18/06/2026
Alla il Ministero ha scelto un brano di Frank Furedi, autore di I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere.
Già qui qualche domanda dovremmo iniziare a farcela visto che Furedi non è un autore qualunque. Le istituzioni decidono di mettere sotto gli occhi di migliaia di sudenti e studentesse il testo e il pensiero di uno che bazzica nella galassia conservatrice europea, vicina all’area politica e culturale di Viktor Orbán.
Il brano parla del confine sempre più sfumato tra adolescenza ed età adulta, del fatto che i trentenni fatichino a prendersi delle responsabilità. La sua tesi di fondo è che i confini tra età, ruoli, identità, responsabilità, generazioni, siano necessari perché darebbero ordine e senso alla vita sociale.
Forse, però, invece di preoccuparsi tanto dei confini che si sfumano, bisognerebbe chiedersi perché si sfumano. Perché diventare adulti oggi è così difficile, perché l’indipendenza arriva tardi o non arriva, perché “sistemarsi” è un privilegio sempre meno accessibile.
Il problema non è una generazione che non vuole crescere, ma una società che rende sempre più costoso, precario e diseguale farlo. Il lavoro è precario, i salari sono bassi, non si trova casa, per non parlare delle politiche di welfare imbarazzanti.
Altro che “adultescenti”. Ci sono generazioni intere tenute in una condizione di attesa, ricattabilità e incertezza.
Se si vuole parlare di confini a scuola, allora si parli di quelli che incidono davvero sulla vita delle persone: i confini di classe. Quelli che separano chi può scegliere da chi deve adattarsi, chi entra nell’età adulta con una rete di protezione da chi ci arriva già fragile, indebitato, sfruttato o escluso. Come ricorda Lea Ypi, la vera frattura nelle democrazie liberali non passa tra nativi e stranieri, ma tra chi ha diritti e risorse e chi ne viene sistematicamente privato.
La scuola dovrebbe aiutare a leggere questa complessità invece di accompagnare l’ossessione della destra per i confini, sempre quelli sbagliati. Si preoccupassero meno di tracciare linee e di più di costruire un mondo in cui attraversare la vita sia possibile per tutte e tutti.
- Accoglienza Possibile, Alla Base la Scuola