20/08/2026
Vi dobbiamo ancora un resoconto del 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝟯𝟬 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲. Eccolo.
Dal 1° gennaio 2026 gli asset del Servizio Idrico Integrato di TE.AM. sono stati conferiti a Romagna Acque S.p.A. Avevamo già espresso le nostre perplessità su questa operazione e in Consiglio siamo tornati sull’argomento con un’interrogazione, per capire soprattutto quale sarà la destinazione delle risorse accumulate da TE.AM. attraverso la remunerazione (una parte delle somme incassate attraverso le bollette dell’acqua).
Dalla risposta ricevuta emerge una situazione che, semplificando, presenta un evidente paradosso.
TE.AM. dispone infatti di una liquidità che, al netto dei crediti, sfiora oggi i 5 milioni di euro. Si tratta di risorse generate anche attraverso il sistema tariffario del servizio idrico, ma che TE.AM. non può utilizzare liberamente per finanziare nuovi investimenti sulla rete. Per questo motivo, la liquidità non destinabile agli investimenti dovrà essere restituita, pro quota, ai Comuni soci.
C’è però un’eccezione a questo meccanismo. Per alcuni beni, una parte delle somme provenienti dalle bollette può essere utilizzata per finanziare interventi sulla rete idrica. Le risorse vengono messe a disposizione dal proprietario delle reti — fino al 2025 TE.AM. e dal 2026 Romagna Acque — mentre spetta poi al gestore Hera realizzare concretamente gli interventi.
Ed è proprio qui che si inserisce la seconda questione posta con la nostra interrogazione: questi investimenti vengono effettivamente realizzati nei tempi e nei modi programmati?
Per Alfonsine ci risultavano infatti circa 𝟯,𝟭 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗔𝗧𝗘𝗥𝗦𝗜𝗥 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗲𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘁𝗶. Abbiamo quindi chiesto se Hera stia rispettando il piano previsto. Dalla risposta apprendiamo che questi interventi risultano programmati per il 𝟮𝟬𝟮𝟵. Chi vivrà, vedrà.
Nella risposta fornita viene sottolineato che, considerando complessivamente gli investimenti realizzati da Hera, l’importo totale corrisponde a quanto richiesto. Viene però confermato quanto avevamo evidenziato: pur essendo stata rispettata la somma complessiva, non è stata rispettata la ripartizione prevista tra micro-interventi e interventi specifici.
Sempre su nostra richiesta ci viene spiegato che, purtroppo, non sono previste penali per il mancato rispetto di questa ripartizione. Questa, a nostro giudizio, è una grave mancanza che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti.
Un altro punto riguarda i cosiddetti beni “ex affitto”, cioè infrastrutture del servizio idrico realizzate prima del 2003 e oggi di proprietà di Romagna Acque. Per l’utilizzo di questi beni nei confronti di Hera matura un credito che, al 31 dicembre 2025, ammontava complessivamente a circa 𝟮𝟮 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼.
Abbiamo quindi chiesto che cosa accadrà a queste risorse. Dalla risposta apprendiamo che, alla conclusione del contratto nel 2028, saranno riconosciute a Romagna Acque e successivamente destinate a nuovi investimenti attraverso Hera, nella misura di 𝟭,𝟮 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝟮𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶, come previsto dalla convenzione.
Ed è proprio qui che nasce la nostra perplessità: se si dispone di una cifra così importante, perché limitarne l’utilizzo a 1,2 milioni all’anno, anziché valutare la possibilità di concentrare maggiori risorse su interventi importanti e risolutivi?
In sintesi, la risposta è stata quella che ci aspettavamo e che ci viene sempre fornita: tutto sarebbe in linea con le regole e con il cronoprogramma. Vedremo come verranno impiegati questi fondi e ci auguriamo che non restino promesse sulla carta, come purtroppo è già accaduto in passato con gli interventi annunciati per la manutenzione del nostro fiume, che attendono, almeno in parte, di essere realizzati.
A fine seduta è intervenuta la vicesindaca Vardigli per fare il punto sui gravi episodi nei quali sono coinvolti alcuni cittadini extracomunitari. Nel suo intervento ha collegato questi fatti al programma dell’Estate in Piazza, affermando che il Comune non si farà intimidire e continuerà a proporre eventi e momenti di aggregazione.
Su questo siamo naturalmente d’accordo: la vita della comunità non deve fermarsi. Tuttavia, ci permettiamo di osservare che oggi l’impeccabile organizzazione di questi eventi non basta più.
Se da un lato feste e iniziative hanno un importante valore sociale, dall’altro i cittadini chiedono soprattutto risposte concrete sui temi della sicurezza, del rispetto delle regole e della qualità della vita, che può essere migliorata da una presenza costante sul territorio delle forze dell’ordine locali.
Siamo consapevoli che argomenti così tecnici possano risultare di difficile lettura. Ma è proprio dietro questi tecnicismi che spesso si nasconde il nodo di molti problemi dei nostri Comuni: 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘀𝗶 𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗶𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗮𝘁𝗶 𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶.
Il caso che abbiamo raccontato ne è un esempio. Se certe criticità fossero state affrontate e contestate per tempo nelle sedi opportune, oggi avremmo maggiori risorse da destinare a ciò che non funziona.
𝗕𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝘀𝗲 𝗮 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲. 𝗖𝗲𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗮𝗰𝗶𝗹𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗹𝗲. 𝗔𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲, 𝗽𝗲𝗿𝗼̀, 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗶𝗮𝗿𝗲, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗲, 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲, 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 e il coraggio 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗱𝗶𝘀𝗰𝘂𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻i.