04/09/2026
Accadde oggi 4 settembre 2016 cioè esattamente 10 anni fa e Bruno Giri non aveva ancora creato il Gruppo “Bruno Giri che scrive cose” su Facebook e dopo aver annotato 51 “Incompiute” sul suo album si è arreso, erano troppe quelle ancora da elencare.
Nel giorno avversario di oggi però rievoco l’“Incompiuta di via Mario Calvino” dopo aver chiesto a un plotone di asini nei giorni scorsi dove mettere gli 800.000 m³ di “smarino” dell’ultimo lotto in galleria dell’Aurelia bis di Sanremo invece di ragliare su svincoli, rampe, viadotti e terrapieni di “aria fritta”.
Per farglielo capire avevo ricordato ai somari le 28 gallerie doppie del lotto di Sanremo dell’Autostrada dei Fiori dalle quali sono usciti 10 milioni di metri cubi di inerti che sono finiti a Pian di Poma in una discarica di oltre 100 ettari di superficie che ha stravolto il litorale e il golfo.
Nella fretta dimenticavo la “Strada della Vergogna” e il “mancato svincolo” dove lo “smarino” è stato spalmato sulle “fasce” di garofani e sulle “vetrine” di rose.
Mi scuso e provvedo.
Via Mario Calvino a Sanremo, lunga 1500 metri e larga sette, è meglio nota fin dai primi Anni Ottanta con il soprannome di “Strada della vergogna”.
Da via Duca degli Abbruzzi è l’unico collegamento carrabile comodo e diretto con la chiesa parrocchiale della Villetta, dal cui sagrato si diramano a raggera le strade vicinali che portano alle varie località della circoscrizione “Colli Fioriti” (San Pietro Parà, Curbinei, Villaggio degli Olandesi, ecc).
Nel mio Album più che una delle tante opere incompiute rappresenta l’icona di un “Sogno morto all’alba”, come nel film di Montanelli, dove il sogno è quello del fantomatico svincolo “Sanremo Est” dell’Autostrada dei Fiori, e l’alba è quella del 1° giugno 1986, una domenica.
Per riviverlo, però, come per tutti i film, bisogna riavvolgere la pellicola.
Quando alle ore 0 di sabato 14 agosto 1971 furono aperti al traffico i 32 chilometri tra Imperia e Sanremo la scelta della data fu condizionata da ragioni scaramantiche, per saltare il venerdì 13, data che a detta di molti portava jella.
Scaramanzia che però non ha funzionato per gli abitanti di Taggia e della Valle Argentina, dei Comuni costieri di Riva Ligure e Santo Stefano al Mare, di quelli collinari di Terzorio e di Pompeiana e della fascia costiera a levante di Sanremo con in testa Bussana e la stessa Valle Armea -non ancora collegata dall’Aurelia bis- perchè devono passare 15 anni prima che possano usufruire di uno svincolo vicino e accogliente che eviti loro di dover raggiungere i lontani e disagevoli caselli di Coldirodi o di Imperia Ovest.
Finché, il 1° giugno 1986, lo storico giorno che rievocavo prima, il sindaco di Taggia Cerri nello stile semplice e misurato che gli è proprio libererà tutti quanti dalla sfiga inaugurando lo svincolo delle Periane e superando il fatto che il suo collegamento con l’abitato per un paio di chilometri avvenisse su una via Beglini all’epoca inadeguata ad assorbire il traffico.
Moriva all’alba di quella domenica il sogno di realizzare lo svincolo di “Sanremo Est” sfruttando la “Bretella ICOMEC” che, abbandonata a sé stessa, in 15 anni era degenerata in “Strada della Vergogna”, prima di essere riabilitata, in epoca recente, come via Mario Calvino.
Infatti, la bretella alle origini era una pista di cantiere, in certi punti anche di una dozzina di metri di larghezza, realizzata dall’impresa che scavava la galleria “Nostra Signora della Villetta” lunga ben 558 metri e che doveva trasportare lo “smarino” a Pian di Poma.
Generalmente l’andamento e la posa sul terreno naturale di una pista di cantiere si ferma al cosiddetto “tracciolino”, che è una linea spezzata a andamento costante che unisce le varie curve di livello e che in questo tipo di manufatti stradali, che consistono in opere provvisionali temporanee, cioè opere “usa e getta”, rispetta poco o nulla i limiti di pendenza e di curvatura e che soprattutto per non dover costruire ponti e muri di sostegno o demolire opere esistenti evita tutti gli ostacoli e le intersezioni come gli avvallamenti e i bruschi dislivelli preferendo un percorso tortuoso ma facile da spianare.
Per tacere delle protezioni a valle, delle difese d’acqua, della segnaletica e della illuminazione, ovviamente assenti.
Poi, una volta ultimati i lavori principali, invece di ripristinare i luoghi o di mettere in sicurezza il manufatto, generalmente per risparmiare si applica la regola partenopea: “Finita la festa, gabbato lo santo”.
Come in questo caso, che ha visto la “Bretella ICOMEC” trasformarsi in “carretera rural no pavimentada” utilizzata dai floricoltori della zona sulla quale immolavano le sospensioni e i battistrada dei loro veicoli, mentre i soliti ignoti non disdegnavano di depositare negli slarghi e lungo le scarpate rifiuti di ogni genere, dagli sfridi alle carcasse di auto, dagli elettrodomestici agli imballaggi.
Passeranno tredici anni prima che l’Impresa Rapellini con l’equivalente degli attuali 300 mila euro mutuati dalla Cassa Depositi e Prestiti riesca ad asfaltare l’intero “tracciolino” in terra battuta, costruisca i muri di sostegno a valle, interri il collettore fognario e in superficie intercetti e canalizzi le acque meteoriche e sistemi l'impianto di illuminazione.
Con quei soldi e a quei prezzi neppure Gesù Cristo sarebbe riuscito a fare i miracoli compiuti allora dal compianto Marcello (R.I.P.) ma paradossalmente la futura via Mario Calvino entrava nel mio Album delle Incompiute proprio grazie alla sua performance.
Infatti asfaltare, attrezzare, arredare e mettere a norma una pista di cantiere realizzata senza andar troppo per il sottile su “tracciolino” è il modo migliore per prorogare all’infinito l’ultimazione di una strada.
Se poi lo fai con pochi soldi e spinto dall’urgenza, la cosa è sicura, anche perché la “Bretella ICOMEC” come collegamento di “Sanremo Est” lungo via Duca degli Abbruzzi era stata messa subito in discussione proprio per ragioni di stabilità geotecnica e geologica del terreno dai tecnici della società “Alpina” che aveva progettato l’autostrada e che suggerivano come alternativa il sottopasso in galleria della collina di Peiranze e il collegamento dello svincolo lungo la via Valdolivi.
Per i dietrologi maligni e malpensanti, ai quali non credo, vi era una terza alternativa, quella di percorrere il versante orientale del rio Rubino, ma una lottizzazione lo vietava….
E così dopo una trentina d’anni la strada proveniente dal riciclaggio di una pista di cantiere che a sua volta era stata adagiata sul terreno instabile delle fasce floricole realizzate artificialmente con materiali di riporto il 17 gennaio 2014 è franata sotto la spinta dell’intero versante friabile e impermeabile che collassava mentre le pile del viadotto autostradale rimanevano ferme come rocce.
Di qui pali, muri in calcestruzzo e quant’altro per tamponare la situazione che tocca direttamente tre famiglie costrette a scappare e un locale pubblico a chiudere, mentre indirettamente riguarda 250 famiglie.
Ma in questo caso la scaramanzia non funziona, c’è da esserne certi: il costoso puntello da 600 mila euro servirà solo a tenere in piedi un castello di sabbia costruito per rimanere eternamente incompiuto.
Commenti:
1°. Ciao Bruno sei veramente unico nei ricordi dello sviluppo, delle occasioni p***e, e purtroppo anche delle nefandezze che si sono fatte a Sanremo (Bruno Marra)
2°. Vado a braccio e alla luce della memoria leggo gli appunti. Hai ragione, in certi casi e per certi "individui" il ricordo dovrebbe lasciar posto al RIMORSO. (Bruno Giri)
3°. Casimiro Dell'arco Talarico : Forse perché ai nostri tempi la politica era passione... e operare per la città era soprattutto un dovere civico.
4°. Claudio Cerri: Bruno Giri, spiace per la mancata realizzazione di un sogno sanremese. Però ti ringrazio per le parole di apprezzamento. Valgono più di mille riconoscimenti. Comunque lo svincolo di Periane è di fatto anche svincolo di Sanremo. Non per niente, come tu ricorderai, alla copertura della spesa contribuì per un terzo anche il Comune di Sanremo. L'altro terzo ce lo mise la Provincia. Altri tempi.
Post scriptum: all’ANAS disegnano, al Ministero fanno la spesa e gli appaltatori ci fanno la cresta sopra e noi mangiamo una minestra con dentro di tutto, come la “Strada della Vergogna” e del mancato svincolo della Villetta dimostrava già 50 anni fa.