09/08/2026
LA PLASTICA SOMMERGE I COMUNI. MA IL PROBLEMA NON È LA RACCOLTA DIFFERENZIATA: È LA FILIERA DEL RICICLO CHE SI STA BLOCCANDO.
Oggi un importante quotidiano sardo apre il giornale con una fotografia che dovrebbe far scattare un allarme nazionale: “Comuni, raccolta sospesa. La rabbia dei sindaci: sommersi dalla plastica”.
A Posada il sindaco racconta di aver mandato i vigili casa per casa per avvertire i cittadini. A Lanusei si cerca di conservare la capacità di stoccaggio almeno per l’ospedale. In diversi Comuni i siti sono ormai al limite e la plastica rischia semplicemente di non poter essere più raccolta.
Ma attenzione a non sbagliare diagnosi.
Il problema non è che i cittadini non fanno la raccolta differenziata. È esattamente il contrario: la plastica viene raccolta, selezionata e pressata, ma a valle il sistema non riesce più ad assorbirla.
Una settimana fa, insieme a Marco Simiani, capogruppo PD in Commissione Ambiente alla Camera, abbiamo depositato un’interrogazione al Governo proprio su questa crisi.
Nel frattempo la Regione Sardegna si è mossa. L’assessora all’Ambiente Rosanna Laconi aveva già chiesto formalmente l’intervento del Ministero e sta lavorando per aumentare temporaneamente le capacità di stoccaggio. Nell’intervista pubblicata oggi indica però con chiarezza anche il problema strutturale: il prezzo della plastica riciclata è diventato meno competitivo rispetto alla materia vergine e la concorrenza internazionale, in particolare quella cinese, sta mettendo in difficoltà gli impianti italiani.
È esattamente qui che deve intervenire il Governo.
Perché trovare nuovi piazzali nei quali accumulare la plastica serve a superare qualche settimana di emergenza, ma non risolve il problema.
E l’ultimo incontro tecnico tra Ministero, Regioni, ANCI, CONAI, COREPLA e gli altri soggetti della filiera non ha prodotto, per l’immediato, le risposte necessarie. In sostanza, nel breve periodo i territori devono tamponare l’emergenza; per le soluzioni strutturali si vedrà.
Non è sufficiente.
La crisi della plastica è diventata una questione di politica industriale nazionale.
Se utilizzare materia riciclata costa più che acquistare plastica vergine, soprattutto quella importata a basso prezzo, il mercato fa una cosa molto semplice: compra la seconda. La domanda di materia riciclata diminuisce, gli impianti rallentano, i magazzini si riempiono, i centri di stoccaggio arrivano alla saturazione e alla fine il problema torna indietro fino ai Comuni e ai cittadini.
Per questo nella nostra interrogazione chiediamo al Governo non soltanto di garantire immediatamente la continuità dei ritiri, ma di intervenire sulla causa della crisi.
Servono misure che sostengano l’utilizzo della materia prima seconda, rendano competitivo il riciclo italiano e contrastino gli effetti delle importazioni di plastica vergine a basso costo. Va valutato anche un rafforzamento degli obblighi di utilizzo di materiale riciclato, creando quella domanda che oggi il mercato non garantisce.
C’è infine una questione che riguarda la credibilità delle istituzioni.
Per anni abbiamo chiesto ai cittadini di separare i rifiuti, ai Comuni di organizzare una raccolta differenziata sempre più efficiente e alle imprese di investire nell’economia circolare. I cittadini lo hanno fatto. I Comuni lo hanno fatto.
Non possiamo adesso dire loro di tenersi la plastica in casa perché alla fine della filiera riciclarla non conviene più.
Se accade questo non fallisce la raccolta differenziata.
Fallisce una politica industriale che avrebbe dovuto trasformare i rifiuti in una risorsa e che oggi rischia invece di lasciarli nei piazzali.
Su questo il Governo deve intervenire adesso.
A seguire il testo della interrogazione:
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
LAI, SIMIANI— Al Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
la filiera nazionale della raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi in plastica sta attraversando una fase di grave difficoltà, determinata dall’aumento dei costi di gestione, dalla contrazione della domanda di materia prima seconda e dalla crescente difficoltà degli impianti di recupero nel collocare sul mercato i materiali riciclati;
tale situazione sta determinando rallentamenti nei ritiri degli imballaggi in plastica presso i centri comprensoriali convenzionati con COREPLA, con conseguente accumulo di materiali già selezionati e pressati e con il rischio concreto di compromettere la continuità della raccolta differenziata;
il 24 luglio 2026 l’Assessora regionale della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna ha formalmente segnalato al Ministro dell’ambiente la sospensione dei conferimenti annunciata dal centro comprensoriale SOMA Ricicla di Macchiareddu, chiedendo un immediato intervento affinché il sistema consortile garantisse la regolarità dei ritiri e scongiurasse il blocco della raccolta differenziata; document - 2026-07-25T131829.001.pdf
la sospensione dei ritiri, successivamente confermata, è stata determinata dal rallentamento dei trasferimenti del materiale già stoccato verso gli impianti di recupero individuati dal circuito COREPLA, aggravato dall’incremento dei quantitativi raccolti nel periodo estivo;
la Regione Sardegna, in raccordo con gli operatori del settore, sta predisponendo due ulteriori aree di stoccaggio presso il CIPNES Gallura e nell’area industriale di Macchiareddu, soluzione che rappresenta tuttavia esclusivamente una misura temporanea di gestione dell’emergenza e non affronta le cause strutturali della crisi;
analoghe criticità risultano già segnalate in altre regioni italiane, a conferma del carattere nazionale della situazione;
nel corso dell’incontro tecnico convocato dal Ministero con Regioni, ANCI, CONAI, COREPLA e gli altri soggetti della filiera è emersa l’assenza di misure immediate di carattere nazionale, rinviando a successivi approfondimenti la definizione di interventi strutturali;
la principale criticità non riguarda il sistema della raccolta differenziata, che continua a funzionare, bensì la fase industriale del recupero e del riciclo, fortemente penalizzata dalla ridotta competitività economica della plastica riciclata rispetto alla plastica vergine, anche di provenienza extraeuropea;
tale situazione rischia di compromettere gli investimenti pubblici effettuati negli ultimi anni per incrementare la raccolta differenziata e la capacità di riciclo, oltre a mettere in discussione il raggiungimento degli obiettivi europei dell’economia circolare proprio mentre entreranno in vigore le nuove disposizioni del regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio;
si chiede di sapere:
1. quale sia il quadro aggiornato delle criticità registrate nelle diverse regioni relativamente ai ritiri degli imballaggi in plastica e ai quantitativi attualmente giacenti presso i centri di selezione e stoccaggio;
2. quali misure urgenti il Governo intenda adottare per garantire la continuità dei ritiri e scongiurare il blocco della raccolta differenziata;
3. se il Governo intenda promuovere interventi straordinari di sostegno alla filiera industriale del riciclo della plastica, anche attraverso strumenti fiscali, incentivi alla domanda di materia prima seconda o altre misure idonee a ristabilire condizioni di competitività rispetto alla plastica vergine;
4. quali siano gli esiti dell’attività del tavolo permanente istituito presso il Ministero e quali decisioni operative siano state assunte in seguito all’ultima riunione con Regioni, ANCI, CONAI e COREPLA.