19/07/2022
Sono le parole proferite dal giudice Paolo Borsellino per il giudice e amico Giovanni Falcone, dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992.
Non sono semplici parole: sono soprattutto il testamento spirituale e morale, l'esortazione velata, composta, ma incisiva rivolta alla Sicilia e all'umanità intera da parte di chi sapeva bene che, di lì a poco, "sarebbe toccato a lui".
"La lotta alla mafia, il primo problema morale da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte, proprio perché meno appesantite dai condizionamenti e dai ragionamenti utilitaristici che fanno accettare la convivenza col male, le più adatte cioè, queste giovani generazioni, a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità.
Ricordo la felicità di Falcone, e di tutti quelli che lo affiancavano, quando, in un breve periodo di entusiasmo conseguente ai dirompenti successi originati dalle dichiarazioni di Buscetta, egli mi disse: “La gente fa il tifo per noi”. […] Sono morti tutti per noi, e abbiamo un grosso debito verso di loro e questo debito dobbiamo pagarlo, gioiosamente, continuando la loro opera: facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici.
Rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne (anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro), collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, anche nelle aule di giustizia, accettando in pieno queste gravose e bellissime verità: dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone È VIVO!"
Palermo, 19 luglio 1992, via Mariano D'Amelio, ore 16.59.
Alla memoria del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta: di Agostino Catalano, di Vincenzo Li Muli, di Walter Eddie Cosina, di Claudio Traina e di Emanuela Loi.
A una memoria che non sia solo memoria, ma azione concreta, costante, ininterrotta di contrasto alla mafia e ad ogni segnale di atteggiamento mafioso nella nostra quotidianità.
La lotta alla mafia parte dal basso, da piccole, ma significative azioni. Sta a noi esserne protagonisti attivi, non solo puntali commemoratori di tristi ricorrenze.