10/06/2026
I PFAS sono nell'aria. I PFAS sono nell'acqua.
I PFAS sono nei terreni. I PFAS sono nel sangue.
Lo dicono anni di monitoraggi, studi, campionamenti e biomonitoraggi. Lo confermano anche gli ultimi dati di ARPA, richiamati dal sindaco di Alessandria Giorgio Abonante: a Spinetta Marengo i PFAS continuano a essere presenti nell'aria e le concentrazioni più elevate si registrano proprio nelle aree più vicine al polo chimico.
È chiaro che la domanda non è più se l'inquinamento esista o meno.
La domanda giusta da farsi è: e adesso?
Perché se l'unica risposta delle istituzioni è continuare a monitorare, siamo di fronte a un gigantesco fallimento politico.
Per anni ci è stato detto che servivano dati. Poi che servivano studi. Poi che servivano monitoraggi. Poi che serviva il biomonitoraggio.
Oggi abbiamo tutto questo. Oggi non abbiamo bisogno dell'ennesima conferma che i PFAS sono ovunque. Lo sappiamo già.
Anzi, siamo forse tra i soggetti più monitorati del Piemonte. Il problema, però, è che non riusciamo ad essere anche tutelati.
Dov'è il piano sanitario per chi ha scoperto di avere PFAS nel sangue?
Dov'è la presa in carico delle persone?
Dov'è la richiesta di emissioni zero per le sostanze perfluoroalchiliche?
Dov'è la pressione politica sul Governo affinché venga finalmente approvata una normativa nazionale che vieti o limiti drasticamente queste sostanze ad alcuni utilizzi essenziali?
Dov'è la richiesta di un intervento urgente del Ministero dell'Ambiente?
Continuiamo ad aspettare risposte, percorsi di tutela, informazioni chiare sul nostro stato di salute e sul significato dei risultati del biomonitoraggio.
Sul fronte ambientale la situazione non è diversa: si continua a misurare l'inquinamento, senza fermarlo alla fonte.
Se il problema è l'assenza di norme adeguate, allora Regione Piemonte, Provincia e Comune di Alessandria escano dall'ombra e aprano uno scontro politico vero nelle sedi competenti.
Convochino tavoli. Scrivano al Governo. Chiedano un incontro urgente al Ministro dell'Ambiente. Lo portino a Spinetta Marengo.
L'atteggiamento delle istituzioni in questi anni è stato quello della resa. Una resa preventiva agli interessi di chi quell'inquinamento lo produce.
Noi, invece, non ci siamo mai arresi e non lo faremo ora.
Per questo il 25 giugno saremo davanti al Tribunale di Alessandria, in occasione dell'ultima udienza preliminare del procedimento per disastro ambientale a carico dei dirigenti ex Solvay.
E invitiamo tutte le istituzioni che in questi anni hanno dichiarato di avere a cuore la salute pubblica a uscire dai loro uffici e a esporsi con la stessa determinazione con cui si espongono cittadini, associazioni e comitati.
I monitoraggi hanno fatto il loro lavoro. Adesso tocca alle istituzioni fare il proprio.