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TriesteinRete Cittadinanza attiva

C'è tempo per firmare questo appello fino a venerdì 23 ottobre. Parte della cittadinanza si sta mobilitando.Noi sappiamo...
19/10/2026

C'è tempo per firmare questo appello fino a venerdì 23 ottobre.
Parte della cittadinanza si sta mobilitando.
Noi sappiamo che è la parte giusta, e vogliamo stare da quella parte, e restare umani.

All'attenzione del Questore di Trieste All'attenzione del Prefetto di Trieste Oggetto: Richiesta di revisione delle disposizioni relative all'assistenza alle persone migranti in Piazza della Libertà a Trieste Sig.ra Questora, Sig. Prefetto, scriviamo per esprimere la nostra indignazione nel leggere...

Esprimiamo piena salidarietà a Shahid Aziz in seguito al rifiuto della sua domanda di cittadinanza da parte della Prefet...
07/09/2026

Esprimiamo piena salidarietà a Shahid Aziz in seguito al rifiuto della sua domanda di cittadinanza da parte della Prefettura di Trieste, sentito il parere del Ministero. La storia di Shahid la potete leggere nell'articolo postato qui sotto. È un uomo che abbiamo potuto conoscere e stimare per la sua intelligenza e il suo impegno. Un impegno che non mette solo a servizio dei migranti nel suo lavoro quotidiano di mediatore culturale, ma che ha speso con costanza per costruire qui a Trieste una famiglia e per progredire nei suoi studi dalla scuola media all'Università, sempre con risultati di eccellenza. Shahid paga le tasse e le imposte come ogni altro cittadino, lavora, studia, ha acquistato una casa a Trieste e partecipa attivamente alla vita sociale della città: eppure non si merita ancora di ottenerne la cittadinanza.

Oltre che solidali siamo indignati, perchè la sua esperienza dimostra che l'unico vero interesse delle istituzioni è quello di demotivare i percorsi di vera integrazione ed inclusione (possibili!) riempiendosi la bocca di parole retoriche a cui non seguono mai i fatti. Seguiremo da vicino la sua vicenda, che non riteniamo vada letta come un fatto di mera burocrazia ma come una palese e illegale discriminazione.

https://www.rainews.it/tgr/fvg/articoli/2026/09/shahid-rifugiato-afghano-che-vuole-diventare-cittadino-italiano-52a0ea6a-6905-4baa-b866-c7e2791067bc.html?utm_source=chatgpt.com&fbclid=IwY2xjawUKeChwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHm22MYrx8XXDPvEPSn666H0ajtH-JFrp0hNqeuSsx8vHJ1JWzniIFSu69lU2_aem_ZUTuih6R_8fOmYWWnOLSUg&sfnsn=scwspwa

A Trieste dal 2015, oggi ha una famiglia, due lauree in arrivo e anni di lavoro anche per enti pubblici. Ma la Prefettura ha respinto la sua domanda

18/08/2026

Il 21 agosto Forza Nuova ha annunciato una "passeggiata per la sicurezza", lasciando intendere che potrebbero seguirne altre. Sono iniziative che ci preoccupano, non per l'esiguo numero di persone coinvolte, ma per il messaggio che portano con sé. A chi lavora ogni giorno per accogliere e sostenere le persone più fragili va tutta la nostra vicinanza.

Prendersela con lo straniero è facile. È facile indicare chi viene da un altro Paese, chi vive ai margini o chi appare diverso come responsabile dei problemi di una comunità. Alcune forze usano queste paure per indebolire la fiducia nelle istituzioni e nella democrazia. Altre le usano per ottenere consenso, promettendo soluzioni che poi non arrivano. Del resto, se un problema porta voti, diventa più conveniente continuare a parlarne che gestirlo davvero.

I problemi principali sono altri: povertà, disagio sociale, mancanza di servizi.

Allo stesso tempo, serve parlare con chiarezza di integrazione. Sarebbe sbagliato ignorare i timori dei cittadini. Accogliere non significa soltanto permettere a una persona di vivere sul nostro territorio: significa creare le condizioni perché possa imparare la lingua, lavorare, partecipare alla vita della comunità e conoscere i propri diritti e doveri. Significa anche chiedere a chi arriva di rispettare le leggi e i valori fondamentali della nostra democrazia: libertà, uguaglianza, parità tra donne e uomini, rispetto delle persone e rifiuto della violenza.

Se l'integrazione non funziona e le istituzioni non riescono a governare questi fenomeni, i timori cresceranno e continueranno a essere usati politicamente. Non crediamo che la risposta giusta sia lo scontro diretto, anzi, serve invece un impegno culturale e politico più forte, in un clima nazionale e locale allarmante, e una presenza costante e diffusa nelle strade.
La sicurezza di tutte e tutti, residenti e persone di passaggio, deve essere garantita dalle istituzioni, non da gruppi che pretendono di sostituirsi allo Stato. Servono legalità, servizi, politiche sociali e una vera integrazione.

Chiediamo quindi alle forze politiche e sociali democratiche di prendere posizione con chiarezza, ma soprattutto di lavorare sulle cause reali dell'insicurezza, perché la paura non venga trasformata in odio e usata come pretesto per il vantaggio di chi è in malafede.

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSc0yd_u0AB0rgV7rFzM1nEEmil-xu-5kzv0k2S6TTnwxmnTvg/viewform?pli=1

L'INDIFFERENZA FA PIÙ MALE DELLE FERITEUna donna cade alla fermata affollata di un autobus, a Trieste. Si ferisce, fatic...
20/07/2026

L'INDIFFERENZA FA PIÙ MALE DELLE FERITE

Una donna cade alla fermata affollata di un autobus, a Trieste. Si ferisce, fatica a rialzarsi. Intorno a lei, decine di persone. Nessuno si ferma. Nessuno chiede se ha bisogno di aiuto.

Si rialza da sola, tra la folla, invisibile.

C'è una distanza che si è fatta abitudine: quella tra chi cade e chi guarda altrove. Non è assenza di persone — è assenza di sguardo. I corpi si sfiorano nei luoghi condivisi, si toccano quasi, eppure non si vedono. L'altro diventa un ostacolo da aggirare, un imprevisto che non riguarda chi passa.

Forse è la fretta. Forse è la paura di intromettersi, di sbagliare gesto, di essere respinti. O forse è qualcosa di più profondo: la perdita dell'istinto stesso di riconoscersi nell'altro, di sentire che il suo dolore — anche solo per un istante — potrebbe essere il proprio.

Quella distanza non si misura in metri, ma in sguardi che non si incrociano.

Colmarla non richiede eroismo. Basta una domanda, un passo verso chi è caduto, il tempo di fermarsi.

Ridurre la distanza. Tornare a vedersi. Restare umani.

Ciao a tutti!Prima di tutto, un grande grazie per aver partecipato al nostro evento: è stato bello vedervi così coinvolt...
18/07/2026

Ciao a tutti!

Prima di tutto, un grande grazie per aver partecipato al nostro evento: è stato bello vedervi così coinvolti e pieni di idee! 🎉

Come promesso, condividiamo con voi i documenti che sono nati dal lavoro dei nostri gruppi:

- Sanità
- Giovani
- Vivere la città
- Accoglienza possibile
- Lavoro e sviluppo

Sono il frutto del confronto e delle idee emerse durante gli incontri, quindi speriamo possano essere utili e magari anche fonte di ispirazione per nuove riflessioni.

Ora ci prendiamo una piccola pausa estiva, ma non vediamo l'ora di rimetterci al lavoro: a settembre si riparte! Nel frattempo, se avete domande, suggerimenti o semplicemente voglia di scriverci, sapete dove trovarci.

Buona estate a tutti!☀️

Link ai documenti: https://drive.google.com/drive/folders/1KgjuTiofT7LdgGSgJIWixUMcJe5X4RkO?usp=drive_link

Ringraziamo tutti/tutte quanti/quante per l'impegno che è stato messo nella realizzazione dei documenti programmatici pe...
28/06/2026

Ringraziamo tutti/tutte quanti/quante per l'impegno che è stato messo nella realizzazione dei documenti programmatici per migliorare la nostra città.

Vi aspettiamo al Caffè San Marco alle 18.00 di martedì 7 luglio per la restituzione alla cittadinanza del nostro lavoro!

21/05/2026

COMUNICATO DI SOLIDARIETÀ ALLA SCUOLA PRIMARIA "ARPALICE CUMAN PERTILE" DI MAROSTICA.

Alla Dirigente Scolastica, alle insegnanti e a tutti gli alunni della scuola primaria "Arpalice Cuman Pertile" di Marostica,

vi scriviamo per esprimervi la nostra più sincera e convinta solidarietà in questo momento difficile.

Apprendere che una visita didattica — pensata per avvicinare bambini alla realtà del mondo, educarli all'empatia e alla conoscenza dell'altro — abbia generato un'ondata di polemiche, interrogazioni parlamentari e attacchi mediatici ci lascia sgomenti e al tempo stesso determinati a far sentire la nostra voce.

Portare dei bambini a vedere con i propri occhi chi sono le persone che percorrono la rotta balcanica, chi le assiste, chi offre loro cibo, vestiti e cure in assenza delle istituzioni, non è manipolazione ideologica: è educazione civica nella sua forma più autentica.

La scuola ha sempre avuto il compito di aprire finestre sul mondo, non di tenerle chiuse. Insegnare ai bambini a guardare un essere umano come tale — al di là della sua provenienza, del colore della sua pelle, della sua storia — è esattamente ciò che una buona scuola deve fare.

Siete stati coraggiosi. Continuate ad esserlo.
Con stima e vicinanza.

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I GIOVANI E IL PAESEI protagonisti della politica mondiale fanno parte di una generazione che è alla fine del suo percor...
15/01/2026

I GIOVANI E IL PAESE

I protagonisti della politica mondiale fanno parte di una generazione che è alla fine del suo percorso: Trump, ha 79 anni; Putin 73, Xi Jinping 72. In Francia e in Italia va meglio in quanto all’età: non dal punto di vista della politica, ma questo è un altro discorso.

Non ci sono più statisti come De Gasperi, Adenauer e Schuman, che operavano in un conteso di valori condivisi – pur in una vivace dialettica politica – e sapevano guardare alle future generazioni e non alle più prossime elezioni. E mancando ideali di riferimento, inevitabilmente la prospettiva è condizionata dal quadro anagrafico dei protagonisti: la parabola umana finisce per influire sulla visione politica.

Nel caso delle tre grandi potenze il fenomeno è evidente (anche se Xi si ritiene immortale): vogliono spartirsi le sfere di influenza e concludere le rispettive operazioni in fretta, anche a costo di allargare le dimensioni della “guerra mondiale a pezzi”.

Nella UE non si tratta di età (anche se Von der Leyen ha 67 anni), ma della riduzione dell’Unione a tecnocrazia, economia e finanza ben lontane dagli ideali degli europeisti.

Di esercito comune non si è mai voluto parlare e ora la UE è afona e in balia degli eventi. Insomma, è in crisi proprio la dimensione della politica, sostituita dalla logica della forza militare, e manca completamente una visione di futuro transgenerazionale, come è confermato dal totale disinteresse verso l’ambiente in cui viviamo.

Insomma, la crisi sembra senza uscita. Eppure una ce n’è ed è affidata alle giovani generazioni, quelle che partiti e sindacati non riescono a intercettare, quelle alle quali abbiamo consegnato un futuro incerto e precario, che non hanno soldi per rendersi autonomi dalle famiglie.

Che però sono scesi in piazza per la pace a Gaza, senza lasciarsi strumentalizzare da chi ha cercato di mettere il cappello sulle manifestazioni, e hanno contestato l’esame di matura confezionato in un modo assurdo, abbandonati anche dai partiti della sinistra.

E l’energia delle nuove generazioni ha talvolta cambiato la storia. Inevitabile pensare al 1968.

La protesta fu globale, generazionale e non solo politica, ma culturale. Paradossalmente, il movimento mancò il suo obiettivo principale, quello di sovvertire le gerarchie politiche e sociali. Ma ben altri furono gli sbocchi culturali che si espressero sul piano dei diritti: basti pensare ad alcune delle grandi riforme che riguardarono quelli politici, individuali e sociali che videro la luce qualche anno dopo.

Certo, la storia non si ripete mai. Le classi sociali si sono profondamente modificate e i soggetti politici sono stati preda di una profonda mutazione. Ma l’energia dei giovani potrebbe essere il motore per una marcia migliore. Esattamente per questo motivo il nostro gruppo ha stretto un patto tra giovani e anziani: energia ed esperienza si possono accompagnare, ma spetta ai giovani provare a cambiare il Paese.

(L'immagine è tratta da Giovani e famiglie)

Abbiamo ricevuto questa locandina che volentieri pubblichiamo
14/01/2026

Abbiamo ricevuto questa locandina che volentieri pubblichiamo

LA BEFANA DEL SINDACODa tempo stiamo rappresentando il sindaco col suo cappello, imitando un celebre vignettista che usa...
06/01/2026

LA BEFANA DEL SINDACO

Da tempo stiamo rappresentando il sindaco col suo cappello, imitando un celebre vignettista che usava disegnare i personaggi politici con una parte per il tutto. La buonanima di Goria veniva rappresentata solo coi capelli, con evidente ironia. Noi abbiamo scelto il cappello.

Oggi, quel tutto ha dimostrato per l'ennesima volta di non essere più adatto a governare la nostra città. Dopo ripetute castronerie politiche e incontinenze verbali, mentre la città è bloccata da due giorni per una bufera di neve, non ha trovato di meglio che rappresentare sul suo profilo personale Elly Schlein col solito commento sessista: "auguri befana".

Non è una questione di bon ton, neppure politico. E' l'ennesima dimostrazione di una condizione che non gli consente più di esercitare il suo ruolo. Esistesse l'impeachment, sarebbe un caso di scuola.

Come cittadini di Trieste non ci riteniamo rappresentati da lui e non possiamo accattare che Trieste sia diventata, per le sue esternazioni, lo zimbello d'Italia. La città merita di meglio.

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