28/05/2026
Aggressioni fuori dalle scuole. Risse nei parchi. Ragazzi che girano in gruppo e fanno paura. Ogni giorno una nuova scarica di angoscia attraversa i titoli dei giornali, e ogni giorno la stessa domanda torna: ma dove stiamo andando?
È comprensibile. La preoccupazione è reale, il disagio che si vede per strada è reale.
Il problema è quello che succede dopo. Quando la paura è abbastanza alta, qualcuno arriva con una risposta semplice: più controllo, più barriere, più manette. Riaprite i manicomi. Mandate l'esercito. Tolleranza zero. Una forza che schiaccia, invece di una forza che costruisce.
Sembra una soluzione. Ma non lo è. Sai perché?
In Italia un adolescente su sette ha un disturbo psichico. Sono ragazzi in carne e ossa, studenti e studentesse, figli e figlie, non numeri. Giovani che non hanno ricevuto aiuto in tempo: perché il sistema pubblico di salute mentale è stato svuotato di risorse, perché nelle scuole ci sono pochi psicologi e i professori sono precari e sempre di meno, perché i centri di aggregazione hanno chiuso uno dopo l'altro, perché le liste d'attesa nei servizi territoriali durano mesi.
I manicomi non hanno mai reso nessuna città più sicura. Nascondevano, dietro un muro, i problemi. Finché il problema è diventato troppo grande per essere nascosto. Quello che si vede oggi per strada non è la causa del disagio. È la conseguenza di scelte politiche precise: tagliare i servizi, svuotare le politiche del lavoro, investire in armamenti e guerre.
La sicurezza non si recinta. Si costruisce.
Tutto questo non accade da solo. Qualcuno decide dove vanno le risorse. Se assumere medici e psicologi o comprare armi. Se tassare ancora i lavoratori o chiedere i soldi ai miliardari. Qualcuno decide se assumere educatori o comprare telecamere. Quel qualcuno si elegge: dal consiglio comunale fino al parlamento.
Restare a casa il giorno delle elezioni non è neutralità. È una scelta: lasciare che decidano gli altri. Rinunciare a dare forza ad un progetto.
Eppure la forza per cambiare le cose esiste. È la forza di chi si indigna, di chi riconosce il problema e vuole affrontarlo davvero. È la forza delle idee chiare, dei valori condivisi, della visione di una comunità che si prende cura di se stessa. Quella forza, però, ha bisogno di diventare un numero. Ha bisogno di trasformarsi in voti, in rappresentanza, in mandato politico. Una forza politica è forte solo se le viene data la forza di esserlo.
I ballottaggi sono tra due settimane. Ogni voto conta. Pensaci.