Movimento 5 Stelle Vignola

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La pagina nasce con l'intento di tenere informata la comunità vignolese (e non solo) sulle battaglie portate avanti dal Movimento 5 Stelle e di coinvolgerla nelle attività sul territorio.

14/08/2026

Al Ministro della giustizia.
Per sapere – premesso che:
nella giornata del 13 agosto 2026, presso la Casa circondariale di Modena, si sarebbe verificato un grave episodio di violenza ai danni di tre appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria, successivamente costretti a ricorrere alle cure sanitarie;
secondo quanto segnalato da un'organizzazione sindacale della Polizia penitenziaria, un detenuto avrebbe improvvisamente assunto una condotta fortemente aggressiva, scagliandosi contro tre operatori impegnati nello svolgimento delle proprie funzioni;
particolarmente grave risulterebbe l'aggressione subita da una Sovrintendente che, mentre svolgeva le funzioni di sorveglianza generale dell'istituto, sarebbe stata raggiunta da un violento pugno al volto;
anche altri due appartenenti alla Polizia penitenziaria sarebbero stati aggrediti durante il servizio e, a seguito delle lesioni riportate, i tre operatori avrebbero ricevuto prognosi comprese tra 15 e 30 giorni;
ferma restando la necessità di accertare compiutamente la dinamica e le responsabilità individuali dell'accaduto, l'episodio assume particolare gravità anche per il numero degli operatori e operatrici coinvolti e ripropone il problema delle condizioni nelle quali il personale della Polizia penitenziaria è chiamato quotidianamente a svolgere il proprio servizio;
quanto accaduto, infatti, non può essere considerato esclusivamente come un episodio isolato, ma deve essere valutato all'interno della situazione complessiva del sistema penitenziario e, nello specifico, della Casa circondariale di Modena, già interessata da rilevanti criticità connesse al sovraffollamento, alla carenza di personale e alle difficili condizioni di lavoro degli operatori;
il sovraffollamento degli istituti, la presenza di persone con dipendenze, disagio psichico o altre condizioni di particolare vulnerabilità, unitamente alla carenza di personale sanitario, educativo e specialistico, possono determinare situazioni estremamente difficili da gestire e aumentare il rischio di episodi critici e aggressioni;
la sicurezza all'interno degli istituti penitenziari non può essere garantita attraverso interventi esclusivamente repressivi, né scaricando sul personale di Polizia penitenziaria le conseguenze delle carenze strutturali del sistema;
gli agenti e le agenti non possono essere lasciati soli a gestire quotidianamente sovraffollamento, disagio psichico, tensioni e situazioni potenzialmente esplosive, spesso in condizioni di organico insufficiente e con strumenti e servizi di supporto inadeguati;
allo stesso tempo, è indispensabile garantire la sicurezza e l'incolumità di chi lavora negli istituti penitenziari: subire aggressioni non può e non deve essere considerato un rischio ordinario o inevitabile connesso alla professione;
a giudizio dell'interrogante, tutelare il personale della Polizia penitenziaria significa anche intervenire sulle cause strutturali che rendono le carceri luoghi sempre più difficili e pericolosi, assicurando organici adeguati, formazione, servizi sanitari, educativi e psichiatrici effettivamente funzionanti, personale educativo e strumenti di prevenzione e gestione delle situazioni critiche;
è pertanto necessario accertare se, al momento dell'aggressione, il personale presente nella Casa circondariale di Modena fosse numericamente adeguato rispetto alle esigenze dell'istituto e se fossero disponibili tutte le risorse necessarie per affrontare tempestivamente la situazione;
occorre altresì garantire ai tre operatori coinvolti nell'aggressione ogni forma di assistenza, tutela e supporto, anche psicologico, conseguente a quanto subito;
l'episodio impone, più in generale, una riflessione sulle condizioni della Casa circondariale di Modena e sulla necessità di adottare interventi strutturali che garantiscano contemporaneamente la dignità delle persone detenute e la sicurezza e la dignità di chi ogni giorno lavora all'interno dell'istituto;
si chiede di sapere:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza del grave episodio verificatosi il 13 agosto 2026 presso la Casa circondariale di Modena e quale sia l'esatta ricostruzione della dinamica dei fatti;
quali siano le attuali condizioni dei tre appartenenti alla Polizia penitenziaria aggrediti e quali iniziative siano state adottate dall'Amministrazione penitenziaria per garantire loro assistenza, tutela e supporto;
quale fosse, al momento dell'aggressione, il numero degli appartenenti alla Polizia penitenziaria effettivamente in servizio rispetto alla pianta organica prevista per l'istituto e quale sia, più in generale, l'attuale scopertura di organico presso la Casa circondariale di Modena;
quale sia l'attuale numero delle persone detenute nell'istituto rispetto alla capienza regolamentare effettivamente disponibile e quanti detenuti presentino condizioni di disagio psichico, dipendenze o altre fragilità che richiedano una specifica presa in carico sanitaria;
quale sia la dotazione effettiva di personale sanitario, psichiatrico, psicologico ed educativo operante all'interno dell'istituto e se la stessa sia ritenuta adeguata rispetto alla popolazione detenuta e alle relative necessità;
se siano state rilevate eventuali criticità organizzative o operative che possano avere inciso sulla gestione dell'episodio e quali misure immediate siano state adottate per prevenire il verificarsi di ulteriori aggressioni;
quanti episodi di aggressione ai danni del personale penitenziario siano stati registrati presso la Casa circondariale di Modena negli anni 2024, 2025 e nel corso del 2026 e quanti operatori e operatrici abbiano riportato lesioni;
quali interventi urgenti e strutturali il Ministro intenda adottare per rafforzare gli organici della Polizia penitenziaria presso l'istituto modenese e, contestualmente, potenziare i servizi sanitari, psichiatrici, psicologici ed educativi, affinché la prevenzione delle aggressioni non ricada esclusivamente sugli agenti e sulle agenti;
quali iniziative intenda infine assumere per garantire che la Casa circondariale di Modena disponga delle risorse umane, sanitarie e organizzative necessarie a tutelare contemporaneamente la sicurezza del personale, i diritti delle persone detenute e la funzione costituzionale della pena.

04/08/2026

per comprendere

  2 AGOSTO 2026
02/08/2026

2 AGOSTO 2026

28/07/2026

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A MALAGA IL CALDO È URBANISTICA NON EMERGENZA

A Malaga ogni albero ha un numero. Sono 110mila, di oltre 400 specie, e di ciascuno il Comune conosce la posizione esatta e il nome botanico. Un cittadino apre la mappa sul suo telefono e li vede tutti, punto per punto, sul tessuto della città.

E può vedere anche altro.

Settantaquattro spazi all'aperto dove l'ombra, il pavimento chiaro, una fontanella e qualche panchina rendono l'aria più sopportabile. Diciannove edifici pubblici, biblioteche, musei, centri civici, freschi tutto l'anno, con l'acqua e un posto a sedere. Ottantacinque corridoi d'ombra per attraversare la città a piedi, come il Paseo del Parque o l'avenida de Andalucía.

Málaga è una città media, seicentomila abitanti, la più grande della Spagna a non essere capitale di regione. Non una metropoli con risorse illimitate. Eppure questo non è un gioco per turisti. È un catasto del fresco.

Lo studio che l'ha prodotto è costato 12.300 euro, affidato a una società di forestazione urbana insieme con la Cattedra sul Cambiamento Climatico dell'Universidad de Málaga.

Una cifra modesta, perché qui la spesa non è in cemento. È in conoscenza coordinata e messa a disposizione di tutti.

Conviene dire subito cosa Malaga non è. Non è una città fresca. È andalusa, e d'estate cuoce come le altre. Ha pure un nemico in più, il terral, il vento secco che scende dall'interno, si comprime e si scalda, e trasforma l'aria in un getto di phon. Quando soffia, i termometri schizzano e la notte non rinfresca. Sta dentro la stessa fornace di Siviglia, di Cordova, di tutto il sud della pen*sola.

La differenza è un'altra.

Malaga ha smesso di trattare il caldo come un'emergenza che torna ogni estate.

Lo affronta come un fatto permanente, con gli strumenti dell'urbanistica. L'ombra è diventata infrastruttura, un bene da censire e gestire come la rete dell'acqua o quella della luce.

Non si mappa ciò che è passeggero. Si mappa ciò che resta.

Lo stesso sguardo si ritrova in un parcheggio d'asfalto del campus universitario, dove la calura morde più che altrove. Lì la Fondazione Todobarro, con l'Università di Malaga, ha trasformato una vecchia casa sperimentale, nata per una gara internazionale nel 2012, in un laboratorio. Si chiama Lab Patio 2.12. È una casa di fango.

Dentro, la sensazione di calore scende fino a dieci gradi sotto l'esterno, senza un solo impianto acceso. Pannelli di terracotta stampati in tre dimensioni catturano il vento e lo accelerano per spingere fuori l'aria calda.

Quando il caldo stringe, la ceramica si inumidisce e l'aria che la attraversa si raffredda evaporando.

Un giardino verticale, panche di terra cruda che assorbono il calore di giorno e lo restituiscono di notte. I ricercatori tolgono la tecnologia attiva, che consuma corrente, e la sostituiscono con la terra, l'acqua, l'ombra, il vento. Le stesse cose che l'architettura mediterranea usava da secoli, prima dei condizionatori.

La mappa lavora sull'oggi, la casa di fango sul domani. Ma l'idea è una sola. Il caldo si combatte con la pianta della città e con il modo di costruire, non solo con il bollettino di allerta.

Perché questo conta lo dicono i morti. In questi giorni l'ondata di calore che stringe l'Europa occidentale non è più solo un fatto meteorologico. Il 23 giugno l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha alzato il livello di allerta per l'intera regione europea, cinquantatré paesi, parlando di emergenza sanitaria.

Hans Kluge, il direttore per l'Europa, ha ricordato che il continente si scalda al doppio della media globale. Negli ultimi quattro anni il caldo ha ucciso più di duecentomila persone nella regione.

In Italia il Ministero della Salute ha segnato molte città in bollino rosso, da Roma a Milano a Bologna, e oggi il picco si sposta sulla pianura padana. In Francia, il giorno più caldo da quasi ottant'anni.

Ma il caldo non ha lo stesso effetto su tutti, ed è qui che la mappa di Malaga smette di essere un esercizio tecnico e diventa una scelta politica. Uno studio su Nature Cities, con il CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC Climate), ha misurato quattordici grandi aree urbane europee.

In tutte, i residenti a basso reddito, gli inquilini, gli immigrati ricevono meno fresco dal verde della media. I redditi alti, i proprietari di casa, ne ricevono di più. E cade un luogo comune. In Europa i più esposti non stanno in periferia, ma nelle aree centrali dense e degradate, dove gli alberi sono pochi e il cemento tanto.

Un altro studio, uscito a maggio, ha calcolato che se la disuguaglianza economica del continente scendesse ai livelli del paese più equo, la Slovenia, si eviterebbero quasi 110mila morti l'anno legate alla temperatura.

Il caldo, insomma, fa una cernita. Colpisce prima il vecchio che vive solo all'ultimo piano senza ombra, il muratore, il rider, chi non ha un albero sotto casa né i soldi per tenere acceso il condizionatore.

La temperatura di una strada non è più una questione di meteo. È una questione di giustizia.

A questo si può rispondere in molti modi, e in Europa qualcuno ha cominciato. Siviglia ha riportato in vita i qanat persiani per raffreddare l'aria con l'acqua di falda. Parigi raffredda quasi mille edifici con l'acqua della Senna. Milano usa la falda che deve comunque pompare via per non allagarsi. Strade diverse, alcune costose, alcune sperimentali.

Malaga ne indica una più semplice e più paziente, alla portata anche di una città senza cinque milioni da spendere. Conoscere la propria ombra, piantare alberi, disegnare le strade pensando al caldo, aprire le porte di un luogo fresco a chiunque ne abbia bisogno.

Resta un limite, e va detto. L'urbanistica è lenta. Un albero piantato oggi farà ombra vera tra vent'anni, un piano si realizza in decenni. Il caldo, invece, uccide adesso, in questa ondata. La pianificazione non salva chi muore questa settimana, e per quello servono ancora il bollettino, i centri climatizzati, gli operatori che bussano alla porta degli anziani soli.

COPIARE CERTE VOLTE È UN ATTO DI INTELLIGENZA.
Malaga non ha abolito l'emergenza. Le ha aggiunto qualcosa che molti, soprattutto in Italia, non hanno ancora, l'idea che il caldo si combatta tutto l'anno, con la matita dell'urbanista, e non solo in estate con un numero verde che risponde dal lunedì al venerdì, fino alle 17 o un finto rifugio climatico.

A Malaga, intanto, l'estate è cominciata. Sulla mappa, da qualche parte, c'è un albero appena piantato che oggi non fa ombra a nessuno. Tra cinque anni qualcuno ci si siederà sotto, senza sapere che è stato messo lì apposta, scelto, contato e georeferenziato, perché una città ha deciso di prendere sul serio la canicola.

L'UNICO CHE NON SBAGLIA MAI È IL "NOTAIO"....
09/07/2026

L'UNICO CHE NON SBAGLIA MAI È IL "NOTAIO"....

26/06/2026

COMUNICATO STAMPA

AIMAG RIMANE PUBBLICA: IL MOVIMENTO 5 STELLE RIVENDICA UNA BATTAGLIA PORTATA AVANTI CON COERENZA

Il Movimento 5 Stelle dell'Area Nord e il Coordinatore provinciale del M5S di Modena, Massimo Bonora, insieme al referente dell'Area Nord, Mattia Veronesi, esprimono soddisfazione per l'evoluzione della vicenda AIMAG, che conferma un principio che il Movimento ha sempre difeso: la tutela della proprietà pubblica di un'azienda strategica, efficiente, economicamente sana e fortemente radicata sul territorio.

In questi anni il Movimento 5 Stelle si è opposto con determinazione alla partnership tra AIMAG e Hera, ritenendo che un servizio pubblico di qualità, apprezzato dai cittadini e capace di produrre risultati economici positivi dovesse rimanere saldamente sotto il controllo dei Comuni.

La pronuncia della Corte dei Conti ha rappresentato un passaggio decisivo, confermando la fondatezza delle criticità che avevamo più volte evidenziato. Una decisione che ha costretto diversi amministratori e forze politiche, a livello locale e provinciale, a riconsiderare le proprie posizioni, arrivando alla sottoscrizione di un Patto di Sindacato quale strumento di coordinamento e indirizzo tra i Comuni soci.

Anche la recente nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione segna un punto di svolta importante: vengono definitivamente accantonate le ipotesi di privatizzazione e si apre una fase nuova, caratterizzata da un maggiore coinvolgimento dei Comuni e da un confronto più ampio con le realtà del territorio.

AIMAG rappresenta oggi un modello di gestione dei servizi pubblici locali, in particolare nel settore dei rifiuti. I risultati raggiunti in termini di raccolta differenziata, qualità del servizio ed efficienza sono sotto gli occhi di tutti e il confronto con quanto avviene in molti territori limitrofi evidenzia ancora di più il valore di questo modello.

Per il Movimento 5 Stelle questo risultato non rappresenta un punto di arrivo, ma l'inizio di una nuova fase. Continueremo a collaborare con il territorio e con gli amministratori affinché AIMAG rimanga un patrimonio pubblico al servizio dei cittadini, esercitando un'attenta e costruttiva attività di vigilanza sull'operato del nuovo Consiglio di Amministrazione, nell'interesse esclusivo della comunità e della qualità dei servizi.

Massimo Bonora
Coordinatore provinciale Movimento 5 Stelle Modena

Mattia Veronesi
Referente Movimento 5 Stelle Area Nord

Indirizzo

Vignola

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