Comitato Stop Solvay

Indicazioni

Comitato Stop Solvay La Fraschetta non è una zona di sacrificio.

Cittadine e cittadini per fermare la contaminazione da PFAS: stop alla produzione di PFAS vecchi e nuovi, bonifica integrale, tutela della salute pubblica e responsabilità di chi inquina.

Da ieri è disponibile una nuova inchiesta giornalistica sui PFAS e sulle rotte di approvvigionamento dell’industria chim...
06/10/2026

Da ieri è disponibile una nuova inchiesta giornalistica sui PFAS e sulle rotte di approvvigionamento dell’industria chimica europea.

Si parte dalla Russia e si finisce, guarda caso, a Spinetta Marengo.

Lavialibera ha ricostruito una filiera precisa: San Pietroburgo, un intermediario tedesco, il passaggio attraverso l’Estonia e infine lo stabilimento Syensqo Solvay di Spinetta.

Tutto tracciato attraverso registri di importazione, documenti di trasporto, mail e altre fonti. Per l’8-CNVE, un monomero PFAS prodotto dalla russa Anles, l’inchiesta documenta una prima spedizione nel novembre 2021: 200 chili destinati proprio a Spinetta, per un valore di oltre 230 mila euro. Dal 2023, dopo l'inizio della guerra in Ucraina, il prezzo della sostanza è 8 volte più alto per via delle sanzioni europee contro la Russia. Ma Syensqo continua ad acquistare.

Le giornaliste hanno chiesto a Syensqo come venga impiegato quello specifico monomero e perché servano quattro Paesi per far arrivare un PFAS dalla Russia a Spinetta.

Syensqo non ha risposto, nonostante le ripetute rivendicazioni di trasparenza che la multinazionale è solita fare a favor di telecamera.

E qui torniamo a un problema che a Spinetta conosciamo molto bene.
Abbiamo già “assaggiato” il gusto amaro della trasparenza di Syensqo: sempre seconda a qualcosa. Al segreto industriale, alle esigenze della produzione, al profitto.

È già successo durante l'iter di rinnovo dell'A.I.A.: Syensqo aveva negato l’accesso ai dati appellandosi al segreto industriale. È servito un ricorso al TAR per affermare il diritto della collettività a conoscere quelle informazioni, rilevanti per la tutela della salute pubblica e dell'ambiente.

E mentre aspettiamo la pubblicazione dell'Autorizzazione rilasciata 2 mesi fa per verificare limiti, prescrizioni e condizioni della produzione, una domanda continua a rimanere senza riposta.

Come intendono le istituzioni proteggere la salute delle persone e l’ambiente, se quello che succede dentro quella fabbrica lo scopriamo sempre dopo una sentenza, dopo un’inchiesta, dopo una battaglia?

https://lavialibera.it/it-schede-2865-la_rotta_russa_dei_pfas_cosi_le_sostanze_continuano_a_entrare_in_europa

Il 17 settembre abbiamo incontrato l’assessore regionale Federico Riboldi a Marengo. Abbiamo ascoltato numeri, prescrizi...
21/09/2026

Il 17 settembre abbiamo incontrato l’assessore regionale Federico Riboldi a Marengo. Abbiamo ascoltato numeri, prescrizioni e scadenze definite durante l'iter di rinnovo dell' A.I.A. a Syensqo, un procedimento che si è concluso lo scorso 5 agosto dopo anni di silenzi e rinvii. Il quadro prescrittivo comprende, tra le altre cose, la cessazione della produzione di cC6O4 dal 1° gennaio 2027, nuovi limiti alle emissioni e un rafforzamento dei monitoraggi ambientali.

Il problema, però, è che abbiamo dovuto prendere atto di ciò che ci è stato illustrato, senza poterlo confrontare con l’atto definitivo che non è ancora stato reso pubblico.

Dopo sei anni di procedimento, è chiedere troppo pretendere di leggere gli atti prima di essere chiamati a fidarci delle loro conseguenze?

A Spinetta, il tempo è un fattore cruciale. Semplicemente perchè la nostra comunità non ne ha più.
Ogni anno in più conta. Ogni rinvio conta. Ogni sostanza che continua a essere prodotta o utilizzata conta. Ogni emissione nell'ambiente conta.

Non vogliamo prescrizioni da rispettare più avanti. Vogliamo date, quantità, controlli e responsabilità verificabili.

C’è poi una questione che nell’incontro è rimasta troppo sullo sfondo: la bonifica interna dello stabilimento.
Abbiamo davanti un sito industriale che porta sulle proprie spalle decenni di attività e di contaminazione. Il problema non è soltanto ciò che viene emesso oggi. È anche ciò che è già dentro lo stabilimento, nei terreni, negli impianti e nelle matrici contaminate.
Su questo abbiamo sentito molto meno dall'assessore Riboldi. Vogliamo quindi sapere quali siano gli interventi previsti per la bonifica del sito industriale, con quali tempi, quali risorse, quali responsabilità e quali obiettivi verificabili.

Lo stesso vale per la salute.

I dati del biomonitoraggio presentati nei mesi scorsi hanno evidenziato la presenza di persone con valori superiori ai 20 ng/ml, per le quali la stessa Regione ha previsto un percorso di presa in carico e ulteriori approfondimenti.
Adesso servono date precise.
Quando saranno contattate le persone sopra i 20 ng/ml? Quale percorso sanitario verrà loro garantito? Con quali tempi e quali esami?

E va mantenuto l’impegno ad ampliare ulteriormente il biomonitoraggio oltre i tre chilometri dallo stabilimento. Non per creare allarmismo, ma perché, alla luce della situazione, servono dati completi e soprattutto serve trasformare quei dati in tutela sanitaria concreta.

Riteniamo indispensabile che il provvedimento relativo all’AIA venga firmato e pubblicato al più presto. Solo allora sarà possibile entrare nel merito di ogni singola prescrizione e verificarne concretamente l'attuazione.

Anche perchè la vicenda ambientale di Spinetta è tutt’altro che archiviata. Il 16 novembre inizierà ad Alessandria il processo a due ex dirigenti dello stabilimento, rinviati a giudizio con l’accusa di disastro ambientale.

Per l'ennesima volta, la notte scorsa, è scattata un’emergenza nello stabilimento ex Solvay di Spinetta Marengo. Poco do...
09/09/2026

Per l'ennesima volta, la notte scorsa, è scattata un’emergenza nello stabilimento ex Solvay di Spinetta Marengo. Poco dopo le 4.30 una fuoriuscita di acido fluoridrico nel reparto Algofrene ha fatto scattare le procedure di emergenza.

Non se ne può più.

Non possiamo continuare a considerare normale che in uno stabilimento dove si producono e si utilizzano sostanze estremamente pericolose si verifichino continuamente incidenti, anomalie ed emergenze.

Ogni nuova emergenza rende sempre più evidente quanto sia assurdo continuare a ragionare su come ridurre il rischio rispetto ad uno stabilimento che chiaramente non è in grado di garantire che le proprie produzioni avvengano in condizioni di sicurezza.

Dopo decenni di contaminazione, con PFAS nell'ambiente e nel sangue delle persone, il margine di rischio che questo territorio può permettersi dovrebbe essere zero. Qui non serve imparare a gestire meglio le emergenze o stare a guardare se i protocolli di sicurezza hanno funzionato. Serve finalmente affrontare ciò che è stato lasciato alle spalle: la bonifica della Fraschetta. Perché non è accettabile continuare a produrre sostanze pericolose mentre la contaminazione accumulata in decenni resta lì, senza una bonifica vera e integrale.

E non è accettabile nemmeno che chi vive a Spinetta venga informato dai giornali di quello che è successo a pochi metri da casa propria. La popolazione deve sapere immediatamente cosa è accaduto, quali sostanze sono state coinvolte e quali rischi ci sono stati.

Mentre si continua a discutere di monitoraggi e si firma un'A.I.A. che autorizza emissioni ancora per anni, si continua ad esporre al rischio chi lavora nello stabilimento, chi vive a Spinetta e un ambiente che ha già pagato un prezzo enorme.

E da questa comunità si pretende fiducia senza nemmeno garantire trasparenza. A oltre un mese dall’ultima Conferenza dei Servizi non sono ancora stati resi pubblici i verbali di quella riunione. Ancora non possiamo sapere quali posizioni siano state espresse e quali impegni siano stati assunti.

No, non potete chiederci semplicemente di fidarci. Noi pretendiamo scelte precise, verificabili e all’altezza.

Stop alle produzioni nocive.
Stop ai PFAS, vecchi e nuovi.
Bonifica immediata della Fraschetta.
Il rischio zero è l'unico obiettivo che dovrebbe avere chi ha la responsabilità di tutelare la saluta pubblica.

Dopo sei anni di rinvii, attese e promesse, la Conferenza dei Servizi ha concluso il procedimento per il rinnovo dell'Au...
05/08/2026

Dopo sei anni di rinvii, attese e promesse, la Conferenza dei Servizi ha concluso il procedimento per il rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo.

Dal comunicato diffuso dagli enti apprendiamo che è prevista la dismissione del cC6O4 entro gennaio, un monitoraggio esterno più continuativo, nuove prescrizioni sui camini e ulteriori misure di controllo sulle emissioni.

Prendiamo atto di questi elementi, che arrivano dopo anni di mobilitazioni, denunce, studi indipendenti e pressioni esercitate da cittadini, comitati e associazioni.
Ma mentre si annuncia la fine del cC6O4, si autorizza la prosecuzione delle emissioni di PFAS e composti fluorurati per anni ancora, attraverso un percorso graduale che arriverà fino al 2030.

Per noi questo è il cuore della questione.

Perché la Fraschetta non è una zona di sacrificio, non è il luogo dove si può continuare a scaricare il costo delle attività industriali in attesa che arrivino tempi migliori.
In questi anni abbiamo scoperto di avere PFAS nel sangue. Abbiamo visto confermata la contaminazione di aria, acqua e suolo. A novembre inizierà un processo per disastro ambientale.

Eppure la risposta delle istituzioni continua a essere la stessa: ancora tempo.
Tempo che però non stanno facendo perdere a loro stessi.
Lo stanno facendo perdere a una comunità che da anni convive con le conseguenze della contaminazione. A persone che hanno scoperto di avere PFAS nel sangue. A un territorio che continua ad aspettare bonifiche, tutele sanitarie e risposte.

E in tutto questo, ancora una volta, non si parla di bonifica.
Non si parla di come restituire sicurezza a un territorio contaminato. Non si parla di come rimuovere gli inquinanti che per decenni sono finiti nell'ambiente. Non si parla di come affrontare l'eredità lasciata da anni di produzioni che oggi tutti riconoscono come problematiche.

A noi sembra assurdo che, dopo tutto quello che è emerso, si continui a ragionare su quanti anni concedere alle emissioni invece che su come fermarle nel più breve tempo possibile.

La nostra posizione non cambia: non ci interessa sostituire un PFAS con un altro. Ci interessa fermarli, tutti.
Per questo continueremo a chiedere ciò che chiediamo da anni: stop alla produzione e all'utilizzo dei PFAS, vecchi e nuovi, bonifica integrale del territorio, tutela sanitaria reale per la popolazione esposta.

Si è scelta la strada del compromesso, concedendo l'ennesima autorizzazione a proseguire un modello industriale che ha già prodotto conseguenze gravissime per questo territorio, ma la Fraschetta non è disposta a diventare la discarica di Solvay.

Il 5 agosto si riunirà nuovamente la Conferenza dei Servizi chiamata a concludere il procedimento per il rinnovo dell'A....
03/08/2026

Il 5 agosto si riunirà nuovamente la Conferenza dei Servizi chiamata a concludere il procedimento per il rinnovo dell'A.I.A. per lo stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo.
Non sappiamo se sarà davvero l'ultima. Anche quella del 22 luglio avrebbe dovuto esserlo e si è conclusa con un nuovo rinvio.
Sappiamo, però, che questo ennesimo passaggio arriva a sei anni dall'inizio dell'iter. Sei anni in cui abbiamo continuato a convivere con la contaminazione di aria, acqua e suolo e con la presenza di PFAS nel nostro sangue. E vedere le ultime e più importanti Conferenze dei Servizi convocate tra fine luglio e inizio agosto lascia quantomeno perplessi. Sembra quasi che un passaggio decisivo per il futuro della Fraschetta debba svolgersi nel momento dell'anno in cui è più facile che passi inosservato. Noi pensiamo invece che una decisione che riguarderà i prossimi dieci anni meriti il massimo dell'attenzione pubblica e del confronto con il territorio.

Stando a quanto emerso dopo l'ultima riunione, siamo arrivati al punto in cui gli enti dovranno discutere di emissioni in atmosfera, monitoraggio esterno e prescrizioni generali.
Proprio il cuore della questione. Una questione che nessuno può più ignorare.

Perchè oggi sappiamo che i PFAS sono presenti nell'ambiente. Sappiamo che il monitoraggio dell'aria ha rilevato la presenza di cC6O4 e ADV. Sappiamo che persone che vivono in questo territorio hanno PFAS nel sangue. Sappiamo che esiste un procedimento penale per disastro ambientale che inizierà il prossimo 16 novembre.

E sappiamo anche che l'A.I.A. stabilirà cosa potrà essere prodotto, utilizzato ed emesso nello stabilimento per i prossimi dieci anni.

Come abbiamo già detto durante la conferenza stampa del 22 luglio, gli enti coinvolti nel procedimento non hanno più alibi, non possono più dire di aver bisogno di altre misurazioni, altri studi, altri monitoraggi, altro tempo.

Sei anni possono bastare, ora devono finalmente assumersi la responsabilità delle decisioni che prenderanno.

Quali sostanze verranno autorizzate? Quali PFAS potranno continuare a essere prodotti e utilizzati? Quali limiti verranno imposti alle emissioni? Quali controlli verranno effettuati? Quali garanzie esistono affinché tra dieci anni non ci si ritrovi ancora una volta a scoprire che una sostanza considerata sicura ha contaminato l'ambiente e il sangue delle persone?

Non accetteremo che il prossimo decennio venga costruito su una scommessa.
Non accetteremo la distinzione tra PFAS “buoni” e PFAS “cattivi”. L'intera classe dei PFAS è caratterizzata da sostanze persistenti e pericolose, non possiamo permetterci di aspettare che venga dimostrata la dannosità di ogni nuova molecola.

Dopo sei anni di dati, studi e monitoraggi, la domanda è semplice: che cosa intendete fare?
Noi continueremo a pretendere una risposta. E a chiedere lo stop alla produzione e all'utilizzo di tutti i PFAS, la bonifica integrale del territorio, la presa in carico sanitaria della popolazione esposta.

Non potete decidere del nostro futuro senza tenere conto di ciò che è già accaduto.

22/07/2026

Conferenza rinviata. Ancora.
D'altronde questa mattina lo avevamo detto: sono sei anni che prendono tempo.

Sei anni dall'avvio del procedimento per il rinnovo dell'A.I.A. dello stabilimento Syensqo. Sei anni durante i quali la comunità della Fraschetta ha continuato a vivere con PFAS nell'aria, nell'acqua, nel suolo e nel sangue. Sei anni di tempo per la multinazionale per lavorare alle prossime molecole.

La Provincia ha liquidato in pochi minuti le realtà presenti in collegamento, comunicando che servirà un'ulteriore Conferenza dei Servizi.

Questa volta si è parlato di rifiuti, discarica, reflui e piano di monitoraggio e controllo. La prossima dovrebbe occuparsi di emissioni in atmosfera, monitoraggio esterno e prescrizioni generali.

Siamo lontanissimi da ciò che chiediamo.
Stop alla produzione e all'utilizzo di PFAS, vecchi e nuovi. Bonifica integrale e urgente del territorio. Tutela della salute e protocolli sanitari per le persone esposte.

Dopo tutte le evidenze e i dati a disposizione sulla dannosità dei PFAS, con un processo per diastro ambientale in corso e uno già concluso, il tempo dei rinvii deve finire.

Oggi, mentre si riunisce la Conferenza dei Servizi chiamata a concludere il procedimento per il rinnovo dell'Autorizzazi...
22/07/2026

Oggi, mentre si riunisce la Conferenza dei Servizi chiamata a concludere il procedimento per il rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento Syensqo, noi siamo fuori.
Perchè la firma di quel documento riguarda direttamente il futuro della Fraschetta e di chi quel territorio lo vive ogni giorno. L'A.I.A. stabilisce quali produzioni potranno continuare, quali sostanze potranno essere utilizzate ed emesse e quali limiti saranno imposti per i prossimi 10 anni.

Per troppo tempo le decisioni sono state prese senza ascoltare davvero la voce della comunità.

Oggi vogliamo ricordare che questa comunità ha richieste chiare, concrete e non più rinviabili: bonifica integrale del territorio, stop alla produzione dei PFAS, vecchi e nuovi, tutela sanitaria permanente per la popolazione esposta, una legge nazionale che vieti l'intera classe dei PFAS.

E già il fatto che oggi siamo fuori da quella stanza, rappresenta una sconfitta delle istituzioni.
Perché tutti sapevamo- loro meglio di noi- che in questa vicenda la vera posta in gioco è sempre stata il tempo.

Per sei anni gli enti hanno consentito a Solvay, oggi Syensqo, di continuare a produrre mentre il procedimento per il rinnovo dell'A.I.A. restava aperto. Sei anni nei quali l'azienda ha potuto continuare a sfruttare produzioni e molecole che oggi ritroviamo nell'ambiente e nel sangue delle persone che vivono nella Fraschetta.

Sei anni nei quali l'industria chimica ha avuto tutto il tempo per programmare il proprio futuro produttivo.
Perché è così che funzionano le multinazionali: quando una sostanza finisce sotto accusa, quando emergono i suoi effetti, quando diventa impossibile continuare a difenderla, si passa alla molecola successiva.
Per questo oggi dobbiamo smettere di fare distinzioni tra PFAS "buoni" e PFAS "dannosi", come se fosse possibile affidarci a una scommessa sulla prossima molecola.
Non è un lusso che possiamo più permetterci.

Se sei anni fa Solvay sosteneva che il cC6O4 fosse, per tossicità, paragonabile all'olio di lavanda, oggi sappiamo che non è così. E il problema è proprio questo: ogni volta che una sostanza viene presentata come sicura, la popolazione è costretta ad aspettare anni prima di sapere se lo è davvero.
Intanto, però, la produzione continua.

Con un processo penale per disastro ambientale che inizierà il prossimo 16 novembre, con analisi che hanno dimostrato la presenza di PFAS nel sangue della popolazione e con decenni di contaminazione alle spalle, ci sembra semplicemente assurdo che si continui a discutere di cosa possa ancora essere prodotto in quello stabilimento.
Gli enti e le istituzioni coinvolte nel procedimento dovrebbero interrogarsi, piuttosto, su come dare seguito alle richieste della comunità, su come fermare definitivamente la fonte di contaminazione per procedere con la bonifica e proteggere finalmente la salute pubblica.

Da oggi la responsabilità di ogni ritardo nella bonifica, ogni rinvio delle decisioni, ogni nuova molecola immessa nell'ambiente, ogni omissione nella tutela delle persone esposte ricadrà anche su chi ha firmato questo provvedimento.

Così come ricadrà su chi, pur avendo il potere di farlo, non ha avuto il coraggio di sedersi a quel tavolo con una posizione chiara e non negoziabile: la salute delle persone e dell'ambiente viene prima di qualsiasi interesse economico.

Noi non sediamo ai tavoli delle decisioni, ma una promessa possiamo farla: controlleremo ogni scelta, denunceremo ogni ritardo e continueremo a pretendere acqua pura, aria pulita e un futuro diverso per la Fraschetta

📍Mercoledì 22 luglio, ore 9via Galimberti - Alessandria CONFERENZA STAMPA dei comitati e delle associazioni del percorso...
20/07/2026

📍Mercoledì 22 luglio, ore 9
via Galimberti - Alessandria
CONFERENZA STAMPA
dei comitati e delle associazioni del percorso CE L'HO NEL SANGUE.

Mentre, a porte chiuse, istituzioni ed enti saranno chiamati a decidere il futuro dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo, cittadine e cittadini, comitati e associazioni saranno presenti davanti alla sede della Conferenza dei Servizi per ribadire che la salute pubblica non è negoziabile.

Con un processo penale per disastro ambientale ormai avviato, PFAS riscontrati nell'ambiente e nel sangue della popolazione, un biomonitoraggio ancora senza un reale percorso di presa in carico sanitaria e una bonifica che continua ad attendere, riteniamo assurdo che si discuta ancora di cosa potrà continuare a essere prodotto in uno stabilimento che dovrebbe essere fermato per essere bonificato.

Nel corso della conferenza stampa presenteremo le richieste della comunità della Fraschetta alle istituzioni chiamate a decidere sul futuro del territorio.

Vi invitiamo a partecipare perchè il 22 luglio non si firma soltanto un'autorizzazione. Si decide il futuro della Fraschetta.

Lo abbiamo sempre sostenuto: ogni passo avanti nella conoscenza dei danni provocati dai PFAS è importante.Ma leggendo co...
16/07/2026

Lo abbiamo sempre sostenuto: ogni passo avanti nella conoscenza dei danni provocati dai PFAS è importante.
Ma leggendo con attenzione gli articoli relativi all'avvio della terza fase dell'indagine epidemiologica da parte del Comune di Alessandria, emerge un dato che non può lasciarci tranquilli.

L'obiettivo dell'indagine sarà verificare l'eventuale presenza di un eccesso di mortalità e individuare le patologie coinvolte. Non sarà invece in grado di stabilire il rapporto tra esposizione ai PFAS e agli altri inquinanti storici presenti nella Fraschetta e l'insorgenza delle patologie già evidenziate dallo studio epidemiologico del 2019, perché- viene spiegato- servirebbero studi molto più approfonditi e risorse che solo enti nazionali come l'Istituto Superiore di Sanità potrebbero mettere in campo.

Di fatto, dopo 7 anni di attesa, ci troviamo davanti ad un altro percorso a metà.
Mezze risposte. Mezzi strumenti. Mezze decisioni.

Noi non chiediamo miracoli. Chiediamo che, se davvero la salute pubblica è la priorità, allora Comune, Regione e Ministero della Salute pretendano il coinvolgimento dell'Istituto Superiore di Sanità e finanzino uno studio capace di rispondere alla domanda che questa comunità si porta addosso da decenni.

Perchè è ora di andare fino in fondo. È ora di fare i conti con il numero di persone che si ammalano, ma soprattutto di accertare il perchè si ammalano.
La Fraschetta non può continuare a essere il territorio degli studi incompleti, delle promesse mancate e delle responsabilità scaricate da un ente all'altro.

L'udienza di questo 25 giugno a carico di due dirigenti ex Solvay si è conclusa con il rinvio a giudizio degli imputati ...
25/06/2026

L'udienza di questo 25 giugno a carico di due dirigenti ex Solvay si è conclusa con il rinvio a giudizio degli imputati per disastro ambientale. Per noi, che anche questa mattina eravamo in presidio davanti al Tribunale di Alessandria, significa che la richiesta di verità e giustizia che portiamo avanti da anni continua il suo percorso. Significa che non è più possibile nascondere o ignorare la realtà di quello che è successo e di quello che ancora oggi accade a Spinetta Marengo.

Il procedimento penale inizierà il prossimo 16 novembre. La giustizia farà il suo percorso.

Ma ora è anche il momento delle responsabilità politiche.
Mentre il processo va avanti, la Regione Piemonte e il Ministero dell’Ambiente continuano a rimandare quella che dovrebbe essere la scelta più coraggiosa e necessaria: stare dalla parte della salute pubblica, respingere ogni logica di monetizzazione del danno e mettere al primo posto la bonifica del territorio.

Per mesi abbiamo sentito ripetere che la priorità sarebbe stata la tutela della salute pubblica e la bonifica.

Noi quelle parole non le dimentichiamo. Perché i soldi non ripuliranno il territorio, non cancelleranno i PFAS dal nostro sangue e non restituiranno tranquillità alle famiglie della Fraschetta.

Se la salute viene prima del profitto, allora bisogna agire di conseguenza: stop alle produzioni e agli utilizzi di sostanze nocive, vecchie e nuove, bonifica integrale del territorio, tutela reale delle persone esposte.

In questi anni di lotta e mobilitazione abbiamo visto troppo spesso indifferenza, ritardi e scelte che hanno lasciato questa comunità sola davanti a un’emergenza enorme.

Oggi non è più il momento di prendere tempo. È il momento delle decisioni.

A che punto è la terza fase del biomonitoraggio finanziato dal Comune di Alessandria, fondamentale per approfondire il rapporto tra esposizione ai PFAS e conseguenze sulla salute?

Quando verrà definito un vero protocollo sanitario di presa in carico per le persone esposte e per chi ha scoperto di avere PFAS nel sangue?

Serve una pressione politica forte per una legge nazionale sui PFAS. Serve fermare produzioni nocive vecchie e nuove. Serve una bonifica integrale del territorio.

Non ci interessa una soluzione che metta un prezzo al danno. Ci interessa una soluzione che lo fermi.

La Fraschetta non chiede soldi. Chiede giustizia.

Indirizzo

Spinetta Marengo
Alessandria
15122

Sito Web

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