Alberobello Pluralista

Alberobello Pluralista Movimento civico locale. Con l'obiettivo di favorire la cittadinanza attiva.

Spazio di informazione, comunicazione e impegno del Nuovo Gruppo dove il "pluralismo politico e sociale sono presupposto e condizione della democrazia rappresentativa". Alberobello Pluralista prende spunto dalla cd "rivoluzione delle formiche" all'interno di un processo democratico avviato alcuni anni fa da movimenti, associazioni e singoli cittadini. Vuole essere uno spazio aperto animato da tutt

e e tutti i cittadini che vogliono prendere parte ad un movimento politico-culturale e a buone pratiche di partecipazione. Attraverso la mobilitazione di persone, che con le loro speranze, emozioni e idee dimostrano impegno e passione per la politica.

𝐂𝐀𝐑𝐋 𝐒𝐂𝐇𝐌𝐈𝐓𝐓 𝐓𝐎𝐑𝐍𝐀 𝐀𝐃 𝐀𝐋𝐁𝐄𝐑𝐎𝐁𝐄𝐋𝐋𝐎𝐿𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑢𝑛𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: (𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒) 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝑜Poco più di un anno fa ...
29/08/2026

𝐂𝐀𝐑𝐋 𝐒𝐂𝐇𝐌𝐈𝐓𝐓 𝐓𝐎𝐑𝐍𝐀 𝐀𝐃 𝐀𝐋𝐁𝐄𝐑𝐎𝐁𝐄𝐋𝐋𝐎

𝐿𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑢𝑛𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: (𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒) 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝑜

Poco più di un anno fa avevamo parlato della vicenda della delibera con cui la maggioranza De Carlo bocciava una richiesta di permesso di costruire in deroga una “Casa Famiglia”. A quei tempi avevamo parlato della sospensione della delibera da parte del TAR.

La questione ha avuto nuovi sviluppi, infatti pochi giorni fa è arrivata la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale, che scrive nero su bianco l’illegittimità del voto negativo da parte della maggioranza a quell’atto.

È bene ricordare quali requisiti deve avere un immobile per avvalersi dello strumento della deroga che attestano l’interesse pubblico: la rigenerazione urbana, il recupero sociale e urbano dell’insediamento e il contenimento del consumo di suolo.

La richiesta li rispettava tutti, ma probabilmente non ne soddisfaceva uno, quello non scritto: il potere discrezionale.

In quel famoso Consiglio Comunale ci furono interventi tecnici e non politici, come tenne a precisare in merito al suo intervento l’assessore ai Servizi Sociali, Liuzzi, che affermava che una struttura del genere, in quel punto della città, non era adeguata.

Ma il TAR ha ritenuto non persuasive quelle ragioni, giudicando illegittimo il diniego.

Quindi la ragione di quella decisione non è etica, né tecnica, né tanto meno morale, ma politica o, probabilmente, personale. Non si capisce infatti come mai non ci si sia costituiti parte civile in un processo che vede imputato un ex dipendente del Comune, mentre in questo caso, nonostante il TAR avesse già sospeso la delibera, si è deciso di andare avanti comunque.

Ma ormai è prassi: bisogna trovare il nemico e punirlo, perché quando si pensa che il potere sia assoluto, si agisce in questo modo.

E infatti, qualche giorno fa, in merito ad un altro argomento di cui ci occuperemo, abbiamo letto un commento del sindaco, nel quale invita il proprietario di una pagina locale a cancellare i post anonimi dal tenore critico.

Ma perché questo?

Perché non concentrarsi sul contenuto di un testo – se scritto con modi consoni e rispettosi – invece che su chi lo scrive?

Bisogna trasformare il libero pensiero in nemico?
Bisogna usare la paura come strumento di governo e persuasione?
Bisogna dividere i cittadini in buoni o cattivi e poi usare la discrezionalità?

Il problema, però, è che il potere discrezionale ha un costo che spesso ricade sui cittadini.

La vendita dell’immobile, non andata a buon fine, era stabilita per un valore di circa mezzo milione di euro e, se in sede giudiziaria venisse stabilito un risarcimento a favore del richiedente, quella somma ricadrebbe sulle tasche di tutti i cittadini. Solo dopo – e a determinate condizioni – si potrà aprire un nuovo procedimento davanti alla Corte dei Conti per richiedere a chi bocciò quella richiesta di risarcire il Comune.

Ma questo richiederà anni e chissà cos’altro accadrà… L’unica certezza è che, se il proprietario dell’immobile dovesse essere risarcito, in prima battuta lo faremo noi cittadini.

E mentre tutto questo accade, il sindaco, per non parlare della sentenza del TAR, pubblica un video sulla TARI, come se una “I” potesse distrarci dal rischio che corriamo.

Noi, ancora una volta, ci appelliamo alle opposizioni – quelle che hanno votato in modo legittimo – affinché presentino una nuova mozione di sfiducia al sindaco. Va posta una cesura a questo modo di governare e pretendere che chi prende decisioni illegittime si assuma le responsabilità politiche, morali e, eventualmente, economiche.

Vanno costruiti argini possenti per non farsi trascinare dalla forza del fiume in piena del malgoverno. E gli alberobellesi sono gente operosa che sa costruire argini indistruttibili. Speriamo lo siano anche le opposizioni.

𝐌𝐀𝐂𝐇𝐈𝐀𝐕𝐄𝐋𝐋𝐈 𝐈𝐍 𝐁𝐎𝐋𝐋𝐄𝐓𝐓𝐀𝐵𝑜𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑒, 𝑢𝑟𝑛𝑒 𝑣𝑢𝑜𝑡𝑒Negli anni del dominio dell'amministrazione De Carlo abbiamo assistito ...
29/07/2026

𝐌𝐀𝐂𝐇𝐈𝐀𝐕𝐄𝐋𝐋𝐈 𝐈𝐍 𝐁𝐎𝐋𝐋𝐄𝐓𝐓𝐀

𝐵𝑜𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑒, 𝑢𝑟𝑛𝑒 𝑣𝑢𝑜𝑡𝑒

Negli anni del dominio dell'amministrazione De Carlo abbiamo assistito – o, per meglio dire, subito – a un crescendo di propaganda, sensazionalismo e annunci messianici ben preparati, ma spesso vuoti.

Quando, invece, bisogna assumersi la responsabilità dei propri errori, si fugge: la comunicazione si interrompe, i selfie lasciano spazio al silenzio, all'oscurità.

E infatti, proprio in questi minuti, in Consiglio Comunale si sta discutendo la decisione della maggioranza di aumentare la TARI. Le utenze non domestiche pagheranno una maggiorazione.

In realtà, questo aumento è dovuto all'incremento dei costi del servizio, ma la maggioranza aveva la facoltà di utilizzare una quota maggiore della tassa di soggiorno per attenuare il rincaro. Ha scelto, però, di destinare “solo” 234.000 euro. Una cifra che può sembrare elevata, ma che copre appena meno della metà dell'aumento dei costi, mentre l'imposta di soggiorno produce entrate per circa 900.000 euro.

Per gli spettacoli, invece, la decantata oculatezza della spesa scompare: sono stati spesi oltre 140.000 euro per i soli spettacoli di Ditonellapiaga e Abbagnato.

Cultura a peso d’oro.

La verità è che siamo ancora una volta di fronte a una versione del Principe di Machiavelli reinterpretata da questa maggioranza. Machiavelli consigliava al governante di concentrare i mali appena conquistato il potere e distribuire i benefici poco alla volta nel tempo. Qui, invece, da quattro anni a questa parte, i malefici sono stati tanti e diffusi, mentre i benefici continuano a non vedersi. Quello che resta sono soprattutto selfie da pubblicare e una comunicazione costruita sull'immagine più che sui risultati.

E ora, nell'ultimo anno di amministrazione, come una massa d'acqua che travolge tutto quando rompe gli argini, emergono con ancora maggiore evidenza l'incapacità gestionale, le carenze politiche e gli errori di questa maggioranza.

La viabilità è al collasso.

Il PUMS è chiuso in qualche cassetto.

I parcheggi sono diventati un miraggio (parleremo delle famigerate strisce gialle).

E, da oggi, aumenta anche la TARI.

E quelle famose dichiarazioni trionfalistiche sul fatto di non aver aumentato la TARI?

Propaganda vuota.

Si poteva e si doveva utilizzare una quota maggiore della tassa di soggiorno per alleviare le esternalità negative che la pressione turistica inevitabilmente comporta, finanziando politiche capaci di migliorare concretamente la qualità della vita dei residenti, magari riducendo la stessa TARI per le utenze domestiche.

E invece a pagare questa mancanza di visione sono, ancora una volta, i cittadini.

Ma ormai è chiaro: abbiamo perso lo status di cittadini per diventare semplici soggiornanti.

P. S. Accogliamo con favore la mozione sulla comunicazione politica presentata da Insieme per Alberobello. Da mesi denunciamo la commistione tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica; finalmente il tema approda in Consiglio Comunale.

𝗩𝗜𝗧𝗔 𝗔𝗣𝗣𝗔𝗥𝗘𝗡𝗧𝗘L’estate è arrivata, i pesci si sono trasferiti nella casa di villeggiatura, la grande quercia si è seccat...
29/06/2026

𝗩𝗜𝗧𝗔 𝗔𝗣𝗣𝗔𝗥𝗘𝗡𝗧𝗘

L’estate è arrivata, i pesci si sono trasferiti nella casa di villeggiatura, la grande quercia si è seccata. La città appare viva, anche se dentro – nel suo profondo – è inesorabilmente agonizzante.

Negli ultimi anni il nostro paese ha subito un lento ma continuo declino: siamo passati da oltre 11.000 abitanti nel 2009 a 10.029 nel 2026 (fonte: ISTAT).

Le cause di questo costante declino – al netto di quelle esogene – sono riconducibili ad almeno tre problematiche strettamente collegate tra loro.

1. La crisi abitativa.

Negli ultimi anni si è trasformata in una vera e propria emergenza. Trovare una casa ad Alberobello è diventato quasi impossibile: le giovani coppie, ma non solo, sono costrette a chiedere “asilo” ai comuni vicini per poter avere un tetto sulla testa. Di conseguenza, l’età media si alza (siamo oltre la media nazionale) e il tasso naturale (il saldo tra nascite e decessi) è fortemente negativo.

2. La gestione del turismo.

Per la nostra comunità il turismo è, senza ombra di dubbio, la principale fonte di ricchezza. Negli ultimi anni, però, si è assistito a una gestione passiva del fenomeno, concentrata più sui numeri assoluti che sulla qualità. La mancanza di visione incide negativamente sia sul paesaggio sia sulla qualità della vita dei cittadini – che non si misura solo attraverso gli indicatori economici – generando divisioni all’interno della comunità tra chi vive di turismo e chi lo subisce.
Servono soluzioni innovative capaci di alimentare un circolo virtuoso fondato su un turismo lento e immersivo, riducendo le esternalità negative e favorendo una redistribuzione più equa delle risorse, sia economiche sia culturali.

3. Il familismo nella distribuzione delle opportunità.

Questo è un problema diffuso nei piccoli centri, dove gli amministratori hanno maggiori possibilità di controllo delle risorse e della distribuzione delle opportunità. La percezione di vivere in un luogo poco meritocratico e non predisposto allo sviluppo delle potenzialità individuali dei suoi cittadini, nel quale si privilegia il reclutamento in base al censo e all’appartenenza a centri di potere, alimenta la disaffezione verso la politica e la conseguente apatia nella partecipazione alla vita pubblica.

Questi tre aspetti sono accomunati da un’unica conseguenza: la ricerca della realizzazione individuale e sociale al di fuori della nostra comunità, impoverendola sempre di più.

E mentre i governanti sono impegnati nella ricerca del selfie con il VIP da postare, incuranti di analizzare e affrontare ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi, la vasca dei pesci che perde acqua e la grande quercia che muore sono lì, come feticcio e come monito, a ricordarci la perdita del nostro capitale umano e la morte della nostra memoria storica.

Siamo diventati la rappresentazione di una vita apparente, ma non più vissuta.

𝐂𝐀𝐓𝐄𝐍𝐄 𝐄 𝐑𝐎𝐔𝐒𝐒𝐄𝐀𝐔Ieri, passeggiando tra le bancarelle del mercato, ci siamo imbattuti in uno strano banco, su cui capegg...
12/06/2026

𝐂𝐀𝐓𝐄𝐍𝐄 𝐄 𝐑𝐎𝐔𝐒𝐒𝐄𝐀𝐔

Ieri, passeggiando tra le bancarelle del mercato, ci siamo imbattuti in uno strano banco, su cui capeggiava una scritta:

“𝑁𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎, 𝑚𝑎 𝑣𝑖 𝑜𝑓𝑓𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎”.

Incuriositi, ci siamo fatti largo tra la gente intenta ad ascoltare e, al di là del banco, si è presentato a noi Jean-Jacques Rousseau, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

𝐀. 𝐏.: 𝐁𝐮𝐨𝐧𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐩𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐚 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦 𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞?
𝐉. 𝐑.: Sicuramente non una scelta di buon senso, ma una decisione basata su un calcolo opportunistico per far apparire come collettiva una decisione presa da pochissimi. Quando si intendono abbracciare politiche realmente partecipative, lo si fa con spirito di confronto e condivisione fin dal principio, coinvolgendo tutti. In questa occasione, invece, i cittadini sono stati coinvolti soltanto nella fase finale del processo. Non protagonisti ma meri ratificatori. Il fine, mi pare, è piuttosto evidente.

𝐀. 𝐏.: 𝐂𝐢 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐢 𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞: 𝐪𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐟𝐢𝐧𝐞?
𝐉. 𝐑.: Semplice: il sindaco e la sua maggioranza hanno deciso che il mercato debba restare nella sua attuale collocazione, ma senza assumersene fino in fondo la responsabilità politica che invece viene scaricata totalmente sui cittadini. Per farlo, hanno messo a punto una strategia discutibile: proporre una collocazione alternativa non sostenibile per la città. In quel luogo, il mercato settimanale aggraverebbe ulteriormente una viabilità già fortemente compromessa, causata anche dalla mancanza di coraggio e capacità nell’affrontare il problema in modo strutturale. Così facendo, si finisce per usare gli stessi disagi – che negli anni si sono aggravati – per orientare la volontà dei cittadini. E questa intenzione l’ho notata anche nei loro video “informativi”.

𝐀. 𝐏.: 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐨𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐜𝐢 𝐝𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦?
𝐉. 𝐑.: Sul mercato, probabilmente poco: la sensazione è che la decisione sia già stata maturata. Ma questa occasione può esservi utile per comprendere meglio alcune dinamiche latenti che si sono sviluppate lungo il percorso. La maggioranza aveva più volte dichiarato che non avrebbe interferito sul voto, limitandosi a una comunicazione istituzionale e informativa. Negli ultimi giorni, però, sono comparsi vari video dal tono chiaramente elettorale, nei quali compare il sindaco. Questo cambio repentino di stile comunicativo suggerisce che la maggioranza abbia compreso come molti cittadini, percependo la scarsa natura partecipativa del referendum, lo considerino ormai un’occasione per esprimere un giudizio tout court sull’operato dell’amministrazione. Quello che doveva essere una leva per attirare consensi rischia così di trasformarsi nel preludio della loro fine politica. Da qui, immagino, la necessità di una comunicazione tanto pervasiva e totalizzante.

𝐀. 𝐏.: 𝐌𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞. 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢?
𝐉. 𝐑.: Io non sono qui per dare indicazioni di voto, ma soltanto per chiarire la differenza tra vera volontà generale e decisioni di pochi travestite da volontà collettiva.

Lo salutiamo, non prima di aver preso dal suo banchetto un volantino su cui era scritto:

“𝐿’𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑜, 𝑒 𝑜𝑣𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑒̀ 𝑖𝑛 𝑐𝑎𝑡𝑒𝑛𝑒. 𝐼𝑙 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑖𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑠𝑐𝑒𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑡𝑒𝑛𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑙𝑢𝑛𝑔𝑎, 𝑚𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑧𝑧𝑎𝑟𝑙𝑎”.

𝐃𝐄𝐌𝐎𝐂𝐑𝐀𝐙𝐈𝐀 𝐄𝐓𝐄𝐑𝐎𝐃𝐈𝐑𝐄𝐓𝐓𝐀𝑃𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑜 𝑚𝑜𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒?Sui banchi del mercato arriva il referendum con cui si deciderà se...
08/06/2026

𝐃𝐄𝐌𝐎𝐂𝐑𝐀𝐙𝐈𝐀 𝐄𝐓𝐄𝐑𝐎𝐃𝐈𝐑𝐄𝐓𝐓𝐀

𝑃𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑜 𝑚𝑜𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒?

Sui banchi del mercato arriva il referendum con cui si deciderà se cambiare o meno la sua collocazione. Noi ne avevamo parlato già a luglio scorso, quando sulla pagina istituzionale – ormai utilizzata dalla maggioranza come megafono politico – comparve il solito post-propaganda in cui si affermava che il referendum si sarebbe svolto tra settembre e dicembre dello scorso anno.

In questo lasso di tempo, l’assessore De Felice ha organizzato alcuni incontri con i commercianti fissi (uno, ad esempio, il 12 marzo scorso) che non avevano l’aria della partecipazione, bensì della costruzione del consenso. Infatti, si è guardato bene dall’invitare rappresentanti dell’opposizione o attori portatori di punti di vista alternativi, che avrebbero potuto rendere il percorso più aperto e partecipativo.

Il referendum è uno strumento straordinario di democrazia diretta, purché sia ancorato a un processo aperto e partecipato, in cui tutte le componenti della società prendano parte ai diversi momenti del percorso: dalla formazione della proposta fino al voto.

Ma così non è stato, semplicemente perché era già tutto deciso: la maggioranza vuole che il mercato resti dov’è, ma non vuole assumersi la responsabilità della decisione, distribuendola sui cittadini, poiché durante la campagna elettorale ha promesso agli elettori ciò che volevano sentirsi dire.

Infatti, il quesito che si impone ai cittadini è a corollario della nostra tesi: è stata scelta una collocazione alternativa insostenibile per la città, poiché andrebbe a paralizzare totalmente la viabilità, orientando così la scelta senza pagarne il costo politico.

E questo si evince da come vengono “spiegate” le due opzioni nei vari video pubblicati: si sottolineano le criticità dell’alternativa e si esaltano i benefici dell’attuale collocazione.

Inoltre, nel tempo si è assistito a due comportamenti negativi:

un sottile processo di delegittimazione delle firme presentate dai cittadini (ben oltre un migliaio), con cui è stata avanzata una petizione per riportare il mercato nella sua sede originaria, alludendo più volte alla presunta non autenticità delle stesse;

la richiesta di spiegazioni ai cittadini firmatari, da parte della maggioranza, sui motivi della loro adesione.

Quest’ultima può sembrare una richiesta innocente, ma quando proviene da attori che ricoprono ruoli di potere può generare pressione nei cittadini. La maggioranza avrebbe dovuto limitarsi a prenderne atto, senza interferire.

Ed è per questi motivi che riteniamo che lo strumento del referendum sia stato sminuito nella sua natura democratica, trasformandosi in una leva per attrarre consenso in vista della prossima campagna elettorale.

Vogliono decidere senza assumersi la responsabilità.

Vogliono apparire democratici senza esserlo.

Vogliono i voti senza ascoltare le vostre richieste.

Hanno scelto la strada della mobilitazione anziché quella della partecipazione, in cui il cittadino finisce per essere una comparsa travestita da protagonista. Una differenza sottile ma decisiva che distingue le democrazie dalle democrature.

Ma quando il trucco viene scoperto, il mago non sorprende più.

E i cittadini li hanno scoperti.

P. S. Nei commenti troverete il link del nostro post pubblicato lo scorso luglio.

𝗜𝗠𝗠𝗢𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝐀̀ 𝗜𝗡𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗡𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘Da un po’ di tempo riceviamo decine di messaggi di cittadini stremati dalla gestione dei lavori...
24/05/2026

𝗜𝗠𝗠𝗢𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝐀̀ 𝗜𝗡𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗡𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘

Da un po’ di tempo riceviamo decine di messaggi di cittadini stremati dalla gestione dei lavori pubblici e della viabilità in paese.

Noi, come tutti gli altri, siamo cittadini che vivono la città e non possiamo che condividere le stesse sensazioni di disagio e stress.

Svolgere le normali commissioni quotidiane – fare la spesa, accompagnare i figli a scuola, recarsi al lavoro, ecc. – è diventato un’odissea continua.

La causa di questi continui disagi è un’evidente incapacità di pianificazione e programmazione sia degli interventi – che sicuramente sono indispensabili – sia della viabilità, in modo da mitigare l’impatto sui cittadini.

Invece, vengono fatti tutti insieme, limitando di conseguenza i percorsi alternativi, ingorgando un territorio già afflitto da pressione sistemica e peggiorando ulteriormente la qualità della vita.

Qualche Consiglio Comunale fa, il sindaco, nel solito tentativo di deresponsabilizzarsi, disse che noi cittadini non siamo abituati ai lavori pubblici, poiché negli anni precedenti se ne facevano molto pochi. Quindi, implicitamente, la colpa sarebbe nostra.

In realtà, chi detiene la delega ai lavori pubblici è proprio il primo cittadino. E questo la dice lunga sulla capacità di organizzare e gestire la città.

La verità è che ad Alberobello non mancano le soluzioni per migliorare la viabilità: manca il governo della città. Sono due cose profondamente diverse.

Machiavelli prescriveva al principe che, per poter durare, dovesse infliggere i malefici tutti in una volta, non appena preso il potere, e distribuire i benefici nel tempo. Ma questa amministrazione ha capovolto persino Machiavelli: i malefici sono continui, distribuiti lungo tutta la consiliatura, e i benefici restano una promessa.

Ieri, infatti, è comparso il solito post in cui si dipinge un’Alberobello da sogno e libera da ogni criticità, ma è chiaro che ci troviamo davanti, ancora una volta, al tentativo di alterare la realtà attraverso la percezione, nella speranza che i cittadini dimentichino i disagi quotidiani.

Ne è prova il capitolo dei parcheggi: quattro anni, zero razionalizzazione, qualche trovata propagandistica e progetti ancora “su carta”. Nel frattempo, il Parco Urbano – che potrebbe alleggerire la pressione sui punti più frequentati – resta sistematicamente sottoutilizzato, come se nessuno avesse il compito di valorizzarlo. Mentre il PUMS, sbandierato con tanto di falsa partecipazione civica, si è perso tra le voragini delle nostre strade: di quel piano non si sa più nulla.

Il risultato è una città bloccata su tutti i fronti:

fisicamente, con strade dissestate e cantieri (forse terminati);

strategicamente, nei piani che non si attuano;

politicamente, in una maggioranza che non risponde ai disagi dei cittadini, creando nemici e concentrandosi sulle alleanze degli avversari.

E forse – a proposito di alleanze – ci converrebbe iscriverci all’UDC per poter parcheggiare anche in Piazza del Popolo.

P.S. Vorremmo farvi riflettere su un fatto: quando i cittadini decidono di non rivolgersi più a chi amministra formalmente, ma a pagine come la nostra, significa che la legittimità di chi governa si è incrinata e che il patto tra governanti e governati si è rotto. Vista la mole di messaggi che riceviamo, ci stiamo attrezzando anche con un indirizzo email. Appena pronto, ve lo annunceremo.

𝐎𝐅𝐅𝐈𝐂𝐈𝐍𝐄 𝐃𝐈 𝐃𝐈𝐒𝐈𝐍𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄: 𝐈𝐋 𝐆𝐈𝐆𝐀𝐍𝐓𝐄 𝐃𝐀𝐈 𝐏𝐈𝐄𝐃𝐈 𝐃𝐈 𝐀𝐑𝐆𝐈𝐋𝐋𝐀𝐿𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 Per Niklas Lu...
14/05/2026

𝐎𝐅𝐅𝐈𝐂𝐈𝐍𝐄 𝐃𝐈 𝐃𝐈𝐒𝐈𝐍𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄: 𝐈𝐋 𝐆𝐈𝐆𝐀𝐍𝐓𝐄 𝐃𝐀𝐈 𝐏𝐈𝐄𝐃𝐈 𝐃𝐈 𝐀𝐑𝐆𝐈𝐋𝐋𝐀

𝐿𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒

Per Niklas Luhmann il potere non è sostanza, ma comunicazione al fine di semplificare l’ambiente e permettere al sistema di sopravvivere.

Per Antonio Gramsci l’informazione è funzionale all’egemonia culturale prodotta dalla classe dominante.

Per noi la comunicazione politica e, soprattutto, l’analisi della comunicazione di leader e gruppi politici, dicono tanto sul loro stato di salute.

E per noi questa maggioranza appare debole e in balia dei propri istinti.

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un’esasperata recrudescenza dei toni utilizzati dalla maggioranza De Carlo, che hanno portato il dibattito pubblico allo stesso punto in cui si trova il paese: in un vicolo cieco.

Tutto è partito dai video montati appositamente per spostare l’attenzione dal merito delle questioni vitali della città. Infatti, se li confrontate con il Consiglio Comunale da cui sono stati estrapolati, noterete che mancano le parti salienti che renderebbero i cittadini realmente informati.

In ultimo, hanno pubblicato un post – quello delle maschere – rivelatosi poi un boomerang, in cui mescolano in un unico calderone tutti i pensieri non conformi al loro schema.

Osservare la loro comunicazione con le giuste lenti può aiutarci a comprendere meglio i fini a cui tendono.

Si tenta di ridicolizzare o, peggio, disumanizzare l’avversario per riconquistare – anche con metodi discutibili – una legittimità politica ormai ritirata dai cittadini. Va detto: sono tecniche usate abitualmente dai regimi con tendenze populiste-autoritarie.

Max Weber distingueva tra potenza, cioè la capacità di imporre arbitrariamente la propria volontà , e dominio legittimo, fondato invece sul riconoscimento e l’accettazione dell’autorità da parte dei governati.

Ma la maggioranza, non appena eletta, a causa della sua tracotanza, di un radicalizzato spirito di corpo e dell’incapacità di cogliere le domande provenienti dai cittadini, è regredita da dominio legittimo a stato di potenza.

Ora, però, che l’appuntamento elettorale si avvicina, cercano di mascherare la realtà coprendola con la disinformazione.

E per raggiungere l’obiettivo hanno messo a punto una strategia ben definita: le pagine del gruppo dominante attaccano in maniera scomposta le persone, prima Giuseppe Ricci, poi Paiano e infine Tripaldi, mentre il sindaco resta nelle retrovie, non condividendo quei contenuti sulla sua pagina – facendolo solo su alcuni gruppi Facebook – pubblicando invece post apparentemente costruttivi, ma privi di fondamento, per cercare di ricostruirsi un’immagine pubblica da leader positivo e costruttivo.

Ma quando chi è al potere agisce per reazione, significa che è ormai in declino.

Hanno perso lucidità ingaggiando un drammatico inseguimento ai gruppi e persone che ritengono rischiosi per il mantenimento del loro status.

E questa perdita di razionalità è un pericolo per la città tutta.

Non riescono a comprendere che sono i cittadini che ormai li hanno sfiduciati.

Quello che sembrava un gigante inscalfibile si è rivelato un gigante dai piedi di argilla.

Il nostro compito è non finire sotto le sue macerie.

𝐈𝐍𝐂𝐎𝐄𝐑𝐄𝐍𝐙𝐀𝐿’𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑜 𝑑𝑜𝑔𝑚𝑎Che questa amministrazione ci abbia abituato a incoerenze, giravolte e contraddizioni, utilizzat...
06/05/2026

𝐈𝐍𝐂𝐎𝐄𝐑𝐄𝐍𝐙𝐀

𝐿’𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑜 𝑑𝑜𝑔𝑚𝑎

Che questa amministrazione ci abbia abituato a incoerenze, giravolte e contraddizioni, utilizzate per colpire chi non si conforma ai loro desiderata, è ormai assodato. Ma quanto accaduto nell’ultimo Consiglio Comunale porta l’incoerenza ad un livello inimmaginabile per la mente umana.

La maggioranza porta in aula un permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici per la realizzazione di una casa del commiato che sorgerà in via Manzoni.

Un servizio di cui la comunità ha un reale bisogno.
Ma proprio per questo non può diventare l’alibi per giustificare decisioni incoerenti.

Il punto, infatti, è un altro. Ed è politico.
Per poter utilizzare questo strumento occorre che vengano soddisfatti tre requisiti che attestino l’interesse pubblico:

1. rigenerazione urbana;
2. contenimento del consumo di suolo;
3. recupero sociale e urbano dell’insediamento.

Il Consiglio Comunale ha la prerogativa – una volta ricevuto il parere tecnico positivo – di attestare la presenza di questi requisiti e licenziare positivamente la richiesta. Questo al fine di limitare la discrezionalità della decisione.

L’anno scorso, lo ricorderete anche voi, una richiesta molto simile – quella volta non accolta dalla maggioranza, pur avendo ricevuto il parere tecnico positivo – creò un terremoto politico nella stessa. Il sindaco, infatti, tolse le deleghe agli assessori, determinando il passaggio all’opposizione di due componenti tra i più suffragati della lista.

Eppure anche quella richiesta soddisfaceva i tre requisiti menzionati e, anzi, prevedeva il recupero sociale e urbanistico di un’area – la zona artigianale – che negli anni ha subito una costante decadenza.

Tant’è che il TAR, davanti al quale il proponente ha impugnato la delibera, ha sospeso cautelativamente l’atto del Consiglio Comunale, dando ragione all’interessato e invitando il Consiglio a rivalutare la domanda, cosa che, a distanza di un anno, il Comune non ha fatto, causando un grave danno economico che sarà chiamato a risarcire. Il Comune, già con la pronuncia cautelare, è stato condannato al pagamento delle spese processuali in favore del proponente.

E anche questa è un’incoerenza, considerando che proprio la necessità di tutelare le casse comunali è stata utilizzata come argomento per non costituire il Comune parte civile nel processo all’ex dipendente.

Ma ormai la machiavellica arte della dissimulazione sembra guidare questa maggioranza.

Quella decisione fu politica o, peggio ancora, personale: i diritti diventano concessioni, subordinate a criteri discrezionali.
E questo è gravissimo, poiché i cittadini finiscono per essere classificati degni o meno in base al grado di conformità all’ideologia di chi detiene il potere.

E allora si comprendono le decine di messaggi privati che riceviamo da nostri concittadini: inviti a continuare a spiegare, a tenere alta l’attenzione, spesso accompagnati dalla richiesta di comprendere la loro scelta di non esporsi pubblicamente.

A loro, come abbiamo già fatto in privato, diciamo di non preoccuparsi e di continuare a scriverci delle problematiche, piccole o grandi, con cui si scontrano quotidianamente. La “pecora nera” continuerà a fare da paravento.

E dopo i conflitti di interesse, la mancata difesa del Comune, la scarsa trasparenza, la distanza dai cittadini e la discutibile democraticità di molte scelte, è caduto anche l’ultimo dogma: quello della coerenza, ostentata ma poco praticata.

Manca solo l’ultima caduta, “con pertinace solerzia”: quella della loro amministrazione.

𝐃𝐈𝐅𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐆𝐄𝐍𝐈𝐓𝐎 𝐃𝐈 “𝐀𝐋𝐁𝐄𝐑𝐎𝐁𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐒𝐕𝐈𝐋𝐔𝐏𝐏𝐎”La struttura della società in house “Alberobello Sviluppo”, senza consiglio d...
28/04/2026

𝐃𝐈𝐅𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐆𝐄𝐍𝐈𝐓𝐎 𝐃𝐈 “𝐀𝐋𝐁𝐄𝐑𝐎𝐁𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐒𝐕𝐈𝐋𝐔𝐏𝐏𝐎”

La struttura della società in house “Alberobello Sviluppo”, senza consiglio di amministrazione e con un amministratore nominato direttamente dal sindaco, rischia di alimentare pratiche clientelari, trasformando lo sviluppo in un vantaggio per pochi.

Non è questa la gestione del potere che vogliamo.

Alberobello ha bisogno di responsabilità, non di arbitrarietà.

Alberobello ha bisogno di sviluppo diffuso, non di piccoli centri di potere.

𝐋𝐀 𝐂𝐀𝐓𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐎𝐂𝐈𝐄𝐓𝐀̀𝐼𝑙 𝑓𝑒𝑢𝑑𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖Un altro punto all’ordine del giorno dello scorso Consiglio Comunale, degno...
24/04/2026

𝐋𝐀 𝐂𝐀𝐓𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐎𝐂𝐈𝐄𝐓𝐀̀

𝐼𝑙 𝑓𝑒𝑢𝑑𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖

Un altro punto all’ordine del giorno dello scorso Consiglio Comunale, degno di analisi ma passato inosservato nel dibattito pubblico, è quello relativo alla costituzione della società in house “Alberobello Sviluppo”.

Lo strumento della società in house, come qualsiasi altro strumento a disposizione della politica, è neutro: può avere impatti positivi o negativi a seconda di come viene pensato e implementato.

E anche in questo caso emergono criticità rilevanti, che non derivano dallo strumento in sé, ma dal modo in cui è stato costruito: una visione povera di contrappesi e orientata a concentrare il potere.

Nello statuto, infatti, si è deciso di non nominare un consiglio di amministrazione e di affidare la rappresentanza della società a un unico soggetto nominato dal sindaco. Una scelta che, in assenza di criteri trasparenti e di un regolamento per la selezione, apre la strada ad una nomina discrezionale.

Durante la discussione, la maggioranza ha fatto spesso riferimento alla fiducia. Ma la fiducia non è l’unico criterio di governo: nella gestione della cosa pubblica servono regole, controlli e contrappesi. E invece questo statuto è intriso di vuoti normativi.

Come insegna Michel Crozier, il potere si esercita proprio negli spazi grigi lasciati dalle regole. E qui di spazi grigi ce ne sono fin troppi.
Ci troviamo di fronte a un impianto troppo ampio, che lascia al Consiglio Comunale un controllo solo a posteriori.

In sostanza, l’organo rappresentativo della comunità viene sminuito, ridotto a ratificare decisioni prese altrove e da altri.

E così, di fatto, si svuota il voto dei cittadini.

Una delle funzioni principali di un Comune è l’erogazione di beni e servizi, che in questo caso verrebbero esternalizzati a una società formalmente distinta – dotata di personalità giuridica di diritto privato – senza un sistema di controllo realmente efficace e senza adeguate valutazioni imparziali.

Il criterio organizzativo che avrebbe garantito maggiore trasparenza sarebbe stato quello di prevedere un consiglio di amministrazione legato al Consiglio Comunale, e non un amministratore unico che risponde esclusivamente al sindaco. Si sarebbero dovuti definire criteri precisi di selezione sia del rappresentante unico sia del personale, per evitare il rischio che la società diventi un contenitore di reclutamento secondo logiche clientelari.

Inoltre, il capitale sociale – pari a soli 10.000 euro – appare del tutto inadeguato rispetto alle risorse economiche che la società sarà chiamata a gestire.

Altro punto critico: si sarebbe dovuto partire con servizi a minore impatto economico, come il verde pubblico, per testarne la capacità gestionale, e non con i parcheggi, che generano flussi di entrata ben più rilevanti.

Il rischio è chiaro: una volta concentrato il controllo su beni e servizi di un Comune, si finisce per catturare la società, trasformandola in un feudo nelle mani di pochissimi.

Tra un anno si voterà. Ma, a quanto pare, qualcuno prova già a prendersi il paese. E, ancora una volta, con una certa “Finezza”.

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