Luce Ebraica

Luce Ebraica Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno, se è in tuo potere il farlo. (Re Salomone)

Una pagina pensata per unire gli Ebrei, per condividere, costruire ed imparare. Idee, pensieri, parole, notizie... facciamo brillare assieme la Luce Ebraica.

13/08/2012

Ringrazio Barbara Bisogni per il suo messaggio privato, e mi scuso se rispondo qui, ma Facebook ha temporaneamente bloccato la funzione messaggi... Mi dispiace. Comunque Todà a te Barbara!

Il Messia"Messia" è la traduzione della parola ebraica Moshiach, che significa "unto". Infatti, anticamente, quando si e...
13/08/2012

Il Messia

"Messia" è la traduzione della parola ebraica Moshiach, che significa "unto". Infatti, anticamente, quando si eleggeva un re o un sommo sacerdote, lo si ungeva per indicare che egli era stato scelto fra il suo popolo per adempiere importanti cariche.

Moshiach sarà colui che verrà scelto dal Signore per redimere Israele ed introdurre una nuova era di pace, felicità e bontà fra gli uomini di tutta la terra. Col suo avvento, infatti, cesseranno le sofferenze, le distruzioni e le guerre: il malvagio sarà punito ed il giusto premiato.
Israele, per tanti secoli rimasto in esilio, potrà finalmente tornare nella terra dei suoi Padri e tutti i popoli riconosceranno la sovranità del Signore, D-o Unico.

Nel Talmud ci sono diversi riferimenti al Moshiach ed alla sua missione.
Molti profeti accennarono all'avvento del Messia, che essi indicarono come discendente della Casa di Davide.
Così ne parla Isaia: "Uscirà un ramo dal tronco di Ishai (padre di Davide) ed un rampollo spunterà dalle sue radici, e riposerà su di lui lo Spirito del Signore… Egli giudicherà con giustizia i miseri e deciderà con dirittura a favore degli umili della terra… Allora dimorerà il lupo con l'agnello; si coricherà il leopardo con il capretto, e il vitello e il leone staranno assieme e un piccolo ragazzo li guiderà. La mucca e l'orso pascoleranno, assieme giaceranno i loro piccoli e il leone come il bue mangerà paglia… Il Signore radunerà gli esuli di Israele e raccoglierà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra…".

Il Messia non sarà un essere soprannaturale, ma un uomo ispirato dal Signore ed avrà il compito di portare il Suo messaggio sulla terra e di rendere tutti i popoli degni del Suo Regno mediante l'opera del popolo ebraico.

Inizierà così l'era messianica, e con essa il il Regno di D-o (Malkhut Shaddai). Il mondo sarà meraviglioso, non esisterà più il male e vi saranno pace e felicità per gli uomini.
Questa speranza è espressa nelle profezie di molti profeti.
Isaia e Michà dicono con parole molto simili fra loro: "Saliremo alla Casa del D-o di Giacobbe, affinché Egli ci ammaestri sulle Sue vie… Egli giudicherà fra le nazioni… le quali spezzeranno le loro spade per farne vomeri e le loro lance per farne falci; nessun popolo alzerà la spada contro l'altro e non impareranno più la guerra".

Anche in una delle nostre più belle preghiere, l'Alenu, dopo aver esaltato il Signore che ha eletto Israele e lo ha allontanato dall'idolatria, è espresso l'ideale che anticipa il giorno in cui il Signore sarà il D-o Unico di tutte le genti e sarà attuato il trionfo della Sua onnipotenza.

Conoscere e appassionarsiRabbi Yitzchak Mishan, capo della grande Comunità Sefardita di Mount Sinay a San Paolo del Bras...
13/08/2012

Conoscere e appassionarsi

Rabbi Yitzchak Mishan, capo della grande Comunità Sefardita di Mount Sinay a San Paolo del Brasile, una volta raccontò questo episodio accadutogli:
«Un giovane membro della mia Comunità mi chiese di convertire la sua fidanzata non ebrea. Io gli spiegai che anche se la ragazza avesse voluto sottoporsi alla conversione – che avrei accettato solo se l'avesse desiderata sinceramente per diventare ebrea e non per aver la possibilità di sposare un ebreo – lui non avrebbe ugualmente avuto la possibilità di sposarla, perché era un Cohen. Il giovanotto rimase di sasso: erano fidanzati da cinque anni e non aveva nessuna intenzione di lasciarla. Non riuscii assolutamente a convincerlo. Come per altri casi di difficile soluzione, chiesi, per lettera, la benedizione del Rebbe al fine di guidare il giovane con saggezza. Con mia sorpresa, poco dopo, ricevetti una telefonata dal suo ufficio: il Rebbe mi dava istruzioni per continuare a parlare con il ragazzo: “Tu devi spiegargli – mi insegnava – che un Cohen ha il potere di benedire gli altri, anche grandi personaggi. Ma, il cielo non voglia, se dissacra il suo stato, perde il suo grande potenziale”. Contattai immediatamente il giovanotto e lo invitai per una chiacchierata. Con pazienza gli spiegai il messaggio del Rebbe, ma senza risultato: aveva già deciso e non avrebbe cambiato la sua posizione. Io non potevo accettare l'idea che l'interesse del Rebbe restasse senza frutto. Meditando sul fatto, lessi e rilessi le parole che avevo annotato: “Tu devi spiegare...”. Forse, pensai, questa spiegazione potrebbe essere rivolta alla ragazza non ebrea, forse il messaggio poteva trovare in lei l'ascolto sperato. Non persi tempo e la invitai nel mio ufficio: “Farei qualunque cosa per quest'uomo” continuava a ripetere. Allora lessi a voce alta da una versione tradotta del Kitzur Shulchan Aruch la proibizione del matrimonio tra un Cohen e una convertita, poi le ripetei le parole del Rebbe, spiegandole l'enorme perdita di cui l'uomo avrebbe sofferto. La ragazza era commossa: “Se lui perderà così tanto a causa mia, non lo sposerò, lo amo troppo” disse molto sinceramente. E non furono parole dette con leggerezza: la sua decisione rimase ferma e dopo pochi giorni troncò la relazione. Incidentalmente – concluse rabbi Mishan – il giovane poi sposò felicemente una brava ragazza ebrea».

p.s. Cohen, pl. cohanim, è un ebreo discendente da Aronne e perciò dotato di particolari funzioni sacerdotali.

Io credo nel Sole anche quando non brilla.Io credo nell’Amore anche quando non lo sento.Io credo in D-O anche quando tac...
12/08/2012

Io credo nel Sole anche quando non brilla.
Io credo nell’Amore anche quando non lo sento.
Io credo in D-O anche quando tace.
(Preghiera Ebraica)

Per noi ebrei D-O è l'Essere Supremo, Creatore e Causa Prima dell'universo, Governatore del mondo e degli uomini, Giudice Supremo e Padre, la Sua giustizia è temperata dalla misericordia.
D-O comunica la sua volontà attraverso profeti e altri canali stabiliti.

La fede del popolo ebraico è in un primo momento un culto di monolatria, ovvero:
ogni popolo ha il suo D-O, ma il D-O del popolo ebraico è l'unico che Israele adora e serve.
Sono eco di questa concezione passi biblici come quelli che dicono: "Il Signore è il nostro D-O, il più grande di tutti gli dei", riferendosi in questo caso ai 70 angeli principi delle 70 Nazioni. Ci si riferisce a lui come il "D-O dei nostri padri", "il D-O di Avraham, Yitzhak e Yaakov".
È solo dall'Esilio Babilonese (VI secolo a.C.) che Israel passa dalla monolatria al monoteismo:
c'è un solo D-O, tutti gli altri sono apparenza.
Il Signore è il Creatore di tutte le cose (che ha plasmato dal nulla).
All'inizio D-O è impegnato solo in nostro favore, e più tardi verso tutti gli uomini.
Israele, infatti, nasce come popolo quando D-O lo libera della schiavitù d'Egitto.
Anche le circostanze dolorose, come cadere in mano ai nemici o l'Esilio Babilonese, sono interpretate come un'azione di D-O che corregge il suo popolo a causa dei suoi peccati, ma ciò solo in alcuni episodi storici. Infatti, la fine della nostra storia, l'apice della Creazione, riguarda l'era messianica.

I maestri ebrei sostengono che la conoscenza di D-O e della Sua Perfezione, fine dell'uomo unitamente al bene e apice dello studio della Torà, favorisca l'amore per il Signore e che quest'ultimo aumenti consapevolezza e volontà nella ricerca della conoscenza delle vie divine della Torà. La nostra Religione sostiene che D-O regge e sostiene continuamente tutto il mondo, le Sue Leggi, ogni aspetto della Natura e la provvidenza individuale, collettiva e della storia. I maestri, pur premettendo la speranza che non avvenga, sostengono infatti che, se D-O volesse o ritraesse la sua Volontà dal mondo non provvedendovi più, esso perirebbe e scomparirebbe immediatamente. Solo a partire da questo principio è infatti possibile anche ammettere l'esistenza dei miracoli.
Noi Ebrei riteniamo infatti che la fede, talento peculiare dell'anima, è radicata nell'uomo fin dalla nascita e solo in seguito, tramite il libero arbitrio, potrà rendersene consapevole anche attraverso l'osservanza della Torà o dei 7 precetti Noachici, seguendo quindi il bene, o, al contrario, allontanandosi dal legame con il Divino.
La fede si presenta quindi come attitudine immediata e spontanea spirituale a cui, se vicini a Dio, consegue aumento ed abbondanza anche nella sapienza, nell'intelligenza e nella conoscenza.

Devekut e Kavanà
La Devekut indica l'unione dell'uomo con D-O che, nella tradizione ebraica, è sempre stata indicata come aspirazione continua e meta di tutto il popolo d'Israele.
lo studio e l'osservanza da parte dell'Ebreo delle 613 mitzvot comandate nella Torà hanno sempre rappresentato per il popolo d'Israele il riferimento spirituale e pratico della propria fede e della propria vita nel legame con il divino e con il mondo.
La fede nasce e sorge nel cuore e può anche coinvolgere tutto il corpo pervaso da tutta l'anima.
Con il termine ebraico Kavanà si intende l'intenzione di gioia, consapevolezza e passione per compiere una Mitzvà e quella che l'uomo rivolge a D-O anche con la propria preghiera; essa è la forza impiegata nella fede per l'attaccamento a D-O e il sostentamento spirituale. Secondo le proprie caratteristiche, ogni Ebreo raggiunge livelli sempre differenti nella Devekut, così anche nel grado della preghiera: questa è poi la tradizione degli Heikalot, i palazzi spirituali cui l'Ebreo può accedere passando metaforicamente e spiritualmente di stanza in stanza fino al Signore affinché le proprie preghiere possano essere ascoltate, considerate ed esaudite e possa essere sempre più saldo e vivo il legame nella propria fede.

Che l’uomo abbia sempre due tasche.
In una scriverà:
“Io non sono che polvere e cenere”.
E nell’altra:
“Il mondo non è stato creato che per me”».
(Bounam de Pssiske, autore ebraico)

Auguro a tutti Shabbat Shalom!
10/08/2012

Auguro a tutti Shabbat Shalom!

Lo Shabbat"Ricordati del giorno di Shabbat per santificarlo. Lavora sei giorni e fa in essi ogni tua opera, ma il settim...
10/08/2012

Lo Shabbat

"Ricordati del giorno di Shabbat per santificarlo. Lavora sei giorni e fa in essi ogni tua opera, ma il settimo è giorno di riposo sacro all’Eterno che è il tuo Signore. Non fare in esso alcun lavoro. Né tu, né tuo figliolo, né tua figliola, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che dimora a casa tua; poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, i mari e tutto ciò che c'è in essi, e si riposò il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di riposo e lo ha santificato" (Es 20, 8-11).

Lo Shabbat è il settimo giorno della settimana (si comincia la settimana di domenica), comincia venerdì al tramonto e finisce Sabato sera non appena sono visibili 3 stelle in cielo. La festività comincia la sera al tramonto (come tutte le festività ebraiche) perché è scritto nella parte relativa alla creazione della Torà: "E fu sera e fu mattina".
Gli orari dello Shabbat dipendono quindi dal luogo dove uno si trova e dal momento dell’anno.

E’ uno dei principi fondamentali dell'ebraismo ed è riconosciuta come la festività più importante della vita ebraica. Siccome D-O ha creato l’universo e tutto ciò che contiene in sei giorni riposandosi il settimo giorno, gli ebrei devono smettere ogni tipo di lavoro fatto durante la settimana, per consacrarsi totalmente a D-O, corpo e spirito, durante il santo giorno di Shabbat.
Il giorno di Shabbat dev'essere l’occasione di rallegrarsi in famiglia, di svuotare lo spirito delle preoccupazioni e dei doveri materiali della settimana, di studiare la Torah e di accogliere nella propria casa e nella propria mente l’Oneg Shabbat, il benessere dello Shabbat: regalo interno di D-O agli ebrei affinché seguano sempre il Suo cammino per portare sulla terra il Regno del Bene.
L’essenza dello Shabbat è comunque quella di lasciare da parte i lavori della settimana per fare posto a D-O.
Durante lo Shabbat, infatti, alcune attività sono vietate perché derivano dei principali lavori eseguiti nella costruzione del Tempio, esso stesso simbolo della creazione del mondo.
Di seguito i 39 lavori vietati durante lo Shabbat (39 Melachot) scritti nella Torà:
1. Arare
2. Seminare
3. Mietere
4. Formare covoni
5. Trebbiare
6. Ventilare
7. Selezionare
8. Setacciare
9. Macinare
10. Impastare
11. Cuocere
12. Tosare
13. Lavare
14. Cardare
15. Tingere
16. Filare
17. Tendere
18. Costruire un setaccio
19. Tessere
20. Dividere due fili
21. Legare
22. Slegare
23. Cucire
24. Strappare
25. Cacciare
26. Macellare
27. Scuoiare
28. Salare la carne
29. Disegnare
30. Lisciare
31. Tagliare
32. Scrivere
33. Cancellare
34. Costruire
35. Demolire
36. Spegnere un fuoco
37. Accendere un fuoco
38. Dare l'ultima mano per terminare un lavoro
39. Trasportare al di fuori della propria abitazione.

Le attività permesse sono:
- far visita a parenti ed amici (purché raggiungibili a piedi)
- passare lo Shabbat con un proprio familiare
- assistere alla funzione al Bet HaKeneset (Sinagoga)
- ospitare parenti ed amici a dormire per lo Shabbat o quanto meno per uno dei pasti
- cantare brani popolari e salmi
- leggere, studiare e discutere di Torà, i commentari, il Talmud, la Halachà ed i Midrashim
- secondo la Kabbalà, avere rapporti sessuali tra marito e moglie.

Il Venerdì sera prima dell’entrata dello Shabbat vengono accese due candele le quali rimangono accese fintanto che non si spengono da sole. Sono il simbolo della “luce del Signore” che di Sabato entra per far risplendere la casa.
Il pasto del venerdì sera e del pranzo di Sabato sono generalmente abbondanti. Per il Kiddush sono presenti sulla tavola le Challot sotto una tovaglietta con la scritta Shabbat Shalom (Sabato di pace) per la benedizione del pane ed il bicchiere di vino kasher per la benedizione del vino. Le Challot sono due per ricordare che nel deserto il venerdì gli ebrei raccoglievano la manna in dose doppia in quanto di Sabato era vietato raccoglierla.
La preghiera del Kiddush viene detta dall’uomo della famiglia riempiendo il bicchiere di vino. Questa preghiera afferma che il Sabato è un giorno di ricordo sia della creazione del mondo (Es 20, 8-11) sia dell’uscita dell’Egitto (Dt 5, 12-15).

Ogni Shabbat in Sinagoga si legge la Parashà, brano settimanale della Torà, e la Haftarà, un brano tratto dal Libro dei Profeti. La Torà è divisa in 54 Parashot (parti o porzioni), una per ogni settimana dell'anno.

Per segnare la fine dello Shabbat, sabato sera, si fa la Havdalà: la cerimonia di separazione. Questa si fa recitando un’apposita formula chiamata Attà Cholantanu e con quattro berachot (benedizioni). Occorrono un bicchiere di vino, dei rami profumati (o un profumo) ed una candela accesa.

e chi lo sapeva che il Maghen David nasconde l'alfabeto ebraico?
10/08/2012

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Lettere ebraiche ed esagramma

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10/08/2012

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Bar Mitzvah Song by Avi & Mendy Piamenta This Song Written for a Jewish boy named Rafael from Singapore for his Bar Mitzvah Party. Produced by olam umlo'o pr...

10 COMANDAMENTI1. Io sono l’Eterno tuo Dio, che ti trasse dalla terra d’Egitto, dal luogo dove eri schiavo.2. Non avrai ...
09/08/2012

10 COMANDAMENTI

1. Io sono l’Eterno tuo Dio, che ti trasse dalla terra d’Egitto, dal luogo dove eri schiavo.
2. Non avrai altro Dio che Me; non ti farai o adorerai alcuna immagine o figura.
3. Non pronunciare il nome del Signore Dio tuo invano...
4. Onora il giorno del Sabato per santificarlo...
5. Onora tuo padre e tua madre...
6. Non uccidere.
7. Non commettere adulterio.
8. Non rubare.
9. Non fare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
10. Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare sua moglie, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo

Uno dei dieci comandamenti ordina di ordinare i genitori. In realtà questo è uno dei pochi comandamenti di cui si precis...
09/08/2012

Uno dei dieci comandamenti ordina di ordinare i genitori. In realtà questo è uno dei pochi comandamenti di cui si precisa un vantaggio: “Perché la tua vita sia lingua e tu sia felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà”. (Deuteronomio 5,16).
Il rispetto per i propri genitori è un valore profondamente radicato in un Ebreo. La Legge precisa nel dettaglio quali sono gli obblighi fondamentali verso i genitori, non solo per assicurare loro le necessità di base, ma anche per onorarli in modo che non vengono umiliati o disonorati in pubblico.
Il rispetto per gli anziani non è un valore limitato ai propri genitori. La Bibbia invita ad alzarsi in piedi di fornte a un anziano e la Legge sottolinea che si deve non solo portar loro rispetto ma anche mostrare la stima che la loro veneranda età merita.

Il rabbino (o rav in ebraico) è una guida spirituale ed un’autorità in materia di legge ebraica. Possiede una certa cono...
09/08/2012

Il rabbino (o rav in ebraico) è una guida spirituale ed un’autorità in materia di legge ebraica. Possiede una certa conoscenza, un giudizio e ha un ruolo di arbitrio e di consigliere. Il rabbino non ha un ruolo specifico nella liturgia sinagogale. Svolge i suoi studi in una scuola rabbinica (“yeshiva” o università ebraica) e riceve l’ordinazione da un altro rabbino che lo giudica pronto. Può essere legato ad una comunità, consacrarsi totalmente all’insegnamento o compiere le due funzioni insieme. Le sue attività sono diverse e si adattano a secondo del tipo e della taglia della comunità e dell’ambiente: organizzazione del culto, controllo della macellazione rituale, predicazione, insegnamento, presidenza del tribunale rabbinico (che si pronuncia inoltre sulle questioni di statuto personale come l’identità ebraica, il divorzio, la conversione).

I principi fondatori dell'ebraismoUnità divinaIl monoteismo è il principio fondatore del giudaismo. Si esprime nella pro...
09/08/2012

I principi fondatori dell'ebraismo

Unità divina
Il monoteismo è il principio fondatore del giudaismo. Si esprime nella professione di fede contenuta nella preghiera dello Shemà: “Ascolta Israele, L’Eterno è il nostro Dio, l’Eterno è uno” (Deut. 6: 4).
Il monoteismo ebraico implica l’esistenza di un Dio assoluto, personale, che conferisce un valore fondamentale agli obblighi morali, rivelando la Torah al suo popolo e intervenendo attivamente nella Storia.
Dopo la Creazione, Dio ha affidato l’autorità del mondo ai viventi, ma non se ne disinteressa. Mantiene questo mondo ed esercita su di lui una provvidenza costante. Ha imposto Lui stesso un limite alla sua potenza accordando il libero arbitrio all’uomo.
Questa fede in un Dio unico è fondata sull’alleanza con Abramo, confermata collettivamente con il popolo d’Israele sul monte Sinai, impegnando così la responsabilità dell’uomo.

Alleanza
La Torah menziona tre alleanze: la prima tra Dio e Noè, la seconda tra Dio ed Abramo, la terza tra Dio e il popolo d’Israele.
Dopo il diluvio, Dio promette a Noè e ai suoi discendenti di mai più scatenare atri diluvi. Dopo aver specificato i rapporti tra gli uomini e il mondo vivente ed anche tra gli uomini (chiamato le sette leggi di Noè, un codice etico fondamentale), Dio posta questo patto sotto il segno dell’arco balena (Gen. 9: 1-7).
La seconda alleanza unisce Dio ad Abramo: Dio gli promette una discendenza numerosa che, dopo un tempo di esilio e di oppressione, erediterà della terra dove l’ha fatto ve**re. Abramo e la sua discendenza devono, a loro volta, osservare il rito della circoncisione in segno di fedeltà al Dio unico (Gen. 15:7 e Gen. 17:7).
L’alleanza collettiva e pubblica contrattata tra Dio ed Israele al Sinai è la conferma dell’alleanza con Abramo. La discendenza di quest’ultimo, costituita in nazione dopo la liberazione della schiavitù d’Egitto, conclude liberamente un’alleanza con Dio. Si impegna ad adempiere le parole divine, mentre Dio si impegna a farne la “sua proprietà personale” tra i popoli. I Dieci Comandamenti e tutta la Torah costituiscono i termini dell’alleanza: pratica del culto, osservanza delle regole etiche, sociali e politiche (Es. 19).

Elezione
Al momento dell’alleanza con Abramo, Dio annuncia che farà della sua discendenza “una grande nazione” dalla quale “saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gen. 12:1-13). Dio ripete questa sua scelta durante l’alleanza sul Sinai. La dottrina dell’elezione non ha valore di dogma nel giudaismo. Traduce la particolarità dei rapporti che si instaurano tra Dio ed Israele e prende pienamente il suo senso solo in relazione con il concetto di alleanza. Seconda la tradizione rabbinica, Israele è l’unico popolo tra tutte le nazioni alle quali Dio l’aveva proposta, ad avere accettato la responsabilità dell’applicazione dei precetti divini. Di questo punto di vista, l’elezione crea più doveri che privilegi. Un privilegio che comunque vale solo se Israele non tradisce la sua missione e sceglie di compiere la volontà divina. Il termine elezione o “popolo eletto” ha il più delle volte dato luogo a false interpretazioni, loro stesse responsabili di secoli di antisemitismo. Ma l’appartenenza al popolo ebraico non è mai stata esclusiva, poiché la conversione al giudaismo permette a qualunque persona di fare parte del “popolo eletto”, con i doveri che questa scelta comporta.

Libero arbitrio
Il libero arbitrio è inseparabile dal credere nella retribuzione delle opere e nell’affermazione della giustizia divina: Dio non può giudicare con equità gli atti dell’ uomo se costui non ha liberamente scelto di compierli. La Torah stessa è un insegnamento che Israele è chiamato a mettere in opera, ma contro la quale è possibile ribellarsi. La legge divina non è naturale (alla quale nessuna scappa), ma morale, indirizzandosi ad un individuo autonomo, capace di scegliere. Secondo Rabbi Akiva, il libero arbitrio è conciliabile con l'ogni potenza divina: “E’ previsto tutto da Dio, ma la libertà è data all’uomo”.

Ca**tà
Il giudaismo considera la ca**tà come un’esigenza di giustizia e come una spinta spontanea ed umana. Il fatto di “fare il bene” si concretizza con offerte di denaro ed azioni sociali come la visita ai malati e alle persone in lutto. La visita ad un malato è un precetto fondamentale, “e colui che lo fa diminuisce la malattia della persona che soffre”. Questo sostegno si applica a tutti, poveri e ricchi, viventi o morti, poiché l’omaggio ai defunti fa parte degli atti di ca**tà che sono sia obblighi religiosi sia morali. Ciascuno deve adempiere questi doveri con discrezione, affabilità e compassione, qualsiasi l’appartenenza religiosa del beneficiario. Non c’è né ca**tà senza giustizia né giustizia senza ca**tà.

Amore del prossimo
L’amore del prossimo è iscritto nel Levitico (19:18 e 19:34): “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Questo comandamento possiede una portata molto grande: visita ai malati, consolazione delle persone in lutto, ca**tà, solidarietà. L’unico limite all’amore del prossimo è di odiare sé stesso e di sacrificare all’altro la propria vita. L’amore del prossimo ricorda che tutti gli esseri umani sono stati creati all’immagine di Dio: amore del Creatore e amore delle creature sono indissociabili.

Giustizia sociale
L’esigenza della giustizia e dell’equità è al cuore della religione e dell’etica sociale biblica. Il modello da seguire è quello di Dio che trova il suo equilibrio tra due principi: il rigore e la compassione. Una giustizia assoluta, che non comporta nessuna misericordia, non è degno di fare parte di questo mondo. E’ quindi prima di tutto questo principio che il popolo d’Israele deve prendere come esempio.

Rispetto della vita
La santità della vita è un valore supremo del giudaismo, poiché la vita è un dono divino. Fintanto che una persona vive, deve fare di tutto per mantenersi viva fisicamente e spiritualmente. Salvare una vita equivale a salvare l’universo intero e sopprimere una vita equivale a sopprimere l’universo intero. Per salvare una vita umana o portare soccorso ad un malato, si deve (se necessario) trasgredire lo Shabbat.
Il riconoscimento della bellezza e la santità della vita si esprime con delle benedizioni dette in varie occasioni, ad esempio prima e dopo un pasto, prima di viaggiare, davanti ad un fenomeno naturale, ecc.

Partecipazione alla Creazione
Ciascuno è responsabile dello stato della terra e si deve impegnare nel restauro dell’armonia persa dopo l’espulsione di Adamo dal giardino d’Eden. Ogni persona ha una responsabilità personale verso sé stesso, il suo prossimo, l’ambiente e il mondo.

Il Messia
Il giudaismo è marcato dalla speranza messianica, annunciata prima al Re David poi mantenuta nel corso della Storia ebraica fino ad oggi, che realizzerà e garantirà un regno di giustizia e di pace.
La tentazione è grande di vedere il Messia arrivare nei periodi difficili. Il più importante è l’attesa che deve essere vigile, responsabile e attiva per poter fare ve**re l’era messianica che verrà lo stabilimento della pace, l’unione dei dispersi, la ricostruzione del Tempio e il riconoscimento di un Dio unico da tutte le nazioni. Possiede quindi una dimensione sia nazionale sia universale.

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