18/03/2026
Ci sono immagini che il tempo non cancella.
Il 18 marzo, per molti, è la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid. Per Bergamo, è molto di più.
È una data che non ha bisogno di spiegazioni.
Perché qui il Covid non è stato solo un’emergenza.
È stato dolore vero.
È stato paura.
È stato vuoto.
È stato il rumore incessante delle sirene.
È stato il silenzio delle strade.
È stato il peso di addii che, troppo spesso, non hanno nemmeno potuto essere vissuti.
E poi c’è quell’immagine che nessuno potrà dimenticare: i camion militari nella notte.
Non una semplice fotografia. Ma il simbolo di una ferita collettiva che ha segnato per sempre la nostra città e la nostra provincia.
In quei giorni Bergamo ha conosciuto la fragilità nel modo più duro.
Ha visto famiglie spezzate. Ha visto persone care andarsene senza un ultimo abbraccio.
Ha visto la sofferenza entrare nelle case, nei pensieri, nelle vite di tutti.
Ma dentro quel buio è emersa anche la parte migliore di noi.
Quella dei medici, degli infermieri, dei volontari, dei soccorritori, delle forze dell’ordine, dei lavoratori essenziali.
Quella di chi non si è fermato. Quella di chi ha continuato a esserci.
E poi c’era la Bergamo silenziosa della solidarietà.
Quella dei vicini che si aiutavano.
Di chi portava la spesa a un anziano.
Di chi, pur nella paura, non ha smesso di sentirsi comunità.
Oggi ricordare non significa restare fermi al passato. Significa avere rispetto.
Rispetto per chi non c’è più.
Per chi ha lottato.
Per chi è rimasto.
Per chi porta ancora dentro ferite invisibili.
La memoria non è retorica. È responsabilità.
Responsabilità di non banalizzare. Responsabilità di non dimenticare quanto siano preziose cose che troppo spesso diamo per scontate: la salute, la vicinanza, il lavoro, la libertà di incontrarsi, di stringersi la mano, di abbracciarsi.
Il 18 marzo non è una data come le altre. È un richiamo alla memoria, al rispetto, alla verità.
Bergamo non dimentica.
Ricorda in silenzio.
Ricorda con dignità.
Ricorda con la forza severa di chi ha sofferto davvero.
E nel ricordo onora chi non c’è più.