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Llegit. Molt amè i fàcil d'entendre, amb dades curioses.
05/09/2024

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Nova etapa d'una associació de col·leccionisme.
07/10/2023

Nova etapa d'una associació de col·leccionisme.

02/10/2021

L’ DEL GIORNO
Il 2 Ottobre, nell'anniversario della sua morte, all'età di diciotto anni, si ricorda il Re degli Ostrogoti Atalarico, in gotico Aþalareiks (516-534), della stirpe degli Amali.

I. LE ORIGINI
Atalarico fu il terzo Re d'Italia, dopo Odoacre, Re degli Eruli (433-493), e dopo il nonno materno Teodorico il Grande (454-526).
Il nonno non aveva avuto figli maschi, sicché aveva dato in isposa la figlia Amalasunta (495/500-535) al nobile ostrogoto Eutarico (†522), che — secondo quanto era stato affermato — apparteneva anch'egli alla stessa nobile schiatta degli Amali cui apparteneva Teodorico.

II. LA MORTE DEL PADRE
Per garantirsi la successione, Teodorico aveva negoziato il riconoscimento del genero come proprio erede da parte dell'imperatore bizantino Giustino I (450-527), che nel 519 lo aveva nominato console insieme a se stesso.
Eutarico tuttavia era premorto al suocero, lasciando due figliuoli: un maschio, Atalarico, nuovo erede al trono, e una femmina, Matasunta (518-551).

III. L'ASCESA AL TRONO E LA REGGENZA
Morto Teodorico, nel 526, Atalarico aveva appena dieci anni, sicché la madre Amalasunta aveva assunto la reggenza per lui. Governando come regina, aveva attuato una politica filoromana che aveva tuttavia generato non poco scontento nell'élite guerriera degli Ostrogoti.

IV. MORTE E SUCCESSIONE
Escluso dal governo, Atalarico aveva vissuto tra i vizi e gli eccessi, ma questo ne aveva minata la salute, portandolo alla morte.
Spirato il giovane figlio, che di fatto non aveva mai governato, Amalasunta decise di risposarsi con il cugino Teodato, in ostrogoto Thiudahad (482-536). Egli era figlio di Amalafrida, una sorella di Teodorico che aveva sposato defunto Re dei Vandali Trasamondo (450-523).
Una volta assunto il potere, tuttavia, Teodato si sarebbe sbarazzato di Amalasunta, esiliandola sull'isola Martana, nel Lago di Bolsena, ove l'avrebbe fatta uccidere.
Questo fatto avrebbe comportato una brusca sterzata nella politica estera del regno ostrogoto, con l'obiettivo di liberarsi dal protettorato di Costantinopoli.

V. LA GUERRA
L'imperatore Giustiniano I (482-565), per reazione, avrebbe inviato in Italia il proprio condottiero migliore, Flavio Belisario (500-565), fresco del trionfo conseguito per la vittoriosa Guerra Vandalica (533-534). Così, avrebbe avuto inizio la lunga e logorante Guerra Gotica (535-553).
Così, il primo anno del regno di Teodato, il 535, sarebbe stato anche l'ultimo anno, fino al 1918, in cui un re avrebbe governato sull'intera Pen*sola Italiana.
Scontenti della fiacchezza del loro re nel resistere all'invasione delle forze imperiali, i guerrieri ostrogoti in assemblea avrebbero deposto Teodato ed eletto il vecchio Vitige (†542), già compagno d'arme di Teodorico e consigliere di Amalasunta. Il nuovo re avrebbe presto fatto eliminare il predecessore e avrebbe sposato la giovane Matasunta per legittimare la propria posizione dinastica, ma non avrebbe avuto miglior fortuna in guerra: si sarebbe arroccato a Ravenna, mentre Belisario avrebbe preso Roma e poi lo avrebbe assediato.
Nel 540, il re ostrogoto avrebbe infine capitolato e sarebbe stato condotto a Costantinopoli con la giovane moglie e molti altri ostaggi.

VI. DAL DISASTRO ALLA RIPRESA
Certo di aver conseguito ormai la vittoria, Giustiniano avrebbe richiamato Belisario, forse perché sospettava della sua lealtà — benché per due volte avesse rifiutato la corona offertagli dai nobili ostrogoti — o forse solo per guidare le truppe imperiali contro i Persiani, che avevano rotto la pace.
Sarebbero rimasti, oltre il Po, poco più di un migliaio di guerrieri ostrogoti, con i condottieri Uraia (†540), arroccato a Pavia, e Ildibaldo (†541), a Verona. Il primo sarebbe stato eletto nuovo re, ma avrebbe rifiutato l'elezione; il secondo sarebbe stato eletto, ma avrebbe fatto uccidere il primo, sospettato di aver congiurato contro di lui.
In questo contesto, il nuovo comandante imperiale, Costanziano (†562?), non sarebbe riuscito a sferrare il colpo decisivo e Ildibaldo avrebbe dato vita a una prima riscossa, interrotta però dalla sua improvvisa morte, provocata da una vendetta privata: le forze imperiali ancora non avrebbero approfittato del momento di smarrimento subito dagli Ostrogoti, con l'elezione del rugio Erarico (†541) e del suo assassinio, occorso dopo soli cinque mesi, sicché il nuovo re, Bauduila, meglio noto come Totila (516-552), mandante dell'assassinio, avrebbe potuto raccogliere l'eredità dello zio Ildibaldo e proseguire con la vittoriosa riscossa degli Ostrogoti.
L'inatteso prolungamento del conflitto, unitamente al dilagare della "peste di Giustiniano", avrebbe devastato la Pen*sola Italiana, facendola sprofondare in uno stato di miseria mai provato fino ad allora.

VII. LE FONTI PRIMARIE
Sul crepuscolo del regno ostrogoto, le principali fonti primarie sono il "Chronicon" di Marcellino Illirico (†534/535?), la "Chronica" e il "De origine actibusque Getarum", noto anche come "Historia Gothorum", di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore (485-580/585), anche se quest'ultima opera è pervenuta solo tramite la sintesi operata da Giordane (†550/552?) nel suo "De origine actibusque Getarum". La maggiore differenza tra l'opera di Cassiodoro e quella di Giordane consiste nel fatto che il primo intendeva glorificare Teodorico e la sua stirpe, di cui era ministro e consigliere, mentre il secondo, mostrando la forza dei Goti, intendeva esaltare chi li aveva poi sconfitti, vale a dire Giustiniano.
Un'altra fonte primaria di grande importanza è l'anonimo "Item ex libris Chronicorum inter cetera", noto anche come "Chronica Theodericiana". A queste fonti si aggiunge la successiva "Historia chronike" di Giovanni di Antiochia (†648?).

VIII. TESTI CONSULTATI
Per la redazione di questo articolo, sono state consultate varie fonti, tra cui si menzionano il Volume I (La fine del mondo antico) della "Storia del mondo medievale" edita dalla Cambridge University Press, al capitolo XIII (Il regno d'Italia sotto Odoacre e Teodorico), curato da Maurice Dumoulin (1861-1911), il Volume 2 (1929), il Volume 5 (1930), il Volume 6 (1930), il Volume 25 (1935), il Volume 33 (1937), il Volume 34 (1937) e il Volume 35 (1937) della "Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti" edita dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani degli Alfieri (1877-1961), alle voci "Amalasunta" e "Atalarico", entrambe curate da Luigi Ginetti, "Belisario", di Angelo Pernice (1873-1972), "Ostrogoti", "Teodato, re degli Ostrogoti", "Teodorico, re degli Ostrogoti", "Totila" e "Vitige re degli Ostrogoti", di Giovanni Battista Picotti (1878-1970), nonché — dello stesso editore — il Volume 2 (1960), il Volume 4 (1962), il Volume 5 (1960), il Volume 95 (2019) e il Volume 99 (2020) del "Dizionario Biografico degli Italiani", alle voci "Amalasunta" e "Atalarico", entrambe di Paolo Lamma (1915-1961), "Bauduila, re degli Ostrogoti", di Ottorino Bertolini (1892-1977), "Teoderico" e "Vitige", curate da Claudio Azzara (n. 1964).
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[Nell'immagine: in alto a sinistra, carta geopolitica raffigurante il Regno d'Italia che Atalarico aveva ereditato dal nonno Teodorico; in alto a destra, l'isola Martana, sul Lago di Bolsena, ove fu esiliata e in seguito uccisa Amalasunta; in basso, genealogia della stirpe degli Amali]
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26/09/2021

L’ DEL GIORNO
Il 26 Settembre, nell'anniversario della sua morte a Tuscolo, all'età di circa novantaquattro anni, si ricorda san Nilo da Rossano (910-1004), eremita, poi monaco e abate, dotato di virtù profetiche.

I. LE ORIGINI
Nato col nome di Nicola in una famiglia greca di Rossano, in Calabria, per un certo periodo era stato sposato e aveva avuto una figlia.
Intorno ai trent'anni, a seguito di una grave malattia, si era tuttavia convertito a una vita ascetica, facendosi monaco e ricevendo l'abito monastico nel monastero di San Nazario, in Lucania.

II. L'EREMITA
Dopo quaranta giorni a San Nazario, si era trasferito nell'eparchia del Mercurion, sulle pendici del Monte Pollino, ove aveva vissuto da eremita, adottando la regola di san Basilio Magno (329/330-379). In questo periodo aveva compiuto almeno un pellegrinaggio a Roma.
Intorno ai cinquant'anni d'età si era riavvicinato alla natia Rossano, stabilendosi nei pressi della chiesa dei Santi Adriano e Natalia, che aveva restaurato, fondandovi un monastero basiliano.
La sua reputazione aveva attirato seguaci a Rossano e lui li aveva accolti come discepoli.
Egli soleva dire: «non basta gridare contro le tenebre, bisogna accendere una luce».
Tuttavia, intorno ai settant'anni, si era reso conto di essere visto come un'autorità locale e, sentendo che si parlava di farlo vescovo, era fuggito a Capua, dove era rimasto per quindici anni.
Si era quindi stabilito nel monastero di San Michele di Valleluce, presso Montecassino, mantenendo ottimi rapporti con i monaci benedettini di Monte Cassino: la regola di san Basilio, infatti, era stata un elemento fondante della regola di san Benedetto da Norcia (480-547).
Nel 996, alla veneranda età di ottantacinque anni, san Nilo si era trasferito a Serapo, nei pressi di Gaeta.

III. IL SUPPLIZIO DELL'ANTIPAPA GIOVANNI XVI
In quello stesso anno, papa Gregorio V, al secolo Brunone di Carinzia (970-999), — cugino dell'imperatore Ottone III (980-1002) ed eletto Papa per suo volere — appena il giovane sovrano era tornato in Germania, era stato deposto e scacciato da Roma dalla fazione dei Crescenzi. Era stato quindi eletto al suo posto un antipapa, il Vescovo di Piacenza Giovanni Filagato (940-1001), originario di Rossano come san Nilo. Il Santo si era opposto all'usurpazione di questo Giovanni XVI, che peraltro era stato a sua volta deposto e catturato all'arrivo di Ottone III, nel 998.
A quel punto, il Santo si era recato a Roma per intercedere per Giovanni Filagato, chiedendo al Papa e all'Imperatore che gli fosse risparmiata la vita. Essi avevano acconsentito, ma nondimeno al poveretto erano stati tagliati il naso e le orecchie per dileggio, nonché la lingua perché non potesse più parlare, gli erano state spezzate le ossa delle dita ed era stato accecato, perché non potesse più scrivere, ed era stato fatto sfilare pubblicamente davanti a loro e per le strade principali di Roma seduto all'indietro in groppa a un asino.
San Nilo si era terribilmente infuriato per quelle orrende torture, e aveva solennemente proclamato che «la maledizione del Cielo prima o poi colpirà i loro cuori crudeli».
Papa Gregorio V era in capo a un anno, all'età di ventinove anni; Ottone III nel 1002, all'età di ventidue anni.

IV. GLI ULTIMI ANNI E LA MORTE
Nel 1004, all'età di circa novantaquattro anni, san Nilo aveva fondato il monastero greco di Grottaferrata, vicino a Frascati, su terre concessegli dal Conte di Tuscolo. Di questo monastero egli è considerato il primo abate.
Poco dopo, messosi in viaggio un pellegrinaggio a Roma, morì nella chiesa di Sant'Agata, presso Tusculo, assistito da san Bartolomeo di Grottaferrata (981-1055), che gli succedette come abate.

V. IL CULTO
Chiamato anche san Nilo il Giovane per distinguerlo da san Nilo di Ancira (†426?), — detto anche san Nilo l'Asceta, san Nilo il Sinaita o, dall'XI Secolo, san Nilo il Vecchio — san Nilo da Rossano sarebbe stato subito venerato come santo.
Si legge nel "Martirologio Romano": «Nella campagna tuscolana vicino a Roma, san Nilo il Giovane, abate, che, di origine greca, cercò una santa condotta di vita e, pervaso dal desiderio di penitenza, umiltà e peregrinazione, nonché insigne per spirito di profezia e sapienza di dottrina, fondò il celebre monastero di Grottaferrata secondo gli insegnamenti dei Padri orientali, dove nonagenario rese in chiesa lo spirito a Dio.»

VI. LE FONTI PRIMARIE
La principale fonte primaria sulla vita di san Nilo è la "Vita Nili" di un anonimo agiografo greco, tradizionalmente identificato con sam Bartolomeo di Grottaferrata, benché non vi sia a riguardo alcuna prova.
Tre le principali fonti primarie che trattano questo periodo storico, si menzionano "Chronicon" del vescovo Tietmaro di Merseburgo (975-1018), gli "Historiarum libri quinque" di Rodolfo il Glabro (985-1047) e il "Liber gestorum recentium" di Arnolfo di Milano (1030-1080).

VII. I TESTI CONSULTATI
Per la redazione del presente articolo, sono state consultate varie fonti, tra cui vanno menzionate "Gli Ottoni" di Hagen Keller (n. 1937), "Arduino e il regno italico" di Mino Milani (n. 1928) e il Volume IV (La riforma della Chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della "Storia del mondo medievale" curata dalla Cambridge University Press, ai capitoli I, "La Chiesa da Carlo Magno a Silvestro II", di Louis Halphen (1880-1950), III, "Cultura e letteratura fino a papa Silvestro II", di Montague Rhodes James (1862-1936), V, "Ottone II e Ottone III", di Austin Lane Poole (1889-1963), il Volume 11 (1911) della "Catholic Encyclopedia" edita dalla Robert Appleton Company e diretta da Charles George Herbermann (1840-1916), alla vice "Nilus the Younger", di Adrian Henry Timothy Knottesford Fortescue (1874-1923), la rivista in rete "Santi e Beati", alla voce "San Nilo da Rossano", di Domenico Agasso (1921-2021), il Volume 24 (1934) della "Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti" edita dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani degli Alfieri (1877-1961), alla voce "Nilo di Grottaferrata, santo, detto anche di Rossano", a cura di Silvio Giuseppe Mercati, pseudonimo di Giuseppe Mercati (1877-1963), e — dello stesso editore — il Volume 78 (2013) del "Dizionario Biografico degli Italiani", alla voce "Nilo il Giovane, santo", di Andrea Luzzi.
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[Nell'immagine: francobollo commemorativo del millenario della morte di san Nilo, emesso nel 2004 dalla Repubblica Italiana]
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24/09/2021

L' DEL GIORNO
Il 24 Settembre, nell’anniversario della sua morte a Saint Denis, all’età di cinquantaquattro anni, si ricorda il Re dei Franchi Pipino I il Breve (714-768), della stirpe dei Carolingi.

I. I CAROLINGI
Pipino era il figlio secondogenito del Maggiordomo di Palazzo Carlo Martello (690-741) e di sua moglie Rotrude di Trèves (690-725), a sua volta figlia del conte Lamberto di Hesbaye (†714), presunto ascendente dei Robertingi.
Il padre di Pipino, Carlo Martello, capostipite dei Carolingi, era un figlio bastardo del maggiordomo Pipino di Herstal (640-714). I Carolingi erano quindi un ramo bastardo dei Pipinidi-Arnolfingi, cosiddetti dai nomi dei bisnonni Pipino di Landen (†640/647) e sant'Arnolfo di Metz (582-641), mentre i la nuova stirpe prese il nome proprio da Carlo Martello.

II. MAGGIORDOMO
Dopo la morte del potente padre, Pipino ne aveva proseguita l'attività di ministro del regno franco insieme al fratello maggiore, san Carlomanno (707-754). Come narrato nella Cronaca di Fredegario (VII-VIII Secolo), i due fratelli avevano retto insieme il Regno dei Franchi.
Nel 742 avevano posto sul trono — vacante dal 737 — re Childerico III, detto l'Infingardo o il re fantasma (714-755), un fantoccio privo di potere. Avevano passato poi cinque anni a contrastare a più riprese le continue ribellioni in Aquitania e Vasconia, e le incursioni sui confini con la Baviera e la Sassonia.
Dopo il ritiro a vita monastica del fratello, nel 747, Pipino era rimasto l'unico maggiordomo di tutti i regni franchi, come suo padre prima di lui. In quel periodo, la Baviera si era dovuta sottomettere al Regno dei Franchi.

III. RE DEI FRANCHI
Pochi anni più tardi, Pipino aveva compiuto il grande passo, impossessandosi anche formalmente del Regno dei Franchi. Per il suo colpo di Stato, comunque, si era premurato di ottenere la legittimità della corona direttamente dal Papa, san Zaccaria (679-752): infatti, nel 750, quando Pipino era ancora Maggiordomo di Palazzo, governando il Santo Padre aveva risposto a un suo quesito — pervenuto a Roma tramite una delegazione segreta guidata dal Vescovo di Würzburg, san Burcardo (683-754/755), e dall'abate Fulrado di Saint Denis (710-783) — asserendo che il diritto di essere Re spettava non meramente a un figlio di re, bensì a chi effettivamente avesse governato il regno.
Così facendo, san Zaccaria aveva determinato il definitivo tramonto dei Merovingi e favorito l'ascesa dei Carolingi: nel Novembre del 751, Childerico III era stato deposto, tonsurato e monacato, mentre Pipino era stato incoronato Re dei Franchi a Soissons da san Bonifacio, al secolo Wynfrith (672/680-754), Vescovo di Magonza.

IV. LA NASCITA DELLO STATO PONTIFICIO
Nel 752, alcune città appartenute un tempo al Regno dei Visigoti, in Settimania, si erano ribellate alla dominazione araba e Pipino, giunto in loro soccorso, aveva ottenuto di annettere Nîmes, Maguelonne, Agde e Béziers.
In seguito, papa Stefano II (714/715-757) — recatosi in Francia per chiedere aiuto a Pipino contro il Re dei Longobardi Astolfo (†756) — aveva a sua volta unto lo stesso Pipino e i suoi figli, peraltro pochi giorni dopo il martirio di san Bonifacio di Magonza. Secondo gli accordi con papa Stefano, Pipino aveva quindi invaso l'Italia e con due vittoriose spedizioni aveva sconfitto Astolfo e ottenuto da lui i vasti domini che quegli aveva occupato nell'Italia Centrale. Il re franco ne aveva fatto allora dono al Papato, sancendo così la nascita dello Stato Pontificio.

V. MORTE E SUCCESSIONE
Alla sua morte, Pipino divise il regno tra i suoi due figli: al primogenito Carlo I, detto poi Carlo Magno (742-814), lasciò l'Austrasia, la Neustria e l'Aquitania; al secondogenito Carlomanno I (751-771) lasciò la Borgogna, la Provenza, la Settimania e la Vasconia.
In questo contesto avrebbe giocato un ruolo importante la vedova di Pipino, Bertrada di Laon, detta Berta dai Lunghi Piedi (720-783), donna forte, di polso, che sarebbe stata la prima consigliera di Carlo negli anni iniziali del suo regno, parteggiando di fatto per lui nel conflitto con Carlomanno e favorendo, dopo l'improvvisa morte di costui, la riunificazione del regno franco sotto l'unica corona di Carlo.
Carlo Magno sarebbe stato poi anche Re dei Longobardi, nonché primo Imperatore del Sacro Romano Impero, anche se la definizione di "Sacro Romano Impero" sarebbe stata data alcuni secoli più tardi.
Come il padre per l'incoronazione regale, anche Carlo avrebbe dovuto la legittimità della sua titolatura imperiale a un Papa, san Leone III (750-816).

VI. LE FONTI PRIMARIE
Oltre alla menzionata Cronaca di Fredegario (VII Secolo) e dei suoi continuatori (VIII Secolo), le principali fonti primarie sulla vita di Pipino il Breve sono costituite dalla "Historia Langobardorum" di Paolo Diacono (720-799) e dagli annali redatti dalle grandi abbazie carolinge a partire dal secolo seguente: si citano gli "Annales Mettenses priores" (IX Secolo), della Cattedrale di Metz, anche se la paternità è spesso attribuita all'Abbazia di Saint Denis o al monastero femminile di Chelles; il "Chronicon Moissiacense" (IX-X Secolo), dell'Abbazia di Mossiac, in Linguadoca; gli "Annales Xantenses" (IX Secolo), dell'Abbazia di Lorsch; gli "Annales Vedastini" (IX Secolo), dell'Abbazia di San Vedasto di Arras. Vanno comunque menzionate anche opere bassomedievali come il "Chronicon" del monaco Sigeberto di Gembloux (1030-1112), il "Chronicon S. Medardi Suessionensis" (XIII Secolo), dell'Abbazia di San Medardo a Soissons, e gli "Annales Marbacenses" (XIII Secolo), dell'Abbazia di Marbach presso Colmar.

VII. I TESTI CONSULTATI
Per la redazione di questo articolo, sono stati consultati vari testi, tra cui si menzionano il "Carlo Magno. Un padre dell'Europa" di Alessandro Barbero (n. 1959) e la "Storia del mondo medievale" edita dalla Cambridge University Press, in particolare il Volume I (La fine del mondo antico), al capitolo "La Gallia sotto i Franchi merovingi. Vicende storiche", curato da Chrétien Pfister (1857-1933), e il Volume II (L'espansione islamica e la nascita dell'Europa feudale), al capitolo "La rivoluzione carolingia e l'intervento franco in italia", curato da George Lincoln Burr (1857-1938), ma anche il Volume 9 (1931), il Volume 27 (1935), il Volume 32 (1936) e il Volume 35 (1937) della "Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti" edita dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani degli Alfieri (1877-1961), alle voci "Carlomagno, re dei Franchi e dei Longobardi, imperatore romano", di Francesco Cognasso (1886-1986), "Pipino III il Breve", di Giuseppe Martini (1908-1979), "Stefano III (o II) papa", di Mario Niccoli (1904-1964), e "Zaccaria papa", nonché — dello stesso editore — il Volume 94 (2019) e il Volume 100 (2020) del "Dizionario Biografico degli Italiani", alle voci "Stefano II, papa" e "Zaccaria, papa", curate da Paolo Delogu (n. 1940).
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[Nell'immagine: in alto a sinistra, Pipino il Breve immaginato dal pittore francese Louis-Félix Amiel (1802-1864); in basso a sinistra, l'incoronazione di Pipino il Breve raffigurata in una miniatura tratta dalle "Grandes Chroniques de France" di Jean Fouquet (1420-1481); in alto a destra, la deposizione di Childerico III e l'incoronazione di Pipino il Breve in una miniatura tratta dalle "Chroniques de Saint Denis" (XIII Secolo); al centro a destra, l'incoronazione di Pipino il Breve immaginata dal pittore francese François Dubois (1529-1584); in basso a destra, l'espansione dei Franchi dal V Secolo fino a Pipino e Carlo Magno, raffigurata in una carta geopolitica tratta dall'Atlante Storico realizzato nel 1911 dal cartografo statunitense William Robert Shepherd (1871-1934)]
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20/09/2021

Hace 500 años, la expedición Magallanes-Elcano completó por primera vez la circunnavegación del planeta. Cinco naves con unos 250 hombres a bordo partieron de Sanlúcar de Barrameda el 20 de septiembre de 1519. Tres años más tarde, solo un puñado de supervivientes arribaría a puerto.

17/04/2021

El rey macedonio se enfrentó a los pueblos nómadas de Afganistán entre el 330 a.C. y el 328 a.C. con el objetivo de controlar el territorio en el que habitaban.

04/04/2021

El nombre de la familia De la Cerda resonó con frecuencia en los relatos de la lucha por el poder en la Castilla de la Baja Edad Media y siguió ostentando un protagonismo en la política española ya…

28/03/2021

GLI SCAVI ALL’INTERNO DEL COLOSEEO: ALLA SCOPERTA DI UN LUNGO VIAGGIO
La ricerca sul Colosseo ha privilegiato, negli ultimi anni, fondamentalmente il primo piano e i sotterranei dell’Anfiteatro. L’ampio settore ipogeo offre difatti ancora oggi ampi spazi a nuove e significative acquisizioni relativamente sia alle fasi di costruzione del complesso, sia alle sue trasformazioni.
Queste ultime appaiono per noi particolarmente importanti, in quanto risultano connesse all’uso dell’edificio, che essendo una vera e propria macchina per spettacoli, fu soggetto nei suoi sei secoli d’utilizzo a usure e disfunzioni, causate non soltanto da agenti esterni (terremoti, incendi), ma anche da difetti strutturali, o dall’insorgere con il tempo di esigenze non previste dal progetto originario.
La pavimentazione degli ipogei, ad esempio, subì con il trascorrere dei secoli un continuo innalzamento di livello, dovuto al non perfetto funzionamento del sistema di smaltimento delle acque piovane e di falda; fu creato, subito dopo la costruzione e l’inaugurazione del complesso, un nuovo braccio sotterraneo di comunicazione con l’esterno (il cosiddetto Passaggio di Commodo) determinato dalla necessità di garantire un ingresso riservato all’imperatore e ai personaggi di alto rango.
Durante le ricerche ha destato stupore la quantità e la qualità delle ossa di animali, talvolta anche bizzarri, rinvenuti nelle terre che hanno occluso i condotti. Ma più importanti sul piano scientifico appaiono i dati cronologici desumibili dalla successione dei riempimenti (i quali mostrano che il “sistema” entrò in crisi subito dopo la costruzione dell’edificio) e quelli relativi alla dinamica della sedimentazione, che accompagna di fatto la storia dell’uso del complesso e registra pause in connessione con i periodi di non agibilità della struttura. Qualcosa del genere dovette verificarsi, ad esempio, dopo l’incendio del 217 d.C., quando il Colosseo rimase per diversi anni chiuso “per restauro”, e gli spettacoli furono trasferiti nel Circo Massimo.
L’esecuzione di una serie di carotaggi hanno consentito di ridisegnare la geomorfologia della valle tra Celio, Palatino ed Esquilino, e di ricostruire l’andamento dell’alveo del fiume che, anteriormente all’urbanizzazione di questo settore della città antica, correva in direzione delle attuali vie Labicana e di San Gregorio e raggiungeva il punto di massima profondità nelle vicinanze delle pendici del Celio. È qui infatti che risultano più spessi i depositi alluvionali che hanno progressivamente colmato il letto fluviale.
Ma le scoperte più sensazionali verranno dallo scavo delle cinque gallerie sotterranee (criptoportici) che si dipartono dal piano degli ipogei. L’interesse di queste strutture è dovuto al fatto che esse lasciano presupporre una rete di collegamenti con gli edifici di servizio disposti intorno all’Anfiteatro. Una di esse, nota con il nome di Passaggio di Commodo, ha dato risultati notevoli. Rivestito di marmi e di stucchi, il criptoportico appare realizzato pochi anni dopo l’inaugurazione dell’edificio come aveva già rivelato lo studio della decorazione parietale superstite.
Gli altri ritrovamenti avvenuti nel Colosseo hanno rivelato l’esistenza, in alcuni punti del piano terra, di piccole porzioni di stratigrafie medievali miracolosamente sopravvissute dagli sterri che hanno interessato l’Anfiteatro nel secolo scorso. Esse costituiscono le prime testimonianze archeologiche relative a fasi di occupazione e di vita di questo complesso in età post-antica, note finora solo dalle fonti letterarie, quali ad esempio la trasformazione in fortezza da parte della famiglia dei Frangipani a partire dall’anno Mille, o l’utilizzazione di alcuni suoi ambienti come ospedale nel XIV secolo.
[fonte: Il Colosseo, FMR]

21/03/2021

En la sociedad vikinga existía una considerable libertad sexual en comparación con otras. Sin embargo, dicha libertad estaba supeditada a que se cumpliera la obligación social de dejar descendientes.

31/01/2021

TORRE de la PÓLVORA... (Praga)
La torre de la Pólvora o puerta de la Pólvora es una torre gótica situada en Praga, República Checa. Es una de las puertas de la ciudad originales. Data del siglo XV y conduce a la Ciudad Vieja. Es uno de los monumentos más conocidos de Praga.

La Torre de la Pólvora es una de las 13 puertas originales de la Ciudad Vieja de Praga. Su construcción comenzó en 1475. Se pretendía que la torre fuera una entrada atractiva a la ciudad en lugar de una torre defensiva. La primera piedra fue puesta por Ladislao II. El ayuntamiento dio a Ladislao II la torre como un regalo de coronación. Mientras estaba en construcción, se denominaba Torre Nueva. El diseño de la torre se inspiró en la obra de Peter Parler en el Puente Carlos.


Ladislao II tuvo que trasladarse de Praga debido a disturbios, por lo que la construcción de la torre se detuvo. Volvió en 1485 al Castillo de Praga, donde vivió el resto de su vida, junto con los otros reyes de Bohemia que vivían en Praga. Los reyes no volvieron a usar la torre ni la Corte Real hasta que se empleó para las procesiones de coronación desde 1836, que atravesaban la torre para ir a la Catedral de San Vito y el Castillo.

La torre se usó para almacenar pólvora en el siglo XVII, de aquí el nombre Torre de la Pólvora. La puerta sufrió daños considerables durante la Batalla de Praga. Las esculturas de la torre fueron sustituidas en 1876. En la década de 1880 la torre fue renovada, adquiriendo su aspecto actual.

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31/01/2021

El 1 de marzo de 1815, el emperador francés, huido de su destierro en la isla italiana de Elba, desembarcó en Francia y emprendió su triunfal regreso a París.

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