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I GIOVANI E IL PAESEI protagonisti della politica mondiale fanno parte di una generazione che è alla fine del suo percor...
15/01/2026

I GIOVANI E IL PAESE

I protagonisti della politica mondiale fanno parte di una generazione che è alla fine del suo percorso: Trump, ha 79 anni; Putin 73, Xi Jinping 72. In Francia e in Italia va meglio in quanto all’età: non dal punto di vista della politica, ma questo è un altro discorso.

Non ci sono più statisti come De Gasperi, Adenauer e Schuman, che operavano in un conteso di valori condivisi – pur in una vivace dialettica politica – e sapevano guardare alle future generazioni e non alle più prossime elezioni. E mancando ideali di riferimento, inevitabilmente la prospettiva è condizionata dal quadro anagrafico dei protagonisti: la parabola umana finisce per influire sulla visione politica.

Nel caso delle tre grandi potenze il fenomeno è evidente (anche se Xi si ritiene immortale): vogliono spartirsi le sfere di influenza e concludere le rispettive operazioni in fretta, anche a costo di allargare le dimensioni della “guerra mondiale a pezzi”.

Nella UE non si tratta di età (anche se Von der Leyen ha 67 anni), ma della riduzione dell’Unione a tecnocrazia, economia e finanza ben lontane dagli ideali degli europeisti.

Di esercito comune non si è mai voluto parlare e ora la UE è afona e in balia degli eventi. Insomma, è in crisi proprio la dimensione della politica, sostituita dalla logica della forza militare, e manca completamente una visione di futuro transgenerazionale, come è confermato dal totale disinteresse verso l’ambiente in cui viviamo.

Insomma, la crisi sembra senza uscita. Eppure una ce n’è ed è affidata alle giovani generazioni, quelle che partiti e sindacati non riescono a intercettare, quelle alle quali abbiamo consegnato un futuro incerto e precario, che non hanno soldi per rendersi autonomi dalle famiglie.

Che però sono scesi in piazza per la pace a Gaza, senza lasciarsi strumentalizzare da chi ha cercato di mettere il cappello sulle manifestazioni, e hanno contestato l’esame di matura confezionato in un modo assurdo, abbandonati anche dai partiti della sinistra.

E l’energia delle nuove generazioni ha talvolta cambiato la storia. Inevitabile pensare al 1968.

La protesta fu globale, generazionale e non solo politica, ma culturale. Paradossalmente, il movimento mancò il suo obiettivo principale, quello di sovvertire le gerarchie politiche e sociali. Ma ben altri furono gli sbocchi culturali che si espressero sul piano dei diritti: basti pensare ad alcune delle grandi riforme che riguardarono quelli politici, individuali e sociali che videro la luce qualche anno dopo.

Certo, la storia non si ripete mai. Le classi sociali si sono profondamente modificate e i soggetti politici sono stati preda di una profonda mutazione. Ma l’energia dei giovani potrebbe essere il motore per una marcia migliore. Esattamente per questo motivo il nostro gruppo ha stretto un patto tra giovani e anziani: energia ed esperienza si possono accompagnare, ma spetta ai giovani provare a cambiare il Paese.

(L'immagine è tratta da Giovani e famiglie)

Abbiamo ricevuto questa locandina che volentieri pubblichiamo
14/01/2026

Abbiamo ricevuto questa locandina che volentieri pubblichiamo

LA BEFANA DEL SINDACODa tempo stiamo rappresentando il sindaco col suo cappello, imitando un celebre vignettista che usa...
06/01/2026

LA BEFANA DEL SINDACO

Da tempo stiamo rappresentando il sindaco col suo cappello, imitando un celebre vignettista che usava disegnare i personaggi politici con una parte per il tutto. La buonanima di Goria veniva rappresentata solo coi capelli, con evidente ironia. Noi abbiamo scelto il cappello.

Oggi, quel tutto ha dimostrato per l'ennesima volta di non essere più adatto a governare la nostra città. Dopo ripetute castronerie politiche e incontinenze verbali, mentre la città è bloccata da due giorni per una bufera di neve, non ha trovato di meglio che rappresentare sul suo profilo personale Elly Schlein col solito commento sessista: "auguri befana".

Non è una questione di bon ton, neppure politico. E' l'ennesima dimostrazione di una condizione che non gli consente più di esercitare il suo ruolo. Esistesse l'impeachment, sarebbe un caso di scuola.

Come cittadini di Trieste non ci riteniamo rappresentati da lui e non possiamo accattare che Trieste sia diventata, per le sue esternazioni, lo zimbello d'Italia. La città merita di meglio.

LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA IMMIGRAZIONEOggi un bravo cronista del Piccolo ha intervistato tre stranieri che vivono in l...
06/01/2026

LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA IMMIGRAZIONE

Oggi un bravo cronista del Piccolo ha intervistato tre stranieri che vivono in largo Barriera: due operai (un kosovaro e un albanese) e una barista nigeriana. Tutti e tre, anche a nome di altri, hanno espresso la propria insofferenza per il clima che si è instaurato nella zona.

Il parroco sottolinea, col buon senso, una verità lampante: in Barriera ci sono persone straniere che lavorano, che hanno rilevato attività e le mandano avanti e ci sono persone deboli, fuori da ogni circuito, e sono spesso preda della violenza quando non della malavita.

Arrivano da Paesi nei quali la violenza è di casa per condizioni storiche e politiche. Il problema riguarda in particolare i minori non accompagnati, cui le cooperative forniscono, come da condizioni di appalto, solo un posto letto: non corsi di italiano, tantomeno di formazione, non sport. Così, questi ragazzi si esprimono con la violenza appresa a casa loro, dove la guerra è spesso guerra esportata da altri Paesi.

Sappiamo bene che la dotazione delle forze dell’ordine è quella che è, e che le file di immigrati presso la Questura sono spesso dovute a motivi logistici, alla carenza di personale e alla vetustà degli apparecchi in dotazione: non a caso il questore precedente aveva proposto di spostare la struttura preposta ai permessi a Valmaura, in una sede più capiente, ma la politica non aveva accettato: i voti sono voti, meglio le file.

PERO' CI TROVIAMO IN UNA SITUAZIONE STRAORDINARIA, non solo per l'ordine pubblico, ma per il FREDDO INTENSO E IL PROBLEMA DI GARANTIRE RAPIDAMENTE AI RIFUGIATI, NELL'80% DEI CASI DI PASSAGGIO, un tetto sopra la testa. Non siamo un’associazione e non entriamo nel dibattito politico quotidiano: spetta alle forze politiche e alle associazioni farlo.

Non abbiamo consigli da dare a partiti, istituzioni o sindacati, ma è chiaro che la LA PRIMA URGENZA E'QUELLA DI METTERE AL RIPARO CHI DORME ALL'ADDIACCIO per evitare altre morti di cui, come cittadini di Trieste, ci sentiremmo oggettivamente corresponsabili.

Abbiamo a cuore una soluzione: nel nostro gruppo vi sono molte persone che lavorano nel settore dell’accoglienza. Ma dovrebbero averla a cuore anche una seria amministrazione comunale e regionale che non possono cavarsela con l’avvertimento: “li avevamo avvisati. Qui si sta al freddo”. Perché dovrebbero aggiungere, con onestà intellettuale: ci fa comodo che il problema rimanga insoluto.

Chiediamo perciò che venga messo in sicurezza il rione di Barriera: lo chiedono anche i migranti che ci vivono e ci lavorano onestamente. Perché la realtà è banale: ci sono stranieri onesti e lavoratori, e persone che non lo sono. Poi, certo, ci sono i criminali puri che non si distinguono dal colore della pelle e che devono rispondere penalmente dei loro reati: del resto ce ne sono, parecchi, di italianissimi.

Crediamo che debba essere potenziato il personale di P.S. e carabinieri dedicato all’ordine pubblico ma anche a gestire le richieste dei rifugiati: due facce della stessa medaglia, un’emergenza della quale il governo dovrebbe farsi carico. Del resto lo chidono, inascoltati, anche i sindacati di polizia.

Perciò ci sentiamo di fare una proposta al prefetto: lo chieda al ministro, e poi convochi una sede stabile di confronto con Comune, Associazioni, Sindacati, cercando di creare un circolo virtuoso tra istituzioni e volontariato. Non siamo un'associazione, ma siamo certamente disponibili nella misura del nostro ruolo non formale e delle nostre competenze.

In tempi non sospetti chi ha fondato questo gruppo ha formulato precise richieste a Comune e Prefettura, raccogliendo 7500 firme per sgomberare il vecchio Silos in condizioni immonde e trovare un tetto dignitoso ai rifugiati, ma anche ai clochard italiani.

Il Comune non ha mai risposto. Il prefetto precedente, dopo una prima riunione tempestosa, perché aveva equivocato sulla nostra posizione politica (la nostra proposta era umanitaria e non siamo legati ad alcun partito), ci ha ascoltati, ma le riposte non sono venute.

Così gli avevamo mandato una risposta articolata con una proposta precisa: visto che Trieste rimarrà la porta della rotta balcanica, che nessun muro fermerà il flusso dei disperati e che la vigilanza limiterà l’azione dei passeur, ma non li fermerà, ritenevano (e riteniamo) indispensabile un cambiamento di paradigma per creare un sistema dell’accoglienza ad alta rotazione stabile e definitivo, articolato su tre soluzioni integrate:

a) una gestione coordinata delle emergenze; b) uno o più centri di accoglienza dotati di quanto necessario per ospitare degli esseri umani nel rispetto della loro dignità; c) una prassi di sveltimento delle pratiche per definire il loro status, e l’incremento (nel numero e nella frequenza) dei trasferimenti di chi ha altre mete, non aspira a rimanere a Trieste e magari può mettersi un tetto sulla testa, che sono l'80% di chi arriva.

Ribadiamo quella proposta. Solo così si eviterà che le strutture si intasino e si crei un’emergenza com’è costantemente accaduto finora. Dobbiamo ricordarci che parliamo di persone e non di cose e ci auguriamo di non leggere più la parola "sgomberi". Non è in gioco solo il decoro della città, ma anche il suo livello di civiltà e il rispetto di vite umane e della loro dignità. Con questo problema dovremo convivere ed è da irresponsabili pensare di farlo lasciando al loro destini le persone.

SPERIAMO CHE IL 2026 SIA VERAMENTE UN ANNO "NUOVO"
01/01/2026

SPERIAMO CHE IL 2026 SIA VERAMENTE UN ANNO "NUOVO"

30/12/2025

QUANDO A MIGRARE SONO I NOSTRI RAGAZZI

Tra le domande che ci hanno rivolto ce ne sono state di tutti i tipi: in particolare in quale area politica ci collochiamo. Ci fa piacere che ce lo si chieda: significa che si avverte il fatto che siamo slegati da approcci ideologici.

La nostra collocazione è infatti prima culturale che politica. Ci sono persone che votano per diversi partiti ma che si ritrovano soprattutto su alcune discriminanti: una sanità pubblica migliore con più personale e un maggior numero di articolazioni territoriali; l'accoglienza dei migranti che si fermano a Trieste per poco (80%) e per tanto (20%) in condizioni di sicurezza per se stessi e per la città; l'attenzione all'ambiente e un deciso NO ad opere faraoniche, di costi elevati a carico della collettività e prive di alcuna certezza nel ritorno economico, come l'ovovia; l'attenzione alle periferie per renderle non borgate-dormitorio, ma piccoli centri dotati di servizi e capacità di aggregazione.

Ma, in una città di anziani,
c'è una domanda che nessuno ci ha fatto: perché TriesteinRete è fondata su un PATTO GENERAZIONALE. La risposta la trovate nei documenti relativi alla seconda assemblea, nella quale il coordinamento è stato allargato a due ragazzi: Enrico Galante e Massimo Miliani. E nell'intervento dello stesso Enrico che sottolineava il dato impressionante dell'emigrazione intellettuale.

In una città dove l'amministrazione comunale si occupa quasi solo di voluttuario, di affari, di turisti ed è totalmente indifferente alle sofferenze e alle morti di povera gente tra i vetusti magazzini di Portovecchio, sfuggono completamente i dati dell'emigrazione dei giovani dalla città: dal 2022 al 2024 se ne sono andati in duemila.

Intendiamoci, il problema è nazionale. Un fallimento per la politica del governo, per le risorse investite su di loro dal sistema del sapere, per le famiglie che li hanno cresciuti.

Per ogni persona sotto i trent'anni che arriva in Italia in cerca di occasioni di vita e di lavoro ce ne sono nove che per le stesse ragioni se ne vanno. Un impoverimento di capitale umano a cui il Cnel ha dato un valore economico: abbiamo perso, tra il 2022 e il 2024, 16 miliardi all'anno.

Un diplomato riesce a guadagnare, all'estero, fino a quattro volte quello che prenderebbe in Italia. Un laureato fino a sei (dipende naturalmente dai Paesi, e dalle competenze). I dati Eurostat fanno da cartina di tornasole: nel 2024 il tasso di occupazione giovanile (fino a 24 anni) è stato in Italia del 19,7%, penultimo in Europa davanti solo alla Grecia. Per la fascia 15-29 anni l'Italia è ultima con il 34,4% contro una media Ue del 49,5%.

E nell'intervista di fine d'anno del sindaco sui giovani non c'è una sola parola.

Evviva! L’ingiustizia ha trovato giustizia. E’ stata così clamorosa la vicenda che il lavoratore ha voluto tener duro no...
29/12/2025

Evviva! L’ingiustizia ha trovato giustizia. E’ stata così clamorosa la vicenda che il lavoratore ha voluto tener duro non solo per lui ma per affermare un principio. Speriamo possa essere utile per far cambiare rotta a molte aziende che stanno comprimendo i diritti di chi lavora anche se non in modo così eclatante e più subdolo

BUON NATALE A TUTTE E TUTTI. Soprattutto a chi oggi lavora e a coloro che cercano non una casa, ma un luogo chiuso e dig...
25/12/2025

BUON NATALE A TUTTE E TUTTI.
Soprattutto a chi oggi lavora e a coloro che cercano non una casa, ma un luogo chiuso e dignitoso che li ripari dalla bora e dal freddo

Lettura di Natale: sull’idea di frontiera come barriera culturale e sulla questione dell’appartenenza. Una storia di cas...
24/12/2025

Lettura di Natale: sull’idea di frontiera come barriera culturale e sulla questione dell’appartenenza. Una storia di casa nostra

23/12/2025

AVVISO AI NAVIGANTI

Naturalmente, pubblichiamo tutte le opinioni, alle quali abbiamo sempre risposto.

Peraltro utilizziamo le modalità del LINGUAGGIO NON OSTILE e da ora in poi TUTTI I COMMENTI OFFENSIVI NEI CONFRONTI DI CHIUNQUE VERRANNO ELIMINATI.

GRAZIE PER LA COMPRENSIONE

23/12/2025

IL BIDONE DI NATALE 🚡

Dunque, nella finanziaria nazionale non c'è un euro per la BIDONvia. Perchè da ora in poi conviene chiamarla così, alla triestina (xe proprio un bidon).

Però il primo cittadino assicura che al 💯 per cento i soldi glieli porterà la ...🧙‍♀️ befana. Non sappiamo a chi intenda riferirsi.

Probabilmente non comprende che nonostante l'ammirevole impegno di qualche esponente leghista, il governo ha ben altre gatte da pelare e se quei 48 milioni che servirebbero (senza tener conto dell'aumento di tutti i costi) fossero destinati a un'opera ritenuta utile da 3 persone (Dipiazza, Illy e il dirigente Bernetti) gli altri 63mila 997 italiani potrebbero innervosirsi.

Giusto vicino a noi, poco dopo Gorizia, c'è gente che ha avuto casa e posto di lavoro distrutti e non hanno ancora ricevuto l'indennizzo. E vicinissimo a noi ci sono buchi nelle strade, lavori sui marciapiedi lasciati a metà, muretti che crollano, scalinate dissestate, come dimostra la nostra campagna.

Quindi, il problema rimane a noi triestini, espropriati di 30 milioni di euro che sarebbero potuti servire a mettere un poco a posto tutto ciò che non va bene nelle periferie o, anche, poco lontano dal centro.

Perciò continuiamo a nella nostra campagna RicostruiAmo 🏚️Trieste, per la quale vedremo di attivarci per raccogliere le firme.

BUON NATALE A TUTTI (QUASI)

23/12/2025

Ovovia ovovia che a Natale il soldino porta via e a Trieste tante cose più utili rinvia

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