01/09/2026
Alessandra Maiorino La legge elettorale, uno degli strumenti istituzionali più importanti e delicati per il funzionamento di una democrazia, nella mani del centrodestra di Giorgia Meloni è diventato come il menu di un ristorante: si ordina quello che si desidera o di cui si ha bisogno.
Siamo alla legge elettorale à la carte.
Alcuni mesi fa, mentre gli italiani erano in disperata attesa di provvedimenti straordinari e strutturali che invertissero la rotta su caro energia, inflazione alimentare, lavoro precario e altre emergenze che rovinano la vita quotidiana di milioni di persone, la maggioranza ha gettato nella mischia la legge elettorale.
Fu chiaro a tutti che stavano provando a salvare se stessi vedendo all’orizzonte una sconfitta alle elezioni politiche, dopo quella al referendum.
Allora serviva qualcosa con cui provare a fare asso piglia tutto con un premio di maggioranza abnorme e nessun potere di scelta ai cittadini.
Ma oggi le esigenze sono cambiate e così si riapre il menu e si pensa di riordinare una pietanza che in corso d'opera avevano già scartato: il ballottaggio.
Quello stesso ballottaggio che il centrodestra vuole eliminare per le elezioni comunali, ora serve in funzione anti-Vannacci, per provare a sterilizzare un competitor che vuole fare le scarpe a Meloni facendo le stesse promesse che faceva lei prima di andare al governo, ma con un po’ di machismo e fascismo in più.
Come fa sempre il centrodestra, i testi che vengono presentati sono un desolante tentativo di tradurre gli slogan sciocchi in leggi: un disastro normativo tragicomico. In che mani è l’Italia?
Qualunque sarà la legge elettorale, devono andare a casa, l’Italia merita di riconquistare credibilità, autorevolezza, competenza e di avere politiche giuste per tutti i cittadini.