09/08/2026
L’innalzamento della soglia degli affidamenti diretti previsto dal Codice dei Contratti Pubblici costituisce un pericolo reale di fronte al quale gli amministratori locali non riescono a fare fronte, in quanto del tutto incapaci di svolgere le dovute verifiche.
Quanto emerge dal Rapporto ANAC certifica una realtà allarmante: l’aumento dei limiti per gli affidamenti diretti agevola, seppur involontariamente, l’aggiramento nei fatti dei controlli antimafia, consentendo a operatori oscuri di inserirsi a tutto campo nei lavori pubblici.
La recente indagine della DDA dimostra esattamente questo meccanismo: un sistema criminale che si impadronisce di fatto degli appalti sfruttando proprio la permeabilità degli affidamenti sotto soglia.
La mia personale esperienza come commissario in Commissione Parlamentare Antimafia mi ha portato più volte a riflettere e a denunciare i rischi legati alla modifica del Codice degli appalti.
I procuratori sentiti in audizione hanno ripetutamente stigmatizzato questo innalzamento, e le stesse gravissime perplessità trovano oggi conferma nel rapporto dell’ANAC. Intendo ribadire con forza quanto emerge dai fatti: è impensabile lasciare campo libero ai sistemi criminali attraverso norme che indeboliscono i filtri.
Serve un intervento per tutelare la trasparenza e impedire che le risorse pubbliche diventino facile preda di infiltrazioni illecite e al contempo non è più procrastinabile una seria riforma della Pubblica Amministrazione che velocizzi i procedimenti ed elimini la superfetazione di norme che tra controlli statali e regionali finiscono per irrigidire il sistema e giustificare un provvedimento come quello dell’innalzamento della soglia minima degli affidamenti diretti, voluto dal Ministro Salvini, che, com’era facilmente prevedibile, si è tradotto nei fatti in una porta aperta per la criminalità organizzata .