02/10/2021
L’ DEL GIORNO
Il 2 Ottobre, nell'anniversario della sua morte, all'età di diciotto anni, si ricorda il Re degli Ostrogoti Atalarico, in gotico Aþalareiks (516-534), della stirpe degli Amali.
I. LE ORIGINI
Atalarico fu il terzo Re d'Italia, dopo Odoacre, Re degli Eruli (433-493), e dopo il nonno materno Teodorico il Grande (454-526).
Il nonno non aveva avuto figli maschi, sicché aveva dato in isposa la figlia Amalasunta (495/500-535) al nobile ostrogoto Eutarico (†522), che — secondo quanto era stato affermato — apparteneva anch'egli alla stessa nobile schiatta degli Amali cui apparteneva Teodorico.
II. LA MORTE DEL PADRE
Per garantirsi la successione, Teodorico aveva negoziato il riconoscimento del genero come proprio erede da parte dell'imperatore bizantino Giustino I (450-527), che nel 519 lo aveva nominato console insieme a se stesso.
Eutarico tuttavia era premorto al suocero, lasciando due figliuoli: un maschio, Atalarico, nuovo erede al trono, e una femmina, Matasunta (518-551).
III. L'ASCESA AL TRONO E LA REGGENZA
Morto Teodorico, nel 526, Atalarico aveva appena dieci anni, sicché la madre Amalasunta aveva assunto la reggenza per lui. Governando come regina, aveva attuato una politica filoromana che aveva tuttavia generato non poco scontento nell'élite guerriera degli Ostrogoti.
IV. MORTE E SUCCESSIONE
Escluso dal governo, Atalarico aveva vissuto tra i vizi e gli eccessi, ma questo ne aveva minata la salute, portandolo alla morte.
Spirato il giovane figlio, che di fatto non aveva mai governato, Amalasunta decise di risposarsi con il cugino Teodato, in ostrogoto Thiudahad (482-536). Egli era figlio di Amalafrida, una sorella di Teodorico che aveva sposato defunto Re dei Vandali Trasamondo (450-523).
Una volta assunto il potere, tuttavia, Teodato si sarebbe sbarazzato di Amalasunta, esiliandola sull'isola Martana, nel Lago di Bolsena, ove l'avrebbe fatta uccidere.
Questo fatto avrebbe comportato una brusca sterzata nella politica estera del regno ostrogoto, con l'obiettivo di liberarsi dal protettorato di Costantinopoli.
V. LA GUERRA
L'imperatore Giustiniano I (482-565), per reazione, avrebbe inviato in Italia il proprio condottiero migliore, Flavio Belisario (500-565), fresco del trionfo conseguito per la vittoriosa Guerra Vandalica (533-534). Così, avrebbe avuto inizio la lunga e logorante Guerra Gotica (535-553).
Così, il primo anno del regno di Teodato, il 535, sarebbe stato anche l'ultimo anno, fino al 1918, in cui un re avrebbe governato sull'intera Pen*sola Italiana.
Scontenti della fiacchezza del loro re nel resistere all'invasione delle forze imperiali, i guerrieri ostrogoti in assemblea avrebbero deposto Teodato ed eletto il vecchio Vitige (†542), già compagno d'arme di Teodorico e consigliere di Amalasunta. Il nuovo re avrebbe presto fatto eliminare il predecessore e avrebbe sposato la giovane Matasunta per legittimare la propria posizione dinastica, ma non avrebbe avuto miglior fortuna in guerra: si sarebbe arroccato a Ravenna, mentre Belisario avrebbe preso Roma e poi lo avrebbe assediato.
Nel 540, il re ostrogoto avrebbe infine capitolato e sarebbe stato condotto a Costantinopoli con la giovane moglie e molti altri ostaggi.
VI. DAL DISASTRO ALLA RIPRESA
Certo di aver conseguito ormai la vittoria, Giustiniano avrebbe richiamato Belisario, forse perché sospettava della sua lealtà — benché per due volte avesse rifiutato la corona offertagli dai nobili ostrogoti — o forse solo per guidare le truppe imperiali contro i Persiani, che avevano rotto la pace.
Sarebbero rimasti, oltre il Po, poco più di un migliaio di guerrieri ostrogoti, con i condottieri Uraia (†540), arroccato a Pavia, e Ildibaldo (†541), a Verona. Il primo sarebbe stato eletto nuovo re, ma avrebbe rifiutato l'elezione; il secondo sarebbe stato eletto, ma avrebbe fatto uccidere il primo, sospettato di aver congiurato contro di lui.
In questo contesto, il nuovo comandante imperiale, Costanziano (†562?), non sarebbe riuscito a sferrare il colpo decisivo e Ildibaldo avrebbe dato vita a una prima riscossa, interrotta però dalla sua improvvisa morte, provocata da una vendetta privata: le forze imperiali ancora non avrebbero approfittato del momento di smarrimento subito dagli Ostrogoti, con l'elezione del rugio Erarico (†541) e del suo assassinio, occorso dopo soli cinque mesi, sicché il nuovo re, Bauduila, meglio noto come Totila (516-552), mandante dell'assassinio, avrebbe potuto raccogliere l'eredità dello zio Ildibaldo e proseguire con la vittoriosa riscossa degli Ostrogoti.
L'inatteso prolungamento del conflitto, unitamente al dilagare della "peste di Giustiniano", avrebbe devastato la Pen*sola Italiana, facendola sprofondare in uno stato di miseria mai provato fino ad allora.
VII. LE FONTI PRIMARIE
Sul crepuscolo del regno ostrogoto, le principali fonti primarie sono il "Chronicon" di Marcellino Illirico (†534/535?), la "Chronica" e il "De origine actibusque Getarum", noto anche come "Historia Gothorum", di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore (485-580/585), anche se quest'ultima opera è pervenuta solo tramite la sintesi operata da Giordane (†550/552?) nel suo "De origine actibusque Getarum". La maggiore differenza tra l'opera di Cassiodoro e quella di Giordane consiste nel fatto che il primo intendeva glorificare Teodorico e la sua stirpe, di cui era ministro e consigliere, mentre il secondo, mostrando la forza dei Goti, intendeva esaltare chi li aveva poi sconfitti, vale a dire Giustiniano.
Un'altra fonte primaria di grande importanza è l'anonimo "Item ex libris Chronicorum inter cetera", noto anche come "Chronica Theodericiana". A queste fonti si aggiunge la successiva "Historia chronike" di Giovanni di Antiochia (†648?).
VIII. TESTI CONSULTATI
Per la redazione di questo articolo, sono state consultate varie fonti, tra cui si menzionano il Volume I (La fine del mondo antico) della "Storia del mondo medievale" edita dalla Cambridge University Press, al capitolo XIII (Il regno d'Italia sotto Odoacre e Teodorico), curato da Maurice Dumoulin (1861-1911), il Volume 2 (1929), il Volume 5 (1930), il Volume 6 (1930), il Volume 25 (1935), il Volume 33 (1937), il Volume 34 (1937) e il Volume 35 (1937) della "Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti" edita dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani degli Alfieri (1877-1961), alle voci "Amalasunta" e "Atalarico", entrambe curate da Luigi Ginetti, "Belisario", di Angelo Pernice (1873-1972), "Ostrogoti", "Teodato, re degli Ostrogoti", "Teodorico, re degli Ostrogoti", "Totila" e "Vitige re degli Ostrogoti", di Giovanni Battista Picotti (1878-1970), nonché — dello stesso editore — il Volume 2 (1960), il Volume 4 (1962), il Volume 5 (1960), il Volume 95 (2019) e il Volume 99 (2020) del "Dizionario Biografico degli Italiani", alle voci "Amalasunta" e "Atalarico", entrambe di Paolo Lamma (1915-1961), "Bauduila, re degli Ostrogoti", di Ottorino Bertolini (1892-1977), "Teoderico" e "Vitige", curate da Claudio Azzara (n. 1964).
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[Nell'immagine: in alto a sinistra, carta geopolitica raffigurante il Regno d'Italia che Atalarico aveva ereditato dal nonno Teodorico; in alto a destra, l'isola Martana, sul Lago di Bolsena, ove fu esiliata e in seguito uccisa Amalasunta; in basso, genealogia della stirpe degli Amali]
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