25/08/2026
La scuola sta per ricominciare. Ma invece di chiederci perché l’inclusione ancora non funziona, stiamo davvero tornando a discutere di come dividere gli studenti?
È questo che mi preoccupa.
Perché quando iniziamo a parlare di “merito”, “profitto”, gruppi più o meno omogenei, il confine tra personalizzare l’apprendimento e selezionare chi sta con chi diventa molto sottile.
E a pagare quel confine rischiano di essere sempre gli stessi: chi ha tempi diversi, chi comunica diversamente, chi ha bisogno di sostegno, chi non entra perfettamente nei parametri con cui siamo abituati a misurare il rendimento.
Il problema della scuola italiana non sono i bambini troppo diversi tra loro.
Il problema è pretendere che una scuola senza abbastanza risorse riesca a gestire quella diversità e poi, quando non ci riesce, pensare che la soluzione sia dividerla.
Prima di inventare nuove categorie, vorrei vedere garantite quelle cose molto meno affascinanti da raccontare ma molto più urgenti: continuità del sostegno, personale sufficiente, formazione, assistenza, classi sostenibili.
Perché dietro ogni discussione teorica ci sono bambini veri.
E settembre, per molte famiglie, è già abbastanza complicato così.
La domanda quindi la giro a voi: una scuola migliore si costruisce dividendo gli studenti o mettendola finalmente nelle condizioni di includerli davvero?