Alberobello Pluralista

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Alberobello Pluralista Movimento civico locale. Con l'obiettivo di favorire la cittadinanza attiva.

Spazio di informazione, comunicazione e impegno del Nuovo Gruppo dove il "pluralismo politico e sociale sono presupposto e condizione della democrazia rappresentativa". Alberobello Pluralista prende spunto dalla cd "rivoluzione delle formiche" all'interno di un processo democratico avviato alcuni anni fa da movimenti, associazioni e singoli cittadini. Vuole essere uno spazio aperto animato da tutte e tutti i cittadini che vogliono prendere parte ad un movimento politico-culturale e a buone pratiche di partecipazione. Attraverso la mobilitazione di persone, che con le loro speranze, emozioni e idee dimostrano impegno e passione per la politica.

𝐃𝐄𝐂𝐀𝐑𝐋𝐎𝐂𝐑𝐀𝐙𝐈𝐀𝐺𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑟𝑒, 𝑎𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑟𝑒, 𝑟𝑖𝑓𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑒Il potere ha molte sfaccettature, alcune visibili, altre occu...
18/10/2026

𝐃𝐄𝐂𝐀𝐑𝐋𝐎𝐂𝐑𝐀𝐙𝐈𝐀

𝐺𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑟𝑒, 𝑎𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑟𝑒, 𝑟𝑖𝑓𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑒

Il potere ha molte sfaccettature, alcune visibili, altre occulte. Il nostro lavoro è mostrare come pensa, come agisce e come si dispiega nelle sue tattiche invisibili. Non sempre ogni azione o non-azione ha un doppio fine, ma spesso è vero il contrario. E nelle forme che non si dichiarano, molte volte, emerge il contenuto più evidente.

Il Presidente del Consiglio comunale, Carmine Tinelli, ha convocato il Consiglio per lunedì 19 ottobre alle ore 10:30, con pochissimi giorni di anticipo: quattro e non i canonici cinque.

Convocare l’adunanza per il lunedì mattina, in pieno orario lavorativo, crea disagi sia ai cittadini che vorrebbero assistere al Consiglio comunale in diretta, sia ai consiglieri che si trovano in una posizione di difficoltà a causa degli impegni lavorativi.

Inoltre, una convocazione con così poco margine di anticipo impedisce loro di prepararsi al meglio sui punti all’ordine del giorno, limitando di fatto la democrazia.

Questa tattica politica ha il fine di mostrare le opposizioni disinteressate e riluttanti a tenere fede all’impegno politico-amministrativo preso con i cittadini.

Anche questa è campagna elettorale.

Ma ostacolare il ruolo delle opposizioni produce un effetto più profondo che ricade sui cittadini, poiché viene meno la garanzia di controllo delle opposizioni sulla maggioranza.

Insomma, viene meno tout court la democrazia, mentre avanza la Decarlocrazia.

Ed è per questo che le opposizioni hanno inviato una comunicazione al Presidente del Consiglio comunale, nella quale preannunciano la loro assenza all’adunanza di domani, assicurando però la loro partecipazione per mercoledì 21 alle 16:30.

Ma immaginate cosa sarebbe successo se quella proposta di delibera, fatta dalla maggioranza, di modificare il Regolamento del Consiglio comunale abbassando il quorum per la validità delle adunanze fosse passata. I Consigli si sarebbero svolti solo con la maggioranza e le opposizioni sarebbero state sostanzialmente abolite.

Noi per primi denunciammo il desiderio della maggioranza di mettere in atto un processo di involuzione democratica, riuscendo a farli desistere.

Tant’è che il Presidente, nel Consiglio successivo, fece delle dichiarazioni in cui “invitava” a non anticipare nessun atto prima che fosse approdato in Consiglio. È chiaro che questo serviva a far passare i loro obiettivi solo con la prepotenza dei numeri.

E no, Presidente! Noi continueremo ad anticipare ogni degenerazione autoritaria.

Ad Alberobello non ci sarà mai posto per la Decarlocrazia.

𝐈𝐋 𝐏𝐀𝐑𝐀𝐕𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝐏𝐎𝐓𝐄𝐑𝐄𝐿𝑎 𝑏𝑎𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑚𝑒𝑡𝑜𝑑𝑜Siamo da tempo incatenati in un luogo che ha sospeso la realtà per d...
07/10/2026

𝐈𝐋 𝐏𝐀𝐑𝐀𝐕𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝐏𝐎𝐓𝐄𝐑𝐄

𝐿𝑎 𝑏𝑎𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑚𝑒𝑡𝑜𝑑𝑜

Siamo da tempo incatenati in un luogo che ha sospeso la realtà per dare spazio alla sola narrazione positiva.

Non c’è spazio per la critica.

Meno ancora per la responsabilità.

Chiunque provi a cambiare l’ordine delle cose stabilito da pochi sarà ostracizzato. Cacciato dalla comunità politica. Isolato.
Non c’è spazio per la democrazia, men che meno per il pensiero.

L’unica vera verità è definita da chi comanda, ma senza assumersene mai la responsabilità per le azioni fatte o non fatte. Perché per loro è così e basta. E gli altri sono solo “quelli che sono”.

In queste ore si è affacciato nel dibattito pubblico un tema importante, la mensa scolastica, e lo slittamento della data d’inizio per i bambini che devono assumere un’alimentazione speciale.

Un cittadino, un padre e solo dopo un militante di un gruppo politico, ha manifestato con un lungo sfogo sulla sua pagina social il proprio disappunto sulla gestione della mensa, perché per i bambini che non hanno particolari esigenze alimentari è iniziata il primo di ottobre, mentre per chi ha l’esigenza di una dieta speciale è iniziata in ritardo, oggi, sette ottobre.

È chiaro che questo ingiustificato ritardo porta a dei disagi sia ai bambini, privati di un momento di confronto con il gruppo dei pari, sia ai genitori che devono riprogrammare la loro giornata a causa del disservizio.

A noi il post del genitore è sembrato corretto, rispettoso ed equilibrato, senza mai sfociare in offese personali.
Quello che ci è sembrato fuori luogo è la reazione brusca e scomposta della maggioranza.

E il punto è proprio questo: come il potere affronta e banalizza le questioni per erodere dalle fondamenta il confronto democratico.

È uno schema ormai consolidato che caratterizza questa amministrazione. La critica scomoda, la richiesta di rendere conto, il non conformarsi alla narrazione dominante vengono derubricati ad attacco alle persone. È così che il potere si nasconde dietro al comodo paravento del vittimismo calcolato per non entrare nel merito delle questioni.

In seconda battuta avviene la diluizione della responsabilità tra i vari enti, uffici, ditte esterne, ecc., in modo da rendere il più difficilmente individuabile possibile la causa del problema, per allontanare dal politico di turno ogni minimo sospetto. Ma, diluendo sistematicamente la responsabilità, alla fine nessuno si sente in dovere di rispondere né a se stesso né ai cittadini delle proprie azioni, mentre i problemi restano nella loro interezza ai cittadini. Non è forse una sorta di banalità del male?
E infine l’attacco mascherato da solidarietà. Tutto il gruppo dei governanti solidarizza con il membro in difficoltà, commentando o pubblicando post che colpiscono sul lato emotivo il cittadino per distrarlo dal tema, persuadendolo a credere a una realtà inesistente, come, in questo caso, l’attacco alla persona.

Ed è qui che il meccanismo diventa subdolo: non si ostracizza direttamente il cittadino che chiede spiegazioni in modo diretto, ma si fa leva sul sentimento collettivo per portarlo ad autoescludersi dalla vita pubblica. Inoltre, l’emersione di uno spirito di corpo dirompente, che fa apparire il potere come un monolite, dissuade altri cittadini dall’esprimere le proprie opinioni se percepite come non conformi a quelle di chi comanda.

Quando si è disposti a utilizzare questi strumenti, evitando di affrontare i problemi e di trovare la via della risoluzione, si sceglie la strada più comoda della semplificazione: “Non è politica, ma manipolazione!”, proprio come affermò il sindaco in un Consiglio Comunale.

Ma si sa: ad alzare la polvere si rischia di rimanere accecati.

P. S. Questo pezzo è dedicato a tutti gli alberobellesi che si sentono depauperati del loro status di cittadini. A tutti gli esclusi dalla comunità politica. A tutti quelli che rinunciano ad esprimere la loro opinione.

𝐀𝐔𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐓𝐀𝐑𝐈 Molte famiglie continuano a confermarci gli aumenti sulla TARI che avevamo preannunciato con due post: il p...
03/10/2026

𝐀𝐔𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐓𝐀𝐑𝐈



Molte famiglie continuano a confermarci gli aumenti sulla TARI che avevamo preannunciato con due post: il primo del 29 luglio, il secondo del 10 settembre.

Nell’ultimo post abbiamo lanciato un appello alle opposizioni affinché presentassero un’interpellanza in Consiglio comunale per chiarire la questione e mettere di fronte alle proprie responsabilità la maggioranza che ha evidentemente preso in giro i cittadini.

Nella giusta direzione va Insieme per Alberobello, a cui va il nostro ringraziamento per aver pubblicato un testo nel quale sembra aver preso coscienza degli aumenti sulla TARI, riportando finalmente la questione nel dibattito pubblico.

𝐌𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐁𝐀𝐒𝐓𝐀!

La nostra speranza è che i consiglieri di opposizione non si limitino al semplice post, ma portino nella massima assise comunale la questione.

Perché la maggioranza De Carlo aveva annunciato:

“𝐙𝐄𝐑𝐎 𝐀𝐔𝐌𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐓𝐀𝐑𝐈 𝐀𝐋𝐋𝐄 𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐄”, 𝐌𝐀 𝐋𝐄 𝐁𝐎𝐋𝐋𝐄𝐓𝐓𝐄 𝐃𝐈𝐂𝐎𝐍𝐎 𝐀𝐋𝐓𝐑𝐎.

La propaganda non deve mai sostituire la realtà.

Ma ad Alberobello è accaduto. E questo atteggiamento non deve essere normalizzato.

Per questo diciamo:



𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐋𝐁𝐄𝐑𝐎𝐁𝐄𝐋𝐋𝐄𝐒𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐈𝐓𝐀𝐍𝐎 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐄 𝐔𝐍’𝐈𝐍𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐎𝐑𝐑𝐄𝐓𝐓𝐀.

𝐓𝐀𝐑(𝐎𝐂𝐂𝐇)𝐈𝑀𝑎𝑐ℎ𝑖𝑎𝑣𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑖𝑛 𝑏𝑜𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑎 (𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎)In un nostro precedente post avevamo evidenziato che i cittadini avrebb...
10/09/2026

𝐓𝐀𝐑(𝐎𝐂𝐂𝐇)𝐈

𝑀𝑎𝑐ℎ𝑖𝑎𝑣𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑖𝑛 𝑏𝑜𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑎 (𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎)

In un nostro precedente post avevamo evidenziato che i cittadini avrebbero trovato degli aumenti sulla TARI per le utenze non domestiche.

La maggioranza De Carlo, in tutta risposta, pubblicò un post di smentita con cui annunciava con grande enfasi di non aver aumentato la TARI alle famiglie, grazie all’utilizzo di 234.000 euro provenienti dalla tassa di soggiorno.

Dopo qualche giorno, per spostare l’attenzione dalla famigerata sentenza del TAR, comparve un video con cui il sindaco, con tanto di slide di renziana memoria, “informava” i cittadini delle prodigiose soluzioni messe in campo per annullare gli aumenti della TARI causati dall’aumento dei costi di servizio.

Noi non abbiamo risposto. Abbiamo aspettato le bollette. E queste, purtroppo, parlano da sole.

Abbiamo raccolto testimonianze documentali – se sarà necessario pubblicheremo le foto obliterando i dati sensibili – di famiglie con nucleo familiare invariato, stessa abitazione, stessa metratura, stessa categoria catastale e regolari conferimenti presso il Centro Comunale di Raccolta, che si sono ritrovate a pagare molto di più rispetto agli anni precedenti. Questo semplicemente perché possessori di un box auto o una cantina. Inoltre, ci sono arrivati documenti che certificano un aumento – anche se di pochi euro – per le utenze domestiche.

Quindi sì: l’aumento della TARI alle famiglie c’è. Eccome.

Non mettiamo in discussione la scelta di utilizzare parte degli introiti della tassa di soggiorno per alleggerire il carico fiscale dei residenti. È una scelta che condividiamo. Tuttavia la decisione di stanziare solo 234.000 euro a fronte di aumenti di più del doppio, come ampiamente immaginabile, risulta insufficiente al raggiungimento dell’obiettivo “zero aumenti della TARI sulle famiglie”.

A volte, non serve ricercare il palco prestigioso da cui avere una visuale privilegiata, ma basta guardare negli occhi i propri cittadini e informarli con trasparenza.

Ma oltre all’aumento, un altro punto cruciale è la mancanza di un’informazione istituzionale e politica finalizzata a chiarire efficacemente la situazione.

Si preferisce confezionare un prodotto comunicativo attraente da “vendere” al cittadino a discapito dell’informazione reale. Infatti, nel post della maggioranza viene omesso deliberatamente il punto delle utenze non domestiche, mentre nel video del sindaco viene toccato marginalmente senza spiegare nei dettagli chi e quanti vengono coinvolti.

Perché avere ben chiari i confini tra spot elettorale, propaganda e informazione significa avere rispetto del ruolo istituzionale che si ricopre e dei cittadini.

E non è la prima volta: anche negli anni passati diversi cittadini hanno segnalato aumenti o mancati benefici, a fronte di comunicazioni che raccontavano “verità” diverse.

Ancora una volta ci rivolgiamo alle opposizioni chiedendo di presentare un’interpellanza per chiarire definitivamente la questione.
I cittadini si aspettano una vostra presa di posizione concreta.

Perché gli slogan raccontano una realtà diversa dalle bollette.

Ai cittadini invece chiediamo: se anche voi avete registrato aumenti sulla TARI, non esitate a contattarci, anche privatamente.

𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐈𝐋𝐋𝐔𝐒𝐈𝐎𝐍𝐈𝐒𝐌𝐎𝑄𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑟𝑖𝑝𝑢𝑑𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ È arrivato con la solita flemma trionfale, tono messia...
07/09/2026

𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐈𝐋𝐋𝐔𝐒𝐈𝐎𝐍𝐈𝐒𝐌𝐎

𝑄𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑟𝑖𝑝𝑢𝑑𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀

È arrivato con la solita flemma trionfale, tono messianico, tendenza escatologica, narrazione del “noi contro tutti i cattivi”: il post della maggioranza sulla “proclamazione” di Alberobello a Capitale della Cultura della Puglia 2026.

Sicuramente una bella notizia, ma che non ha nulla a che vedere con tutte le trovate narrative della maggioranza.

Ed ecco come nasce il trucco comunicativo: si prende un atto, una delibera o, più comunemente, una decisione presa altrove, la si nasconde dietro un denso racconto carico di emotività e ci si intestano, dichiarandoli più o meno apertamente, i meriti.

È il metodo dell’altra storia.

La realtà può aspettare. Senza disturbare.

E lo abbiamo visto su molti temi. Uno su tutti, il parcheggio Parco Urbano: fino a poco tempo fa osteggiato, oggi diventato una manna dal cielo per evitare il disastro – ugualmente verificatosi – di non aver lavorato a un piano parcheggi dall’insediamento dell’amministrazione.

Senza andare oltre con le digressioni, vi raccontiamo quello che è accaduto e che accadrà anche negli anni a ve**re, per tutte le città pugliesi che si candidano a Capitale della Cultura, ma che non riescono a sbarcare il lunario.

Con la Legge Regionale n. 51 del 2021 – quindi non pensata per Pietramadre – e, in particolare, con l’articolo 45, la Regione Puglia sostiene i comuni pugliesi candidati a Capitale della Cultura e arrivati tra i primi dieci, attraverso un contributo di 300.000 euro.

Prima di noi lo hanno ricevuto Mesagne (2023), Monte Sant’Angelo (2024) e Lucera (2025). E probabilmente il prossimo anno lo riceverà Gravina in Puglia.

Quindi: nessun “metodo Pietramadre”, nessuna visione e nessuna idea riconosciuta dalla Regione Puglia attraverso questo specifico contributo, ma semplicemente una misura prevista dalla legge per le realtà finaliste.

Infatti, i 300.000 euro erogati dalla Regione saranno suddivisi tra le tre realtà che hanno partecipato: Brindisi, Gallipoli e Pietramadre.

Inoltre, essendo Pietramadre un insieme di comuni, i nostri 100.000 euro verranno ulteriormente divisi con Noci, Polignano a Mare e Castellana Grotte.

In sostanza, Alberobello riceverà meno di quanto ha speso.

Ed è vero che la cultura non è un costo, ma la propaganda sì.

E questa è propaganda.

Perché Pietramadre non è un progetto partito dal basso, ma un percorso che ha sfruttato i cittadini e i corpi intermedi locali per porre in vetrina i personaggi politici.

E allora, per quanto ancora dovremmo subire l’illusionismo di questa maggioranza, che trasforma tutto in messinscena?

E se hanno la necessità di confondere la città su temi come questi, su quante tematiche più urgenti e serie applicano lo stesso metodo di informazione?

Non abbiamo bisogno di spettacolarizzazione, propaganda e autocelebrazione.

Ma di responsabilità e capacità di governare.

𝐂𝐀𝐑𝐋 𝐒𝐂𝐇𝐌𝐈𝐓𝐓 𝐓𝐎𝐑𝐍𝐀 𝐀𝐃 𝐀𝐋𝐁𝐄𝐑𝐎𝐁𝐄𝐋𝐋𝐎𝐿𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑢𝑛𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: (𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒) 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝑜Poco più di un anno fa ...
29/08/2026

𝐂𝐀𝐑𝐋 𝐒𝐂𝐇𝐌𝐈𝐓𝐓 𝐓𝐎𝐑𝐍𝐀 𝐀𝐃 𝐀𝐋𝐁𝐄𝐑𝐎𝐁𝐄𝐋𝐋𝐎

𝐿𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑢𝑛𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: (𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒) 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝑜

Poco più di un anno fa avevamo parlato della vicenda della delibera con cui la maggioranza De Carlo bocciava una richiesta di permesso di costruire in deroga una “Casa Famiglia”. A quei tempi avevamo parlato della sospensione della delibera da parte del TAR.

La questione ha avuto nuovi sviluppi, infatti pochi giorni fa è arrivata la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale, che scrive nero su bianco l’illegittimità del voto negativo da parte della maggioranza a quell’atto.

È bene ricordare quali requisiti deve avere un immobile per avvalersi dello strumento della deroga che attestano l’interesse pubblico: la rigenerazione urbana, il recupero sociale e urbano dell’insediamento e il contenimento del consumo di suolo.

La richiesta li rispettava tutti, ma probabilmente non ne soddisfaceva uno, quello non scritto: il potere discrezionale.

In quel famoso Consiglio Comunale ci furono interventi tecnici e non politici, come tenne a precisare in merito al suo intervento l’assessore ai Servizi Sociali, Liuzzi, che affermava che una struttura del genere, in quel punto della città, non era adeguata.

Ma il TAR ha ritenuto non persuasive quelle ragioni, giudicando illegittimo il diniego.

Quindi la ragione di quella decisione non è etica, né tecnica, né tanto meno morale, ma politica o, probabilmente, personale. Non si capisce infatti come mai non ci si sia costituiti parte civile in un processo che vede imputato un ex dipendente del Comune, mentre in questo caso, nonostante il TAR avesse già sospeso la delibera, si è deciso di andare avanti comunque.

Ma ormai è prassi: bisogna trovare il nemico e punirlo, perché quando si pensa che il potere sia assoluto, si agisce in questo modo.

E infatti, qualche giorno fa, in merito ad un altro argomento di cui ci occuperemo, abbiamo letto un commento del sindaco, nel quale invita il proprietario di una pagina locale a cancellare i post anonimi dal tenore critico.

Ma perché questo?

Perché non concentrarsi sul contenuto di un testo – se scritto con modi consoni e rispettosi – invece che su chi lo scrive?

Bisogna trasformare il libero pensiero in nemico?
Bisogna usare la paura come strumento di governo e persuasione?
Bisogna dividere i cittadini in buoni o cattivi e poi usare la discrezionalità?

Il problema, però, è che il potere discrezionale ha un costo che spesso ricade sui cittadini.

La vendita dell’immobile, non andata a buon fine, era stabilita per un valore di circa mezzo milione di euro e, se in sede giudiziaria venisse stabilito un risarcimento a favore del richiedente, quella somma ricadrebbe sulle tasche di tutti i cittadini. Solo dopo – e a determinate condizioni – si potrà aprire un nuovo procedimento davanti alla Corte dei Conti per richiedere a chi bocciò quella richiesta di risarcire il Comune.

Ma questo richiederà anni e chissà cos’altro accadrà… L’unica certezza è che, se il proprietario dell’immobile dovesse essere risarcito, in prima battuta lo faremo noi cittadini.

E mentre tutto questo accade, il sindaco, per non parlare della sentenza del TAR, pubblica un video sulla TARI, come se una “I” potesse distrarci dal rischio che corriamo.

Noi, ancora una volta, ci appelliamo alle opposizioni – quelle che hanno votato in modo legittimo – affinché presentino una nuova mozione di sfiducia al sindaco. Va posta una cesura a questo modo di governare e pretendere che chi prende decisioni illegittime si assuma le responsabilità politiche, morali e, eventualmente, economiche.

Vanno costruiti argini possenti per non farsi trascinare dalla forza del fiume in piena del malgoverno. E gli alberobellesi sono gente operosa che sa costruire argini indistruttibili. Speriamo lo siano anche le opposizioni.

𝐌𝐀𝐂𝐇𝐈𝐀𝐕𝐄𝐋𝐋𝐈 𝐈𝐍 𝐁𝐎𝐋𝐋𝐄𝐓𝐓𝐀𝐵𝑜𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑒, 𝑢𝑟𝑛𝑒 𝑣𝑢𝑜𝑡𝑒Negli anni del dominio dell'amministrazione De Carlo abbiamo assistito ...
29/07/2026

𝐌𝐀𝐂𝐇𝐈𝐀𝐕𝐄𝐋𝐋𝐈 𝐈𝐍 𝐁𝐎𝐋𝐋𝐄𝐓𝐓𝐀

𝐵𝑜𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑒, 𝑢𝑟𝑛𝑒 𝑣𝑢𝑜𝑡𝑒

Negli anni del dominio dell'amministrazione De Carlo abbiamo assistito – o, per meglio dire, subito – a un crescendo di propaganda, sensazionalismo e annunci messianici ben preparati, ma spesso vuoti.

Quando, invece, bisogna assumersi la responsabilità dei propri errori, si fugge: la comunicazione si interrompe, i selfie lasciano spazio al silenzio, all'oscurità.

E infatti, proprio in questi minuti, in Consiglio Comunale si sta discutendo la decisione della maggioranza di aumentare la TARI. Le utenze non domestiche pagheranno una maggiorazione.

In realtà, questo aumento è dovuto all'incremento dei costi del servizio, ma la maggioranza aveva la facoltà di utilizzare una quota maggiore della tassa di soggiorno per attenuare il rincaro. Ha scelto, però, di destinare “solo” 234.000 euro. Una cifra che può sembrare elevata, ma che copre appena meno della metà dell'aumento dei costi, mentre l'imposta di soggiorno produce entrate per circa 900.000 euro.

Per gli spettacoli, invece, la decantata oculatezza della spesa scompare: sono stati spesi oltre 140.000 euro per i soli spettacoli di Ditonellapiaga e Abbagnato.

Cultura a peso d’oro.

La verità è che siamo ancora una volta di fronte a una versione del Principe di Machiavelli reinterpretata da questa maggioranza. Machiavelli consigliava al governante di concentrare i mali appena conquistato il potere e distribuire i benefici poco alla volta nel tempo. Qui, invece, da quattro anni a questa parte, i malefici sono stati tanti e diffusi, mentre i benefici continuano a non vedersi. Quello che resta sono soprattutto selfie da pubblicare e una comunicazione costruita sull'immagine più che sui risultati.

E ora, nell'ultimo anno di amministrazione, come una massa d'acqua che travolge tutto quando rompe gli argini, emergono con ancora maggiore evidenza l'incapacità gestionale, le carenze politiche e gli errori di questa maggioranza.

La viabilità è al collasso.

Il PUMS è chiuso in qualche cassetto.

I parcheggi sono diventati un miraggio (parleremo delle famigerate strisce gialle).

E, da oggi, aumenta anche la TARI.

E quelle famose dichiarazioni trionfalistiche sul fatto di non aver aumentato la TARI?

Propaganda vuota.

Si poteva e si doveva utilizzare una quota maggiore della tassa di soggiorno per alleviare le esternalità negative che la pressione turistica inevitabilmente comporta, finanziando politiche capaci di migliorare concretamente la qualità della vita dei residenti, magari riducendo la stessa TARI per le utenze domestiche.

E invece a pagare questa mancanza di visione sono, ancora una volta, i cittadini.

Ma ormai è chiaro: abbiamo perso lo status di cittadini per diventare semplici soggiornanti.

P. S. Accogliamo con favore la mozione sulla comunicazione politica presentata da Insieme per Alberobello. Da mesi denunciamo la commistione tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica; finalmente il tema approda in Consiglio Comunale.

𝗩𝗜𝗧𝗔 𝗔𝗣𝗣𝗔𝗥𝗘𝗡𝗧𝗘L’estate è arrivata, i pesci si sono trasferiti nella casa di villeggiatura, la grande quercia si è seccat...
29/06/2026

𝗩𝗜𝗧𝗔 𝗔𝗣𝗣𝗔𝗥𝗘𝗡𝗧𝗘

L’estate è arrivata, i pesci si sono trasferiti nella casa di villeggiatura, la grande quercia si è seccata. La città appare viva, anche se dentro – nel suo profondo – è inesorabilmente agonizzante.

Negli ultimi anni il nostro paese ha subito un lento ma continuo declino: siamo passati da oltre 11.000 abitanti nel 2009 a 10.029 nel 2026 (fonte: ISTAT).

Le cause di questo costante declino – al netto di quelle esogene – sono riconducibili ad almeno tre problematiche strettamente collegate tra loro.

1. La crisi abitativa.

Negli ultimi anni si è trasformata in una vera e propria emergenza. Trovare una casa ad Alberobello è diventato quasi impossibile: le giovani coppie, ma non solo, sono costrette a chiedere “asilo” ai comuni vicini per poter avere un tetto sulla testa. Di conseguenza, l’età media si alza (siamo oltre la media nazionale) e il tasso naturale (il saldo tra nascite e decessi) è fortemente negativo.

2. La gestione del turismo.

Per la nostra comunità il turismo è, senza ombra di dubbio, la principale fonte di ricchezza. Negli ultimi anni, però, si è assistito a una gestione passiva del fenomeno, concentrata più sui numeri assoluti che sulla qualità. La mancanza di visione incide negativamente sia sul paesaggio sia sulla qualità della vita dei cittadini – che non si misura solo attraverso gli indicatori economici – generando divisioni all’interno della comunità tra chi vive di turismo e chi lo subisce.
Servono soluzioni innovative capaci di alimentare un circolo virtuoso fondato su un turismo lento e immersivo, riducendo le esternalità negative e favorendo una redistribuzione più equa delle risorse, sia economiche sia culturali.

3. Il familismo nella distribuzione delle opportunità.

Questo è un problema diffuso nei piccoli centri, dove gli amministratori hanno maggiori possibilità di controllo delle risorse e della distribuzione delle opportunità. La percezione di vivere in un luogo poco meritocratico e non predisposto allo sviluppo delle potenzialità individuali dei suoi cittadini, nel quale si privilegia il reclutamento in base al censo e all’appartenenza a centri di potere, alimenta la disaffezione verso la politica e la conseguente apatia nella partecipazione alla vita pubblica.

Questi tre aspetti sono accomunati da un’unica conseguenza: la ricerca della realizzazione individuale e sociale al di fuori della nostra comunità, impoverendola sempre di più.

E mentre i governanti sono impegnati nella ricerca del selfie con il VIP da postare, incuranti di analizzare e affrontare ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi, la vasca dei pesci che perde acqua e la grande quercia che muore sono lì, come feticcio e come monito, a ricordarci la perdita del nostro capitale umano e la morte della nostra memoria storica.

Siamo diventati la rappresentazione di una vita apparente, ma non più vissuta.

𝐂𝐀𝐓𝐄𝐍𝐄 𝐄 𝐑𝐎𝐔𝐒𝐒𝐄𝐀𝐔Ieri, passeggiando tra le bancarelle del mercato, ci siamo imbattuti in uno strano banco, su cui capegg...
12/06/2026

𝐂𝐀𝐓𝐄𝐍𝐄 𝐄 𝐑𝐎𝐔𝐒𝐒𝐄𝐀𝐔

Ieri, passeggiando tra le bancarelle del mercato, ci siamo imbattuti in uno strano banco, su cui capeggiava una scritta:

“𝑁𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎, 𝑚𝑎 𝑣𝑖 𝑜𝑓𝑓𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎”.

Incuriositi, ci siamo fatti largo tra la gente intenta ad ascoltare e, al di là del banco, si è presentato a noi Jean-Jacques Rousseau, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

𝐀. 𝐏.: 𝐁𝐮𝐨𝐧𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐩𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐚 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦 𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞?
𝐉. 𝐑.: Sicuramente non una scelta di buon senso, ma una decisione basata su un calcolo opportunistico per far apparire come collettiva una decisione presa da pochissimi. Quando si intendono abbracciare politiche realmente partecipative, lo si fa con spirito di confronto e condivisione fin dal principio, coinvolgendo tutti. In questa occasione, invece, i cittadini sono stati coinvolti soltanto nella fase finale del processo. Non protagonisti ma meri ratificatori. Il fine, mi pare, è piuttosto evidente.

𝐀. 𝐏.: 𝐂𝐢 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐢 𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞: 𝐪𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐟𝐢𝐧𝐞?
𝐉. 𝐑.: Semplice: il sindaco e la sua maggioranza hanno deciso che il mercato debba restare nella sua attuale collocazione, ma senza assumersene fino in fondo la responsabilità politica che invece viene scaricata totalmente sui cittadini. Per farlo, hanno messo a punto una strategia discutibile: proporre una collocazione alternativa non sostenibile per la città. In quel luogo, il mercato settimanale aggraverebbe ulteriormente una viabilità già fortemente compromessa, causata anche dalla mancanza di coraggio e capacità nell’affrontare il problema in modo strutturale. Così facendo, si finisce per usare gli stessi disagi – che negli anni si sono aggravati – per orientare la volontà dei cittadini. E questa intenzione l’ho notata anche nei loro video “informativi”.

𝐀. 𝐏.: 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐨𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐜𝐢 𝐝𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦?
𝐉. 𝐑.: Sul mercato, probabilmente poco: la sensazione è che la decisione sia già stata maturata. Ma questa occasione può esservi utile per comprendere meglio alcune dinamiche latenti che si sono sviluppate lungo il percorso. La maggioranza aveva più volte dichiarato che non avrebbe interferito sul voto, limitandosi a una comunicazione istituzionale e informativa. Negli ultimi giorni, però, sono comparsi vari video dal tono chiaramente elettorale, nei quali compare il sindaco. Questo cambio repentino di stile comunicativo suggerisce che la maggioranza abbia compreso come molti cittadini, percependo la scarsa natura partecipativa del referendum, lo considerino ormai un’occasione per esprimere un giudizio tout court sull’operato dell’amministrazione. Quello che doveva essere una leva per attirare consensi rischia così di trasformarsi nel preludio della loro fine politica. Da qui, immagino, la necessità di una comunicazione tanto pervasiva e totalizzante.

𝐀. 𝐏.: 𝐌𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞. 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢?
𝐉. 𝐑.: Io non sono qui per dare indicazioni di voto, ma soltanto per chiarire la differenza tra vera volontà generale e decisioni di pochi travestite da volontà collettiva.

Lo salutiamo, non prima di aver preso dal suo banchetto un volantino su cui era scritto:

“𝐿’𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑜, 𝑒 𝑜𝑣𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑒̀ 𝑖𝑛 𝑐𝑎𝑡𝑒𝑛𝑒. 𝐼𝑙 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑖𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑠𝑐𝑒𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑡𝑒𝑛𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑙𝑢𝑛𝑔𝑎, 𝑚𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑧𝑧𝑎𝑟𝑙𝑎”.

𝐃𝐄𝐌𝐎𝐂𝐑𝐀𝐙𝐈𝐀 𝐄𝐓𝐄𝐑𝐎𝐃𝐈𝐑𝐄𝐓𝐓𝐀𝑃𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑜 𝑚𝑜𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒?Sui banchi del mercato arriva il referendum con cui si deciderà se...
08/06/2026

𝐃𝐄𝐌𝐎𝐂𝐑𝐀𝐙𝐈𝐀 𝐄𝐓𝐄𝐑𝐎𝐃𝐈𝐑𝐄𝐓𝐓𝐀

𝑃𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑜 𝑚𝑜𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒?

Sui banchi del mercato arriva il referendum con cui si deciderà se cambiare o meno la sua collocazione. Noi ne avevamo parlato già a luglio scorso, quando sulla pagina istituzionale – ormai utilizzata dalla maggioranza come megafono politico – comparve il solito post-propaganda in cui si affermava che il referendum si sarebbe svolto tra settembre e dicembre dello scorso anno.

In questo lasso di tempo, l’assessore De Felice ha organizzato alcuni incontri con i commercianti fissi (uno, ad esempio, il 12 marzo scorso) che non avevano l’aria della partecipazione, bensì della costruzione del consenso. Infatti, si è guardato bene dall’invitare rappresentanti dell’opposizione o attori portatori di punti di vista alternativi, che avrebbero potuto rendere il percorso più aperto e partecipativo.

Il referendum è uno strumento straordinario di democrazia diretta, purché sia ancorato a un processo aperto e partecipato, in cui tutte le componenti della società prendano parte ai diversi momenti del percorso: dalla formazione della proposta fino al voto.

Ma così non è stato, semplicemente perché era già tutto deciso: la maggioranza vuole che il mercato resti dov’è, ma non vuole assumersi la responsabilità della decisione, distribuendola sui cittadini, poiché durante la campagna elettorale ha promesso agli elettori ciò che volevano sentirsi dire.

Infatti, il quesito che si impone ai cittadini è a corollario della nostra tesi: è stata scelta una collocazione alternativa insostenibile per la città, poiché andrebbe a paralizzare totalmente la viabilità, orientando così la scelta senza pagarne il costo politico.

E questo si evince da come vengono “spiegate” le due opzioni nei vari video pubblicati: si sottolineano le criticità dell’alternativa e si esaltano i benefici dell’attuale collocazione.

Inoltre, nel tempo si è assistito a due comportamenti negativi:

un sottile processo di delegittimazione delle firme presentate dai cittadini (ben oltre un migliaio), con cui è stata avanzata una petizione per riportare il mercato nella sua sede originaria, alludendo più volte alla presunta non autenticità delle stesse;

la richiesta di spiegazioni ai cittadini firmatari, da parte della maggioranza, sui motivi della loro adesione.

Quest’ultima può sembrare una richiesta innocente, ma quando proviene da attori che ricoprono ruoli di potere può generare pressione nei cittadini. La maggioranza avrebbe dovuto limitarsi a prenderne atto, senza interferire.

Ed è per questi motivi che riteniamo che lo strumento del referendum sia stato sminuito nella sua natura democratica, trasformandosi in una leva per attrarre consenso in vista della prossima campagna elettorale.

Vogliono decidere senza assumersi la responsabilità.

Vogliono apparire democratici senza esserlo.

Vogliono i voti senza ascoltare le vostre richieste.

Hanno scelto la strada della mobilitazione anziché quella della partecipazione, in cui il cittadino finisce per essere una comparsa travestita da protagonista. Una differenza sottile ma decisiva che distingue le democrazie dalle democrature.

Ma quando il trucco viene scoperto, il mago non sorprende più.

E i cittadini li hanno scoperti.

P. S. Nei commenti troverete il link del nostro post pubblicato lo scorso luglio.

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