Comitato Stop Solvay

Comitato Stop Solvay La Fraschetta non è una zona di sacrificio.

Cittadine e cittadini per fermare la contaminazione da PFAS: stop alla produzione di PFAS vecchi e nuovi, bonifica integrale, tutela della salute pubblica e responsabilità di chi inquina.

Dopo sei anni di rinvii, attese e promesse, la Conferenza dei Servizi ha concluso il procedimento per il rinnovo dell'Au...
05/08/2026

Dopo sei anni di rinvii, attese e promesse, la Conferenza dei Servizi ha concluso il procedimento per il rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo.

Dal comunicato diffuso dagli enti apprendiamo che è prevista la dismissione del cC6O4 entro gennaio, un monitoraggio esterno più continuativo, nuove prescrizioni sui camini e ulteriori misure di controllo sulle emissioni.

Prendiamo atto di questi elementi, che arrivano dopo anni di mobilitazioni, denunce, studi indipendenti e pressioni esercitate da cittadini, comitati e associazioni.
Ma mentre si annuncia la fine del cC6O4, si autorizza la prosecuzione delle emissioni di PFAS e composti fluorurati per anni ancora, attraverso un percorso graduale che arriverà fino al 2030.

Per noi questo è il cuore della questione.

Perché la Fraschetta non è una zona di sacrificio, non è il luogo dove si può continuare a scaricare il costo delle attività industriali in attesa che arrivino tempi migliori.
In questi anni abbiamo scoperto di avere PFAS nel sangue. Abbiamo visto confermata la contaminazione di aria, acqua e suolo. A novembre inizierà un processo per disastro ambientale.

Eppure la risposta delle istituzioni continua a essere la stessa: ancora tempo.
Tempo che però non stanno facendo perdere a loro stessi.
Lo stanno facendo perdere a una comunità che da anni convive con le conseguenze della contaminazione. A persone che hanno scoperto di avere PFAS nel sangue. A un territorio che continua ad aspettare bonifiche, tutele sanitarie e risposte.

E in tutto questo, ancora una volta, non si parla di bonifica.
Non si parla di come restituire sicurezza a un territorio contaminato. Non si parla di come rimuovere gli inquinanti che per decenni sono finiti nell'ambiente. Non si parla di come affrontare l'eredità lasciata da anni di produzioni che oggi tutti riconoscono come problematiche.

A noi sembra assurdo che, dopo tutto quello che è emerso, si continui a ragionare su quanti anni concedere alle emissioni invece che su come fermarle nel più breve tempo possibile.

La nostra posizione non cambia: non ci interessa sostituire un PFAS con un altro. Ci interessa fermarli, tutti.
Per questo continueremo a chiedere ciò che chiediamo da anni: stop alla produzione e all'utilizzo dei PFAS, vecchi e nuovi, bonifica integrale del territorio, tutela sanitaria reale per la popolazione esposta.

Si è scelta la strada del compromesso, concedendo l'ennesima autorizzazione a proseguire un modello industriale che ha già prodotto conseguenze gravissime per questo territorio, ma la Fraschetta non è disposta a diventare la discarica di Solvay.

Il 5 agosto si riunirà nuovamente la Conferenza dei Servizi chiamata a concludere il procedimento per il rinnovo dell'A....
03/08/2026

Il 5 agosto si riunirà nuovamente la Conferenza dei Servizi chiamata a concludere il procedimento per il rinnovo dell'A.I.A. per lo stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo.
Non sappiamo se sarà davvero l'ultima. Anche quella del 22 luglio avrebbe dovuto esserlo e si è conclusa con un nuovo rinvio.
Sappiamo, però, che questo ennesimo passaggio arriva a sei anni dall'inizio dell'iter. Sei anni in cui abbiamo continuato a convivere con la contaminazione di aria, acqua e suolo e con la presenza di PFAS nel nostro sangue. E vedere le ultime e più importanti Conferenze dei Servizi convocate tra fine luglio e inizio agosto lascia quantomeno perplessi. Sembra quasi che un passaggio decisivo per il futuro della Fraschetta debba svolgersi nel momento dell'anno in cui è più facile che passi inosservato. Noi pensiamo invece che una decisione che riguarderà i prossimi dieci anni meriti il massimo dell'attenzione pubblica e del confronto con il territorio.

Stando a quanto emerso dopo l'ultima riunione, siamo arrivati al punto in cui gli enti dovranno discutere di emissioni in atmosfera, monitoraggio esterno e prescrizioni generali.
Proprio il cuore della questione. Una questione che nessuno può più ignorare.

Perchè oggi sappiamo che i PFAS sono presenti nell'ambiente. Sappiamo che il monitoraggio dell'aria ha rilevato la presenza di cC6O4 e ADV. Sappiamo che persone che vivono in questo territorio hanno PFAS nel sangue. Sappiamo che esiste un procedimento penale per disastro ambientale che inizierà il prossimo 16 novembre.

E sappiamo anche che l'A.I.A. stabilirà cosa potrà essere prodotto, utilizzato ed emesso nello stabilimento per i prossimi dieci anni.

Come abbiamo già detto durante la conferenza stampa del 22 luglio, gli enti coinvolti nel procedimento non hanno più alibi, non possono più dire di aver bisogno di altre misurazioni, altri studi, altri monitoraggi, altro tempo.

Sei anni possono bastare, ora devono finalmente assumersi la responsabilità delle decisioni che prenderanno.

Quali sostanze verranno autorizzate? Quali PFAS potranno continuare a essere prodotti e utilizzati? Quali limiti verranno imposti alle emissioni? Quali controlli verranno effettuati? Quali garanzie esistono affinché tra dieci anni non ci si ritrovi ancora una volta a scoprire che una sostanza considerata sicura ha contaminato l'ambiente e il sangue delle persone?

Non accetteremo che il prossimo decennio venga costruito su una scommessa.
Non accetteremo la distinzione tra PFAS “buoni” e PFAS “cattivi”. L'intera classe dei PFAS è caratterizzata da sostanze persistenti e pericolose, non possiamo permetterci di aspettare che venga dimostrata la dannosità di ogni nuova molecola.

Dopo sei anni di dati, studi e monitoraggi, la domanda è semplice: che cosa intendete fare?
Noi continueremo a pretendere una risposta. E a chiedere lo stop alla produzione e all'utilizzo di tutti i PFAS, la bonifica integrale del territorio, la presa in carico sanitaria della popolazione esposta.

Non potete decidere del nostro futuro senza tenere conto di ciò che è già accaduto.

22/07/2026

Conferenza rinviata. Ancora.
D'altronde questa mattina lo avevamo detto: sono sei anni che prendono tempo.

Sei anni dall'avvio del procedimento per il rinnovo dell'A.I.A. dello stabilimento Syensqo. Sei anni durante i quali la comunità della Fraschetta ha continuato a vivere con PFAS nell'aria, nell'acqua, nel suolo e nel sangue. Sei anni di tempo per la multinazionale per lavorare alle prossime molecole.

La Provincia ha liquidato in pochi minuti le realtà presenti in collegamento, comunicando che servirà un'ulteriore Conferenza dei Servizi.

Questa volta si è parlato di rifiuti, discarica, reflui e piano di monitoraggio e controllo. La prossima dovrebbe occuparsi di emissioni in atmosfera, monitoraggio esterno e prescrizioni generali.

Siamo lontanissimi da ciò che chiediamo.
Stop alla produzione e all'utilizzo di PFAS, vecchi e nuovi. Bonifica integrale e urgente del territorio. Tutela della salute e protocolli sanitari per le persone esposte.

Dopo tutte le evidenze e i dati a disposizione sulla dannosità dei PFAS, con un processo per diastro ambientale in corso e uno già concluso, il tempo dei rinvii deve finire.

Oggi, mentre si riunisce la Conferenza dei Servizi chiamata a concludere il procedimento per il rinnovo dell'Autorizzazi...
22/07/2026

Oggi, mentre si riunisce la Conferenza dei Servizi chiamata a concludere il procedimento per il rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento Syensqo, noi siamo fuori.
Perchè la firma di quel documento riguarda direttamente il futuro della Fraschetta e di chi quel territorio lo vive ogni giorno. L'A.I.A. stabilisce quali produzioni potranno continuare, quali sostanze potranno essere utilizzate ed emesse e quali limiti saranno imposti per i prossimi 10 anni.

Per troppo tempo le decisioni sono state prese senza ascoltare davvero la voce della comunità.

Oggi vogliamo ricordare che questa comunità ha richieste chiare, concrete e non più rinviabili: bonifica integrale del territorio, stop alla produzione dei PFAS, vecchi e nuovi, tutela sanitaria permanente per la popolazione esposta, una legge nazionale che vieti l'intera classe dei PFAS.

E già il fatto che oggi siamo fuori da quella stanza, rappresenta una sconfitta delle istituzioni.
Perché tutti sapevamo- loro meglio di noi- che in questa vicenda la vera posta in gioco è sempre stata il tempo.

Per sei anni gli enti hanno consentito a Solvay, oggi Syensqo, di continuare a produrre mentre il procedimento per il rinnovo dell'A.I.A. restava aperto. Sei anni nei quali l'azienda ha potuto continuare a sfruttare produzioni e molecole che oggi ritroviamo nell'ambiente e nel sangue delle persone che vivono nella Fraschetta.

Sei anni nei quali l'industria chimica ha avuto tutto il tempo per programmare il proprio futuro produttivo.
Perché è così che funzionano le multinazionali: quando una sostanza finisce sotto accusa, quando emergono i suoi effetti, quando diventa impossibile continuare a difenderla, si passa alla molecola successiva.
Per questo oggi dobbiamo smettere di fare distinzioni tra PFAS "buoni" e PFAS "dannosi", come se fosse possibile affidarci a una scommessa sulla prossima molecola.
Non è un lusso che possiamo più permetterci.

Se sei anni fa Solvay sosteneva che il cC6O4 fosse, per tossicità, paragonabile all'olio di lavanda, oggi sappiamo che non è così. E il problema è proprio questo: ogni volta che una sostanza viene presentata come sicura, la popolazione è costretta ad aspettare anni prima di sapere se lo è davvero.
Intanto, però, la produzione continua.

Con un processo penale per disastro ambientale che inizierà il prossimo 16 novembre, con analisi che hanno dimostrato la presenza di PFAS nel sangue della popolazione e con decenni di contaminazione alle spalle, ci sembra semplicemente assurdo che si continui a discutere di cosa possa ancora essere prodotto in quello stabilimento.
Gli enti e le istituzioni coinvolte nel procedimento dovrebbero interrogarsi, piuttosto, su come dare seguito alle richieste della comunità, su come fermare definitivamente la fonte di contaminazione per procedere con la bonifica e proteggere finalmente la salute pubblica.

Da oggi la responsabilità di ogni ritardo nella bonifica, ogni rinvio delle decisioni, ogni nuova molecola immessa nell'ambiente, ogni omissione nella tutela delle persone esposte ricadrà anche su chi ha firmato questo provvedimento.

Così come ricadrà su chi, pur avendo il potere di farlo, non ha avuto il coraggio di sedersi a quel tavolo con una posizione chiara e non negoziabile: la salute delle persone e dell'ambiente viene prima di qualsiasi interesse economico.

Noi non sediamo ai tavoli delle decisioni, ma una promessa possiamo farla: controlleremo ogni scelta, denunceremo ogni ritardo e continueremo a pretendere acqua pura, aria pulita e un futuro diverso per la Fraschetta

📍Mercoledì 22 luglio, ore 9via Galimberti - Alessandria CONFERENZA STAMPA dei comitati e delle associazioni del percorso...
20/07/2026

📍Mercoledì 22 luglio, ore 9
via Galimberti - Alessandria
CONFERENZA STAMPA
dei comitati e delle associazioni del percorso CE L'HO NEL SANGUE.

Mentre, a porte chiuse, istituzioni ed enti saranno chiamati a decidere il futuro dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo, cittadine e cittadini, comitati e associazioni saranno presenti davanti alla sede della Conferenza dei Servizi per ribadire che la salute pubblica non è negoziabile.

Con un processo penale per disastro ambientale ormai avviato, PFAS riscontrati nell'ambiente e nel sangue della popolazione, un biomonitoraggio ancora senza un reale percorso di presa in carico sanitaria e una bonifica che continua ad attendere, riteniamo assurdo che si discuta ancora di cosa potrà continuare a essere prodotto in uno stabilimento che dovrebbe essere fermato per essere bonificato.

Nel corso della conferenza stampa presenteremo le richieste della comunità della Fraschetta alle istituzioni chiamate a decidere sul futuro del territorio.

Vi invitiamo a partecipare perchè il 22 luglio non si firma soltanto un'autorizzazione. Si decide il futuro della Fraschetta.

Lo abbiamo sempre sostenuto: ogni passo avanti nella conoscenza dei danni provocati dai PFAS è importante.Ma leggendo co...
16/07/2026

Lo abbiamo sempre sostenuto: ogni passo avanti nella conoscenza dei danni provocati dai PFAS è importante.
Ma leggendo con attenzione gli articoli relativi all'avvio della terza fase dell'indagine epidemiologica da parte del Comune di Alessandria, emerge un dato che non può lasciarci tranquilli.

L'obiettivo dell'indagine sarà verificare l'eventuale presenza di un eccesso di mortalità e individuare le patologie coinvolte. Non sarà invece in grado di stabilire il rapporto tra esposizione ai PFAS e agli altri inquinanti storici presenti nella Fraschetta e l'insorgenza delle patologie già evidenziate dallo studio epidemiologico del 2019, perché- viene spiegato- servirebbero studi molto più approfonditi e risorse che solo enti nazionali come l'Istituto Superiore di Sanità potrebbero mettere in campo.

Di fatto, dopo 7 anni di attesa, ci troviamo davanti ad un altro percorso a metà.
Mezze risposte. Mezzi strumenti. Mezze decisioni.

Noi non chiediamo miracoli. Chiediamo che, se davvero la salute pubblica è la priorità, allora Comune, Regione e Ministero della Salute pretendano il coinvolgimento dell'Istituto Superiore di Sanità e finanzino uno studio capace di rispondere alla domanda che questa comunità si porta addosso da decenni.

Perchè è ora di andare fino in fondo. È ora di fare i conti con il numero di persone che si ammalano, ma soprattutto di accertare il perchè si ammalano.
La Fraschetta non può continuare a essere il territorio degli studi incompleti, delle promesse mancate e delle responsabilità scaricate da un ente all'altro.

L'udienza di questo 25 giugno a carico di due dirigenti ex Solvay si è conclusa con il rinvio a giudizio degli imputati ...
25/06/2026

L'udienza di questo 25 giugno a carico di due dirigenti ex Solvay si è conclusa con il rinvio a giudizio degli imputati per disastro ambientale. Per noi, che anche questa mattina eravamo in presidio davanti al Tribunale di Alessandria, significa che la richiesta di verità e giustizia che portiamo avanti da anni continua il suo percorso. Significa che non è più possibile nascondere o ignorare la realtà di quello che è successo e di quello che ancora oggi accade a Spinetta Marengo.

Il procedimento penale inizierà il prossimo 16 novembre. La giustizia farà il suo percorso.

Ma ora è anche il momento delle responsabilità politiche.
Mentre il processo va avanti, la Regione Piemonte e il Ministero dell’Ambiente continuano a rimandare quella che dovrebbe essere la scelta più coraggiosa e necessaria: stare dalla parte della salute pubblica, respingere ogni logica di monetizzazione del danno e mettere al primo posto la bonifica del territorio.

Per mesi abbiamo sentito ripetere che la priorità sarebbe stata la tutela della salute pubblica e la bonifica.

Noi quelle parole non le dimentichiamo. Perché i soldi non ripuliranno il territorio, non cancelleranno i PFAS dal nostro sangue e non restituiranno tranquillità alle famiglie della Fraschetta.

Se la salute viene prima del profitto, allora bisogna agire di conseguenza: stop alle produzioni e agli utilizzi di sostanze nocive, vecchie e nuove, bonifica integrale del territorio, tutela reale delle persone esposte.

In questi anni di lotta e mobilitazione abbiamo visto troppo spesso indifferenza, ritardi e scelte che hanno lasciato questa comunità sola davanti a un’emergenza enorme.

Oggi non è più il momento di prendere tempo. È il momento delle decisioni.

A che punto è la terza fase del biomonitoraggio finanziato dal Comune di Alessandria, fondamentale per approfondire il rapporto tra esposizione ai PFAS e conseguenze sulla salute?

Quando verrà definito un vero protocollo sanitario di presa in carico per le persone esposte e per chi ha scoperto di avere PFAS nel sangue?

Serve una pressione politica forte per una legge nazionale sui PFAS. Serve fermare produzioni nocive vecchie e nuove. Serve una bonifica integrale del territorio.

Non ci interessa una soluzione che metta un prezzo al danno. Ci interessa una soluzione che lo fermi.

La Fraschetta non chiede soldi. Chiede giustizia.

I PFAS sono nell'aria. I PFAS sono nell'acqua. I PFAS sono nei terreni. I PFAS sono nel sangue.Lo dicono anni di monitor...
10/06/2026

I PFAS sono nell'aria. I PFAS sono nell'acqua.
I PFAS sono nei terreni. I PFAS sono nel sangue.

Lo dicono anni di monitoraggi, studi, campionamenti e biomonitoraggi. Lo confermano anche gli ultimi dati di ARPA, richiamati dal sindaco di Alessandria Giorgio Abonante: a Spinetta Marengo i PFAS continuano a essere presenti nell'aria e le concentrazioni più elevate si registrano proprio nelle aree più vicine al polo chimico.

È chiaro che la domanda non è più se l'inquinamento esista o meno.
La domanda giusta da farsi è: e adesso?

Perché se l'unica risposta delle istituzioni è continuare a monitorare, siamo di fronte a un gigantesco fallimento politico.

Per anni ci è stato detto che servivano dati. Poi che servivano studi. Poi che servivano monitoraggi. Poi che serviva il biomonitoraggio.
Oggi abbiamo tutto questo. Oggi non abbiamo bisogno dell'ennesima conferma che i PFAS sono ovunque. Lo sappiamo già.
Anzi, siamo forse tra i soggetti più monitorati del Piemonte. Il problema, però, è che non riusciamo ad essere anche tutelati.

Dov'è il piano sanitario per chi ha scoperto di avere PFAS nel sangue?
Dov'è la presa in carico delle persone?
Dov'è la richiesta di emissioni zero per le sostanze perfluoroalchiliche?
Dov'è la pressione politica sul Governo affinché venga finalmente approvata una normativa nazionale che vieti o limiti drasticamente queste sostanze ad alcuni utilizzi essenziali?
Dov'è la richiesta di un intervento urgente del Ministero dell'Ambiente?

Continuiamo ad aspettare risposte, percorsi di tutela, informazioni chiare sul nostro stato di salute e sul significato dei risultati del biomonitoraggio.
Sul fronte ambientale la situazione non è diversa: si continua a misurare l'inquinamento, senza fermarlo alla fonte.

Se il problema è l'assenza di norme adeguate, allora Regione Piemonte, Provincia e Comune di Alessandria escano dall'ombra e aprano uno scontro politico vero nelle sedi competenti.

Convochino tavoli. Scrivano al Governo. Chiedano un incontro urgente al Ministro dell'Ambiente. Lo portino a Spinetta Marengo.

L'atteggiamento delle istituzioni in questi anni è stato quello della resa. Una resa preventiva agli interessi di chi quell'inquinamento lo produce.
Noi, invece, non ci siamo mai arresi e non lo faremo ora.

Per questo il 25 giugno saremo davanti al Tribunale di Alessandria, in occasione dell'ultima udienza preliminare del procedimento per disastro ambientale a carico dei dirigenti ex Solvay.
E invitiamo tutte le istituzioni che in questi anni hanno dichiarato di avere a cuore la salute pubblica a uscire dai loro uffici e a esporsi con la stessa determinazione con cui si espongono cittadini, associazioni e comitati.

I monitoraggi hanno fatto il loro lavoro. Adesso tocca alle istituzioni fare il proprio.

Il 25 giugno saremo davanti al Tribunale di Alessandria in occasione dell'ultima udienza preliminare del procedimento pe...
09/06/2026

Il 25 giugno saremo davanti al Tribunale di Alessandria in occasione dell'ultima udienza preliminare del procedimento per disastro ambientale a carico dei dirigenti ex Solvay.
Saremo al fianco delle parti civili e di una comunità che da anni convive con le conseguenze dell'inquinamento e continua a chiedere verità, giustizia e bonifiche.

Durante l'ultima udienza, gli avvocati di Solvay hanno fallito nel tentativo di derubricare il reato e hanno depositato gli assegni destinati alle parti civili.

La nostra posizione è semplice e chiara: nessun risarcimento può saldare il conto con Spinetta.

Non esiste cifra che possa cancellare decenni di contaminazione, i PFAS trovati nel sangue delle persone, le preoccupazioni di chi vive in questo territorio e le conseguenze che ancora oggi gravano sulla salute pubblica.
Ci aspettiamo che anche Regione Piemonte e Ministero dell'Ambiente respingano qualsiasi ipotesi di monetizzazione del danno ambientale e sanitario subito dalla popolazione. Chi rappresenta le istituzioni- come dichiarato in queste settimane dallo stesso Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi- deve stare dalla parte della salute pubblica, della verità e delle bonifiche, non delle trattative economiche.

Mentre si parla di risarcimenti, restano aperte questioni fondamentali. Il biomonitoraggio non ha ancora trovato un reale seguito sul piano della presa in carico sanitaria, la popolazione continua a non ricevere le risposte che merita e il procedimento di rinnovo dell'A.I.A. resta fermo nonostante sia scaduto da anni.

Le richieste che porteremo davanti al Tribunale il 25 giugno non cambiano: stop alla produzione di PFAS vecchi e nuovi e bonifica integrale del territorio!

📍25 giugno- ore 9.30
Corso Crimea- Tribunale di Alessandria

Prendiamo atto che, dopo mesi di silenzio, l'Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi sia tornato a parlare di S...
05/06/2026

Prendiamo atto che, dopo mesi di silenzio, l'Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi sia tornato a parlare di Spinetta Marengo.

È significativo, però, che le risposte arrivino solo dopo una mobilitazione pubblica o quando si punge l'orgoglio personale di qualcuno. Alle richieste formali di incontro, alle domande sul biomonitoraggio, sulla presa in carico sanitaria, sulla task force regionale e sul futuro del territorio non era invece seguita alcuna risposta.
Ci fa piacere che l'Assessore abbia deciso di intervenire. Ma le questioni aperte restano tutte sul tavolo.

Riconosciamo senza difficoltà che il biomonitoraggio promosso dalla Regione sia stato un passaggio importante. Fino a pochi anni fa il tema PFAS era sostanzialmente ignorato dalla politica piemontese e il fatto che oggi se ne parli apertamente è anche il risultato delle mobilitazioni, delle denunce e delle richieste avanzate per anni da cittadini, comitati e associazioni.

Ma non si può pensare che prelevare il sangue alle persone esaurisca il problema. Oggi ci sono cittadine e cittadini che hanno scoperto di avere PFAS nel sangue e che non sanno quali percorsi sanitari seguire, quali controlli effettuare nel tempo, quale supporto riceveranno e quali strumenti la sanità pubblica metterà loro a disposizione. Su questo la Regione è ancora gravemente in ritardo.

Vale la pena ricordare che le prime analisi del sangue per la ricerca dei PFAS nella popolazione di Spinetta, non le ha promosse la Regione. Sono nate grazie all'impegno di cittadini, associazioni e comitati che hanno costruito percorsi indipendenti di analisi e ricerca insieme all'Università di Liegi e a laboratori specializzati in Germania.

Il nodo, però, è che serve una posizione chiara sulla progressiva eliminazione dell'intera classe dei PFAS, sostanze persistenti che si accumulano nell'ambiente e negli organismi viventi. Finché si continuerà a ragionare molecola per molecola, finchè si continuerà a misurare il danno senza fermarne la causa, arriveremo sempre in ritardo.

Per questo non comprendiamo il senso del paragone con il passato. Se per anni la politica ha ignorato il problema PFAS, questo non può diventare il metro con cui misurare l'azione di oggi. Il fatto che ieri si sia fatto troppo poco non significa che oggi sia sufficiente fare appena qualcosa in più. Sarebbe come vantarsi di aver chiamato i pompieri, mentre la casa continua a bruciare.

Allo stesso modo, il fatto che altri enti abbiano compiuto scelte profondamente sbagliate non può diventare un alibi per continuare su quella strada. Che il Comune di Alessandria abbia scelto di accettare un risarcimento per il danno ambientale subito da questo territorio è stato ed è un errore gravissimo. Lo abbiamo detto allora e lo ribadiamo oggi: decenni di contaminazione e malattie non si monetizzano. Si bonificano.

Quanto ai "gruppi organizzati", respingiamo con forza qualsiasi tentativo di contrapporli alla popolazione. I comitati sono composti da cittadini, genitori, lavoratori, pensionati, giovani e famiglie che vivono questo territorio. Sono le stesse persone che partecipano agli incontri pubblici, che hanno aderito al biomonitoraggio, che convivono con i PFAS nel sangue.
I comitati sono una parte di questa comunità e ne rappresentano le preoccupazioni, le domande e le richieste.

E la richiesta è semplice: quando la Regione intende concludere il lavoro che ha iniziato?
Perché le analisi del sangue sono importanti, ma rappresentano soltanto il punto di partenza.

Indirizzo

Spinetta Marengo
Alessandria
15122

Sito Web

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