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SPQVIBO Vibo Valentia e la sua provincia a 360 gradi: Cultura,eventi,manifestazioni, notizie, storia e tradizioni. 89900 Vibo Valentia

Le suggestive immagini della prima edizione del Riemersa Festival, che ieri sera si è concluso all'interno delle Terme R...
06/09/2026

Le suggestive immagini della prima edizione del Riemersa Festival, che ieri sera si è concluso all'interno delle Terme Romane di Vibo Valentia.

Partiamo dalle note positive: manifestazioni simili dovrebbero svolgersi molto più spesso nei nostri siti archeologici, specialmente in estate con la presenza dei turisti. Riemersa — progetto di rigenerazione urbana e arte sperimentale nato da un'idea di Garage 68, realizzato con l'Associazione Moderata Durant e il patrocinio del Comune — ha avuto il grande merito di riaprire luoghi spesso dimenticati.

Tre le tappe del percorso: Porta del Conte d’Apice (con l’area della Madonna dei Poveri), il Castello di Bivona e le Terme Romane (Parco Sant’Aloe). Il format ha unito la cura attiva degli spazi, con interventi di pulizia aperti ai cittadini, alla magia di spettacoli tra teatro, musica e arti visive.

🏛️ L'evento di ieri: il gran finale alle Terme Romane

Il Parco Archeologico Sant’Aloe è diventato un palcoscenico a cielo aperto. Protagonista della serata è stata la compagnia LaboArt con la performance partecipata "Macerie" (ispirata a Brecht), un viaggio intenso nel dramma della guerra visto dagli occhi dell'infanzia. A completare la serata, proiezioni digitali sulle rovine e il contributo scientifico dell’archeologa Anna Maria Rotella con spiegazione e notizie storiche sulle terme romane.

Passiamo però alle note dolenti, del tutto ingiustificabili:

Organizzazione al buio: Per accedere alle Terme si è dovuti passare dalla parte alta cioè su via Gregorio Prestia, completamente al buio, costringendo i presenti a usare la torcia dello smartphone per evitare le insidie del percorso. L'accesso più illuminato dal lato della Questura era inspiegabilmente chiuso.

Abbandono del sito: Eravamo di fronte ,come la stessa archeologa Rotella ha detto nel suo intervento, a 3 ettari di storia sommersi dalla vegetazione. Nonostante la pulizia dei volontari di Riemersa, l'erba alta nascondeva l'antico assetto viario e i resti delle domus. I bellissimi mosaici policromi sono poi lasciati all'incuria, visibilmente scoloriti rispetto a 10-15 anni fa, ma ieri sera tutto ciò non era visibile con quel buio. Che figura ci avremmo fatto se all'evento ci fosse stato un gruppo di turisti? Vabbè, eravamo tutti locali quindi in questo caso ci siamo salvati dalla vergogna.

Niente Mura Greche e Parco sigillato: Ai ragazzi di Riemersa è stato negato di svolgere una tappa del festival alle Mura Greche. Il motivo? Luoghi che per 365 giorni all'anno restano chiusi a chiave.

A Vibo Valentia abbiamo un Parco Archeologico di circa 90 mila metri quadri, composto da 7 siti sparsi, che negli anni ha ottenuto oltre 4 milioni di euro di finanziamenti pubblici per la sua apertura mai avvenuta finora. Risultato? Cambiano le amministrazioni e gli slogan, ma i cancelli restano sbarrati.

Le scuse sulla mancanza di personale o sui conflitti di competenza tra Comune e Stato (il parco è per metà di proprietà comunale e per l'altra statale) non reggono di fronte a cifre simili. La sensazione è che la politica locale consideri il patrimonio archeologico non come una risorsa, ma come un problema di cui occuparsi il meno possibile. Che fine hanno fatto allora quei fondi mentre i reperti continuano a deperire?

Visto il totale disinteresse nell'aprire e valorizzare beni che farebbero la fortuna di qualunque altra realtà, tanto vale mettere il parco all'asta o venderlo a un'altra città calabrese con molta meno storia di Vibo. Siamo certi che altrove saprebbero gestirlo, valorizzarlo e farlo fruttare come merita.

🏛️ E SE POTESSIMO TORNARE INDIETRO NEL TEMPO E VEDERE SORIANO CALABRO COM’ERA NEL SUO MASSIMO SPLENDORE?Questa immagine ...
31/08/2026

🏛️ E SE POTESSIMO TORNARE INDIETRO NEL TEMPO E VEDERE SORIANO CALABRO COM’ERA NEL SUO MASSIMO SPLENDORE?

Questa immagine prova a farlo.

Davanti a noi c’è il Convento di San Domenico di Soriano Calabro in provincia di Vibo Valentia, uno dei complessi religiosi più imponenti che la Calabria abbia mai conosciuto.

Un luogo talmente grandioso da essere chiamato “Santa Casa” e persino “l’Escorial della Calabria”.

Oggi, di quella magnificenza, restano soprattutto le sue imponenti rovine.

Ma grazie all’Intelligenza Artificiale abbiamo provato a fare qualcosa di particolare: partire da una testimonianza reale del passato e restituire volume, luce, profondità e realismo a ciò che oggi non possiamo più vedere.

Il punto di partenza è la celebre incisione settecentesca di Fabiano Miotte, che vedete nella seconda immagine.

L’ultima fotografia, invece, mostra l’area come appare oggi, dopo la distruzione provocata dal terribile terremoto del 1783.

E tra queste immagini c’è una storia che merita di essere raccontata.

✨ LA NOTTE DEL 15 SETTEMBRE 1530

Tutto comincia molto prima del terremoto.

Secondo le antiche cronache conventuali, quella notte, circa tre ore prima dell’alba, il frate laico Lorenzo da Grotteria entrò nella chiesa e rimase sconvolto da ciò che vide.

Davanti a lui c’erano tre donne di straordinaria bellezza, vestite con abiti sontuosi.

Ma c’era un particolare ancora più inquietante.

Le porte della chiesa erano perfettamente sbarrate, proprio come le aveva lasciate la sera precedente.

Una delle tre donne, quella che appariva più autorevole, gli chiese se nella chiesa fosse presente un’immagine di San Domenico.

Lorenzo rispose che c’era soltanto una rozza figura dipinta direttamente sul muro.

A quel punto la donna si tolse dal petto un involucro, il famoso “invoglio”, e lo consegnò al frate.

Gli ordinò di portarlo al superiore affinché fosse esposto sull’altare.

La notte successiva, secondo la tradizione, sarebbe arrivata la spiegazione di quell'incontro misterioso.

Santa Caterina d’Alessandria apparve in sogno a un frate a lei devoto, rivelandogli l’identità delle tre donne:

la Vergine Maria,
Santa Maria Maddalena
e Santa Caterina d’Alessandria.

Tre figure tradizionalmente legate alla protezione dell’Ordine Domenicano.

Da quel momento, la fama della Sacra Tela di Soriano cominciò a diffondersi ben oltre i confini della Calabria.

📜 UNA STORIA CHE VENNE ANCHE MESSA A VERBALE

Per secoli questa vicenda fu tramandata attraverso la memoria e le cronache dell’Ordine.

Ma nel 1610 venne raccolta anche una testimonianza formale durante l’inchiesta ufficiale promossa dal Maestro Generale dell’Ordine Domenicano, Agostino Galamini.

A deporre sotto giuramento davanti a un pubblico notaio fu Natale Sorbilli da Pungadi, allora novantenne e considerato uno degli ultimi testimoni oculari di quegli anni.

Una testimonianza importante perché contribuì a fissare per iscritto la memoria dell’apparizione.

🌋 7 FEBBRAIO 1783: IL TERREMOTO

Poi arrivò il giorno che avrebbe cambiato per sempre la storia di Soriano.

Il grande terremoto del 7 febbraio 1783 devastò il complesso barocco di San Domenico, distruggendone quasi completamente la struttura.

La Sacra Tela rimase sepolta sotto una enorme quantità di macerie.

Acqua, calce e detriti avrebbero potuto cancellarla per sempre.

E invece, secondo le testimonianze dell’epoca, accadde qualcosa di sorprendente.

La calce, a contatto con la tela, avrebbe sciolto progressivamente le stratificazioni e alcuni dei ritocchi accumulatisi nel corso dei secoli, facendo riaffiorare quello che sarebbe stato lo sfondo originario del 1530.

Non un paesaggio elaborato, ma qualcosa di molto più semplice:

un muro formato da blocchi di pietra, con una piccola finestrella nella parte superiore sinistra.

L’episodio venne descritto nel 1791 dallo storico Giovan Battista Melloni nella sua Vita di S. Domenico, basandosi sulla relazione di frate Antonio Minasi da Scilla, inviato dall’Accademia delle Scienze di Napoli.

La vicenda è inoltre collegata ai carteggi conservati negli archivi della Cassa Sacra.

🎨 MA COSA ABBIAMO CERCATO DI RICOSTRUIRE IN QUESTA IMMAGINE?

Non soltanto l’edificio.

Abbiamo cercato di restituire anche l’atmosfera e gli elementi della tradizione iconografica legata alla Sacra Tela.

In alto a destra compaiono la Vergine Maria, Santa Maria Maddalena e Santa Caterina, mentre mostrano la tela prodigiosa.

Nel quadro vediamo San Domenico, vestito con l’abito bianco e nero dell’Ordine.

Nelle sue mani troviamo il giglio, simbolo della purezza, e il libro rilegato in rosso, legato alla dottrina.

In alto a sinistra un angelo reca la tromba e lo stemma con i simboli domenicani: il cane con la fiaccola, la stella e la croce dell’Ordine.

E alle loro spalle si innalza l’enorme complesso conventuale.

Il grandioso edificio barocco fu progettato da fra’ Bonaventura Presti e comprendeva cinque chiostri, oltre alla maestosa cupola.

Un vero e proprio centro religioso e culturale nel quale soggiornò anche una delle figure più affascinanti della cultura calabrese: Tommaso Campanella.

🏺 DALLE ROVINE A UN NUOVO LUOGO DI CULTURA

Il terremoto ha cancellato gran parte della grandiosità dell’antico monastero.

Ma non ne ha cancellato l’anima.

Le rovine monumentali, dichiarate Monumento Nazionale, sono ancora oggi una testimonianza impressionante di quello che fu questo luogo.

Negli ambienti superstiti e recuperati è nato il Polo Museale di Soriano Calabro, che conserva e racconta la memoria del convento e del territorio.

Il percorso comprende tre importanti realtà:

🏺 MuMeT – Museo delle Ceramiche, dove sono esposti preziosi manufatti e ceramiche di uso quotidiano recuperati durante gli scavi archeologici effettuati tra le macerie del convento.

🎨 Pinacoteca e Museo della Santeria, che custodisce opere d’arte sacra, paramenti preziosi e splendide sculture lignee sopravvissute alla distruzione del terremoto.

🌋 Museo del Terremoto, uno spazio espositivo e multimediale che racconta la vita prima e dopo il 1783 e la memoria sismica di questo territorio.

🔔 E LA STORIA NON È FINITA

Perché la memoria della “Santa Casa” non vive soltanto nei musei e nei documenti.

Vive ancora nella devozione popolare.

Nella Basilica di San Domenico, edificata nell’Ottocento, ogni anno a settembre si rinnova il suggestivo rito della “Calata del Quadro”.

La Sacra Tela viene fatta scendere lentamente dall’altare maggiore attraverso un antico sistema di ingranaggi e carrucole.

Le campane suonano.

La folla si raccoglie.

I fazzoletti vengono agitati.

E per qualche minuto, tra fede e commozione, sembra quasi che cinque secoli di storia siano ancora lì, davanti agli occhi.

Dal 1530 a oggi.

Quasi cinquecento anni di fede, arte, terremoti, distruzione e rinascita.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui abbiamo voluto realizzare questa ricostruzione.

Non per sostituire la storia con l’Intelligenza Artificiale.

Ma per provare a visualizzare ciò che la storia ci ha lasciato soltanto attraverso incisioni, documenti, racconti e rovine.

Perché quelle pietre che oggi vediamo a Soriano non sono semplicemente rovine.

Sono ciò che resta di una Calabria monumentale, colta e straordinaria.

E forse vale la pena tornare a guardarle con occhi diversi.

🏛️ VOI COSA NE PENSATE DI QUESTA RICOSTRUZIONE?

Vi restituisce l’idea di quanto fosse imponente il Convento di San Domenico?

E soprattutto: siete mai stati a Soriano Calabro? Avete visitato il Polo Museale o assistito alla “Calata del Quadro”?

👇 Raccontatecelo nei commenti.

E se questa storia vi ha sorpreso, condividete il post: facciamo conoscere anche fuori dalla Calabria la storia straordinaria di uno dei luoghi più affascinanti del nostro territorio.

La Costa degli Dei in provincia di Vibo Valentia non ti offre la classica vacanza patinata da cartolina, ma qualcosa di ...
27/08/2026

La Costa degli Dei in provincia di Vibo Valentia non ti offre la classica vacanza patinata da cartolina, ma qualcosa di molto più raro e complesso: un’autenticità fatta di luci abbaglianti e profonde ombre strutturali.

Questo è quello che emerge dall'articolo a firma della giornalista Laura Rysman del New York Times, di cui nella prima immagine potete vedere uno screenshot e nella seconda un'immagine di Pizzo, cioè da dove è iniziato il suo viaggio. Nel suo reportage, la giornalista racconta una terra di meraviglia pura — tra le nuotate a Tropea, il tartufo di Pizzo, le scogliere di Capo Vaticano e l'accoglienza calorosa della gente del posto — scontrandosi però con la frustrazione dei trasporti a singhiozzo e un modello turistico ancora pieno di falle.

Nel racconto della Rysman, una tappa importante viene saltata ed è lei stessa a dirlo: la città di Vibo Valentia, esclusa dal tour a causa dell'improvviso annullamento di alcuni treni regionali. Ma la vicenda fa riflettere. Viene da chiedersi se sia stata davvero soltanto una questione di binari o se non ci sia stata anche una velata dimenticanza, dettata dal fatto che il capoluogo di provincia — al contrario delle località costiere più gettonate — sia tuttora tagliato fuori dai grandi circuiti di promozione nazionale e regionale.

È la stessa riflessione sollevata dall’assessore al Turismo del Comune, Stefano Soriano, che in un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud ha affermato: «Non vorrei mai che Vibo fosse dimenticata per ragioni diverse da quelle legate alle sue effettive potenzialità», rivolgendosi poi alla Regione con un chiaro auspicio: «Vibo non deve essere considerata soltanto una città di passaggio o il capoluogo amministrativo di una provincia turistica. Deve essere riconosciuta per ciò che è: una destinazione culturale autonoma, complementare e strategica rispetto alla Costa degli Dei». L’assessore ha infine invitato la giornalista Laura Rysman a Vibo, dicendosi pronto ad accompagnarla alla scoperta della città e delle sue meraviglie.

Ci permettiamo però, a questo punto, di dare un consiglio all’assessore Soriano: senza polemica, ma con spirito costruttivo, sarebbe opportuno sollecitare la sistemazione (anche se la competenza primaria è di Ferrovie dello Stato/RFI) della strada d'accesso alla stazione di Vibo Valentia-Pizzo, che da anni presenta enormi voragini. Quel tratto rappresenta il primo biglietto da visita della città e, in quelle condizioni, non farebbe certo fare una bella figura con la stampa internazionale.

Vibo ha nella sua stazione lo snodo ferroviario principale dell'intera provincia e vanta un patrimonio storico tra i più imponenti della regione. Eppure, proprio qui emerge la contraddizione più amara di chi dice di voler fare turismo: strade dissestate, un servizio di trasporto urbano carente o inesistente e un patrimonio inestimabile ma inaccessibile, come il Parco Archeologico dell'antica Hipponion/Valentia che, nonostante sia stato finanziato per ben due volte, continua a rimanere chiuso.

È esattamente questo il paradosso messo in evidenza dal New York Times: si cerca di intercettare il turismo internazionale con nuovi voli e riflettori mediatici, ma poi si lasciano sbarrati i cancelli della propria storia millenaria e si abbandona il trasporto pubblico locale. La Calabria raccontata dal quotidiano americano si conferma così una terra di struggente bellezza ma anche di clamorosi autogol: un luogo che ti incanta con le sue radici divine, ma che ti mette costantemente alla prova per permetterti di scoprirle.

Di seguito, per chi lo desidera, trovate l’intero articolo del New York Times completamente tradotto in italiano.

ARTICOLO DI LAURA RYSMAN PUBBLICATO SUL NEW YORK TIMES :

Il divino fascino della Costa degli Dei in Calabria

In questa striscia di costa del profondo sud Italia, costellata di antichi borghi e spiagge incantevoli, le tracce delle civiltà del passato rivivono ancora oggi nelle tradizioni, nella cucina e nelle feste popolari.

Siamo arrivati al tramonto e la cittadina costiera di Pizzo era nel pieno del suo fervore: le famiglie passeggiavano nella piazza principale vestite a festa, la chiesa era affollata di gente del posto, i gatti di strada piluccavano avanzi fuori dalle cucine dei ristoranti in fermento per la cena estiva.

Ero arrivata in Calabria, la punta estrema dello stivale, in treno insieme a mio marito Pontus. Nonostante i nostri molti anni vissuti in Italia, era una regione per noi in gran parte sconosciuta, con una reputazione all'estero spesso oscurata dai racconti sulla 'ndrangheta e dallo sfruttamento dei braccianti agricoli.

Eppure la Calabria possiede una cultura affascinante e caleidoscopica, stratificata nei millenni dai successivi arrivi di greci, romani, bizantini, arabi del Nord Africa, normanni, monaci medievali, pellegrini e spagnoli. Ognuno di loro ha lasciato tracce nell'architettura, nel dialetto, nella gastronomia e nelle celebrazioni. Per il nostro viaggio ho scelto la zona più accessibile ai visitatori: la Costa degli Dei, così battezzata dagli antichi greci, convinti che mari dai colori di gemma e scogliere così impervie potessero essere dimora solo degli dei.

Pizzo: Fortezze, scogliere e tartufo

Pizzo è stata la nostra prima tappa, la più a nord di una serie di cittadine balneari dotate di stazione ferroviaria. La piazza del paese è affiancata dal monumentale Castello Aragonese del XIV e XV secolo, noto come Castello Murat, dal re di Napoli nominato da Napoleone e qui giustiziato. Sotto, il Golfo di Sant'Eufemia si estende fino all'orizzonte. Con una breve passeggiata si raggiunge la spiaggia della Seggiola, dove il mattino seguente abbiamo fatto il bagno in un'acqua limpidissima.

In seguito abbiamo preso una delle classiche Apecar scoperte usate come taxi per raggiungere la Chiesetta di Piedigrotta. Questa chiesa scavata nella roccia fu creata direttamente nella scogliera, secondo la leggenda, da marinai scampati a un naufragio nel '600, e in seguito arricchita da un artista locale con suggestive sculture religiose scolpite nell'arenaria.

Pizzo vanta due grandi specialità: il tonno e il tartufo — il gelato alla nocciola e cacao con un cuore di cioccolato liquido. Inventato decenni fa, viene servito in ogni gelateria della città ed è semplicemente irresistibile.

Sagre, grotte e custodi della tradizione

Un treno cancellato il giorno precedente ci aveva impedito di visitare Vibo Valentia, con il suo castello normanno, il museo archeologico, le mura greche e un festival di musica dove speravo di vedere la tarantella. In teoria, la Costa degli Dei è perfetta per viaggiare senza auto grazie alle stazioni vicine ai centri e alle spiagge; in pratica, quattro dei nostri treni sono stati cancellati in sei giorni. La regione punta molto sul turismo, ma principalmente aggiungendo voli anziché migliorare le infrastrutture ferroviarie.

A Parghelìa abbiamo partecipato alla sagra del pesce. Tra una folla seduta ai tavoli da picnic lungo la strada per mangiare frutti di mare, il servizio ai tavoli e la pulizia erano gestiti interamente dai bambini del posto.

Il mattino seguente, a Zungri, borgo dell'entroterra, abbiamo esplorato un incredibile insediamento rupestre: una micro-versione di Matera senza folla, con un mulino, un palmento, stalle e abitazioni scavate nell'arenaria della montagna, risalenti secondo gli studiosi tra il VII e il XII secolo.

Lungo una strada rurale vicina alle grotte siamo arrivati ad Asfalantea, un santuario delle tradizioni calabresi creato da Franca Crudo. Indossando il suo inconfondibile fazzoletto e grembiule, Franca è diventata una celebrità sui social proponendo lezioni di panificazione e pasta fatta in casa con grani antichi, seguite da canti, balli di tarantella e visite al villaggio rupestre.

In barca lungo la Costa degli Dei

Arrivando dal mare, gli antichi greci rimasero folgorati dalla bellezza della Costa degli Dei, e ancora oggi la barca resta il modo migliore per apprezzarla. Dal porto di Tropea siamo saliti a bordo di un tour guidato da due fratelli ricchi di spirito, navigando lungo scogliere a picco ricoperte di macchia mediterranea e calette leggendarie. Alla sosta vicino a Riace e Praia i Focu, specchi d'acqua turchese ideali, tutti a bordo si sono tuffati. Durante il ritorno ci hanno servito un aperitivo a base di bruschette e vino bianco, accompagnato da musica popolare calabrese e passi di tarantella improvvisati.

Tropea: Incantevole e turistica

Tropea è talmente antica che le sue origini si confondono con il mito (si dice sia stata fondata da Ercole). Il santuario di Santa Maria dell'Isola ne è il simbolo maestoso: una chiesa arroccata su un promontorio a picco sulle spiagge.

Al mercato ortofrutticolo, presso lo stallo Stella del Sud, abbiamo gustato cozze agliate e frittura di pesce, per poi fare tappa da Donna Maria per gelati e granite ai gelsi e al bergamotto. Abbiamo fatto scorta da Enogastronomia Lorenzo (attiva dal 1905) acquistando vini calabresi, 'nduja e peperoncino.

Costellata da palazzi aristocratici del XVII e XVIII secolo ed edifici come la Cattedrale Normanna del 1163, Tropea è visivamente incantevole, anche se d'estate è affollata di locali per aperitivi, negozi di souvenir e turisti. Tuttavia, verso mezzanotte, mentre il centro era ancora gremito, la spiaggia sottostante era quasi deserta. Ci siamo immersi nell'acqua trasparente e calda sotto una mezza luna arancione, regalandoci un bagno notturno indimenticabile.

I Giganti e la magia della tarantella

A Ricadi, cuore agricolo dove si coltiva la celebre cipolla rossa, abbiamo alloggiato presso l'Agriturismo Pinturicchio. Il proprietario, Alfredo Ferraro, si è dimostrato una guida inesauribile, accompagnandoci verso torri bizantine, punti panoramici e le spiagge di Grotticelle e Formicoli, oltre a raccomandarci una gita a Scilla, il borgo marinaro leggendario per il mostro dell'Odissea, famoso per i suoi panorami e i panini con il pesce spada.

A Ricadi abbiamo provato anche Salimora, un ristorante con giardino sul mare gestito da Vittoria Artesi, un esempio di giovani che tornano al sud per creare nuove realtà valorizzando i prodotti locali.

La nostra ultima tappa è stata a Carìa per la sagra dei fagioli cucinati nella terracotta. Tra la folla, le marionette dei Giganti (Mata e Grifone, figure chiave del folklore calabrese) danzavano per le strade a ritmo di tamburi. Sul palco, un gruppo suonava strumenti tradizionali come l'organetto, la chitarra battente, la lira, le nacchere e il tamburello. Tra il fumo delle griglie e le luci della festa, le persone si sono unite per ballare un'intensa tarantella, concludendo perfettamente il nostro viaggio.

Non sappiamo a chi sia intitolata, visto che non riporta alcuna targa — magari ce lo potrà svelare qualche abitante del ...
25/08/2026

Non sappiamo a chi sia intitolata, visto che non riporta alcuna targa — magari ce lo potrà svelare qualche abitante del luogo. Tuttavia, rimanendo in tema di piazze, questo scorcio di Filogaso (piccolo comune della provincia di Vibo Valentia), con il suo caratteristico gazebo, è davvero delizioso e fa la sua bella figura, a differenza di altri spazi stravolti e sacrificati sull’altare di una discutibile modernità (Vibo docet). A dimostrazione del fatto che, molto spesso, la semplicità nei materiali e nei progetti di riqualificazione urbana paga più della brama di modernizzare a tutti i costi. È così che si preservano l’identità di un luogo e ciò che la comunità sente davvero come proprio.

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Riceviamo e pubblichiamo una sintesi della riflessione dell'architetto Giuseppe Macrì sulla riqualificata piazza Martiri...
22/08/2026

Riceviamo e pubblichiamo una sintesi della riflessione dell'architetto Giuseppe Macrì sulla riqualificata piazza Martiri d’Ungheria di Vibo Valentia, meglio nota come piazza Municipio:

“Quando una piazza perde la sua anima”

Durante qualche giorno di vacanza a Vibo Valentia, ho avvertito il desiderio di osservare la nuova piazza di notte, in un momento di silenzio, senza eventi o persone. La notte mette a n**o l’architettura: evidenzia i vuoti, i percorsi e il rapporto tra luce e materia.

L’ho attraversata da tecnico, con il massimo rispetto per il lavoro del collega progettista — di cui non conosco vincoli o budget — e con la curiosità di chi ama questa città.

L’intervento cerca chiaramente un linguaggio contemporaneo, essenziale e ben rifinito nei materiali. La domanda che mi pongo, però, riguarda la sua capacità di parlare al cittadino:

L'arredo e la memoria: Le nuove sedute ricercano un linguaggio scultoreo e contemporaneo, ma sembrano posate sullo spazio più che pensate per creare aggregazione. Parlando con alcuni ragazzi — Anna, Lorenzo e Carmelo — mi hanno ricordato le vecchie sedute note come “i formaggini”. Magari non erano un esempio di alto design, ma erano diventate un punto di riferimento della memoria collettiva. L'architettura può sostituire facilmente un manufatto, ma con molta più difficoltà sostituisce una consuetudine.

Disegno e continuità visiva: La compresenza di pavimentazioni, percorsi, materiali ed elementi di arredo differenti produce in alcuni punti una frammentazione percettiva dello spazio, indebolendo quella continuità e quella lettura unitaria che ritengo fondamentale nella progettazione di una piazza. Elementi seriali come i piccoli cubi dissuasori o le grandi fioriere rischiano così di separare lo spazio anziché unificarlo, entrando talvolta in competizione visiva con la facciata del Municipio.

Lo sguardo d'insieme: La qualità della nuova pavimentazione fa risaltare ancora di più ciò che è rimasto fuori dall'appalto, come il muro degradato dell'area scolastica a pochi metri. Il cittadino non percepisce i confini burocratici dei lotti: vede la piazza nella sua interezza.

La luce e la dimensione umana: L'illuminazione attuale è ottima per la visibilità generale, ma manca di una regia luminosa capace di creare zone più intime e accoglienti per la sosta. Il grande vuoto centrale è perfetto per le manifestazioni, ma nella quotidianità ha bisogno di luoghi intermedi a misura d'uomo.

Il vero collaudo di una piazza non finisce con i lavori: inizia quando le persone cominciano a viverla. La modernità non è un pericolo e ogni epoca deve lasciare il suo segno, ma lo spazio pubblico deve saper ascoltare prima di parlare.

Il risultato più difficile da ottenere quando si progetta una piazza non è fare in modo che qualcuno dica "che bella pavimentazione", ma fare in modo che le persone tornino a dirsi: "ci vediamo lì".

E voi cosa ne pensate? Vi ritrovate nelle considerazioni dell'architetto Macrì? Lasciate un commento qui sotto per dire la vostra! Giuseppe Macrì

P.S. Le foto allegate sono state scattate dallo stesso architetto Macrì.

Questa pagina molto di rado si interessa di sport locale, ma quest’oggi facciamo un’eccezione con le immagini della pres...
19/08/2026

Questa pagina molto di rado si interessa di sport locale, ma quest’oggi facciamo un’eccezione con le immagini della presentazione dello staff e della nuova rosa 2026/2027 della squadra locale, la U.S. Vibonese Calcio 1928, che parteciperà al prossimo campionato di Serie D.

La presentazione alla città e ai tifosi si è svolta questa sera nel cuore del centro storico di Vibo Valentia, in Piazza Armando Diaz, e già da domenica prossima la nostra squadra sarà impegnata nel primo turno di Coppa Italia contro l’Avola allo stadio Luigi Razza.

Con queste immagini non possiamo che fare un grosso in bocca al lupo — anzi, in bocca al leone, il nostro simbolo — per una stagione foriera di tanti successi e soddisfazioni per noi tutti tifosi rossoblù.

E forza sempre Vibonese! ❤️💙

Tramonti vibonesi 🌅Per chi non è di Vibo, trovate i luoghi degli scatti qui sotto nella descrizione.Qual è la vostra fot...
18/08/2026

Tramonti vibonesi 🌅
Per chi non è di Vibo, trovate i luoghi degli scatti qui sotto nella descrizione.

Qual è la vostra foto preferita tra la 1, la 2, la 3, la 4 e la 5? Se vi va lasciate un commento! 👇

1) Tramonto dai camminamenti in cima al Castello Svevo.

2) Tramonto da Piazza XXIV Maggio, con visuale sul monumento ai caduti di tutte le guerre.

3) Tramonto da Piazza San Leoluca, con vista sul monumento a Luigi Razza.

4) Tramonto da Viale della Pace.

5) Tramonto da Viale della Pace, con vista sull'Isola di Stromboli.

Il nuovo ospedale di Vibo Valentia è in avanzato stato di costruzione nella periferia nord della città, lungo la strada ...
13/08/2026

Il nuovo ospedale di Vibo Valentia è in avanzato stato di costruzione nella periferia nord della città, lungo la strada di collegamento con l’autostrada A2 del Mediterraneo.

Se, come tutti speriamo, il cronoprogramma verrà rispettato, entro la fine di quest'anno l'edificio sarà completamente "inscatolato": ciò significa che le opere esterne saranno concluse (o quasi) e poi i lavori si concentreranno unicamente all'interno. Entro la fine del 2027, salvo imprevisti, Vibo Valentia potrà finalmente usufruire — dopo oltre 30 anni di attesa e innumerevoli pose della prima pietra — di un polo sanitario moderno ed efficiente, dotato di macchinari di ultima generazione.

La vera sfida, tuttavia, non sarà solo strutturale ma umana: con un complesso decisamente molto più ampio del precedente, l'auspicio è che il semplice trasferimento del personale del vecchio ospedale Jazzolino verso il nuovo nosocomio sia accompagnato dall'assunzione di nuovi medici e addetti qualificati, indispensabili per colmare i cronici problemi di organico e far funzionare al meglio la nuova struttura.

📋 Ecco le caratteristiche del Nuovo Ospedale:

Capienza e Degenza: Da 350 a 450 posti letto (compresi i posti letto tecnici e per acuti) organizzati in camere singole e doppie.

Superficie e Articolazione: Oltre 50.000 m² di superficie complessiva, sviluppati su 3 piani fuori terra e un piano seminterrato.

Blocco Operatorio e Diagnostica: Dotato di 8 sale operatorie di ultima generazione e di una vasta area dedicata alla diagnostica per immagini e per specialisti.

Sostenibilità ed Efficienza Energetica: Edificio ad alta efficienza in Classe Energetica A4, integrato con un impianto fotovoltaico situato sulle pensiline dei parcheggi capace di produrre oltre 1 MW di energia all'anno.

Sicurezza Sismica: Strutturato secondo i più alti standard antisismici e costruttivi, progettato per garantire la continuità operativa anche durante eventi critici o emergenze.

Comfort e Vivibilità: Ambienti progettati ponendo al centro l'accoglienza del paziente, della famiglia e degli operatori sanitari, con soluzioni illuminotecniche e finiture studiate per il benessere psicofisico e aree verdi piantumate con specie autoctone.

Indirizzo

Vibo Valentia
89900, 89811

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