Centro Viganello Ingrado P2P

Centro Viganello Ingrado P2P Progetto Peer to Peer, autoaiuto tra pari. Si desidera raggiungere il maggior numero di persone per informarle su come evitare l’Epatite C, sulle nuove...

Progetto di auto aiuto tra pari per la promozione della prevenzione e della cura dell'Epatite C
Il progetto prevede che i contenuti della nostra pagina possano essere visualizzati dal maggior numero di persone interessate, utilizzando Facebook. Alle persone che collaborano attivamente a condividere, ad inviare le informazioni, a parlare con i propri pari delle possibilità di verificare il contagio

e come evitarlo. Offriamo la possibilità di ricevere un mini PC per svolgere questa attività. Vi aspettiamo. Consultori Sostanze
Consulenza e terapia nel campo delle dipendenze da sostanze
Programmi multidisciplinari di sostegno, cura e reinserimento sociale
Rilevamento e intervento precoce di un consumo problematico o di una dipendenza
Consulenza e sostegno alle famiglie
Collocamenti in strutture di cura e riabilitazione
Informazione e formazione sulle dipendenze
I Consultori sostanze sono strutture a carattere ambulatoriale che offrono servizi multidisciplinari di informazione, sostegno sociale e psicologico a persone che, direttamente o indirettamente, sono coinvolte in una situazione di consumo problematico o dipendenza da sostanze legali o illegali. Intervento
I Consultori sostanze propongono prestazioni di valutazione della situazione, sostegno sociale e psicosociale, consulenza, accompagnamento e presa in carico strutturata. Ove richiesto vengono organizzati collocamenti presso strutture di disintossicazione e recupero. Gli interventi sono individualizzati nel rispetto dei bisogni della persona in un'ottica di multidisciplinarietà e vengono svolti in stretta collaborazione con professionisti e strutture socio-sanitarie presenti sul territorio. Le prestazioni sono inoltre offerte a famigliari, partner, datori di lavoro o conoscenti della persona coinvolta. Programmi
I consulenti accolgono la richiesta, valutano la situazione e definiscono le modalità di sostegno o intervento necessarie. L’utente partecipa alla definizione di un programma concordato che gli consenta la gestione e la risoluzione delle sue problematiche. Accesso
L’accesso è libero su appuntamento o su segnalazione. Le prestazioni dei Consultori sono gratuite.

https://m.facebook.com/134007103854936/posts/777949682794005/
31/01/2021

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📌 Anche il fegato tra gli organi bersaglio del COVID-19:

Anche se il fegato non è l’organo più colpito da COVID-19 ci sono importanti considerazioni da fare sul fegato ed il suo coinvolgimento nella patologia causata da SARS-CoV-2. Di conseguenza nascono alcune considerazioni sulla gestione clinica ambulatoriale ed ospedaliera di pazienti senza o con patologie epatiche preesistenti:

ℹ️ Approfondiamo l'argomento con la Dr.ssa med. Manuela Balmelli, ne' "Il Bollettino del Fegato - n.12": tinyurl.com/y385ju4v

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28/10/2020
30/09/2020

Epatite C

15/09/2020

Breve intervista al Dr. Med. Alberto Moriggia.
EPATITE C

10/08/2020

Quello che vado a riassumere oggi è il percorso di un virus di epatite cronica che si è insediato nel mio corpo (oggi 56enne) all’incirca 20 anni orsono. Un virus, si sa, che nello spazio di 2 a 3 decenni può portare a una cirrosi epatica e quindi a un tumore mortale.
Notabene: quando mi è stato diagnosticato, nel 2000, io mi sono istintivamente aggrappato al sintagma “nello spazio di decenni”. È la più comprensibile delle reazioni, visto che il verdetto altrimenti sarebbe stato “Sei spacciato”. E all’epoca il mio fegato era in buone condizioni. Ammetto però che ho subito smesso di bere alcol.
Allora vivevo a Zurigo. Una sera, durante un party al Labyrinth, ho ritrovato una carissima amica che avevo perso di vista da molto tempo. Brigit, donna dal cuore immenso e sincero nonché un genio di intelligenza, ha condiviso con me quella notte ballando e discutendo (e fra le righe mi confessò di avere sempre avuto un debole per me). Insomma, in quella notte d’estate avevo ritrovato qualcuno che credeva in me e nella mia voglia di vivere e di sopravvivere.
Brigit avrebbe potuto usufruire di una borsa di studio come ricercatrice presso la University of Boston (Massachusetts), a livello mondiale uno dei più prestigiosi centri di ricerca privati nell’ambito dell’HIV e AIDS. Aveva l’offerta in tasca. Ma lei, laureata in medicina alla tenera età di 25 anni(!), ha preferito lavorare nel Sunne-Egge (che in italiano significa “angolo del sole” o “cantuccio soleggiato”), fondazione chiamata in essere dal noto prete evangelico zurighese Ernst Sieber (ved. riquadro). Giorno per giorno si è prodigata come medico nel dare conforto e speranza a persone ammalate di AIDS.
In quegli anni per la cura dell’epatite C non esistevano ancora alternative all’interferone in combinazione con la ribavirina. E Brigit sapeva quel che diceva quando mi sconsigliava con assoluta fermezza dall’intraprendere quella cura da cavallo: “Piuttosto curati sul serio … dalle sofferenze che ti porti dentro!”
Facciamo un balzo avanti di 15 anni. Nel 2015, mi trovavo – ahimè – a Villa Argentina e, di riflesso, mi è stato affibbiato un nuovo medico “di famiglia”. Praticamente imposto dall’alto a tutti i clienti dalla struttura luganese che ormai detiene il monopolio per la cura stazionaria delle persone tossicodipendenti, il “dottor Mo” - Alberto per gli amici: giovane, simpatico, aperto e anch’egli un ammiratore delle istituzioni di Ernst Sieber. Tutto ciò, rendeva il dottor Mo un’eccezione positiva, dal mio punto di vista, nel panorama dei medici in circolazione, che trattano i pazienti con il cronometro in una mano, lo stetoscopio al collo e soprattutto un diffuso disinteresse per la persona-nel suo-insieme (la maggior parte dei “pazienti” li vive così: pazienza!). Chiudo la parentesi polemica, tenuto conto che si sta parlando di un problema serio e di una figura diversa che esce un tantino dagli schemi correnti. Tuttavia neanche il dottor Mo, epatologo, è stato in grado di convincermi dell’utilità di una cura. E devo ammettere che non si è accanito per spingermi a farmi bombardare da nuovi, potenti principi attivi contro la mia volontà.
Vi erano però alcune argomentazioni di cui dovevo tener conto (oltre al fascino di quel gentile camice bianco dalla chioma grigia): quei 2 o 3 decenni di “tregua” evocati inizialmente si erano frattanto assottigliati, anzi dimezzati; inoltre proprio attorno al 2010 – 2015 i farmaci contro l’epatite C erano effettivamente migliorati (molto meno invasivi) e la politica delle casse malati in materia d’approvazione di queste cure era diventata più concessiva, nonostante i costi fossero ancora esorbitanti). Infine, il fattore che fece definitivamente crollare le mie resistenze fu l’offerta di far parte di uno studio sui pazienti ai quali la cura veniva offerta gratis in cambio di un monitoraggio costante durante le 12 settimane di assunzione del farmaco e dei successivi 2 o 3 mesi. Il monitoraggio consisteva in prelievi di sangue regolari accompagnati da noiosissimi formulari da compilare: cosa di poco conto se in cambio il virus EPA C smette di martoriare il tuo fegato, che è la centrale di depurazione del nostro corpo. Cionondimeno le mie avversioni e la mia diffidenza nei confronti dell’industria farmaceutica, son rimaste ad oggi immutate, perlomeno a livello cognitivo- filosofico e politico. Ma a un certo punto prevale l’interesse per la propria salute: non bevo alcol (è vero al 95%), uso ancora sostanze, a volte, ma senza praticare buchi supplementari sul mio corpo. E perciò: perché non tentare di sgominare questo virus tanto tenace, che arreca danni anche al resto del corpo, non solo al fegato.
Ma nel mio caso il processo di guarigione è stato lungo e anfrattuoso. Ci sono volute 3 cure! La prima con un preparato nuovo, carissimo, ma messo a disposizione della casa terapeutica nordamericana, che lo doveva ancora fare avallare dalle autorità svizzere, in 12 settimane ha fatto sparire un paio di milioni virus che stavano attaccando il mio fegato. Hurrah! Gioia e tripudio! Non ho più l’epatite! Ehhh. Purtroppo no. Mi sono reinfettato. “Come, ma se hai appena sostenuto di aver smesso di usare siringhe?”
È vero, ma avevo sottovalutato che questo virus malefico lo si può contrarre facilmente anche in altri modi, p.es. sniffando con una cannuccia già usata da un’altra persona. Consiglio perciò a tutti coloro che non si sono ancora rassegnati a rinunciare completamente all’uso di stupefacenti di utilizzare solo ed esclusivamente materiale pulito e personale: carta o cannucce nuove! (Evitate assolutamente le banconote, che sicuramente non sono pulite, anche se lavate in Svizzera.) Faccio un po’ di sarcasmo per sdrammatizzare l’iter della mia guarigione. Sì, perché - di fatto - io ho dovuto sciropparmi ben 3 cure prima di potermi considerare curato. Preciso, a mia discolpa, che il fallimento della seconda cura non era legato al mio comportamento, bensì al fatto che il genotipo del virus non rispondeva alla tipologia di principi attivi contenuti in quel medicamento (anche in quel caso si trattava di un test in vista dell’omologazione di un nuovo farmaco, test che per altro durò solo 6 settimane.
Se hai fatto 30, …
La terza è stata la volta buona, spero, poiché finora tutto sembra “in ordine”, ma faccio gli scongiuri essendo passati appena 6 mesi dall’ultima pillola magica. Parlo di pillole magiche perché a mio avviso si tratta più che altro di magia, tenuto conto delle poche certezze che hanno gli specialisti in questo contesto. Sembra proprio che l’epatite non cessi di stupire il mondo della medicina (caro dott. Mo). Speriamo che dopo gli enormi sforzi compiuti negli ultimi decenni non ne appaia una nuova, inesplorata, come tutte queste malattie che cadono dal cielo. No, caro lettore, non fraintendere: contro l’epatite ci si può proteggere, anche se resta un virus cattivo. Le campagne di sensibilizzazione vanno interiorizzate per davvero. Poiché di fronte alla famigerata brama (cioè quando la polverina l’hai praticamente già in tasca e non vedi l’ora di usarla) devi essere pronto/a. Il materiale pulito devi procurartelo prima, ripeto prima! Altrimenti rischi di fare delle “cose” (=eufemismo per “…. ate”) che altrimenti non faresti, ma di cui puoi pentirti amaramente, con il senno di poi. È un consiglio pratico! Niente a che fare con la morale.

Sune-Egge: l‘ospedale fondato nel 1988 da Ernst Sieber è nel centro di Zurigo, a metà strada tra la stazione e il famigerato Platzspitz (che oggi è tornato ad essere uno splendido luogo di svago nel verde, tra il fiume Limmath, la stazione centrale e il Museo nazionale) . Da sempre il Sune-Egge accoglie malati senza tetto. Dopo l’88 Padre Sieber ha istituito vari altri centri di accoglienza (tra cui un tir adibito a dormitorio), residenze per malati terminali.
Ernst Sieber: “Operare nel sociale significa dividere ciò che hai con il prossimo”, diceva Padre Sieber. Da garzone figlio di contadini a Consigliere nazionale: questo il cammino di un personaggio che emanava luce e speranza, insignito di varie onorificenze. È stato per decenni la voce dei tossicodipendenti e dei senza tetto. Leggendario come il suo cappello di feltro stile clochard, fu anche il suo discorso al Consiglio nazionale, durante il quale estrasse una croce di legno di almeno un metro d’altezza, simbolo di condivisione e non di marginalizzazione. Un personaggio incredibile, noto e ammirato da tutti, non solo a Zurigo, al di là dalle appartenenze politiche. Padre Sieber è deceduto nel maggio 2018 all’età di 92 anni.

Comunicato stampa28 luglio: Giornata mondiale dell’epatite Debellare la pericolosa infezione dell’epatite virale è possi...
28/07/2020

Comunicato stampa
28 luglio: Giornata mondiale dell’epatite

Debellare la pericolosa infezione dell’epatite virale è possibile
Zurigo/Berna, 24 luglio 2020
L’epatite virale potrebbe essere debellata in Svizzera. Diverse migliaia di persone, tuttavia, non sanno neppure di aver subito il contagio da epatite B o C, ciò che può avere gravi ripercussioni sulla loro salute e mettere a repentaglio gli obiettivi di eliminazione della malattia.

Si stima che in Svizzera 80’000 persone ca. convivano con l’epatite B o C. Ogni anno 200 persone muoiono a causa della malattia. Gran parte delle persone contagiate dall’epatite C non sa di aver contratto l’infezione. Ciò costituisce un grosso pericolo, poiché le infezioni croniche di epatite virale sull’arco di molti anni causano gravi danni epatici. La cirrosi epatica e l’epatocarcinoma possono essere conseguenze gravi. L’epatite C aumenta il rischio di insorgenza di molte altre malattie croniche, ad es. le malattie cardiovascolari o il diabete. Spesso chi ne è affetto soffre di stanchezza cronica.

Nonostante i numerosi casi, il numero di pazienti trattati è in calo
La buona notizia è che l’epatite B e l’epatite C potrebbero essere eliminate: il vaccino dell’epatite B protegge in modo efficace, mentre – nella stragrande maggioranza dei casi – l’epatite C è curabile. Il calo del numero di pazienti trattati per l’epatite C, tuttavia, compromette gli obiettivi di eliminazione della patologia: all’inizio del 2017 in Svizzera circa 40’000 persone convivevano con l’epatite C. Di queste, circa 8’000 sono state curate negli ultimi tre anni e la maggior parte di esse è guarita. Il numero di pazienti terapizzati è tuttavia in diminuzione: dopo oltre 3’000 pazienti nel 2017 e altrettanti nel 2018, nel 1019 sono state curate solo 1’700 persone – con un’ulteriore tendenza al ribasso.

Il numero dei pazienti non diagnosticati è elevato
La ragione principale del numero ancora elevato di pazienti non trattati è che molti di coloro che ne sono affetti non sanno di aver contratto l’infezione. Le persone appartenenti ai gruppi a rischio, perciò, dovrebbero essere sottoposte al test dell’epatite virale e, in caso di risultato positivo, dovrebbero poter accedere alle cure. Le principali vie di trasmissione dell’epatite B e C sono: il consumo di droghe per via endovenosa o intranasale, le trasfusioni di sangue effettuate prima del 1992, i tatuaggi o i piercing eseguiti con strumenti non sufficientemente sterilizzati, oppure gli interventi medici in paesi con standard igienici carenti. L’epatite B viene trasmessa anche attraverso i rapporti sessuali. Le persone nate tra il 1950 e il 1985, inoltre, sono particolarmente esposte al rischio di aver contratto l’epatite C e dovrebbero perciò, una volta nella vita, sottoporsi al test dell’epatite C.

In occasione della Giornata mondiale dell’epatite 2020, Epatite Svizzera ci rammenta che bisogna fare di più, se si vuole debellare l’epatite virale. Disponiamo di strumenti adeguati, di vaccini e terapie efficaci, per l’eliminazione di queste pericolose malattie virali. Dobbiamo solo farlo.

Grafico da scaricare:

Diminuzione delle prestazioni sanitarie per l’epatite C: esistono tuttora lacune
(fonte: Analisi della situazione epatite B e C in Svizzera, UFSP; IQVIA)

Epatite Svizzera e la strategia svizzera contro l’epatite
L’Associazione Epatite Svizzera coordina la rete “Strategia svizzera contro l’epatite”, che si avvale del contributo fornito da 80 personalità di spicco provenienti dall’intera Svizzera. Il suo obiettivo è quello di debellare l’epatite virale entro il 2030. Debellare significa ridurre del 95%, entro il 2030, le nuove infezioni, i decessi, il cancro al fegato e i trapianti epatici dovuti all’epatite virale. Al tempo stesso è necessario aumentare il tasso vaccinale contro l’epatite B e il numero di diagnosi. Gli obiettivi di Epatite Svizzera si basano sugli obiettivi di eliminazione globale dell’epatite virale fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). www.epatite-svizzera.ch

La Giornata mondiale dell’epatite
La Giornata mondiale dell’epatite è stata proclamata per la prima volta dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il 28 luglio del 2011. L’epatite B e C causa 1,4 milioni di decessi l’anno, superando il tasso di mortalità dell’HIV, della tubercolosi e della malaria. La Giornata mondiale dell’epatite ha lo scopo di contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dell’epatite. Il motto della Giornata mondiale dell’epatite è “Epatite: Find the Missing Millions” (“Trova i milioni di pazienti che mancano) e richiama l’attenzione sul fatto che la stragrande maggioranza delle persone colpite è all’oscuro di aver contratto l’infezione.
www.worldhepatitisday.org

Join us to raise awareness of viral hepatitis and on 28 July

15/07/2020

Tutto questo si può evitare poiché, grazie a un vaccino efficace, è possibile prevenire l’infezione da epatite B. Oggi l’epatite C è facilmente diagnosticabile, è semplice da curare e guarisce nel 95% dei casi.

Uscita la seconda Edizione del CORRIERE DEL CAD
18/05/2020

Uscita la seconda Edizione del CORRIERE DEL CAD

Centro d'Accoglienza Diurno (Lugano)

Indirizzo

Via Agli Orti 3
Lugano
6962

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