27/08/2026
𝙐𝙣𝙖 𝙨𝙚𝙣𝙩𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙣𝙤𝙣 𝙧𝙞𝙨𝙘𝙧𝙞𝙫𝙚 𝙡𝙖 𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙖 “𝙥𝙤𝙡𝙞𝙩𝙞𝙘𝙖” 𝙙𝙞 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙫𝙞𝙘𝙚𝙣𝙙𝙖
Leggiamo con rispetto la sentenza del TAR e, proprio perché abbiamo rispetto delle istituzioni, non ci permettiamo di attribuirle significati che non ha.
Quella sentenza non certifica che qualcuno abbia amministrato “nel giusto” e qualcun altro “nell’arbitrio”.
E soprattutto non assolve né condanna politicamente nessuno.
✍️Per questo riteniamo necessario restituire alla città alcuni fatti che nei racconti di questi giorni sono stati completamente omessi.
In Consiglio non era stata portata una semplice richiesta per realizzare una casa famiglia.
Il richiedente — la cooperativa Apollo — aveva chiesto una variante in deroga agli strumenti urbanistici vigenti ex art. 14 per trasformare un immobile artigianale situato in zona artigianale, di proprietà di Matarrese, in residenziale.
Allegato alla richiesta c’era un preliminare di vendita dell’immobile, con un valore di acquisto significativamente superiore rispetto al precedente valore di riferimento a condizione che il consiglio comunale votasse favorevolmente la delibera.
👉Il Consiglio comunale aveva quindi il dovere di valutare non soltanto la finalità sociale dichiarata, certamente meritevole di attenzione, ma anche l’intera operazione urbanistica, la sua localizzazione, le conseguenze economiche della deroga e il concreto interesse pubblico.
Perché una cosa è riconoscere il valore sociale di una cooperativa che si occupa di persone fragili.
Altra cosa è sostenere che lo scopo sociale di un’attività di impresa diventi un lasciapassare urbanistico.
E soprattutto va chiarito che 𝙇’𝙞𝙣𝙩𝙚𝙧𝙚𝙨𝙨𝙚 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙤 𝙣𝙤𝙣 𝙘𝙤𝙞𝙣𝙘𝙞𝙙𝙚 𝙘𝙤𝙣 𝙡’𝙞𝙣𝙩𝙚𝙧𝙚𝙨𝙨𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙞𝙢𝙥𝙧𝙚𝙨𝙖.
E qui sta una delle questioni che qualcuno omette completamente: il proprietario dell’immobile (venditore), Matarrese, non era il richiedente della variante, che invece era la cooperativa Apollo.
Viceversa, la cooperativa Apollo, che aveva richiesto la variante, non ha fatto ricorso al TAR e, anzi, ad un certo punto ha ritirato la richiesta!
👉Il ricorso lo ha fatto il venditore per il proprio interesse, non pubblico, alla realizzazione della vendita alle nuove condizioni che sarebbero scaturite se fosse stato approvato dal Consiglio Comunale.
📌C’è poi una questione che non va dimenticata in questa vicenda “politica”.
La maggioranza non venne coinvolta preventivamente, non conosceva neanche questa proposta, che arrivò in Consiglio senza essere passata né dalla commissione né dalla pubblicazione del procedimento necessaria ad avvisare la cittadinanza ed eventuali controinteressati.
C’è infatti un passaggio di uno di questi post trionfalistici sul quale vale la pena soffermarsi.
La consigliera Tripaldi scrive di aver portato la proposta in Consiglio nel pieno rispetto del proprio ruolo, perché “non guardo a chi appartengono i diritti prima di decidere se un procedimento merita di andare avanti: guardo se è legittimo”.
Benissimo.
Ma proprio questa affermazione pone una domanda alla quale la città merita una risposta.
𝙎𝙚 𝙡𝙚𝙞 𝙨𝙩𝙖𝙫𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙡𝙖 𝙡𝙚𝙜𝙞𝙩𝙩𝙞𝙢𝙞𝙩𝙖̀ del procedimento( è il suo ruolo?) , 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚́ 𝙡𝙖 𝙢𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤𝙧𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙖 𝙢𝙚𝙨𝙨𝙖 𝙖𝙡 𝙘𝙤𝙧𝙧𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙫𝙞𝙘𝙚𝙣𝙙𝙖 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙙𝙞 𝙖𝙧𝙧𝙞𝙫𝙖𝙧𝙚 𝙞𝙣 𝘾𝙤𝙣𝙨𝙞𝙜𝙡𝙞𝙤?
Perché un conto è verificare la legittimità tecnica di un procedimento. E spetta ai tecnici.
Un altro conto è consentire a chi deve assumere una decisione politica di conoscere gli elementi necessari per valutare!
E allora la domanda è semplice:
𝙥𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚́?
Questa non è una questione personale.
È una questione di metodo e di rispetto del ruolo del Consiglio comunale.
👉𝙎𝙚 𝙡𝙖 𝙩𝙧𝙖𝙨𝙥𝙖𝙧𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙚̀ 𝙪𝙣 𝙫𝙖𝙡𝙤𝙧𝙚, 𝙙𝙚𝙫𝙚 𝙫𝙖𝙡𝙚𝙧𝙚 𝙥𝙚𝙧 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞: 𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙞 𝙥𝙪𝙤̀ 𝙘𝙝𝙞𝙚𝙙𝙚𝙧𝙚 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙢𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤𝙧𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙙𝙞 𝙖𝙥𝙥𝙧𝙤𝙫𝙖𝙧𝙚 𝙤 𝙧𝙚𝙨𝙥𝙞𝙣𝙜𝙚𝙧𝙚 𝙪𝙣𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙥𝙤𝙨𝙩𝙖 𝙨𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚𝙧𝙡𝙖 𝙞𝙣 𝙘𝙤𝙣𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙤𝙨𝙘𝙚𝙧𝙚 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙘𝙞𝙤̀ 𝙘𝙝𝙚 𝙖𝙫𝙧𝙚𝙗𝙗𝙚 𝙙𝙤𝙫𝙪𝙩𝙤 𝙫𝙖𝙡𝙪𝙩𝙖𝙧𝙚.
E c’è un altro elemento che non può essere cancellato dalla memoria della città.
‼️𝙈𝙚𝙣𝙩𝙧𝙚 𝙩𝙖𝙣𝙩𝙞 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙞 𝙙𝙞 𝘼𝙡𝙗𝙚𝙧𝙤𝙗𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙖𝙩𝙩𝙚𝙣𝙙𝙤𝙣𝙤 𝙙𝙖 18, 24 𝙢𝙚𝙨𝙞 𝙤 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙥𝙚𝙧 𝙤𝙩𝙩𝙚𝙣𝙚𝙧𝙚 𝙧𝙞𝙨𝙥𝙤𝙨𝙩𝙚 𝙙𝙖𝙜𝙡𝙞 𝙪𝙛𝙛𝙞𝙘𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙖𝙡𝙞 𝙨𝙪 𝙖𝙪𝙩𝙤𝙧𝙞𝙯𝙯𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙚 𝙥𝙚𝙧𝙢𝙚𝙨𝙨𝙞 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙨𝙩𝙧𝙪𝙞𝙧𝙚, 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙥𝙧𝙖𝙩𝙞𝙘𝙖, 𝙙𝙤𝙥𝙤 𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙙𝙞 𝙨𝙤𝙨𝙩𝙖𝙣𝙯𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙞𝙢𝙢𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞𝙨𝙢𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙪𝙛𝙛𝙞𝙘𝙞𝙤, 𝙖𝙧𝙧𝙞𝙫𝙖 𝙞𝙣 𝘾𝙤𝙣𝙨𝙞𝙜𝙡𝙞𝙤 𝙞𝙣 𝙘𝙞𝙧𝙘𝙖 60 𝙜𝙞𝙤𝙧𝙣𝙞.
Anche questo fa parte della vicenda.
Non è una questione di simpatia o antipatia. È una questione di criteri, priorità e imparzialità dell’azione amministrativa.
Il Consiglio ha espresso un voto contrario perché ha ritenuto che quella specifica proposta non fosse coerente con la propria visione dell’interesse pubblico e dello sviluppo urbanistico di Alberobello.
𝙌𝙪𝙚𝙡 𝙫𝙤𝙩𝙤 𝙣𝙤𝙣 𝙛𝙪 𝙪𝙣 𝙫𝙤𝙩𝙤 “𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙡𝙚 𝙥𝙚𝙧𝙨𝙤𝙣𝙚 𝙛𝙧𝙖𝙜𝙞𝙡𝙞”.
𝙁𝙪 𝙪𝙣 𝙫𝙤𝙩𝙤 𝙨𝙪 𝙪𝙣𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙥𝙤𝙨𝙩𝙖 𝙪𝙧𝙗𝙖𝙣𝙞𝙨𝙩𝙞𝙘𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙘𝙧𝙚𝙩𝙖.
Infatti la stessa maggioranza dopo qualche mese ha approvato un provvedimento sulla riqualificazione commerciale dell’intera area. Non di un solo singolo immobile.
Intanto è intervenuto il TAR- su richiesta del venditore e non della cooperativa- che ha disposto la sospensione del provvedimento e ha rimesso la questione all’amministrazione per una nuova valutazione e una motivazione del diniego.
👉Nel frattempo, però, la cooperativa ha ritirato la propria istanza per carenza di interesse.
Il procedimento, dunque, non poteva più essere trattato in Consiglio, perché era venuta meno la stessa richiesta del richiedente.
Allora il venditore ha chiesto al TAR (non il richiedente) di ottenere una pronuncia sull’illegittimità dell’atto ai fini risarcitori.
Oggi abbiamo una sentenza che rispettiamo e che sarà oggetto delle valutazioni dei nostri legali e che si basa su un parere di un funzionario del Comune che attesta il pubblico interesse diversamente da quanto valutato dal Consiglio.
Ma questo non trasforma automaticamente una vicenda amministrativa complessa in 𝙪𝙣𝙖 𝙨𝙚𝙣𝙩𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙨𝙪𝙡𝙡𝙖 𝙗𝙤𝙣𝙩𝙖̀ 𝙥𝙤𝙡𝙞𝙩𝙞𝙘𝙖 𝙙𝙞 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙚 𝙡𝙚 𝙨𝙘𝙚𝙡𝙩𝙚 𝙚 𝙙𝙞 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞 𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙡’𝙝𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙥𝙧𝙚𝙘𝙚𝙙𝙪𝙩𝙖.
E soprattutto non consente di raccontare che la revoca delle deleghe sia stata una ritorsione per un voto.
𝙉𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙘𝙤𝙨𝙞̀.
La revoca delle deleghe maturò all’interno di una progressiva rottura del rapporto politico e fiduciario, determinata da una serie di comportamenti e di scelte amministrative che non erano più coerenti con i principi e con la linea politica del gruppo “Con Te”.
Il voto su questa delibera fu soltanto un episodio di una vicenda politica più ampia.
Respingiamo fermamente l’idea che oggi qualcuno possa presentarsi come vittima di una punizione per avere semplicemente “rispettato la legge”.
Per noi Amministrare significa assumersi la responsabilità delle scelte, valutare l’interesse generale, garantire imparzialità, considerare le conseguenze urbanistiche e sociali delle proprie decisioni e soprattutto non anteporre mai una singola vicenda alle esigenze dell’intera comunità.
Ed è proprio su questo che rivendichiamo una scelta politica precisa.
Alberobello non vuole tornare alle logiche del passato, alle corsie preferenziali, ai rapporti personali che per decenni hanno condizionato la politica e l’amministrazione.
Noi abbiamo scelto di affrancarci da quelle logiche.
Senza padrini.
Senza padroni.
Senza amici da tutelare e cittadini da lasciare ad aspettare.
Sarà questo il prezzo da pagare per cambiare davvero il modo di amministrare?
Gli atti giudiziari si rispettano.
Le sentenze si applicano.
Le responsabilità politiche, però, restano.
E di responsabilità avremo modo di parlare.
Ad esempio ne parleremo quando terminati i giubili di festa per una sentenza che qualcuno vorrebbe trasformare in una personale riabilitazione politica, bisognerà trovare lo stesso entusiasmo e la stessa solerzia per spiegare alla città anche 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙚̀ 𝙖𝙘𝙘𝙖𝙙𝙪𝙩𝙤 𝙞𝙣 𝙑𝙞𝙖 𝘽𝙖𝙧𝙨𝙚𝙣𝙩𝙤.
Perché se davvero vogliamo parlare di trasparenza, legalità, interesse pubblico e responsabilità amministrativa, allora bisogna avere il coraggio di parlare di 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙚 le vicende, non soltanto di quelle che fanno più comodo alla propria narrazione.
Alberobello merita verità, ma una verità completa.
𝙎𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙤𝙢𝙞𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞, 𝙨𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙩𝙞𝙢𝙞𝙨𝙢𝙞 𝙚 𝙨𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙞𝙩𝙖̀ 𝙖 𝙘𝙤𝙧𝙧𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙖𝙡𝙩𝙚𝙧𝙣𝙖𝙩𝙖.
𝙀 con 𝙧𝙚𝙨𝙥𝙤𝙣𝙨𝙖𝙗𝙞𝙡𝙞𝙩𝙖̀ che non vengono 𝙘𝙖𝙣𝙘𝙚𝙡𝙡𝙖te da 𝙪𝙣 𝙥𝙤𝙨𝙩 𝙨𝙪 𝙁𝙖𝙘𝙚𝙗𝙤𝙤𝙠.