TriesteinRete

TriesteinRete Cittadinanza attiva

18/08/2026

Il 21 agosto Forza Nuova ha annunciato una "passeggiata per la sicurezza", lasciando intendere che potrebbero seguirne altre. Sono iniziative che ci preoccupano, non per l'esiguo numero di persone coinvolte, ma per il messaggio che portano con sé. A chi lavora ogni giorno per accogliere e sostenere le persone più fragili va tutta la nostra vicinanza.

Prendersela con lo straniero è facile. È facile indicare chi viene da un altro Paese, chi vive ai margini o chi appare diverso come responsabile dei problemi di una comunità. Alcune forze usano queste paure per indebolire la fiducia nelle istituzioni e nella democrazia. Altre le usano per ottenere consenso, promettendo soluzioni che poi non arrivano. Del resto, se un problema porta voti, diventa più conveniente continuare a parlarne che gestirlo davvero.

I problemi principali sono altri: povertà, disagio sociale, mancanza di servizi.

Allo stesso tempo, serve parlare con chiarezza di integrazione. Sarebbe sbagliato ignorare i timori dei cittadini. Accogliere non significa soltanto permettere a una persona di vivere sul nostro territorio: significa creare le condizioni perché possa imparare la lingua, lavorare, partecipare alla vita della comunità e conoscere i propri diritti e doveri. Significa anche chiedere a chi arriva di rispettare le leggi e i valori fondamentali della nostra democrazia: libertà, uguaglianza, parità tra donne e uomini, rispetto delle persone e rifiuto della violenza.

Se l'integrazione non funziona e le istituzioni non riescono a governare questi fenomeni, i timori cresceranno e continueranno a essere usati politicamente. Non crediamo che la risposta giusta sia lo scontro diretto, anzi, serve invece un impegno culturale e politico più forte, in un clima nazionale e locale allarmante, e una presenza costante e diffusa nelle strade.
La sicurezza di tutte e tutti, residenti e persone di passaggio, deve essere garantita dalle istituzioni, non da gruppi che pretendono di sostituirsi allo Stato. Servono legalità, servizi, politiche sociali e una vera integrazione.

Chiediamo quindi alle forze politiche e sociali democratiche di prendere posizione con chiarezza, ma soprattutto di lavorare sulle cause reali dell'insicurezza, perché la paura non venga trasformata in odio e usata come pretesto per il vantaggio di chi è in malafede.

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSc0yd_u0AB0rgV7rFzM1nEEmil-xu-5kzv0k2S6TTnwxmnTvg/viewform?pli=1

L'INDIFFERENZA FA PIÙ MALE DELLE FERITEUna donna cade alla fermata affollata di un autobus, a Trieste. Si ferisce, fatic...
20/07/2026

L'INDIFFERENZA FA PIÙ MALE DELLE FERITE

Una donna cade alla fermata affollata di un autobus, a Trieste. Si ferisce, fatica a rialzarsi. Intorno a lei, decine di persone. Nessuno si ferma. Nessuno chiede se ha bisogno di aiuto.

Si rialza da sola, tra la folla, invisibile.

C'è una distanza che si è fatta abitudine: quella tra chi cade e chi guarda altrove. Non è assenza di persone — è assenza di sguardo. I corpi si sfiorano nei luoghi condivisi, si toccano quasi, eppure non si vedono. L'altro diventa un ostacolo da aggirare, un imprevisto che non riguarda chi passa.

Forse è la fretta. Forse è la paura di intromettersi, di sbagliare gesto, di essere respinti. O forse è qualcosa di più profondo: la perdita dell'istinto stesso di riconoscersi nell'altro, di sentire che il suo dolore — anche solo per un istante — potrebbe essere il proprio.

Quella distanza non si misura in metri, ma in sguardi che non si incrociano.

Colmarla non richiede eroismo. Basta una domanda, un passo verso chi è caduto, il tempo di fermarsi.

Ridurre la distanza. Tornare a vedersi. Restare umani.

Ciao a tutti!Prima di tutto, un grande grazie per aver partecipato al nostro evento: è stato bello vedervi così coinvolt...
18/07/2026

Ciao a tutti!

Prima di tutto, un grande grazie per aver partecipato al nostro evento: è stato bello vedervi così coinvolti e pieni di idee! 🎉

Come promesso, condividiamo con voi i documenti che sono nati dal lavoro dei nostri gruppi:

- Sanità
- Giovani
- Vivere la città
- Accoglienza possibile
- Lavoro e sviluppo

Sono il frutto del confronto e delle idee emerse durante gli incontri, quindi speriamo possano essere utili e magari anche fonte di ispirazione per nuove riflessioni.

Ora ci prendiamo una piccola pausa estiva, ma non vediamo l'ora di rimetterci al lavoro: a settembre si riparte! Nel frattempo, se avete domande, suggerimenti o semplicemente voglia di scriverci, sapete dove trovarci.

Buona estate a tutti!☀️

Link ai documenti: https://drive.google.com/drive/folders/1KgjuTiofT7LdgGSgJIWixUMcJe5X4RkO?usp=drive_link

Ringraziamo tutti/tutte quanti/quante per l'impegno che è stato messo nella realizzazione dei documenti programmatici pe...
28/06/2026

Ringraziamo tutti/tutte quanti/quante per l'impegno che è stato messo nella realizzazione dei documenti programmatici per migliorare la nostra città.

Vi aspettiamo al Caffè San Marco alle 18.00 di martedì 7 luglio per la restituzione alla cittadinanza del nostro lavoro!

21/05/2026

COMUNICATO DI SOLIDARIETÀ ALLA SCUOLA PRIMARIA "ARPALICE CUMAN PERTILE" DI MAROSTICA.

Alla Dirigente Scolastica, alle insegnanti e a tutti gli alunni della scuola primaria "Arpalice Cuman Pertile" di Marostica,

vi scriviamo per esprimervi la nostra più sincera e convinta solidarietà in questo momento difficile.

Apprendere che una visita didattica — pensata per avvicinare bambini alla realtà del mondo, educarli all'empatia e alla conoscenza dell'altro — abbia generato un'ondata di polemiche, interrogazioni parlamentari e attacchi mediatici ci lascia sgomenti e al tempo stesso determinati a far sentire la nostra voce.

Portare dei bambini a vedere con i propri occhi chi sono le persone che percorrono la rotta balcanica, chi le assiste, chi offre loro cibo, vestiti e cure in assenza delle istituzioni, non è manipolazione ideologica: è educazione civica nella sua forma più autentica.

La scuola ha sempre avuto il compito di aprire finestre sul mondo, non di tenerle chiuse. Insegnare ai bambini a guardare un essere umano come tale — al di là della sua provenienza, del colore della sua pelle, della sua storia — è esattamente ciò che una buona scuola deve fare.

Siete stati coraggiosi. Continuate ad esserlo.
Con stima e vicinanza.

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I GIOVANI E IL PAESEI protagonisti della politica mondiale fanno parte di una generazione che è alla fine del suo percor...
15/01/2026

I GIOVANI E IL PAESE

I protagonisti della politica mondiale fanno parte di una generazione che è alla fine del suo percorso: Trump, ha 79 anni; Putin 73, Xi Jinping 72. In Francia e in Italia va meglio in quanto all’età: non dal punto di vista della politica, ma questo è un altro discorso.

Non ci sono più statisti come De Gasperi, Adenauer e Schuman, che operavano in un conteso di valori condivisi – pur in una vivace dialettica politica – e sapevano guardare alle future generazioni e non alle più prossime elezioni. E mancando ideali di riferimento, inevitabilmente la prospettiva è condizionata dal quadro anagrafico dei protagonisti: la parabola umana finisce per influire sulla visione politica.

Nel caso delle tre grandi potenze il fenomeno è evidente (anche se Xi si ritiene immortale): vogliono spartirsi le sfere di influenza e concludere le rispettive operazioni in fretta, anche a costo di allargare le dimensioni della “guerra mondiale a pezzi”.

Nella UE non si tratta di età (anche se Von der Leyen ha 67 anni), ma della riduzione dell’Unione a tecnocrazia, economia e finanza ben lontane dagli ideali degli europeisti.

Di esercito comune non si è mai voluto parlare e ora la UE è afona e in balia degli eventi. Insomma, è in crisi proprio la dimensione della politica, sostituita dalla logica della forza militare, e manca completamente una visione di futuro transgenerazionale, come è confermato dal totale disinteresse verso l’ambiente in cui viviamo.

Insomma, la crisi sembra senza uscita. Eppure una ce n’è ed è affidata alle giovani generazioni, quelle che partiti e sindacati non riescono a intercettare, quelle alle quali abbiamo consegnato un futuro incerto e precario, che non hanno soldi per rendersi autonomi dalle famiglie.

Che però sono scesi in piazza per la pace a Gaza, senza lasciarsi strumentalizzare da chi ha cercato di mettere il cappello sulle manifestazioni, e hanno contestato l’esame di matura confezionato in un modo assurdo, abbandonati anche dai partiti della sinistra.

E l’energia delle nuove generazioni ha talvolta cambiato la storia. Inevitabile pensare al 1968.

La protesta fu globale, generazionale e non solo politica, ma culturale. Paradossalmente, il movimento mancò il suo obiettivo principale, quello di sovvertire le gerarchie politiche e sociali. Ma ben altri furono gli sbocchi culturali che si espressero sul piano dei diritti: basti pensare ad alcune delle grandi riforme che riguardarono quelli politici, individuali e sociali che videro la luce qualche anno dopo.

Certo, la storia non si ripete mai. Le classi sociali si sono profondamente modificate e i soggetti politici sono stati preda di una profonda mutazione. Ma l’energia dei giovani potrebbe essere il motore per una marcia migliore. Esattamente per questo motivo il nostro gruppo ha stretto un patto tra giovani e anziani: energia ed esperienza si possono accompagnare, ma spetta ai giovani provare a cambiare il Paese.

(L'immagine è tratta da Giovani e famiglie)

Abbiamo ricevuto questa locandina che volentieri pubblichiamo
14/01/2026

Abbiamo ricevuto questa locandina che volentieri pubblichiamo

LA BEFANA DEL SINDACODa tempo stiamo rappresentando il sindaco col suo cappello, imitando un celebre vignettista che usa...
06/01/2026

LA BEFANA DEL SINDACO

Da tempo stiamo rappresentando il sindaco col suo cappello, imitando un celebre vignettista che usava disegnare i personaggi politici con una parte per il tutto. La buonanima di Goria veniva rappresentata solo coi capelli, con evidente ironia. Noi abbiamo scelto il cappello.

Oggi, quel tutto ha dimostrato per l'ennesima volta di non essere più adatto a governare la nostra città. Dopo ripetute castronerie politiche e incontinenze verbali, mentre la città è bloccata da due giorni per una bufera di neve, non ha trovato di meglio che rappresentare sul suo profilo personale Elly Schlein col solito commento sessista: "auguri befana".

Non è una questione di bon ton, neppure politico. E' l'ennesima dimostrazione di una condizione che non gli consente più di esercitare il suo ruolo. Esistesse l'impeachment, sarebbe un caso di scuola.

Come cittadini di Trieste non ci riteniamo rappresentati da lui e non possiamo accattare che Trieste sia diventata, per le sue esternazioni, lo zimbello d'Italia. La città merita di meglio.

LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA IMMIGRAZIONEOggi un bravo cronista del Piccolo ha intervistato tre stranieri che vivono in l...
06/01/2026

LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA IMMIGRAZIONE

Oggi un bravo cronista del Piccolo ha intervistato tre stranieri che vivono in largo Barriera: due operai (un kosovaro e un albanese) e una barista nigeriana. Tutti e tre, anche a nome di altri, hanno espresso la propria insofferenza per il clima che si è instaurato nella zona.

Il parroco sottolinea, col buon senso, una verità lampante: in Barriera ci sono persone straniere che lavorano, che hanno rilevato attività e le mandano avanti e ci sono persone deboli, fuori da ogni circuito, e sono spesso preda della violenza quando non della malavita.

Arrivano da Paesi nei quali la violenza è di casa per condizioni storiche e politiche. Il problema riguarda in particolare i minori non accompagnati, cui le cooperative forniscono, come da condizioni di appalto, solo un posto letto: non corsi di italiano, tantomeno di formazione, non sport. Così, questi ragazzi si esprimono con la violenza appresa a casa loro, dove la guerra è spesso guerra esportata da altri Paesi.

Sappiamo bene che la dotazione delle forze dell’ordine è quella che è, e che le file di immigrati presso la Questura sono spesso dovute a motivi logistici, alla carenza di personale e alla vetustà degli apparecchi in dotazione: non a caso il questore precedente aveva proposto di spostare la struttura preposta ai permessi a Valmaura, in una sede più capiente, ma la politica non aveva accettato: i voti sono voti, meglio le file.

PERO' CI TROVIAMO IN UNA SITUAZIONE STRAORDINARIA, non solo per l'ordine pubblico, ma per il FREDDO INTENSO E IL PROBLEMA DI GARANTIRE RAPIDAMENTE AI RIFUGIATI, NELL'80% DEI CASI DI PASSAGGIO, un tetto sopra la testa. Non siamo un’associazione e non entriamo nel dibattito politico quotidiano: spetta alle forze politiche e alle associazioni farlo.

Non abbiamo consigli da dare a partiti, istituzioni o sindacati, ma è chiaro che la LA PRIMA URGENZA E'QUELLA DI METTERE AL RIPARO CHI DORME ALL'ADDIACCIO per evitare altre morti di cui, come cittadini di Trieste, ci sentiremmo oggettivamente corresponsabili.

Abbiamo a cuore una soluzione: nel nostro gruppo vi sono molte persone che lavorano nel settore dell’accoglienza. Ma dovrebbero averla a cuore anche una seria amministrazione comunale e regionale che non possono cavarsela con l’avvertimento: “li avevamo avvisati. Qui si sta al freddo”. Perché dovrebbero aggiungere, con onestà intellettuale: ci fa comodo che il problema rimanga insoluto.

Chiediamo perciò che venga messo in sicurezza il rione di Barriera: lo chiedono anche i migranti che ci vivono e ci lavorano onestamente. Perché la realtà è banale: ci sono stranieri onesti e lavoratori, e persone che non lo sono. Poi, certo, ci sono i criminali puri che non si distinguono dal colore della pelle e che devono rispondere penalmente dei loro reati: del resto ce ne sono, parecchi, di italianissimi.

Crediamo che debba essere potenziato il personale di P.S. e carabinieri dedicato all’ordine pubblico ma anche a gestire le richieste dei rifugiati: due facce della stessa medaglia, un’emergenza della quale il governo dovrebbe farsi carico. Del resto lo chidono, inascoltati, anche i sindacati di polizia.

Perciò ci sentiamo di fare una proposta al prefetto: lo chieda al ministro, e poi convochi una sede stabile di confronto con Comune, Associazioni, Sindacati, cercando di creare un circolo virtuoso tra istituzioni e volontariato. Non siamo un'associazione, ma siamo certamente disponibili nella misura del nostro ruolo non formale e delle nostre competenze.

In tempi non sospetti chi ha fondato questo gruppo ha formulato precise richieste a Comune e Prefettura, raccogliendo 7500 firme per sgomberare il vecchio Silos in condizioni immonde e trovare un tetto dignitoso ai rifugiati, ma anche ai clochard italiani.

Il Comune non ha mai risposto. Il prefetto precedente, dopo una prima riunione tempestosa, perché aveva equivocato sulla nostra posizione politica (la nostra proposta era umanitaria e non siamo legati ad alcun partito), ci ha ascoltati, ma le riposte non sono venute.

Così gli avevamo mandato una risposta articolata con una proposta precisa: visto che Trieste rimarrà la porta della rotta balcanica, che nessun muro fermerà il flusso dei disperati e che la vigilanza limiterà l’azione dei passeur, ma non li fermerà, ritenevano (e riteniamo) indispensabile un cambiamento di paradigma per creare un sistema dell’accoglienza ad alta rotazione stabile e definitivo, articolato su tre soluzioni integrate:

a) una gestione coordinata delle emergenze; b) uno o più centri di accoglienza dotati di quanto necessario per ospitare degli esseri umani nel rispetto della loro dignità; c) una prassi di sveltimento delle pratiche per definire il loro status, e l’incremento (nel numero e nella frequenza) dei trasferimenti di chi ha altre mete, non aspira a rimanere a Trieste e magari può mettersi un tetto sulla testa, che sono l'80% di chi arriva.

Ribadiamo quella proposta. Solo così si eviterà che le strutture si intasino e si crei un’emergenza com’è costantemente accaduto finora. Dobbiamo ricordarci che parliamo di persone e non di cose e ci auguriamo di non leggere più la parola "sgomberi". Non è in gioco solo il decoro della città, ma anche il suo livello di civiltà e il rispetto di vite umane e della loro dignità. Con questo problema dovremo convivere ed è da irresponsabili pensare di farlo lasciando al loro destini le persone.

SPERIAMO CHE IL 2026 SIA VERAMENTE UN ANNO "NUOVO"
01/01/2026

SPERIAMO CHE IL 2026 SIA VERAMENTE UN ANNO "NUOVO"

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