07/10/2024
FERMARE IL MOTO ONDOSO IN CANALE DELLA GIUDECCA O EVITARE I SUOI EFFETTI?
Arrigo Cipriani ha querelato il Comune e la Capitaneria di Porto per omissione perché non intervengono contro il moto ondoso.
L'iniziativa è ad effetto e sarà utile, ma sarà sufficiente ad evitare l'allagamento quotidiano della riva della Giudecca e a rendere meno pericoloso il salire su un qualsiasi mezzo di trasporto pubblico?
C'è da dubitarne perché se anche ognuna delle tantissime imbarcazioni, che transitano su e giù per il Canale della Giudecca, rispettasse i limiti di velocità e le regole imposti dall'Ordinanza n.158/2014 firmata dal Comandante del Porto, è probabile che il moto ondoso continuerebbe a flagellarne le rive, a bagnare i piedi di residenti e turisti e a rendere instabile e pericoloso il permanere all'interno di pontili e mezzi Actv.
E questo per tutta una serie di motivi a cominciare dal profilo verticale delle rive o al fatto che i limiti di velocità previsti consentono a tutte le imbarcazioni una velocità di 11 km ora mentre i mezzi in servizio di linea, cioè Actv e Alilaguna, possono spingersi fino a 15.
Entrambe sono velocità "ondose" se applicate alle carene di tutte le barche veneziane, con esclusione delle barche a remi, dato che secondo le leggi idrodinamiche, le onde iniziano a prodursi quando si superano gli 8 km ora.
Se poi, dal punto di vista degli effetti, a tali velocità aggiungiamo i km rappresentati dalla velocità della marea (fino a 3 km ora) quando il mezzo va "a contraria", cioè va in senso opposto al flusso dell'acqua, nonché il margine di errore che si applica a qualsiasi strumento di rilevazione, si può arrivare, senza infrangere regola alcuna, a velocità di 15/20 kilometri orari che, in generale, rappresentano il punto di maggior produzione ondosa per carene dislocanti o plananti come sono quelle a motore in uso a Venezia.
Cosa fare allora?
Stabilire regole ulteriormente stringenti obbligando tutti ad andare più piano, compresi i mezzi Actv, dotando la Città di strumenti di controllo e sanzione automatici, in attesa di cambiare le carene di tutte le imbarcazioni oppure provare ad immaginare una qualche soluzione anche temporanea ma ad effetto immediato?
Si deve considerare che l'ipotesi del rallentamento generale, ancorché ancor piu difficile da applicare, significherebbe accettare l'idea che i residenti debbano aggiungere un ulteriore handicap alla loro scelta di vivere a Venezia, rappresentato dal dover destinare una ulteriore parte della propria vita ad un trasporto pubblico ulteriormente più lento e scomodo, per tempi di percorrenza e frequenza delle corse, di quanto non lo sia già oggi.
E diciamo la verità, Venezia Città lenta e più costosa, è lo slogan dietro al quale usiamo nascondere le nostre inefficienze e omissioni, che può valere per i visitatori ma che non si può applicare a chi ci vive che ha gli stessi problemi di chi vive nel resto del mondo e che deve fare, con inevitabile tensione, più commissioni e cose contemporaneamente: per il lavoro, per i figli, per i genitori anziani, per la casa e, infine, anche per sè stesso.
Venezia è sempre stata una Città veloce e può e deve continuare ad esserlo per garantire la propria vita fatta di residenti, alla sola condizione che a qualcuno interessi la questione.
Se si ritorna alla domanda iniziale sul che fare, ci si può ricordare che, oltre vent'anni fa, gondolieri di Piazza San Marco esasperati dal dover rischiare la vita assieme ai turisti trasportati, protestarono energicamente e ottennero che davanti al molo si posizionasse un sistema di frangiflutti che si rivelò efficace a ridurre le onde.
Il fatto di trovarsi in uno dei luoghi più preziosi dell'umanità non impedí la posa di una barriera galleggiante esteticamente abominevole e ci si chiede perché quel sistema, magari reso esteticamente un po' più decente, non possa essere usato in altri luoghi ancora più preziosi, del Bacino di San Marco, dal punto di vista della residenzialità.
Si tratta di separare ciò che avviene in acqua da ciò che avviene a terra per evitare che uno condizioni l'altro in modo troppo pesante.
Certo, si tratta di investimenti con costi anche di gestione, ma che rappresenterebbero una sorta di adattamento a condizioni estreme prima che queste si possano tradurre in condizioni di inabitabilità, i cui costi sociali ed economici sarebbero notevolmente più alti.
E, come detto, sempre che a qualcuno interessi che Venezia rimanga una Città abitata e in attesa di tempi e soluzioni migliori che vanno comunque perseguiti.