Monumenti Ritrovati

Monumenti Ritrovati Pagina ad interesse storico-culturale per divulgare foto e notizie inerenti l’età contemporanea

Forte JafferauForte FöensForte JafferauPosto sull’omonima vetta dominante, è il forte più alto in quota in Italia (il pr...
26/11/2025

Forte Jafferau
Forte Föens

Forte Jafferau
Posto sull’omonima vetta dominante, è il forte più alto in quota in Italia (il primato era dello Chaberton, che però oggi si trova in territorio francese); subito alla visita si capisce perché proprio qui gli alti comandi decisero di piazzarci un forte: la copertura sulla conca di Bardonecchia è pressoché totale, così come per le vie d’accesso, inoltre l’alta quota permetteva di colpire in territorio francese. Oggi rimangono solo dei ruderi dato che al termine della Seconda guerra mondiale, per il Trattato di Parigi, era stata prevista la distruzione di molte delle fortificazioni di confine locali. Il forte venne costruito tra il 1896 ed il 1898 ed è ben intuibile nelle sue strutture principali, nonostante lo stato a rudere, lo stampo tipico ottocentesco delle fortificazioni costruite in quel periodo e anche di tutto il complesso della zona: dalla batteria in vetta con fossato dotato di ponte levatoio per l’accesso alla caserma posta a quota più bassa. Sul versante rivolto verso Bardonecchia risulta ancora evidente, a tratti, ciò che rimane di un muro difensivo. Il forte era dotato di 8 cannoni con angolazione fissa ed altri in magazzino atti a formare altre batteria all’occorrenza.

Forte Föens
Posto circa 600m di quota più in basso rispetto al forte Jafferau, nello stesso periodo venne costruito anche il forte Föens, il cui accesso - ancora oggi - avviene dalla strada militare in quota che collega Fenils a Bardonecchia. Sulla copertura di entrambi i forti si notano ancora i segni a terra per direzionare i cannoni: il forte Föens però aveva lo scopo principale di raccogliere soldati da spostare poi all’occorrenza presso altre fortificazioni limitrofe. Nonostante lo smantellamento risulta ad oggi in buone condizioni. I due forti sono oggi collegati da un sentiero, a tratti esposti, con una piccola frana ad un certo punto al momento del passaggio (agosto 2025), motivo per cui si sconsiglia di percorrerlo

L’accesso all’area può avvenire a piedi, modalità che, come ormai chi ci segue da un pezzo ormai già saprà, consigliamo vivamente oppure via mezzi motorizzati seguendo la strada militare sterrata che parte da Fenils. Per la camminata è possibile partire dalla località “Bacini” sopra Bardonecchia, potendo compiere da lì un giro ad anello. La presenza della strada militare carrozzabile aumenta l’afflusso di turisti, per questo motivo sarebbe consigliato visitare la zona fuori stagione

Fortificazioni del valico del MoncenisioStraordinaria zona di confine, tra Italia e Francia, ricca di opere militari cos...
09/11/2025

Fortificazioni del valico del Moncenisio

Straordinaria zona di confine, tra Italia e Francia, ricca di opere militari costruite a partire dalla seconda metà del 1800. L’area fu ulteriormente fortificata nell’ottica del Vallo Alpino e interessata da conflitti nella Seconda guerra mondiale, nel 1940 corso della Battaglia delle Alpi Occidentali della quale sono ancora visibili dei crateri delle esplosioni; successivamente tutto il dispositivo militare locale passò alla Francia, a seguito del trattato di Parigi nel 1947. Il complesso include svariati forti , una tagliata residuale, bunker, strade militari, trincee e caserme

Forcella DignasCresta trincerata della Croda Nera/BärenbadeggSpesso i luoghi di confine appartenenti al cosiddetto “teat...
06/11/2025

Forcella Dignas
Cresta trincerata della Croda Nera/Bärenbadegg

Spesso i luoghi di confine appartenenti al cosiddetto “teatro secondario” della Prima guerra mondiale tra Italia e Austria-Ungheria sono i più interessanti dal punto di vista storico: selvaggi, naturali, rimasti per lo più intatti da allora. Qui si trovano ancora molti dei segni delle opere belliche costruite in quell’occasione. In questa zona di fatto si trovava a percorrere la linea del fronte, che dal monte Palombino per la forcella Dignas proseguiva per creste fino al monte Vancomun e poi oltre fino al Peralba. La linea trincerata, complice il passare del tempo, risulta emergere solo a tratti ma nonostante tutto un occhio attento non può non accorgersene: si possono solo immaginare gli sforzi che furono richiesti per costruire queste opere in ambienti impervi e difficili da approvvigionare. Dopo il conflitto, l’area della forcella Dignas fu attrezzata con delle caserme di confine ed annessa strada militare di accesso: dal passo la vista si apre subito verso l’Austria davanti, sulla Val Visdende dall’altra parte, cosa che fa intuire l’importanza chiave della forcella. Nei pressi si trovano svariate opere militari, tra trincee avvallamenti e postazioni abbandonate. La zona è relativamente frequentata fino alla forcella Dignas, per poi diventare piuttosto selvaggia proseguendo verso la Croda Nera o verso il Passo di Cima Vallona (di cui si scriverà più avanti). Proseguendo per la Bärenbadegg il sentiero diventa a tratti aereo, quindi non adatto a chi non ha dimestichezza con queste situazioni, sempre passando per trincee e postazioni (livellate, con tutta probabilità sede di baraccamenti stabili) fino alla vetta, da lì si prosegue per creste fino al Vancomun, sempre affiancando i resti di opere militari.

Escursione interessante sotto ogni aspetto: storico, paesaggistico ed escursionistico. Speriamo che la genuinità della zona non venga intaccata dai drammi odierni come quello del turismo di massa mordi e fuggi!

Forte Monte ScaleForte Dossaccio (Oga/Venini)Forte Monte ScaleSituato su una panoramicissima vetta, alla visita si capis...
04/08/2025

Forte Monte Scale
Forte Dossaccio (Oga/Venini)

Forte Monte Scale
Situato su una panoramicissima vetta, alla visita si capisce immediatamente il perché i comandi dell’esercito lo militarizzarono: la vista spazia dall’avvallamento dello Stelvio, allo Scorluzzo e all’Ortles (di cui seguiranno alcuni resoconti).
Il forte venne costruito tra il 1911 e il 1914 e corredato con batteria di artiglieria esterna, risultando quindi già completato allo scoppio della Prima guerra mondiale; il fronte di guerra iniziava dal passo dello Stelvio e nel corso dell’intero conflitto questo settore non subì molte variazioni. Il luogo in cui sorgeva il forte era quindi in tranquille retrovie: fu effettuato qualche bombardamento nell’area dello Scorluzzo, senza però che risultasse decisivo. Tra i vari pezzi di artiglieri che qui vennero posizionati, due di essi vennero portati dal vicino forte Dossaccio, essendo questo ancora più nelle retrovie. L’accesso può avvenire per due vie: un sentiero diretto (consigliato) o attraverso la vecchia mulattiera di accesso (sconsigliatissimo). La mulattiera risulta essere in ottime condizioni fino ad una certa quota, per poi trasformarsi nel giro di poche centinaia di metri in un esposto e bruttissimo sentiero che si sviluppa su resti di frane e passante per ghiaioni, cosa che come si può immaginare scatena la fantasia delle imprecazioni divine: si sconsiglia vivamente si salire da qui. Molto meglio usare il sentiero che parte nei pressi del laghetto sottostante (sentiero 197).

Forte Dossaccio
Noto anche come Forte Oga, nel dopoguerra Forte Venini (intitolato alla medaglia d’oro Corrado Venini), sorge sopra l’abitato di Bormio lungo le pendici del monte Masucco; fu costruito tra il 1909 ed il 1914. Il compito principale dell’opera era sbarrare la valle del Braulio e l’accesso alla Valtellina; come il Forte Monte Scale (noto nel corso del conflitto anche come Ricovero Vetta Monte delle Scale) anch’esso risultò essere nelle retrovie e per questo motivo non fu partecipe di molte azioni. Oggi ospita un museo che però alla data della visita risultava chiuso.

Quella del Monte delle Scale risulta un’escursione panoramica e soddisfacente da cui la vista spazia dallo Stelvio a tutte le vette circostanti oltre i 3000, l’abitato di Bormio e dintorni, la valle di Fraele dove ci sono due laghi artificiali

Foto: settembre 2023

Forte CorbinIl Forte Corbin, completato nel 1914, è un forte italiano situato sull’Altopiano di Asiago (1077m) costruito...
30/07/2025

Forte Corbin

Il Forte Corbin, completato nel 1914, è un forte italiano situato sull’Altopiano di Asiago (1077m) costruito a difesa del confine con l’Austria-Ungheria; l'opera doveva agire in connubio con il forte Casa Ratti, situato più in basso nella Val d’Astico (questo, purtroppo, oggi giace nello sfacelo e nell’abbandono più totale; il Corbin, invece, è oggi visitabile e include anche un piccolo museo). Per la costruzione fu fatta una strada militare apposita, con le circostanti trincee di collegamento, fu anche utilizzata la appena inaugurata ferrovia Piovene-Rocchetta (smantellata, purtroppo, nel 1958, successivamente insieme ad altre ferrovie in un periodo in cui l’Italia decise di puntare sul trasporto su gomma). Il forte bersagliò le postazioni ed il forte di Luserna all’inizio del conflitto, man mano che il conflitto proseguì l’importanza dell’opera diminuì e i cannoni furono spostati più vicini al fronte; fu conquistato dall’esercito imperiale il 4 giugno 1916, in occasione della Frühjahrsoffensive (in Italia, conosciuta come Strafexpedition) e riconquistato il 25 nella controffensiva italiana; nel dopoguerra fu oggetto dell’azione dei recuperanti. Molto interessante la visita, che porta ad attraversare anche gli interni, da cui si fuoriesce nel fossato difensivo; dal panorama che si staglia dalla parte superiore si intuisce la scelta del luogo per erigere un forte: molte alture circostanti sono “in bella vista”, oltre al dominio sulla sottostante Val d’Astico.

Foto: dicembre 2023

Monte Cengio - Salto dei GranatieriL’area del Monte Cengio venne dichiarata “zona sacra” nel 1967, per gli eventi bellic...
28/07/2025

Monte Cengio - Salto dei Granatieri

L’area del Monte Cengio venne dichiarata “zona sacra” nel 1967, per gli eventi bellici che qui ebbero luogo nel corso della Prima guerra mondiale: durante la Frühjahrsoffensive (Offensiva di Primavera) del 1916, popolarmente nota in Italia come Strafexpedition (Spedizione Punitiva), l’Austria-Ungheria arrivò quasi a sfondare. Per dare un’idea, l’azione offensiva si sviluppò principalmente dalla zona di Mori (TN) all’area di Grigno (TN) seguendo il tracciato del fronte dell’epoca, giungendo ad un passo dalla pianura veneta, occupando il paese di Arsiero (VI) per poco più di un mese. Nella zona del Cengio venne conquistato il Forte Corbin (di cui si parlerà più avanti) da cui l'esercito imperiale proseguì poi verso il monte in questione, considerato un punto cardine per l’intera zona: caratterizzata per stagliarsi al limite di dirupi che danno verso la sottostante Val d’Astico. E’ difficile, trattando temi della Prima guerra mondiale, dividere i fatti reali da quelli propagandati negli anni successivi (distorti della retorica del culto del morto e del culto dell’eroe), tuttavia la leggenda vuole che in quest’occasione i soldati italiani, allo stremo senza rifornimenti e munizioni, durante il corpo a corpo trascinarono con sé i soldati nemici gettandosi dai dirupi con loro; da questo prende il nome di “Salto dei Granatieri” la zona con spuntoni rocciosi a dirupo, sottostante la cima dell’altura e dai quali si vede la croce di vetta. Il monte Cengio fu infine conquistato il 4 giugno ma venne ripreso il 25 giugno, nel corso della controffensiva italiana. Nell’intera offensiva, le perdite tra tutti e due gli schieramenti furono importanti: tra uccisi, feriti e dispersi furono circa 83.000 dal lato italiano (di cui 10.200 solo nel Cengio, in 6 giorni di combattimento) e 147.000 dal lato austroungarico. Come è noto, le cifre riguardanti gli eventi della Grande Guerra sono sempre indicative ma danno ben l’idea di cosa abbiano significato movimenti e battaglie del genere, nelle quali (lo ricordiamo e non smetteremo di farlo), alla stesura dei risultati, i grandi burocrati degli eserciti si riferivano ai soldati - ossia delle persone - col termine di ”materiale umano”, cosa che dovrebbe far riflettere chi è dotato di un minimo di raziocinio, soprattutto per la piega presa dagli eventi contemporanei.

Il luogo è facilmente raggiungibile attraverso più itinerari, tra i quali una suggestiva escursione che porta ad attraversare una mulattiera scavata su dirupi (giro non adatto a chi soffre di vertigini), aeree postazioni affacciate alla Val d’Astico e gallerie con finestre che si aprono sul panorama; la facilità di accesso alla zona la porta ad essere molto frequentata, pertanto se ne consiglia la visita alle prima luci del giorno di una giornata fuori stagione, per poi proseguire a tappe altrove nella giornata (come ad esempio il vicino forte Corbin, che sarà l’oggetto del prossimo post)

Foto: dicembre 2023

Monte NavagiustPassi Giramondo, Val d’Inferno e NiedergailInteressante escursione in quelle sempre belle terre di confin...
08/07/2025

Monte Navagiust
Passi Giramondo, Val d’Inferno e Niedergail

Interessante escursione in quelle sempre belle terre di confine tra Friuli e Austria, in cui sono ancora visibili i segni antropogenici del conflitto tra Italia e Austria-Ungheria. Pur non meno importanti, sono i cosiddetti “teatri secondari”, quelli cioè distanti dai luoghi dove le persone ed i mezzi coinvolti in grandi operazioni erano di gran lunga maggiori ma di cui si potrebbe lo stesso raccontare e scrivere molto.

Monte Navagiust
Subito finito sotto la lente d’ingrandimento dei Comandi, il monte si staglia dominante su tre valli, da qui l’importanza che se ne diede: lo si raggiunge tramite strade forestali e sentieri che ricalcano in parte le mulattiere di guerra create per l’occasione. Nella sua parte longitudinale, una cresta trincerata con i resti di baraccamenti, postazioni e trincee porta ad un osservatorio sulla cima (irraggiungibile alla data dell’escursione nell’agosto 2024, a causa di un tratto di sentiero coinvolto da frana, subito dopo la cresta trincerata); una delle postazioni presenta ancora il tetto in legno originale dell’epoca. Tutto questo settore del fronte fu fin dall’inizio caratterizzato da piccoli, ma costanti e numerosi; eventi con scaramucce che alternarono momentanee conquiste e ritirate da entrambe le parti. Avvicinandosi si passa presso le casere Bordaglia di Sotto e di Sopra, che facevano parte del caposaldo del monte; poco prima della Casera di Sopra si trova una fontana risalente al 1915 e restaurata, da cui l’acqua sgorga copiosa, punto di ristoro benaccetto.

Passo Val d’Inferno
Adiacenti al Navagiust si trovano la Sella Sissanis (con panoramica sul laghetto Pera e sul gruppo del Monte Volaia - di cui scriveremo a parte più avanti) e il passo Val d’Inferno, sito oggi sull’attuale confine Italia-Austria, così come gli altri due. Il passo fu conquistato il 25 maggio 1915 dagli Italiani ma fu abbandonato il 28 a causa di una tenace risposta austroungarica. Successivamente ci furono altri e continui scontri in tutta l’area, nel corso di uno di questi p***e la vita il S.ten. Pascoli, che da il nome all’altura vicino al lago Pera (Quota Pascoli). Il complesso trincerato del passo Val d’Inferno giace ancora in parte evidente, seppur coperto dalla vegetazione, visibile ad occhi interessati; seguendo la parte di trincea che si arrocca alla base della Creta di Bordaglia, soprattutto sulla prima parte detritica, emerge ancora dalla roccia il filo spinato dell’epoca. La trincea si sviluppava da tutte le parti del passo, sia dal versante del monte Chiastronat che verso quello della Creta di Bordaglia.

Passo di Niedergail - Passo Giramondo
Superando l’aerea parte di sentiero che si percorre ai piedi della Creta di Bordaglia si giunge ad un trivio con altri trinceramenti, da qui un viottolo non segnato porta direttamente al passo di Niedergail: questo sentiero, dalle evidenti fattezze di un raccordo di collegamento militare, permette di osservare il piccolo avvallamento che collega il Niedergail a quello di Giramondo, lasciando intravedere le tracce di trincee di collegamento, poco identificabili percorrendo il sentiero principale. Al passo di Niedergail è visibile sul versante austriaco uno spiano, sicuramente utilizzato per dei baraccamenti, oltre ad altre tratte trincerate; da qui si prosegue per un viottolo, sempre non segnato, che porta al passo Giramondo. Questo fu aspramente conteso in quanto ritenuto da tutti gli schieramenti la chiave di controllo dell’area

Sono queste le escursioni che, una volta concluse, portano a riflessioni sull’attuale stato di conservazione delle vestigia della Grande Guerra: l’argomento è sempre quello, si alternano esempi di recuperi straordinari ed impeccabili ad aree in cui l’abbandono è pressoché totale. Certo, forse è meglio così, piuttosto che fare parcheggi in quota e creare sprezzanti luna park in quota come accade altrove, però un pò dispiace sempre che, alla fine della fiera, luoghi straordinari di questo tipo siano per lo più lasciati alla cura della natura ed alla mercé del tempo

Fort HenselParco tematico della Grande Guerra Abschnit SeiseraFort HenselIl forte viene edificato dall'Impero austrounga...
26/05/2025

Fort Hensel
Parco tematico della Grande Guerra Abschnit Seisera

Fort Hensel
Il forte viene edificato dall'Impero austroungarico agli inizi del 1800 ed già opera in età napoleonica quando nel 1809 viene occupato dai Francesi: rentrato in possesso dell’Impero, venne rimodernizzato tra il 1881 ed il 1884. Allo scoppio della guerra il Regno d’Italia aveva creato in Val Dogna una forza di artiglieria piuttosto importante che ben presto si interessò a questo forte, rendendolo di fatto inutilizzabile. Come fu per molti dei forti ottocenteschi trovatisi ad operare nel contesto della Prima guerra mondiale, questi erano già obsoleti. Il forte era diviso in due complessi (alto e basso), provvisto di 14 cannoni in tutto e si possono notare ancora oggi i risultati dei bombardamenti. Lungo la strada di accesso si passa per alcune opere del Vallo Alpino, utilizzate anche nel secondo dopoguerra.

Parco tematico della Val Saisera
Il complesso nasce ad opera dell’esercito austroungarico con la funzione di contrastare eventuali incursioni italiane provenienti dalla vicina Val Dogna e doveva agire da primo sbarramento concordemente ad altre opere più interne in valle in direzione dell’attuale Valbruna, di cui oggi non è rimasta traccia. La visita offre il passaggio per postazioni e trincee con interessanti descrizioni in loco. Particolare è la postazione del “Sasso bucato”: costruita interamente dentro un masso erratico che ospitava delle mitragliatrici in galleria. All’ingresso della valle, superato l’abitato di Valbruna si passa vicino ad un cimitero militare austroungarico

Fort Hensel - Agosto 2024
Parco tematico - Agosto 2024
Cimitero militare Valbruna - Agosto 2018

Cima DodiciMonte Chiesa - Busa degli SloveniMonte Forno - Mina della BotteLo spazio in questa sede è letteralmente limit...
17/03/2025

Cima Dodici
Monte Chiesa - Busa degli Sloveni
Monte Forno - Mina della Botte

Lo spazio in questa sede è letteralmente limitato per descrivere questi luoghi, che necessiterebbero libri e riflessioni.
Del Monte Pallone e del complesso stradale e logistico Karl Kaiser Straße se ne parlerà più avanti.

Monte Chiesa
Luogo noto a causa di quanto accadde durante la Battaglia dell’Ortigara (vedi anche qui https://www.facebook.com/Invittidellastoria/posts/pfbid0KTu2XD9ezDVpyscmHQVFyRcuno7QJhKgevnCTCD9AS4AF9uXzzQj6tACHRCjsi6Hl ), più volte attaccato dall’esercito italiano senza successo. Ben visibile da qui la linea trincerata che corre verso l’Ortigara: letteralmente un terreno segnato dagli eventi. Si trova qui la “Busa - o Dolina - degli Sloveni” la cui visita ha dell’incredibile! Consiste in una notevole fortificazione con tanto di vie di accesso, ripari, mulattiere, trincee. Percettibili sono al passaggio - oggi tranquillo ed esente da pericoli - gli sforzi, i pensieri, la situazione (le immani imprecazioni) che devono aver caratterizzato in primis la creazione delle infrastrutture, poi lo sviluppo degli eventi bellici.

Monte Forno
Notevole vetta completamente fortificata con postazioni in caverna, per raggiungerla dal monte Chiesa di passa per svariate altre postazioni ed ex baraccamenti che danno ben l’idea del via vai che deve esserci stato all’epoca. Essa costituiva un caposaldo nel contesto della Battaglia dell’Ortigara: qui l’esercito italiano fu a un passo dallo sfondamento che, tuttavia, non avvenne grazie alla resistenza dell’intervento del reggimento stiriano Graz. Sono visibili qua e là anche i resti di piccole teleferiche che servivano a velocizzare lo spostamento interno di merci. Nei pressi retrostanti al monte Forno si trova una chiesetta che sorge nei pressi di un ex-cimitero militare austroungarico in una dolina. Obbligatorio un passaggio, prima del rientro, per le ex cannoniere dello Scoglio della Botte, purtroppo alla data della visita invase dalla vegetazione, nei cui dintorni si trova anche il cratere della Mina della Botte, scoppio avvenuto nei pressi di alcuni limitrofi baraccamenti

Sulla via del ritorno si può allungare passando per una lapide commemorativa che racconta di un avvenimento che descriverlo come toccante sarebbe dir poco. Quando si parla di guerra, si parla di uomini, di individui, di persone. Solo una persona insensibile alla vita non strappa una riflessione quando si trova davanti a certe evidenze. Qui avvenne che ci fu una tregua d’armi nell’inverno tra il 1916 ed il 1917 e alcuni soldati degli schieramenti avversari si incontrarono. Questo quanto riportato da una lapide commemorativa apposta lungo una strada di accesso al monte Forno, sormontata dalla parte metallica di una sega incastonata nel monumento, non visibile subito a colpo d’occhio, in ricordo dell’accaduto:

“QUI
NEL LONTANO INVERNO 1916-1917 CAUSA GRANDE NEVICATA
TREGUA D’ARMI
TRA ALPINI DELLA 62° COMP. BATT. BASSANO
E SOLDATI AUSTRIACI
SCAMBIO PANE CON SI*****TE - TAGLIO LEGNA A
ZONA NEUTRA - RUBATO SEGONE AL NEMICO

AMBROSINI MARCO ED AMICI INCONTRANDO AD ASIAGO L’EX NEMICO KARL FRITZ DI GRAZ
RIEVOCANDO L’EPISODIO CON RECIPROCA SIMPATIA QUESTO RICORDO POSERO

ASIAGO-MONTE FORNO 15.9.1976”

Cima XII
Eccezionale punto panoramico sull’altopiano carsico a nord di Asiago, che con i suoi 2341m di altezza è il punto più alto dell’Altopiano. Tappa di notevole interesse paesaggistico ma non solo: sicuramente è stato un ottimo punto di osservazione all’epoca del conflitto; da qui si ha un’idea di come era delineato il fronte e, guardando a 360°, capire come mai l’esercito imperiale puntasse molto sul “cuneo di Trento” nel territorio italiano

L’escursione, di per sé esente da difficoltà particolari se non per la lunghezza, può essere affrontata partendo da Malga Galmarara (strada parecchio dissestata all’accesso, fatto che ci ha indotto a portare in causa il Sommo) per raggiungere in ordine Cima Dodici-Monte Chiesa-Monte Forno-Scoglio della Botte. Così facendo si può aver modo di una doppia panoramica: dall’alto, ossia da Cima Dodici, a ridosso, ossia percorrendo ciò che costituiva il fronte.
Sono luoghi eccezionali che aiutano a schiarirsi le idee e a rendersi conto della direzione che sta prendendo un mondo che, più o meno volontariamente, si mette una mano sull’occhio guardando a cose successe l’altro ieri.

Della Battaglia dell’Ortigara abbiamo discusso anche qui:
https://www.facebook.com/Invittidellastoria/posts/pfbid02qEcnaNN81QiyrkpGvJXpUy1C6rKfahuzCXguY5cocZVq4S8WuXnxibUSRFn1yKE4l

Forte di Cima OraForte Valledrane - Postazioni del Monte StinoEx base NATO del Dosso dei Galli -Postazioni del monte Das...
26/11/2024

Forte di Cima Ora
Forte Valledrane - Postazioni del Monte Stino
Ex base NATO del Dosso dei Galli -Postazioni del monte Dasdana

L’area del lago d’Idro a ridosso del vecchio confine italo-austriaco venne fortificata dai due schieramenti all’approssimarsi della Prima guerra mondiale: da parte austroungarica si provvide ad erigere i forti C***o, Larino e Carriola e tutto un sistema di linee secondarie nella zona retrostante (di cui scriveremo in seguito), dal lato italiano si eressero i forti di Valledrane e di Cima Ora ed il caposaldo del monte Stino con opere di corredo sia dal lato Garda che verso le Prealpi Bergamasche ad est ovest.

Forte di Valledrane
Questo forte, uno dei più grandi italiani, aveva compito di tenere sotto tiro l’area del lago d’Idro e della Val Vestino; fu attivo nei primi giorni del conflitto per essere poi via via disarmato esaurendo la sua funzione. Era dotato di sei cannoni in cupola di metallo girevole, situati sulla struttura “a scalini”, tipica del forte, per seguire l’orografia del terreno. Visitabile con attenzione, è parzialmente invaso dalla vegetazione. Sulle alture circostanti si trovano le postazioni del monte Stino: luogo panoramico e strategico che a ridosso del conflitto venne trasformato in un caposaldo.

Forte di Cima Ora
Opera terminata nel 1915, questo forte dotato di 4 cannoni in cupola girevole doveva controllare la parte occidentale del lago d’Idro a chiudere con la zona Lodrone-Val Dorizzo. Similmente al Valledrane, venne via via disarmato con la prosecuzione delle ostilità. Lungo la strada militare di accesso si passa a fianco a delle caserme, oggi ruderi, ed alcuni spiazzi presumibilmente per artiglieria da campo: è visitabile con estrema attenzione dal momento che risulta rimangono solo i ruderi e ciò che rimane dall’azione dei recuperanti. Punto panoramico e strategico, la vista spazia dal lago d’Idro alla vette delle Prealpi bergamasche dove si notano, vistose, le antenne dell’ex base NATO del Dosso dei Galli.

Monte Dasdana ed ex base NATO del Dosso dei Galli
Presso il Monte Dasdana si trova un’ex postazione di artiglieria, recuperata di recente e facilmente raggiungibile dalla sottostante rotabile tramite una vecchia mulattiera militare, che si trovava lungo una linea secondaria di un più vasto complesso difensivo. Nei pressi della partenza si trovano i ruderi di una caserma risalente agli anni del conflitto. Dalle postazioni si gode di un’ottima visuale sull’area circostante, da cui si evince la scelta del luogo per una posizionare dell’artiglieria. Una delle alture nei dintorni è il Dosso dei Galli, dove venne costruita una base radio della NATO dotata di troposcatter; si legge in internet che questa struttura potrebbe essere recuperata e valorizzata, attualmente è abbandonata ed in condizioni di degrado, sicuramente è stata la sede di qualche ricorrente ed indubbio “festin bueo”

Forte Cima LanForte LeoneLa visita dei forti della Grande Guerra rappresenta - per gli appassionati - uno di quei moment...
29/09/2024

Forte Cima Lan
Forte Leone

La visita dei forti della Grande Guerra rappresenta - per gli appassionati - uno di quei momenti che vanno “oltre” i libri; rappresenta “la parte bella”, del resto questo vale per qualsiasi vestigia. Esiste un evidente contrasto nella gestione e nel mantenimento di questi luoghi, passando dalla più totale e dedicata cura da parte di associazioni di vario tipo, talvolta, all’affidamento di questi luoghi alla cura del tempo e delle intemperie (cosa che vale purtroppo per la stra grande maggioranza dei luoghi della Prima guerra mondiale). I forti di questo post facevano parte dello sbarramento Brenta-Cismon e furono costruiti con la direzione del cap. Dal Fabbro, nome ricorrente in varie fonti per quello che riguarda le fortificazioni del settore Asiago-Grappa.

Forte di Lan
Oggi rimangono solo dei ruderi della struttura principale, immersi totalmente nella vegetazione (un gran peccato!): l’area si raggiunge seguendo un sentiero CAI che ne affianca il fossato difensivo da cui si intravede una parte delle mura interne. Il forte, ultimato proprio a ridosso dello scoppio del conflitto, fu fatto saltare in aria nel 1917 dagli Italiani per non lasciarlo in mano al nemico, dopo la ritirata di Caporetto. Lungo un sentiero di accesso si trova la parte di una cupola finita lì a seguito dell’esplosione. In salita un occhio attento nota trincee nella vegetazione e postazioni per i pezzi di artiglieria o mortai che erano posti attorno al forte. L’opera era dotata di 4 cannoni in cupola di acciaio. Avevamo avuto modo di visitare l’area nel 2018, all’epoca si riusciva ad intravedere nei rovi una delle vecchie colonne d’ingresso con muretto; al momento del nostro secondo passaggio (luglio 2024) questo era reso impossibile dall’ammontare di sterpaglie e rovi. Come si può immaginare, la cosa ci ha costretto a citare in modo abominevole Dio invano, unitamente al fatto di aver poi scovato anche 3 simpatiche zecche sulle gambe, come regalo uscendo dai rovi. Forse siamo sempre passati nel periodo sbagliato, ma speriamo che qualche associazione (o volontari) saltuariamente esegua delle pulizie! E’ sempre triste non vedere questi luoghi valorizzati, come invece meriterebbero.

Forte Leone (o Cima Campo)
Dotato di 6 cannoni in cupola, fu anch’esso pronto a ridosso dello scoppio del conflitto ma, trovandosi lontano dal fronte, venne sguarnito e lasciato solo con due cannoni attivi. Nel 1916, nel corso dell’offensiva di Primavera austro-ungarica, i due cannoni vennero utilizzati a scopo difensivo e in modo così furioso da causare lo scoppio di uno dei due, per eccessiva usura. Durante la ritirata di Caporetto, la sorte di questo forte avrebbe dovuto essere simile a quello del vicino Cima di Lan, ossia di essere fatto brillare: nonostante fosse già stato minato, gli Italiani non riuscirono ad eseguire l’operazione; ad ogni modo, a portare a termine l’azione ci penserà l’Austria-Ungheria l’anno successivo, due giorni prima della fine formale delle ostilità. Si legge su internet che il forte è attualmente in fase di ristrutturazione: un’ottima cosa che fa ben sperare.

Monte Specie - Prato PiazzaSopra la Val di Landro venne creata da parte dell’Impero Austro-Ungarico una serie di opere m...
08/09/2024

Monte Specie - Prato Piazza

Sopra la Val di Landro venne creata da parte dell’Impero Austro-Ungarico una serie di opere militare per impedire l’accesso verso Dobbiaco. A Prato Piazza venne costruito nel 1888 un forte (forte di Prato Piazza) con l’intento di difendere dall’alto la valle di Landro, insieme al Forte di Landro (1880), posizionato più in basso. Con l’avvicinarsi del primo conflitto mondiale, le postazioni dell’area vennero potenziate e sul monte Specie venne costruito un piccolo campo trincerato. Visitando il posto, si capisce subito l’importanza che aveva per i comandi imperiali: da qui si vede Dobbiaco e la Val Pusteria, e la vista spazia dal Monte Piana alle Tre Cime di Lavaredo, tanto che successivamente venne posizionata anche una batteria di artiglierie. In un post a parte scriveremo del monte Rudo.

Escursione particolarmente facile ed adatta a tutti: un occhio di riguardo va dato al periodo della visita in quanto, data la facilità di accesso, l’area potrebbe risultare parecchio (per non dire troppo) frequentata. Il consiglio è quello di andare il più tardi possibile, per chi decidesse di andare a Prato Piazza in macchina, altrimenti di salire a piedi da Carbonin.

Foto Settembre 2023

Indirizzo

Turin

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Monumenti Ritrovati pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi