08/10/2026
🗳 LEGGE ELETTORALE: CHE COSA CAMBIA E PERCHÉ IL PD VOTA CONTRO
In questi giorni alla Camera si discute una nuova legge elettorale. Si prova a spiegare in modo semplice che cosa prevede e qual è il punto politico.
Oggi il sistema è misto: una parte dei parlamentari viene eletta nei collegi uninominali, una parte con il proporzionale. La riforma cancella quasi tutti i collegi uninominali e introduce un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o coalizione che arriva prima e supera il 42 per cento dei voti validi in entrambe le Camere. Se la soglia non viene raggiunta in tutte e due, il premio non scatta.
Il testo chiede inoltre alle forze politiche di indicare nel programma il nome della persona proposta per la presidenza del Consiglio. Non è un’elezione diretta del premier, perchè formalmente il Presidente della Repubblica mantiene i suoi poteri, anche se si ritrova con un parlamento condizionato e il Governo deve avere la fiducia del Parlamento, tuttavia si avvicina molto allo scippo delle prerogative costituzionali del Colle.
Sono state introdotte le preferenze, ma il capolista resta bloccato. Michele Ainis ha stimato che, con questo meccanismo, le preferenze potrebbero decidere solo una quota ridotta degli eletti. Ma sopratutto viene meno il vincolo della rappresentanza di genere tra i capilista per il 40% con prevedibili effetti di riduzione della presenza femminile. Cambia anche il voto degli italiani all’estero. I seggi riservati restano 8 alla Camera e 4 al Senato, ma le ripartizioni geografiche si riducono da quattro a due alla Camera e a una sola al Senato. La competizione diventa più ampia e si indebolisce il legame tra gli eletti e le comunità territoriali che rappresentano. Nel testo c’è anche una misura positiva: il voto per i fuorisede, pur con limitazioni non condivisibili. Sono poi state anche aumentate da 1.500 a 6.000 per collegio le firme richieste alle liste non esentate.
↪️ Perché il PD vota contro? Perché questa legge altera molto il rapporto tra voti e seggi, lascia limitata la scelta degli elettori su chi entra in Parlamento, cancella il vincolo alla rappresenta complessiva di genere e non assicura la stabilità in ogni scenario: senza il 42 per cento in entrambe le Camere, il premio non scatta e la formazione della maggioranza resta da costruire.
Anche tra i costituzionalisti le valutazioni negative sono diverse. Gaetano Azzariti ha sollevato dubbi molto severi; Francesco Clementi osserva che, senza ballottaggio, aumenta il rischio di non avere una maggioranza chiara e quindi manca l’obiettivo dischiarato della legge. Questo è un nodo politico concreto. La stabilità è importante, ma non è un valore assoluto e non coincide con la durata di un singolo Governo. Come ha ricordato Anna Finocchiaro in audizione al Senato, la continuità delle politiche dipende soprattutto dalla solidità del quadro politico. Una legge elettorale dovrebbe rafforzare la rappresentanza e la fiducia nel voto, non sacrificare questi obiettivi alla promessa di un vincitore.
Oggi la Camera ha approvato la fiducia sull’articolo 1 e sull’articolo 2; il Governo ha posto la fiducia anche sull’articolo 3. Il voto finale è previsto giovedì, a scrutinio segreto. Il PD voterà contro.