30/08/2026
Da anni diciamo che il Cammino non è soltanto camminare e oggi una ricerca condotta su 1.080 pellegrini ci offre qualche elemento in più per spiegare perché.
Una tesi di dottorato presentata dalla psicologa e ricercatrice María del Mar Durán Rodríguez all’Università di A Coruña ha studiato l’esperienza del Cammino di Santiago analizzandone diversi aspetti psicologici, dalle motivazioni con cui si parte alla percezione dell’esperienza durante il percorso, fino al suo potenziale restaurativo una volta raggiunta la meta.
I risultati raccontano qualcosa che, per chi conosce davvero il Cammino, probabilmente non sorprende del tutto: camminare verso Santiago può rappresentare un’esperienza capace di favorire benessere e sollievo e, allo stesso tempo, di modificare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e ciò che ci circonda.
C’è, però, un aspetto della ricerca che ci interessa in modo particolare, perché il Cammino non viene considerato semplicemente come un’attività di trekking o un’esperienza sportiva. Ciascun pellegrino attribuisce al proprio viaggio un significato differente, che può essere legato all’amicizia, alla ricerca di pace, alla spiritualità, all’introspezione o all’incontro con gli altri, ed è forse proprio questa pluralità di significati a renderlo un’esperienza così particolare.
Dal 2014, con In Cammino con l'Autismo, Associazione Diversamente OdV e Progetto Filippide Cagliari e Sud Sardegna hanno scelto di esplorare proprio questa dimensione e, in oltre dieci anni, hanno percorso migliaia di chilometri attraversando Paesi e culture differenti, condividendo la strada con persone autistiche, familiari, volontari e tanti compagni incontrati lungo il percorso.
Santiago, la Via di Francesco, la Via Francigena, il Kumano Kodo, gli 88 Templi di Shikoku, il Cammino di Bonaria e tutti gli altri percorsi affrontati in questi anni ci hanno insegnato che il valore del Cammino non può essere misurato soltanto attraverso i chilometri percorsi o con il raggiungimento della meta, perché una parte importante di ciò che accade si costruisce ogni giorno lungo la strada.
Sta nelle scelte quotidiane e nell’autonomia che progressivamente si conquista, nella capacità di affrontare un imprevisto, nell’incontro con persone sconosciute e nella fatica condivisa, nel rispetto dei propri tempi e di quelli degli altri, nella possibilità di entrare a far parte, anche soltanto per qualche ora, delle comunità attraversate e, soprattutto, nel diritto di vivere esperienze autentiche, senza che qualcun altro decida preventivamente quali siano possibili e quali no.
Per noi il Cammino è diventato così, anno dopo anno, uno strumento educativo e uno spazio concreto nel quale parlare di autodeterminazione, partecipazione, inclusione e progetto di vita, trasformando parole che rischiano spesso di rimanere principi astratti in esperienze vissute nella quotidianità.
La ricerca non riguarda specificamente le persone autistiche e sarebbe scorretto attribuirle conclusioni che non ha formulato; ci offre, però, nuovi elementi per riflettere su qualcosa che la nostra esperienza ci ha insegnato passo dopo passo: il Cammino può essere molto più di un percorso da completare e il suo valore può continuare ben oltre il momento in cui si arriva alla meta.
Anche per questo vogliamo continuare a camminare, ma soprattutto continuare a studiare, raccontare e rendere questa esperienza accessibile a un numero sempre maggiore di persone.
L’articolo sulla ricerca 👇
https://www.caminosantiago.org/cpperegrino/prensa/verprensa.asp?PrensaID=23373
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