Arpa Umbria

Arpa Umbria Pagina ufficiale di Arpa Umbria Arpa Umbria è un ente che si occupa di prevenzione e protezione ambientale.

Arpa è dotata di personalità giuridica pubblica, con autonomia tecnico-giuridica, amministrativa e contabile ed è sottoposta alla vigilanza della Giunta regionale. La mission dell’Agenzia è fornire supporto tecnico-scientifico alla Regione ed agli altri Enti Locali nel campo della prevenzione dell’inquinamento e della tutela ambientale e, di conseguenza, di tutela della qualità della vita e della

salute dei cittadini attraverso la conoscenza dello stato dell’ambiente e delle pressioni che su di esso agiscono. Le attività dell’Agenzia riguardano numerosi temi fra i quali aria, acqua, elettromagnetismo, rumore, suolo, rifiuti, biodiversità, radioattività, formazione (attraverso la Scuola di Alta Formazione Ambientale), informazione e educazione ambientale. per saperne di più:
https://www.arpa.umbria.it/pagine/cosa-fa-arpa

È stata presentata oggi, a Perugia, la terza edizione di Eco Sanfra , il festival dedicato alla sostenibilità economica,...
02/09/2026

È stata presentata oggi, a Perugia, la terza edizione di Eco Sanfra , il festival dedicato alla sostenibilità economica, sociale e ambientale in programma dal 24 al 27 settembre.
Il tema scelto per l'edizione 2026 è “Madre Terra”. Dopo le precedenti edizioni dedicate a “Sorella Acqua” e “Frate Sole”, il festival concentrerà l'attenzione sulla tutela del suolo e sul rapporto tra ambiente, economia e società. Il programma vedrà la partecipazione di oltre 30 ospiti, tra scienziati, ricercatori, rappresentanti delle istituzioni ed esperti, con incontri dedicati, tra gli altri temi, alla tutela del suolo, al Carbon Farming, alla finanza sostenibile, alla geopolitica dello spazio e alle pratiche contro gli sprechi.
Anche ARPA Umbria sarà partner istituzionale della manifestazione e parteciperà al programma con il Direttore Generale 𝐀𝐥𝐟𝐨𝐧𝐬𝐨 𝐌𝐨𝐫𝐞𝐥𝐥𝐢.
Morelli interverrà sabato 26 settembre, alle ore 18, nell'incontro “𝐄𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨”, in programma presso il Centro Servizi Camerale Galeazzo Alessi, in via Giuseppe Mazzini 10 a Perugia.
L'incontro sarà dedicato al rapporto tra economia circolare e sviluppo dei territori, partendo da una diversa lettura dello scarto: non soltanto come rifiuto, ma come risorsa. Il confronto affronterà il contributo che una corretta gestione dei rifiuti può offrire alla competitività del sistema economico e alla diffusione di pratiche di sostenibilità.
La presenza di ARPA Umbria a Eco Sanfra è legata anche al lavoro che l'Agenzia sta portando avanti sul tema della sostenibilità degli eventi. Eco Sanfra è infatti tra le manifestazioni che si avvalgono del sistema di rating sviluppato da ARPA Umbria per valutare e migliorare la sostenibilità degli eventi.
Il sistema analizza diversi aspetti dell'organizzazione, dalla progettazione alla scelta delle sedi, dai materiali utilizzati alla mobilità, dalla gestione dei rifiuti alla ristorazione, fino al monitoraggio e alla comunicazione. Uno strumento pensato per aiutare gli organizzatori a valutare le proprie scelte e a individuare gli ambiti sui quali intervenire per ridurre gli impatti dell'evento.
Con la partnership istituzionale e la partecipazione al 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐚𝐭𝐢𝐧𝐠, ARPA Umbria accompagnerà quindi anche l'edizione 2026 di Eco Sanfra, portando nel festival la propria esperienza sui temi della sostenibilità e della valutazione degli impatti ambientali degli eventi.

Il programma di Eco Sanfra 2026
https://ecosanfra.it

Il 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐞𝐨 entra nell'autunno 2026 con un accumulo di calore ancora rilevante, che non riguarda soltanto la superfi...
01/09/2026

Il 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐞𝐨 entra nell'autunno 2026 con un accumulo di calore ancora rilevante, che non riguarda soltanto la superficie del mare.
Le analisi del 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐨𝐫𝐳𝐢𝐨 𝐋𝐚𝐌𝐌𝐀-𝐂𝐍𝐑, aggiornate alla fine di agosto, indicano anomalie termiche presenti anche negli strati più profondi.
In presenza di configurazioni atmosferiche favorevoli, un mare più caldo può mettere a disposizione dell'atmosfera maggiori quantità di calore e vapore acqueo e aumentare l'energia disponibile per gli episodi meteorologici intensi. Non è però possibile dedurre direttamente da questo dato né il numero né la localizzazione di temporali e precipitazioni estreme.
Per l'autunno, le indicazioni stagionali mostrano un segnale verso temperature atmosferiche sopra la media su gran parte dell'Europa, Italia compresa. Più incerto resta invece il quadro delle precipitazioni, con condizioni mediamente più umide attese soprattutto nei settori meridionali e occidentali del continente.

Nell'area mediterranea, luglio 2026 è stato il più caldo dal 1993 per la temperatura superficiale del mare, con una media di circa 27 °C, secondo le elaborazioni del Consorzio LaMMA-CNR.
Il 79% del Mediterraneo ha sperimentato per almeno un giorno un'ondata di calore marina classificata come “forte” o di intensità superiore. In un punto campione al largo della costa toscana, la temperatura media di luglio ha raggiunto 27,7 °C, con un'anomalia di +3,9 °C rispetto al periodo 1991-2020: il valore più elevato tra i 45 mesi di luglio della serie 1982-2026.
Il dato si inserisce in una tendenza di riscaldamento di lungo periodo, stimata in circa +0,7 °C ogni dieci anni, alla quale si aggiunge la variabilità naturale. Il 94% del bacino mediterraneo ha registrato valori superiori alla media del periodo 1993-2022, mentre nel Mediterraneo occidentale le anomalie hanno raggiunto localmente circa +3 °C.
Le elaborazioni LaMMA-CNR utilizzano dati Copernicus Marine e dati satellitari del Climate Prediction Center della NOAA.
Alla fine di agosto il quadro si presenta però differenziato. Il bollettino Mercator Ocean del 29 agosto segnala un'attenuazione dell'ondata di calore marina nell'area compresa tra Gibilterra e le Baleari, condizioni più stabili in altre zone e nuovi nuclei severi in prossimità del Canale di Sicilia e dell'Adriatico.
Si tratta quindi di un Mediterraneo caratterizzato da un importante accumulo di calore e da anomalie ancora rilevanti, ma non uniformemente interessato dalle stesse condizioni.

L'anomalia non riguarda soltanto la superficie del mare.
Una prima elaborazione relativa al Mar Ligure mostra, rispetto alla media del periodo luglio 1993-2016, un'anomalia media di circa +1,7 °C nello strato compreso tra 0 e 70 metri di profondità. Anche a 70 metri l'anomalia resta vicina a +0,8 °C.

Un mare più caldo può trasferire all'atmosfera maggiori quantità di calore e vapore acqueo, soprattutto quando il vento e il contrasto tra aria e mare favoriscono gli scambi. Questo può aumentare l'umidità e l'energia disponibili nei bassi strati dell'atmosfera.
Da solo, però, il mare caldo non determina la formazione di temporali intensi.
Perché si sviluppino nubi temporalesche e precipitazioni intense sono necessarie specifiche configurazioni atmosferiche, capaci di sollevare l'aria e creare condizioni di instabilità. Entrano in gioco, tra gli altri fattori, la convergenza dei venti, il trasporto di umidità e l'interazione con i rilievi.
Il mare può quindi amplificare un episodio meteorologico, ma non consente di prevederne automaticamente la frequenza, la localizzazione o l'intensità.
L'aggiornamento del Copernicus Climate Change Service del 10 agosto, relativo al trimestre settembre-novembre 2026, mostra un segnale verso temperature atmosferiche stagionali elevate su gran parte dell'Europa, Italia compresa. Per le precipitazioni, invece, il segnale indica condizioni mediamente più umide soprattutto nei settori meridionali e occidentali del continente.
Per settembre, la più recente previsione mensile del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare indica temperature generalmente sopra la media e precipitazioni inizialmente inferiori alla norma soprattutto al Centro-Nord, con valori successivamente più vicini alla media.

Il Mediterraneo eccezionalmente caldo rende più energetico il contesto con cui inizia l'autunno 2026 e richiede un monitoraggio costante delle condizioni del mare e dell'atmosfera. Le indicazioni stagionali dovranno essere riesaminate con i prossimi aggiornamenti.
Solo avvicinandosi alle singole fasi meteorologiche sarà possibile disporre di previsioni con un dettaglio maggiore.

ARPA Umbria avvia il percorso per la realizzazione di un 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐒𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐍𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞-𝐁𝐚𝐬𝐞𝐝 𝐒𝐨𝐥𝐮𝐭𝐢𝐨𝐧𝐬 ...
31/08/2026

ARPA Umbria avvia il percorso per la realizzazione di un 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐒𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐍𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞-𝐁𝐚𝐬𝐞𝐝 𝐒𝐨𝐥𝐮𝐭𝐢𝐨𝐧𝐬 (NBS), dedicato alla ricerca applicata e alla sperimentazione di soluzioni ispirate alla natura per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici, migliorare la qualità degli ambienti urbani e periurbani e contribuire alla tutela della salute e della qualità della vita.
Il progetto mette a sistema attività e collaborazioni che ARPA Umbria ha già sviluppato con università, enti di ricerca e soggetti della formazione, con l'obiettivo di sperimentare diverse soluzioni, misurarne gli effetti e produrre dati utili alla progettazione di interventi reali.

Tra le possibili linee di sperimentazione ci sono tetti e pareti verdi, sistemi per la gestione e il riuso delle acque meteoriche, rifugi climatici modulari, monitoraggio del microclima e della qualità dell'aria, biodiversità e studio dei parametri eco-fisiologici delle piante.

Il Centro sarà sviluppato secondo un modello hub and spoke, con ARPA Umbria nel ruolo di soggetto promotore e coordinatore e una rete di siti sperimentali distribuiti sul territorio regionale. Il complesso “Il Tulipano” di Terni è individuato come possibile primo nodo centrale e sito dimostrativo a cielo aperto.

La sperimentazione prenderà in considerazione anche gli effetti sociali delle Nature-Based Solutions, valutandone la fruibilità, la percezione da parte delle persone e la capacità di migliorare vivibilità, inclusione e sicurezza degli spazi.

Il progetto si inserisce nell'approccio One Health, che mette in relazione la salute delle persone, quella degli ecosistemi e la qualità degli ambienti in cui viviamo.

Per leggere la news completa:
https://www.arpa.umbria.it/articoli/arpa-umbria-un-centro-sperimentale-per-studiare-le

ARPA Umbria parteciperà al 𝐃𝐢𝐨𝐱𝐢𝐧/𝐁𝐅𝐑 𝟐𝟎𝟐𝟔 – 𝟒𝟔𝐭𝐡 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥 𝐒𝐲𝐦𝐩𝐨𝐬𝐢𝐮𝐦 𝐨𝐧 𝐏𝐎𝐏𝐬 𝐚𝐧𝐝 𝐑𝐞𝐥𝐚𝐭𝐞𝐝 𝐏𝐨𝐥𝐥𝐮𝐭𝐚𝐧𝐭𝐬, in programma a...
28/08/2026

ARPA Umbria parteciperà al 𝐃𝐢𝐨𝐱𝐢𝐧/𝐁𝐅𝐑 𝟐𝟎𝟐𝟔 – 𝟒𝟔𝐭𝐡 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥 𝐒𝐲𝐦𝐩𝐨𝐬𝐢𝐮𝐦 𝐨𝐧 𝐏𝐎𝐏𝐬 𝐚𝐧𝐝 𝐑𝐞𝐥𝐚𝐭𝐞𝐝 𝐏𝐨𝐥𝐥𝐮𝐭𝐚𝐧𝐭𝐬, in programma a Riva del Garda, con due lavori scientifici realizzati dalla sezione di Chimica del laboratorio dell'Agenzia e selezionati per la sessione poster.

Il simposio internazionale riunisce esperti, ricercatori e professionisti impegnati nello studio delle diossine, dei ritardanti di fiamma bromurati e di altri inquinanti organici persistenti ed emergenti, tra cui i PFAS. L'edizione 2026 prevede oltre 500 contributi scientifici, con 266 presentazioni orali e 240 poster.
I due contributi di ARPA Umbria affrontano temi diversi nell'ambito del monitoraggio e della caratterizzazione dei contaminanti.

Il primo, realizzato nell'ambito del progetto IZSUM 02/23 RC, riguarda lo studio dei profili di contaminazione da diossine e PCB negli alimenti a base di insetti, una categoria di novel food in fase di crescente diffusione e che presenta ancora aspetti da approfondire dal punto di vista analitico e della sicurezza. La ricerca ha coinvolto 31 campioni commerciali di prodotti a base di insetti.

Il secondo lavoro è dedicato ai PFAS nell'atmosfera in Umbria e riguarda lo sviluppo e l'ottimizzazione di metodologie analitiche per la loro determinazione nelle deposizioni atmosferiche e nel particolato aerodisperso. La campagna di monitoraggio è stata avviata nel gennaio 2026 e ha interessato siti industriali, urbani e rurali.

La partecipazione al Dioxin/BFR 2026 consentirà ad ARPA Umbria di presentare queste attività all'interno di un appuntamento internazionale dedicato allo studio degli inquinanti organici persistenti e dei contaminanti emergenti, mettendo a disposizione della comunità scientifica metodologie e prime evidenze sviluppate nell'ambito delle proprie attività.

26/08/2026

Il servizio della TGR Rai Umbria, a cura di Gabriele Salari, racconta la nascita del Nucleo P.U.M.A. di ARPA Umbria, dedicato al monitoraggio del territorio attraverso droni e sensori avanzati.

Nel servizio anche l’intervista a Gabriele Basaglia, tra i responsabili del progetto per ARPA Umbria, che illustra le attività del nuovo Nucleo e le tecnologie utilizzate.

📍 Ieri a Spello, per l’Umbria Green Festival, abbiamo parlato di clima, ambiente e informazione.Ad aprire l’incontro è s...
25/08/2026

📍 Ieri a Spello, per l’Umbria Green Festival, abbiamo parlato di clima, ambiente e informazione.
Ad aprire l’incontro è stato Marco Vecchiocattivi, Responsabile della Sezione Qualità dell’aria, Modellistica e Innovazione digitale di ARPA Umbria, con l’intervento “Clima e ambiente: istruzioni per non farsi ingannare”.
Un confronto su fake news, dati fuori contesto e informazioni ambientali raccontate in modo scorretto, partendo da esempi concreti e dal ruolo dei dati scientifici.
La serata è poi proseguita con Antonio Pascale e Paolo Attivissimo, tra agricoltura, scienza, tecnologia e viaggi spaziali, fino all’osservazione astronomica nel centro di Spello.
📸 Alcuni scatti della serata.

La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato, su proposta dell’assessore all’Ambiente Thomas De Luca, lo schema di accor...
24/08/2026

La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato, su proposta dell’assessore all’Ambiente Thomas De Luca, lo schema di accordo di collaborazione tra Regione Umbria e ARPA Umbria per l’istituzione del 𝐍𝐮𝐜𝐥𝐞𝐨 𝐏.𝐔.𝐌.𝐀. – 𝐏𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐔𝐦𝐛𝐫𝐚 per il Monitoraggio Ambientale.

Il nuovo nucleo nasce per mettere a sistema competenze tecniche e dotazioni già disponibili nei due enti e utilizzare in modo coordinato tecnologie per il monitoraggio e il controllo del territorio. Le attività comprenderanno il monitoraggio delle matrici ambientali, delle discariche, delle aree industriali e dei siti contaminati, i rilievi cartografici, il controllo volumetrico delle attività estrattive e la sorveglianza di frane, rischio idrogeologico e aree naturali protette.
Per queste attività saranno impiegati droni, sistemi GPS, fotogrammetria, strumenti GIS, laser scanner, georadar e sensoristica avanzata, con l’obiettivo di acquisire dati puntuali sul territorio e renderli disponibili alle attività tecniche dell’Agenzia, della Regione e degli enti locali.
«Il Nucleo P.U.M.A. ci consente di integrare competenze tecniche, strumenti di rilievo e capacità di elaborazione dei dati al servizio delle attività di monitoraggio e controllo ambientale», spiega il direttore generale di ARPA Umbria 𝐀𝐥𝐟𝐨𝐧𝐬𝐨 𝐌𝐨𝐫𝐞𝐥𝐥𝐢. «L’utilizzo di droni, sistemi GPS, fotogrammetria e strumenti GIS permette di acquisire informazioni puntuali sul territorio e di disporre di dati utili per le attività tecniche dell’Agenzia e per il supporto agli enti locali. La collaborazione con la Regione ci permette inoltre di utilizzare queste tecnologie in modo coordinato, anche nelle situazioni di emergenza».

Il Nucleo avrà una durata di sei anni e coinvolgerà personale tecnico specializzato e piloti abilitati ENAC/EASA. La dotazione iniziale comprende droni multirotore, stazioni totali, antenne GPS e software per la fotogrammetria e l’elaborazione GIS.
P.U.M.A. potrà inoltre supportare la Protezione Civile nelle emergenze ambientali e le attività di verifica del layout autorizzativo di impianti industriali complessi. Per il funzionamento e l’aggiornamento della piattaforma, Regione e ARPA hanno previsto un impegno economico minimo di 10.000 euro annui ciascuno.
L’assessore Thomas De Luca ha evidenziato il ruolo della nuova struttura nel supporto ai Comuni nelle attività di controllo del territorio.

Oggi ci vediamo a Spello! 🌿Alle 18.30, in Piazzetta della Loggia, torna l’appuntamento di 𝐔𝐦𝐛𝐫𝐢𝐚 𝐆𝐫𝐞𝐞𝐧 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥 con “Dal...
24/08/2026

Oggi ci vediamo a Spello! 🌿

Alle 18.30, in Piazzetta della Loggia, torna l’appuntamento di 𝐔𝐦𝐛𝐫𝐢𝐚 𝐆𝐫𝐞𝐞𝐧 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥 con “Dalla terra alle stelle”, insieme ad Antonio Pascale e Paolo Attivissimo.
Ad aprire la serata sarà Marco Vecchiocattivi, Responsabile della Sezione Qualità dell’aria, Modellistica e Innovazione digitale di ARPA Umbria, con “Clima e ambiente: istruzioni per non farsi ingannare”.
Un intervento dedicato a fake news, dati fuori contesto e informazioni fuorvianti sui temi ambientali, con alcuni esempi concreti per capire come leggere correttamente dati e informazioni scientifiche e riconoscere quando vengono utilizzati o raccontati in modo scorretto.
Poi si passerà dalla Terra alle stelle, con Antonio Pascale e Paolo Attivissimo, tra agricoltura, scienza, tecnologia e viaggi spaziali.
E per chiudere la serata, osservazione astronomica nel centro di Spello insieme al Gruppo Astrofili Monte Subasio.

📍 Spello, Piazzetta della Loggia
🕡 Oggi, 24 agosto – ore 18.30

Il 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐄𝐥 𝐍𝐢𝐧̃𝐨 che si sta sviluppando nel Pacifico potrebbe raggiungere entro la fine del 2026 un’intensità mai...
20/08/2026

Il 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐄𝐥 𝐍𝐢𝐧̃𝐨 che si sta sviluppando nel Pacifico potrebbe raggiungere entro la fine del 2026 un’intensità mai osservata prima. Secondo le ultime proiezioni analizzate dal Washington Post, le temperature superficiali del Pacifico equatoriale centrale potrebbero arrivare a dicembre a circa 4,1 °C sopra la media: oltre un grado in più rispetto al precedente record del 2015. Si tratta ancora di una previsione, ma l’intensità stimata è già superiore a quella degli eventi più forti registrati in passato.
Gli effetti di El Niño non rimangono confinati al Pacifico. Il riscaldamento delle acque modifica la circolazione atmosferica e può alterare le precipitazioni e le temperature in diverse parti del mondo.

Il 𝑊𝑎𝑠ℎ𝑖𝑛𝑔𝑡𝑜𝑛 𝑃𝑜𝑠𝑡 segnala che gli effetti globali potrebbero raggiungere il massimo tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con una maggiore probabilità di condizioni estreme, tra caldo, siccità e precipitazioni intense.
Tra le aree più esposte c’è l’Amazzonia. Un El Niño particolarmente intenso può accentuare la riduzione delle precipitazioni nella regione, abbassare il livello dei fiumi e rendere la foresta più vulnerabile agli incendi. Il rischio arriva dopo le forti siccità associate al precedente El Niño del 2023-2024, che hanno sottoposto l’ecosistema amazzonico a uno stress eccezionale. Uno studio pubblicato su Nature Communications Earth & Environment ha analizzato proprio la risposta della foresta alla siccità durante quel ciclo, evidenziando gli effetti dello stress idrico sulla vegetazione.
La situazione è resa più delicata dalla perdita e dal degrado della vegetazione. Il Brasile ha ridotto la deforestazione dell’Amazzonia, ma ampie aree della foresta restano esposte alla degradazione, agli incendi e alla frammentazione. In queste condizioni, una nuova stagione secca particolarmente intensa può avere conseguenze più pesanti sulla capacità della foresta di mantenere il proprio equilibrio idrico e di immagazzinare carbonio.
Il picco previsto tra ottobre e dicembre potrebbe quindi arrivare in un periodo particolarmente delicato per l’Amazzonia. Gli scienziati guardano soprattutto all’evoluzione delle precipitazioni, dei livelli dei fiumi e dell’attività degli incendi. Per una foresta che svolge un ruolo rilevante nel ciclo globale dell’acqua e del carbonio, l’intreccio tra riscaldamento globale, siccità e perdita di vegetazione rende ogni nuovo episodio di forte El Niño un elemento da seguire con attenzione.
Il fenomeno avrà effetti anche al di fuori dell’Amazzonia.

Le attuali condizioni del Pacifico stanno già modificando alcuni regimi meteorologici: il 𝑊𝑎𝑠ℎ𝑖𝑛𝑔𝑡𝑜𝑛 𝑃𝑜𝑠𝑡 segnala, tra gli altri effetti, un aumento delle ondate di calore in diverse aree del pianeta, temperature eccezionali in Sud America e una stagione degli uragani atlantici finora insolitamente tranquilla.

Un nuovo studio pubblicato su 𝐓𝐡𝐞 𝐋𝐚𝐧𝐜𝐞𝐭 𝐏𝐮𝐛𝐥𝐢𝐜 𝐇𝐞𝐚𝐥𝐭𝐡 mostra che le persone con più di 60 anni potrebbero essere espost...
18/08/2026

Un nuovo studio pubblicato su 𝐓𝐡𝐞 𝐋𝐚𝐧𝐜𝐞𝐭 𝐏𝐮𝐛𝐥𝐢𝐜 𝐇𝐞𝐚𝐥𝐭𝐡 mostra che le persone con più di 60 anni potrebbero essere esposte a rischi molto elevati durante le ondate di calore anche a temperature inferiori rispetto a quelle considerate pericolose fino a oggi. La ricerca, condotta da un gruppo di studiosi della Stanford University, suggerisce che l'invecchiamento riduce la capacità dell'organismo di disperdere il calore, aumentando il rischio di gravi conseguenze per la salute.
Con l'età, infatti, diminuisce l'efficienza di alcuni meccanismi fisiologici che consentono al corpo di mantenere una temperatura stabile. La sudorazione si riduce, i vasi sanguigni si dilatano con maggiore difficoltà e il sistema cardiovascolare è sottoposto a uno sforzo maggiore. In presenza di temperature elevate e di alti livelli di umidità, il corpo può quindi non riuscire più a raffreddarsi in modo adeguato.
Lo studio introduce il concetto di «stress termico non compensabile», una condizione nella quale l'organismo non è più in grado di disperdere il calore accumulato. In queste circostanze possono comparire disidratazione, colpi di calore, aggravamento di patologie cardiovascolari e respiratorie e, nei casi più gravi, il decesso.

I ricercatori hanno stimato che con un aumento della 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝟏,𝟓 °𝐂 rispetto all'epoca preindustriale circa 290 milioni di persone anziane potrebbero essere esposte per almeno un mese all'anno a condizioni climatiche considerate pericolose. Gli adulti più giovani raggiungerebbero livelli di rischio analoghi soltanto con un riscaldamento globale molto più elevato, vicino ai 4 °C.
Entro il 2050 la popolazione mondiale con più di 60 anni potrebbe raggiungere i 2,1 miliardi di persone. L'aumento delle temperature, associato all'invecchiamento demografico, potrebbe quindi amplificare gli effetti delle ondate di calore, soprattutto nelle aree urbane e nei Paesi più esposti agli effetti della crisi climatica.
Secondo gli autori, sarà necessario rivedere i sistemi di allerta e le strategie di prevenzione, tenendo conto dell'età e delle diverse condizioni di vulnerabilità della popolazione.

Indirizzo

Via Carlo Alberto Dalla Chiesa
Perugia
05100

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 19:00
Martedì 08:00 - 19:00
Mercoledì 08:00 - 19:00
Giovedì 08:00 - 19:00
Venerdì 08:00 - 16:00

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