12/05/2026
🩸Mentre a Torino esiste un macchinario, acquistato con fondi pubblici, in grado di analizzare la presenza di PFAS nel sangue umano, cittadini e cittadine di Spinetta Marengo sono costretti a spostarsi fino a Milano, pagando di tasca propria, per sapere cosa hanno nel proprio corpo.
❌ Una notizia inaccettabile che chiama in causa direttamente l'Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, la task force istituita dalla Regione e le istituzioni tutte. Come è possibile che nel territorio più contaminato del Piemonte, con cittadine e cittadini che convivono da anni con l’esposizione a PFAS, la Regione non sia nemmeno in grado di garantire l’accesso a un esame del sangue sul proprio territorio?
Un'altra domanda che resta senza risposta. Come senza risposta è rimasto chi ha aderito al biomonitoraggio e, dopo aver ricevuto gli esiti delle analisi, è stato di fatto abbandonato dalle istituzioni politiche e sanitarie che non hanno un piano di presa in carico della salute, delle preoccupazioni, delle paure delle persone.
Dov’è Federico Riboldi?
Che fine ha fatto la task force regionale sui PFAS?
Dove sono finiti gli aggiornamenti pubblici che erano stati promessi alla popolazione?
Ci era stato detto che la Regione sarebbe tornata periodicamente a Spinetta per informare la comunità, spiegare l’andamento delle analisi, condividere i dati e affrontare con trasparenza una delle emergenze ambientali e sanitarie più gravi del territorio piemontese.
Sono mesi che non si vede nessuno.
‼️ E il paradosso è che, mentre non sono ancora in grado di prendersi cura delle conseguenze del passato e del presente, vogliono decidere del futuro produttivo dello stabilimento.
Da mesi ci sentiamo ripetere che l'iter di rinnovo dell’A.I.A. dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo sarebbe ormai vicino alla conclusione. Che serve ancora tempo. Che gli enti stanno lavorando. Intanto maggio è arrivato, l’ultima Conferenza dei Servizi prevista non è stata convocata e su un procedimento scaduto dal 2022 continua a calare un silenzio inaccettabile.
Nessuna comunicazione pubblica. Nessun confronto con la cittadinanza.
Nessuna risposta alla richiesta formale di incontro che come comitati e associazioni abbiamo inviato mesi fa a tutti gli enti coinvolti nel procedimento.
Eppure stiamo parlando dell’autorizzazione che deciderà cosa potrà continuare a essere prodotto, emesso e scaricato nel nostro territorio per i prossimi dieci anni. Un territorio dove i PFAS sono stati trovati nell’acqua, nell’aria, nei terreni, negli alimenti e nel sangue delle persone.
Dieci anni fa, quando venne rilasciata l’ultima autorizzazione, molti dei PFAS di nuova generazione oggi al centro delle preoccupazioni ambientali e sanitarie non erano nemmeno presi in considerazione. Oggi rischiamo di ripetere lo stesso schema: vincolare il futuro di questo territorio senza sapere- o senza voler dire- quali nuove sostanze entreranno nei cicli produttivi dei prossimi anni.
A questo punto è legittimo chiedersi se siamo davanti a incapacità, superficialità o a una precisa strategia: prendere tempo, abbassare l’attenzione pubblica, logorare una comunità che continua a chiedere verità, giustizia e bonifiche reali.
Hanno sbagliato i conti.
Perché il percorso “Ce l’ho nel sangue” non si sta fermando. Sta crescendo. Sta mettendo insieme cittadine e cittadini, famiglie, medici, tecnici, giuristi, associazioni e realtà sociali che hanno deciso di non accettare più il silenzio istituzionale.
⚖ Il 3 giugno, quando tornerà in aula ad Alessandria il procedimento penale per disastro ambientale a carico dei dirigenti ex Solvay, saremo presenti davanti al Tribunale di Alessandria accanto alle parti civili, per accompagnare chi da anni chiede giustizia e per ribadire che questa comunità non accetterà che decenni di inquinamento, malattie e contaminazione possano essere chiusi con una trattativa economica.
⚠️ Da Spinetta alla Francia, dal Belgio agli Stati Uniti, il nome di Solvay continua a emergere in vicende che riguardano contaminazione ambientale, PFAS e responsabilità industriali. Anche qui, con il passaggio da Solvay a Syensqo, nessuno pensi che possa bastare cambiare nome per sfuggire alle proprie responsabilità.
☢ Solvay deve smettere di avvelenare impunita.