05/08/2026
LA PANCHINA NON È IL PROBLEMA
Maleducazione, intimidazioni e degrado non vanno minimizzati: chi sbaglia deve essere individuato e responsabilizzato, coinvolgendo anche le famiglie. Ma rimuovere una panchina è una soluzione d’emergenza che priva tutti di uno spazio pubblico senza risolvere il problema.
Sappiamo che la situazione è monitorata da tempo dalle forze dell’ordine e anche nelle scuole. Proprio per questo non possiamo limitarci a osservare: il fenomeno si sta diffondendo e richiede un intervento sociale strutturato. Non riguarda soltanto l’integrazione, ma anche fragilità familiari, disagio e contesti nei quali è difficile entrare.
È giusto, nello stesso tempo, riconoscere i tanti giovani educati, rispettosi e altruisti che si impegnano nello studio, nello sport, nel volontariato e nella vita della comunità. Rappresentano una risorsa preziosa e dimostrano quanto sia importante continuare a investire nei giovani, senza lasciare indietro proprio quelli che manifestano maggiori difficoltà.
Appare quindi particolarmente infelice che l’assessore alle politiche giovanili abbia definito alcuni ragazzi “deviati”. È un’etichetta stigmatizzante e poco compatibile con un ruolo che dovrebbe favorire il contatto, la responsabilizzazione e, dove possibile, il recupero.
L’Amministrazione richiama attività di prevenzione già avviate, che è giusto riconoscere. Occorre però capire come tali strumenti vengano applicati a una situazione concreta che appare ancora irrisolta. La rimozione della panchina può ridurre temporaneamente il problema in quel punto, ma non sostituisce un intervento coordinato tra Comune, scuola, forze dell’ordine, servizi educativi e famiglie, né impedisce che gli stessi comportamenti si ripetano altrove.
La panchina si può spostare. Il problema resta, e quei ragazzi saranno i cittadini di domani.