18/12/2015
Interrogazione Consiliare del Gruppo Siamo Albanella presentata nel Consiglio Comunale del 17 Dicembre:
Premesso che da recenti notizie di stampa si è appreso che personalità importanti dell’Amministrazione Comunale sembrerebbero essere coinvolte in una ambigua vicenda di tentate estorsioni e turbativa di aste giudiziarie, con il corollario di rapporti non meglio precisati con personaggi notoriamente implicati con ambienti della malavita organizzata; premesso che della vicenda, sempre secondo quanto riportato dagli organi di stampa, ne sarebbe stato a conoscenza anche il Sindaco, il Gruppo Siamo Albanella sottopone all’attenzione del Sindaco e, per estensione, a quella di tutti i colleghi Consiglieri alcuni interrogativi che, ne siamo certi, in questi momenti sono ben presenti anche all’intera collettività albanellese.
Ancora una volta, purtroppo, dobbiamo constatare come il nome del nostro Comune venga, sebbene impropriamente, associato a personaggi ed ambienti che speravamo fossero stati cancellati dalla memoria collettiva e che invece, oggi, grazie a supposte frequentazioni, ritornano prepotentemente alla ribalta. Ne deriva un danno notevolissimo a tutti gli sforzi che la nostra Comunità, nelle sue diverse articolazioni sociali, economiche e politiche, e i suoi rappresentanti stanno compiendo per riproporre il nome di Albanella in un’ottica di attrattiva economica e di interesse sociale e culturale.
Nulla è più lontano dalle nostre convinzioni di uno spirito giustizialista aprioristico e feroce, mentre nulla è più vicino di una affermazione garantista che, oltre ad essere personalmente condivisa, si conforma al dettato costituzionale. Non siamo e non vogliamo essere una Corte di Giustizia, non vogliamo e non possiamo emettere sentenze che non ci competono, confidiamo fiduciosi nel lavoro della Magistratura, speriamo e ci auguriamo che tutte le persone coinvolte possano essere riconosciute estranee ai fatti gravissimi che pure le vedono apparentemente coinvolte. Non vogliamo cadere nelle sterile polemica tra innocentisti e colpevolisti, ed affermiamo il diritto costituzionale alla presunzione di innocenza. Ciò non di meno crediamo che il senso di responsabilità verso l’intera collettività imponga una riflessione seria su un punto essenziale e richieda una risposta chiara ed univoca da chi, in questo momento, è il più alto rappresentante di quella Comunità. Le chiediamo, pertanto, se non ritenga che la gravità della vicenda non leda pesantemente il rapporto di fiducia che lega indissolubilmente Amministrati ed Amministratori? Le chiediamo , inoltre, se tale rapporto non si sostanzi, prima che di atti amministrativi e decisioni politiche, di principi universalmente condivisi e direttamente riferibili a valori di correttezza, di trasparenza e di legalità? Vorremmo infine sapere se la stessa immagine e l’onorabilità istituzionale del Consiglio Comunale non ne risultino gravemente lese?
La vicenda riveste aspetti penali che esulano dal dibattito politico in senso stretto e che sono campo di indagine dell’Autorità Giudiziaria. Ben altra importanza riveste, invece, la dimensione politica di una br**ta storia che potrebbe definirsi secondaria, se ci si limitasse a considerarne il solo aspetto localistico, ma che altrimenti assume rilievi di importanza primaria se solo si prendano in considerazioni i suoi risvolti etici e morali. E’ sul senso della parola “moralità” che questa sera tutti quanti noi dovremmo interrogarci nella consapevolezza che non dovrebbe esserci differenza alcuna tra moralità privata e moralità pubblica; a quali valori se non a quelli morali dovremmo conformare il nostro personale impegno politico? Su quali altri valori dovremmo provare a costruire una nuova immagine della politica ed una nuova sostanza del rapporto tra cittadini e Amministratori. Non sta a noi giudicare della colpevolezza altrui o revocare in dubbio la garanzia costituzionale della presunzione di innocenza, e non saremo certamente noi ad ergerci a giudici, ma ricade sicuramente sulle nostre spalle la responsabilità di garantire alla nostra collettività un‘Amministrazione serena nell’agire, scevra da ogni ombra e libera da ogni condizionamento.
Non ritiene, Signor Sindaco, che l’indugiare in atteggiamenti pilateschi possa risultare in un danno ancor maggior di quello al quale si vorrebbe riparare? Ricordiamo, per inciso, come questa non sia la prima volta in cui il nome del nostro Comune viene coinvolto in vicende analoghe, così come accaduto non più tardi di alcuni mesi fa. E anche qui, non ritiene che atteggiamenti omertosi e di sottovalutazione continuino ad alimentare situazioni ambigue che, altrove, sono state metaforicamente definite “terra di mezzo” ma che a noi basta indicare come equivoche? Non ritiene, Signor Sindaco, che sia giunto il momento di dotare il nostro Comune di un Codice Etico di Comportamento al quale conformare l’azione amministrativa di chi viene indicato dalla volontà popolare a ricoprire incarichi pubblici e di rappresentanza dell’intera Comunità?
Resta incontestabile l’osservazione oggettiva di come questa vicenda rappresenti un punto ulteriore della parabola discendente che questa Amministrazione ha da lungo tempo intrapreso e che si traduce in una incapacità del tutto evidente ad assumersi una chiara responsabilità amministrativa. Questa vicenda allunga l’infinita teoria di difficoltà che Albanella si trova a dover affrontare proprio per quella mancanza di responsabilità: servizi carenti o insufficienti, atti amministrativi di dubbia legittimità, progettazione e programmazione latitanti, insufficienze e ritardi nella gestione dei lavori pubblici al punto da metterne in dubbio la piena realizzazione, labilità negli equilibri interni alla maggioranza tanto da non riuscire a rimpiazzare un Assessore dimessosi in forte polemica con questa Amministrazione. Sono dati di fatti pienamente imputabili alla sua Amministrazione. Ci chiediamo, e chiediamo a Lei, se questo sia il punto più basso di quella parabola o non piuttosto l’inizio di un più rapido precipitare. Riteniamo necessaria una fredda disamina della vicenda in questione che, ripetiamo, non ci interessa nei suoi risvolti penali, quanto piuttosto in quelli etici e morali nella misura in cui questi incidono nel rapporto con la cittadinanza e nella credibilità delle Istituzioni che pure rappresentiamo.
Troppe volte e in troppe occasioni tale rapporto e tale credibilità sono state messe alla prova. Se ci si dovesse sottrarre anche questa volta ad una chiara assunzione di responsabilità si rischia di aumentare a dismisura una distanza con la cittadinanza tale da minare alle basi le ragioni di una civile convivenza. Le domandiamo, pertanto, di prendere atto di una generale situazione di gravi difficoltà e inadempienze, che la vicenda in questione non fa che esaltare, e di trarne responsabilmente le dovute conseguenze. In simili occasioni non è più la sopravvivenza di una compagine di maggioranza o l’equivoco gioco delle parti politiche a dover assumere valore discriminante nelle scelte ma, molto più semplicemente, la consapevolezza che sia giunto il momento di smettere un gioco la cui posta sta diventando troppo elevata.