24/04/2023
«A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale».
Fu firmato da Umberto di Savoia, all’epoca Luogotenente generale del Regno d’Italia, il decreto legislativo n. 185 del 22 aprile 1946. In seguito, la legge n. 260 del 27 maggio 1949, in cui si dettavano le Disposizioni in materia di ricorrenze festive, introdusse definitivamente «il 25 aprile, anniversario della liberazione» tra le solennità civili della Repubblica.
Il 25 aprile del 2023, una delle più alte cariche del nostro Stato, dopo aver fatto un salto all’Altare della Patria, ci ha informato che si trasferirà a Praga per deporre una corona di fiori sul luogo in cui il giovane Jan Palach il 16 gennaio del 1969 decise di darsi fuoco per protestare contro l’invasione del suo Paese da parte delle forze militari del Patto di Varsavia.
Ora, provate ad immaginare l’Arcivescovo di Milano, che il giorno di Natale o di Pasqua, dopo aver fatto una capatina in Duomo, si rechi, rivestito di tutti i suoi paramenti sacri, a Medina, presso la Moschea Sayyed Al-Shuhad, dove si ricorda la battaglia di Uhud, avvenuta durante il terzo anno dell’Egira, per celebrare Ḥamza ibn ʿAbd al-Muṭṭalib, il primo grande martire dell’Islam, che in quella circostanza p***e la vita.
Insomma, ognuno, ovviamente, può andare in gita dove gli pare e può celebrare gli eroi e i martiri che più sente affini alla propria sensibilità. Ma, forse, quando si tratta di rappresentanti di una istituzione, che, volenti o nolenti, dovrebbe incarnare i valori di una comunità, scanditi da un calendario e dalle sue liturgie, tali fughe o deragliamenti sono destinati a generare un po’ di confusione.
Trascurando l’ignoranza storica o giuridica o politica, che alcuni rappresentanti dello Stato, in questi mesi, hanno dimostrato o confessato, non crediamo meriti, di fronte a questi show di quint’ordine, rinfrescare la memoria sulla natura antifascista della nostra Costituzione (lo affermava il giovane costituente Aldo Moro) né sul valore storico e simbolico della Resistenza italiana (che non è quella ceca o arabo-islamica, importanti e meritevoli entrambe di eguale rispetto). Ci piacerebbe, al contrario, che questi personaggi dimostrassero più coraggio e più virilità (valori, che evidentemente esibiscono più che praticare).
Nel frattempo, noi di Progetto Concittadino sfileremo a Varese e a Milano. Il 25 aprile. Anniversario della Liberazione dal nazifascismo. E saremo contenti. Di ciò che la Resistenza è stata e di ciò che siamo. Nonostante tutto.