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04/08/2026

Estate 2026: picchi oltre i 40°C, fiumi in secca e temperatura del mare record. Ma la vera ingiustizia è che tutto questo si poteva evitare.

Gli scienziati lo sostengono da decenni, eppure le emissioni non si sono mai fermate. Oggi ne paghiamo le conseguenze: giugno è stato il più caldo di sempre in Europa, il Lago Maggiore è al 6% della capacità e gli incendi hanno già bruciato un’area pari all'intera provincia di Lodi.

La crisi climatica non è un problema del futuro ma una cocente realtà, l’Italia è un hotspot climatico e necessita di azioni urgenti per la mitigazione e l’adattamento. Non possono essere i cittadini a pagare le disastrose conseguenze di anni di politiche fossili.

E tu, cosa ne pensi?

Vai su decidiamo.com, dì la tua e aiutaci a costruire l'Italia di domani.

04/08/2026

Ci troviamo di fronte a una crisi climatica drammatica: il fiume Po è quasi a secco. Io chiedo alla presidente del Consiglio Meloni, come ha fatto quando c’è stata l’alluvione in Emilia-Romagna, di ve**re qui, perché il climafreghismo uccide il futuro delle generazioni che verranno.

Abbiamo bisogno di interventi. Quando i fiumi si prosciugano, si producono danni all’agricoltura e aumentano i costi della frutta, della verdura e del pane. A pagarne le conseguenze sono le famiglie.

Voglio ricordare alla politica nazionale e a chi governa questo Paese che la crisi climatica è in atto, perché, tra ondate di calore, eventi meteorologici estremi, siccità e desertificazione, siamo arrivati a un punto di non ritorno

Angelo Bonelli

30/07/2026
30/07/2026

Oggi è l’Earth Overshoot Day: il giorno in cui l’umanità ha esaurito le risorse che il Pianeta è in grado di rigenerare in un anno.

Da questo momento viviamo “a credito”, consumando capitale naturale invece delle risorse rinnovabili. Non è solo una data simbolica, ma un promemoria: ogni scelta su consumi, energia, mobilità e produzione può spostare questo limite.

In Italia l’Overshoot Day è arrivato il 3 maggio, molto prima della media globale: se tutti consumassero come gli italiani, servirebbero quasi tre pianeti per soddisfare il fabbisogno annuale.

Il che significa che se tutti gli abitanti del pianeta avessero gli stessi livelli di consumo degli italiani, sarebbero necessari quasi tre pianeti Terra per soddisfare il fabbisogno annuale di risorse.

Per il resto dell'anno non ruberemo solo le risorse alle generazioni future, ma anche alle persone e alle aree più colpite del presente.

Forse vale la pena ricordare, una volta di più, che la Terra è l’unico Pianeta che abbiamo.

Unisciti alla nostra battaglia.



30/07/2026

E chi l’avrebbe mai detto che la propaganda di Giorgia, la "donna, madre, cristiana", sarebbe crollata parlando proprio di natalità? Di chi come lei vorrebbe essere genitore ma non può permetterselo nell'Italia che affonda di questo governo?

I dati e le analisi pubblicati ieri da Il Sole 24 Ore in un articolo di Barbara Gobbi distruggono ogni slogan della destra: le famiglie affondano nella povertà e nel carovita.
I numeri del 2025 fotografano un vero e proprio disastro. I nuovi nati sono stati appena 355.000, segnando il minimo storico assoluto, con un saldo naturale drammaticamente negativo di 300.000 persone a fronte di ben 652.000 decessi.

Non si tratta di una mancanza di desiderio, ma di una pura impossibilità economica. Il 62% degli italiani rinuncia ad avere più figli a causa di ostacoli economici e sociali, mentre solo il 5,5% non ne vuole per scelta. Ci sono ben 2,8 milioni di italiani che indicano gli stipendi bassi e la precarietà come un blocco insormontabile. Gli italiani vorrebbero fare figli, tanto che si stimano circa 760.000 nascite desiderate nel 2025, ma le condizioni salariali ed economiche attuali rendono la genitorialità un lusso per pochi.

Senza servizi, stipendi degni e stabilità, la retorica sulla "famiglia tradizionale" si dimostra per quello che è: pura propaganda priva di qualsiasi impatto reale.

Il sistema attuale scarica tutto sulle spalle delle donne. Il 49% delle donne, ovvero una su due, teme ripercussioni negative sulla propria carriera se sceglie di fare un figlio, mentre 3 milioni di donne restano bloccate nel lavoro familiare non retribuito. Dov'è il piano straordinario per gli asili nido e la tutela della maternità nel mondo del lavoro?
Oggi in Italia fare figli significa rischiare la povertà. Ci sono già 1,8 milioni di bambini e minori che vivono in povertà assoluta. Le percentuali sono drammatiche: è in povertà assoluta il 22,3% delle famiglie con tre o più figli e il 36,3% delle famiglie con un solo genitore. Con l'inflazione alle stelle e i continui tagli ai sostegni sociali, fare figli significa rischiare l'indigenza.

A questo si aggiunge la pressione sulle famiglie schiacciate tra generazioni: ben 763.000 persone si trovano divise tra la cura dei figli e quella dei genitori anziani. Entro il 2050 ci saranno 300 over 65 ogni 100 giovani, con un'aspettativa di vita di 83,4 anni. Senza la Sanità pubblica e nell'assenza totale di servizi di assistenza territoriale, il Governo sta abbandonando le famiglie al collasso.

Perfino le istituzioni smentiscono la narrazione governativa. Per la guida dell'INPS, Vittimberga, non è la natalità a causare la povertà, ma l'insicurezza lavorativa, i redditi insufficienti e la penalizzazione delle madri. Dal canto suo, il presidente dell'ISTAT Chelli ricorda che la popolazione fertile si è così ristretta che tornare in equilibrio richiederà un tempo lunghissimo. Le istituzioni dicono chiaramente ciò che il governo finge di non vedere: il problema sono i salari e il lavoro precario.

Mentre la propaganda continua a ripetere di voler difendere la famiglia e mettere la natalità al centro, la realtà delle misure racconta un'altra storia: no al Salario Minimo con stipendi fermi al palo, nessun piano per gli affitti e la casa dedicati ai giovani, asili nido carenti, tagli alla sanità e un lavoro sempre più frammentato e precario.

In questo contesto, i bonus si dimostrano un totale fallimento. I 19,8 miliardi dell'Assegno Unico, misura automatica ereditata e consolidata, riescono a tamponare la povertà ma non creano stabilità. I bonus una tantum o gli spiccioli in busta paga non danno certezze: senza contratti stabili e servizi pubblici gratuiti, i giovani non possono progettare un futuro.

La natalità richiede diritti e salari, non retorica. I dati lo dimostrano in modo inconfutabile: gli italiani non fanno figli perché non possono permetterselo. L’Italia di Meloni non ha futuro.

Cirio sull’IRPEF si rimangia le promesse fatte a lavoratori e pensionatiAgosto 2025: aumenta la tassa ma il rincaro vien...
27/07/2026

Cirio sull’IRPEF si rimangia le promesse fatte a lavoratori e pensionati

Agosto 2025: aumenta la tassa ma il rincaro viene “venduto” ai piemontesi come sacrificio “temporaneo”, tutto collegato alla rimodulazione degli scaglioni disposta con legge nazionale. Avevamo fatto presente come fosse un salto nel buio sulla pelle del ceto medio, ma Cirio insistette: sarà solo per due anni, dal 2028 l’aumento sarà dissolto.

Luglio 2026: la promessa è già tradita: le riduzioni sonk spostate al 2029, giusto in tempo per la campagna elettorale, mentre per il 2028 si limitano a inserire una diminuzione dello 0,06% per i redditi tra i 15.000 e i 28.000 euro, mentre gli aumenti resteranno invariati per lo scaglione successivo, quello fino a 50.000 euro.

Non è una riduzione, è una presa in giro bella e buona: meno di 10 euro all’anno, su un aumento che ha superato abbondantemente i 70 euro per quella fascia di reddito. La fascia successiva continuerà a pagare circa 130 euro in più all’anno.
Tutto questo, mentre nulla è stato fatto per recuperare l’evasione del bollo auto, per cui sono stati depennati dal bilancio, per definitiva inesigibilità, 110 milioni di euro mai riscossi. Il Presidente Cirio continua insomma ad andare a colpo sicuro con un prelievo fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati, colpendo proprio quel ceto medio che continua a dire di voler sostenere.
Nei fatti, quello che sta succedendo è che i cittadini piemontesi pagano i tagli del Governo Meloni, che ha imposto un contributo da parte del Piemonte di mezzo miliardo di Euro in cinque anni alla finanza pubblica, e le carenze di programmazione della Giunta Cirio, che ancora una volta arriva in corner e tiene in piedi il bilancio tradendo le promesse fatte ai cittadini.

Alice Ravinale
Capogruppo Avs Regione Piemonte

27/07/2026

Promessa mantenuta.

In Emilia-Romagna è stata finalmente approvata la legge sul fine vita: un passo importante per garantire libertà di scelta e tutele all'interno del nostro Servizio Sanitario Pubblico. Un passo fondamentale per la dignità e i diritti di tutte e tutti.

Nello specifico, il testo non introduce un nuovo diritto, ma dà finalmente attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale, definendo un percorso chiaro, uniforme e con tempi certi.

Questo permette di stabilire con trasparenza chi valuta le richieste e quali verifiche devono essere svolte, eliminando lunghe attese ed evitando disparità tra le diverse Aziende Sanitarie della Regione.

Rendere la sanità pubblica più omogenea ed efficiente significa garantire a chi si trova in queste condizioni il rispetto delle proprie decisioni.

A livello nazionale abbiamo presentato una proposta di legge sul fine vita in Parlamento, ma il Governo, dopo quattro anni, continua a non fare nulla.

Per noi mettere al centro le persone significa tutelarne sempre la dignità, i diritti e la libertà di scelta.

Oggi e sempre: libere e liberi di scegliere.

27/07/2026

Musumeci e Pichetto Fratin si sveglino: l’Italia sta bruciando. Il governo la smetta di inseguire la propaganda negazionista e lavori per ricostruire un vero sistema di prevenzione.

Secondo i dati del sistema europeo EFFIS-Copernicus, dal 1° gennaio al 25 luglio sono andati in fumo oltre 40.000 ettari, contro una media di 22.220 ettari nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025: un aumento dell’81%. Solo negli ultimi sette giorni sono bruciati 21.000 ettari. La Sicilia da sola conta oltre 26.000 ettari, più della metà della superficie percorsa dal fuoco in Italia: un dato drammatico che impone al presidente Schifani di assumersi le proprie responsabilità dimettendosi .

L’Italia non ha più un’efficace organizzazione di prevenzione e spegnimento degli incendi. L’abolizione del Corpo Forestale dello Stato ha disperso competenze e professionalità e ha indebolito il sistema. La prevenzione è praticamente scomparsa: si aspetta che gli incendi divampino e quasi che si spengano da soli.

I numeri parlano da soli: quando operava il Corpo Forestale dello Stato, per ogni incendio boschivo bruciavano in media 7,5 ettari; oggi si superano i 40 ettari per incendio, con roghi che durano giorni e costi enormi per il noleggio di mezzi aerei privati. L’Italia brucia anche perché ha smantellato la sua Forestale, sostituendo un modello fondato sulla prevenzione e sull’intervento rapido con uno che si dimostra sempre più inefficace.

Servono subito prevenzione, manutenzione del territorio, personale specializzato e una strategia nazionale all’altezza della crisi climatica. Continuare così significa condannare il nostro patrimonio naturale ad andare in fumo ogni estate.

📍 NOTIZIE DAL CONSIGLIOQuando manca la volontà di discutere le proposte, a perdere non è l'opposizione. È la città.Quell...
24/07/2026

📍 NOTIZIE DAL CONSIGLIO
Quando manca la volontà di discutere le proposte, a perdere non è l'opposizione. È la città.

Quello di ieri è stato, di fatto, il mio primo vero Consiglio comunale. Avevamo studiato gli atti, preparato proposte con l'obiettivo di portare un contributo concreto. Mi aspettavo un confronto politico, anche acceso. Invece, quel confronto non c'è stato.

Nel corso della discussione del Documento Unico di Programmazione (DUP) abbiamo presentato una serie di proposte per colmare alcune evidenti lacune del programma dell'Amministrazione, con idee concrete, sociali e ambientalmente sostenibili.

🤝 Partecipazione

Abbiamo proposto di introdurre strumenti di democrazia partecipativa oggi completamente assenti:
Consulte di Quartiere, per coinvolgere stabilmente cittadini, associazioni e comitati nelle scelte che riguardano i territori;
Bilancio Partecipativo, affinché una parte delle risorse comunali venga destinata a progetti scelti direttamente dalla cittadinanza.

🏠 Diritto all'abitare

Abbiamo chiesto che il Comune riconoscesse il diritto alla casa come obiettivo strategico, attraverso un Piano comunale per l'abitare, il censimento degli immobili inutilizzati, il recupero degli alloggi sfitti, una maggiore collaborazione con ATC, il monitoraggio del mercato degli affitti e delle locazioni turistiche brevi e strumenti per favorire canoni sostenibili.

⚡ Comunità Energetiche Rinnovabili

Abbiamo proposto di inserirle nel DUP come risposta concreta al caro bollette, alla povertà energetica e alla crisi climatica, favorendo la produzione condivisa di energia pulita e consentendo anche alle famiglie più vulnerabili di beneficiare della transizione energetica.

❤️ Sanità territoriale

Abbiamo chiesto un ruolo più attivo del Comune attraverso:

un Tavolo permanente con ASL TO3, CISSA, medici di medicina generale, pediatri, organizzazioni sindacali, volontariato e Terzo Settore;

un Osservatorio comunale sulla salute;

un Piano comunale contro gli effetti delle ondate di calore;

servizi di accompagnamento sociale verso le strutture sanitarie;

un monitoraggio costante della Casa di Comunità, del Poliambulatorio e dei servizi sanitari del territorio.

♻️ Regolamento TARI

Abbiamo presentato proposte per rendere il regolamento più equo:

agevolazioni per i nuclei con persone disoccupate;

possibilità di accedere alle agevolazioni anche per chi, pur avendo debiti con il Comune, li sta regolarmente pagando attraverso un piano di rateizzazione.

Disoccupati e contribuenti che stanno rispettando un piano di rientro erano ricompresi nelle agevolazioni del precedente regolamento e oggi non lo sono più.
Al contrario è stata introdotta una riduzione del 30% per i commercianti penalizzati dai cantieri. Una misura che può avere una sua logica, ma che non è stata accompagnata da alcun riequilibrio a favore delle categorie socialmente più fragili.

Non chiedevamo di togliere una tutela ai commercianti. Chiedevamo semplicemente che, accanto a quella tutela, venisse riconosciuta anche la condizione delle famiglie più fragili.

👶 Nidi d'infanzia e mense scolastiche

Abbiamo avanzato proposte per rafforzare l'equità nell'accesso ai servizi, sostenere maggiormente le famiglie più fragili e rendere le procedure più rapide e trasparenti.

Più in generale, il nuovo impianto tariffario mantiene una certa tutela per le fasce ISEE più basse, ma rappresenta comunque un arretramento sul principio di progressività.
Si passa infatti da un sistema in cui la tariffa era determinata in modo più aderente al singolo ISEE a uno basato su scaglioni molto più ampi e meno progressivi.
Il risultato è che famiglie con redditi diversi finiscono spesso per pagare la stessa tariffa. In questo modo una parte dell'aumento dei costi rischia di essere scaricata proprio sui redditi medio-bassi: troppo "ricchi" per beneficiare delle agevolazioni massime, ma certamente non abbastanza da assorbire senza difficoltà questi rincari.

Il punto, però, non è che queste proposte siano state respinte.

Il punto è che non sono state nemmeno discusse nel merito.

I banchi della maggioranza sono rimasti praticamente in silenzio per tutta la seduta. Gli unici riscontri sono arrivati attraverso risposte parziali o elusive sui numeri di bilancio, continui richiami ai pareri e alle valutazioni dei dirigenti, e qualche intervento del Sindaco e dell'assessore Tinozzi. Del confronto politico sulle proposte, invece, praticamente nessuna traccia.

L'impressione che si ricava da questa seduta è che il baricentro delle decisioni sia concentrato sempre più sul Sindaco e sulla Giunta, mentre il ruolo del Consiglio comunale venga progressivamente sminuito e marginalizzato, ridotto troppo spesso a quello di semplice ratificatore di decisioni già assunte altrove.

Personalmente invece continuo a pensare che il Consiglio comunale debba essere il luogo dove le idee si confrontano, si criticano e, se necessario, si respingono. Ma dopo averle discusse.

Una maggioranza che ha fiducia nelle proprie scelte non teme il confronto. Lo cerca. Perché il confronto è il cuore della democrazia.

Noi continueremo a portare avanti queste proposte dentro e fuori il Consiglio comunale, perché crediamo che Venaria possa essere una città più partecipata, più giusta, più sostenibile e più vicina ai bisogni delle persone.

🎥 Per chi volesse sincerarsi con i propri occhi — e magari verificare se sto esagerando — qui trovate lo streaming integrale del Consiglio comunale: 👉
https://venaria.consiglicloud.it/meetings/aUZhYmd4QnVReTg9

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Via Palestro 4
Venaria Reale
10078

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