnico sia uno dei saperi disponibili e non un’autorità superiore capace di decidere unilateralmente che cosa sia normale, patologico o terapeutico.
In questo senso, fare antipsichiatria non è semplicemente essere “contro la psichiatria”: è lottare contro ogni forma di dominio sulla sofferenza umana e restituire alle persone il potere di partecipare alla definizione della propria esperienza, della propria cura e della propria possibilità di liberazione.
Vi aspettiamo con ansia da “prestito” e attacchi di “panni”.