Area Liberale Alfonsine

Indicazioni

Area Liberale Alfonsine Coordinamento alfonsinese del movimento Area Liberale.

15/10/2026

Il 13 ottobre si è svolto il Consiglio comunale, con numerosi argomenti che meritano di essere conosciuti dai cittadini e che approfondiremo in post dedicati.

Oggi parliamo della nostra mozione sulla Polizia locale, con cui abbiamo chiesto alla maggioranza di esprimersi con un voto sul ripristino di un presidio stabile e della polizia di prossimità ad Alfonsine.

Nel dibattito, la maggioranza ci ha accusato di propaganda, populismo e incompetenza, definendo utopistiche le nostre richieste. Accuse che non aiutano ad affrontare un’esigenza espressa dai cittadini e portata in Consiglio da Area Liberale.

Ci è stato detto che questi argomenti si affrontano «numeri alla mano». Ebbene, secondo i dati, il servizio conta oggi 74 persone ben al di sotto di quello che dovrebbe essere l’organico consentito dalla legge. Chiediamo di valutare come organizzare e impiegare questo personale per rafforzare i presidi comunali, tenendo conto delle mansioni, dei turni e delle effettive disponibilità operative.

Come abbiamo ricordato in Consiglio, il ritorno alla gestione comunale della Polizia locale ha già precedenti nella nostra regione: Mirandola, Gatteo e Forlì hanno riacquisito il servizio precedentemente affidato alle rispettive Unioni. Una scelta organizzativa può dunque essere rivista e merita una valutazione seria anche nella Bassa Romagna.

La maggioranza ha subordinato il proprio voto favorevole ad alcuni emendamenti, cioè modifiche alla mozione. Per questo abbiamo chiesto di rinviare la discussione al Consiglio successivo, per esaminarli con attenzione.

Dopo aver letto le modifiche presentate, riteniamo che si sia verificato proprio ciò che temevamo: gli emendamenti eliminano gli impegni principali richiesti dalla nostra mozione e li sostituiscono con dichiarazioni che privano la proposta del suo significato e della sua efficacia.

La maggioranza, con tali modifiche avrebbe così potuto dichiararsi favorevole alla mozione senza sostenerne gli obiettivi. Riteniamo l’operazione che si è tentato di ottenere una furbata indegna: ai cittadini sarebbe apparsa un sostegno alla nostra richiesta, mentre il testo modificato non avrebbe impegnato l’amministrazione a realizzarne l’obiettivo principale della mozione che è riportare nel nostro paese un presidio stabile di Polizia di prossimità.

Nel corso del dibattito è intervenuta anche la dottoressa Paola Neri, comandante del Corpo unico di Polizia locale dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, che ha illustrato nel dettaglio l’organizzazione del servizio. Il suo intervento ci è apparso esclusivamente una difesa dell’attuale gestione dell’Unione, senza dare risposta alla nostra richiesta.

Alla comandante spettano le valutazioni tecniche e la gestione operativa; agli amministratori spettano le scelte politiche e la responsabilità di risponderne ai cittadini. Descrivere i punti di forza dell’organizzazione dell’ attuale comando di polizia non risolve il problema della presenza sul territorio, che rimane problematica e poco efficiente. Se la maggioranza non vuole rafforzarla, abbia il coraggio di dirlo apertamente, senza usare l’intervento della comandante come scudo politico.

Ogni volta che partecipiamo al Consiglio comunale ne usciamo scoraggiati: le proposte per migliorare le cose vengono raramente accolte e il confronto sembra incidere ben poco sulle decisioni. Ancora più scoraggiante è vedere chi ci amministra rinunciare al proprio ruolo di indirizzo e controllo, apparendo subalterno alle partecipate e agli enti che gestiscono i servizi. Il confronto sulla Polizia locale ha rafforzato questa convinzione.

Viene allora da chiedersi, provocatoriamente: se i Consigli comunali devono limitarsi a ratificare decisioni prese altrove tanto varrebbe abolirli ed eleggere soltanto quello dell’Unione. Avremmo comunque amministratori pronti a dire sempre sì a enti e cooperative, ma almeno ridurremmo i costi della politica e potremmo destinare quelle risorse ai servizi per i cittadini.

È un’iperbole, certo, ma pone una domanda seria: quale ruolo resta ai rappresentanti eletti se rinunciano a guidare le scelte e si limitano ad avallare quelle degli altri?

Da parte nostra resta incrollabile la volontà di rendere conto ai cittadini di quanto avviene nelle sedi del potere

17/09/2026

Nel Consiglio comunale del 27 luglio, Area Liberale ha presentato un’interrogazione a risposta scritta per chiedere chiarimenti sullo stato manutentivo, sulla sicurezza strutturale e sulle modalità di gestione del compendio immobiliare che comprende la Casa protetta Boari.

Nel resoconto che segue andiamo subito alla sostanza della questione, perché crediamo sia giunto il momento di essere chiari, con chi ha seguito i lavori del Consiglio e con tutti i cittadini. Lo facciamo con l’unico intento di cercare di contribuire alla soluzione di alcune problematiche che, purtroppo, abbiamo constatato trovare spesso uno sbocco concreto solo quando vengono portate all’attenzione pubblica, attraverso i social.

Partiamo dall’inizio.

Abbiamo presentato questa interrogazione dopo essere stati contattati da un gruppo di familiari degli ospiti della Casa protetta, che ci ha segnalato diverse criticità: ripetuti malfunzionamenti degli ascensori e, recentemente, di alcuni impianti di climatizzazione; assenza di zanzariere alle finestre di molte stanze; problemi relativi allo stato di manutenzione di alcune attrezzature di supporto, come le poltrone destinate agli ospiti e gli elevatori.

Durante lo scorso inverno, la rottura della caldaia ha comportato, per molti giorni, la necessità di riscaldare l’acqua in pentole per far fronte alle esigenze quotidiane degli ospiti. Ci chiediamo perché non sia stata valutata, e non lo sia tuttora, l’installazione di un sistema di supporto per la produzione di acqua calda sanitaria da utilizzare in caso di emergenza.

Esistono poi problemi legati alla disponibilità di personale. Pur risultando rispettati i parametri minimi previsti, il numero di operatori presenti non consente sempre di garantire un livello di assistenza adeguato, soprattutto durante le ore notturne, quando risultano presenti due operatori per 60 ospiti.

Alcune difficoltà potrebbero essere alleviate anche attraverso l’aiuto di volontari, soluzione adottata in molte strutture simili nella nostra provincia. Una disponibilità in questo senso era stata più volte proposta , ma non è stata accolta.
È evidente che un volontario non possa e non debba sostituirsi al personale qualificato. Esistono però attività di aiuto e supporto che potrebbero essere svolte senza sovrapporsi alle competenze degli operatori. Un esempio è il servizio di lavanderia, rispetto al quale ci sono state segnalate carenze organizzative, con frequenti smarrimenti e, in alcuni casi, deterioramento degli indumenti. Una sola persona, per quanto possa impegnarsi e fare tutto il possibile, non può fare l’impossibile.

Altre segnalazioni riguardano l’alimentazione di alcuni ospiti. In particolare, ci è stato riferito che persone per le quali i nutrizionisti hanno predisposto diete specifiche ricevono gli stessi alimenti destinati agli altri ospiti. È un aspetto che riteniamo meriti di essere verificato con particolare attenzione.

Ci sono poi altre problematiche che potrebbero apparire minori, ma che diventano importanti quando riguardano la quotidianità e il benessere di persone anziane e fragili. Tra queste ci vengono segnalati un utilizzo eccessivamente parsimonioso delle salviette e la somministrazione di acqua depurata anche quando alcuni ospiti chiederebbero acqua in bottiglia. Anche una richiesta di questo tipo merita attenzione: per una persona anziana, sentirsi più tranquilla e sicura, anche dovesse trattarsi semplicemente di una maggiore percezione di sicurezza, ha comunque la sua importanza.

Quando siamo stati contattati dai familiari e abbiamo preso conoscenza di queste e altre segnalazioni, il nostro primo consiglio è stato quello di rivolgersi agli organi competenti e ai responsabili dell’Amministrazione comunale, perché riteniamo che chi amministra debba essere il primo interlocutore quando emergono problemi di questo genere. I familiari lo hanno puntualmente fatto attraverso un incontro con il Sindaco e l’assessora Beltrami.

Stiamo parlando di argomenti delicati che, proprio per la loro natura, abbiamo ritenuto fosse preferibile affrontare senza clamore, nell’interesse della struttura ma, soprattutto, delle persone che vi sono ospitate.

Anche la nostra interrogazione è stata impostata con questo spirito. Non abbiamo volutamente riportato nel dettaglio tutte le segnalazioni ricevute, ma abbiamo posto una serie di domande più generali per far sapere all’Amministrazione che eravamo a conoscenza della situazione e, nello stesso tempo, lasciarle lo spazio per intervenire, verificare e confrontarsi con la cooperativa che gestisce la Casa protetta.

Le risposte ricevute, invece, fanno soprattutto riferimento a norme, contratti e competenze, rimandando in diversi casi le responsabilità alle ditte incaricate delle manutenzioni. Tutto formalmente corretto, certamente. Ma a noi interessa che i problemi segnalati dagli ospiti e dalle loro famiglie vengano affrontati e risolti.

Lo stesso livello di puntualità nel richiamare norme, competenze e responsabilità non lo abbiamo però riscontrato per quanto riguarda l’incarico al tecnico per le verifiche sismiche e strutturali. Non ci è stato indicato chi sia il professionista incaricato, attraverso quale atto sia stato affidato l’incarico e quali siano i tempi previsti per la consegna delle verifiche. Approfondiremo questo punto, auspicando che, se tale incarico e tali verifiche non sono ancora stati effettuati, si proceda quanto prima.

Nel frattempo, però, c’è un dato che non possiamo ignorare. I familiari hanno interpellato l’Amministrazione, ricevendo rassicurazioni e promesse di intervento; noi abbiamo successivamente portato la questione anche in Consiglio comunale attraverso un atto formale. Ad oggi, nella Casa protetta nulla è cambiato.

Non basta stabilire sulla carta a chi compete fare cosa. Chi amministra ha il dovere di controllare, verificare e pretendere che i problemi vengano risolti, possibilmente prima che siano i cittadini o l’opposizione a doverli portare alla luce. Altrimenti diventa difficile comprendere quale sia il ruolo degli assessorati e delle deleghe assegnate.

Anche in questa vicenda si rafforza purtroppo una convinzione che abbiamo maturato anche in altri ambiti: quando entrano in gioco cooperative, società partecipate o soggetti che gestiscono servizi per conto degli enti pubblici, prevale la preoccupazione di giustificarne l’operato, anziché quella di tutelare il cittadino che quel servizio lo riceve.

Continuiamo comunque ad avere fiducia che si possa intervenire, perché le situazioni segnalate non appaiono affatto irrisolvibili. Servono attenzione, organizzazione, buon senso e, soprattutto, la volontà da parte dell’Amministrazione di farsi realmente carico dei problemi e di confrontarsi con fermezza con chi gestisce la Casa protetta.

Quando è necessario, amministrare significa anche saper ba***re i pugni sul tavolo per tutelare gli interessi dei cittadini e, in questo caso, delle persone più fragili.

10/09/2026

Motorini

Area Liberale, come abbiamo sempre detto in questi due anni, ha poche possibilità di incidere direttamente sulle scelte operative dell’Amministrazione comunale, ma ha certamente il dovere di ascoltare i cittadini che chiedono aiuto e di portare le loro istanze nelle sedi opportune.

Molti cittadini ci hanno segnalato il problema dei passaggi ripetuti delle moto e abbiamo cercato di non voltarci dall’altra parte, chiedendo, anche attraverso la Consulta di zona, che l’Amministrazione intervenisse, possibilmente con soluzioni capaci di rispettare le esigenze di tutti.

Leggiamo che molte persone difendono la passione per i motori, che non è assolutamente in discussione, ma non possiamo ignorare i cittadini che chiedono semplicemente il rispetto del proprio diritto al riposo e, soprattutto, la tutela della sicurezza di tutti.

Il problema è stato trascinato per troppo tempo. L’Amministrazione avrebbe dovuto affrontarlo prima, quando, oltre due anni fa, esistevano maggiori possibilità di intervenire attraverso il dialogo e la prevenzione.

Nessuno considera questi ragazzi dei delinquenti: alcuni li conosciamo personalmente e sappiamo che sono bravissimi ragazzi, lavoratori e persone stimate. Proprio per questo crediamo che si sarebbe dovuto fare di più per evitare che una passione si trasformasse in un problema.

E qui si apre una questione più ampia, che ad Alfonsine non possiamo continuare a ignorare: la mancanza di luoghi di aggregazione e di spazi adeguati per i giovani.

Non basta chiedere loro di rispettare le regole; una comunità deve anche offrire alternative, luoghi dove incontrarsi, fare sport in luoghi appropriati e coltivare le proprie passioni. Da tempo sosteniamo che, sotto questo aspetto, Alfonsine offra troppo poco ai ragazzi ed episodi come questi dovrebbero rappresentare l’occasione per affrontare seriamente anche questo problema.

L’Amministrazione ha concesso il proprio patrocinio ad associazioni giovanili legate al mondo dei motori e delle auto: sarebbe stato quindi coerente accompagnare questo sostegno con la ricerca di spazi o soluzioni che permettessero ai ragazzi di coltivare la loro passione in sicurezza, senza disturbare i residenti e senza utilizzare impropriamente le strade pubbliche.

Infine, riteniamo discutibile anche la modalità con cui si è arrivati al recente “blitz”. Le squadre antidegrado e gli interventi in incognito possono avere una loro funzione e, in questo caso, hanno certamente consentito di accertare e sanzionare determinati comportamenti. Ma non possono sostituire quella presenza quotidiana sul territorio che dovrebbe essere alla base della prevenzione.

Le forze dell’ordine, e in particolare la Polizia locale, dovrebbero rappresentare anche un tramite tra istituzioni e cittadini: conoscere il territorio, parlare con i ragazzi, richiamarli quando necessario e intervenire attraverso il dialogo e la mediazione prima che si renda indispensabile arrivare alle sanzioni.

È proprio questa funzione che negli anni si è progressivamente indebolita, se non quasi totalmente persa. Il vigile presente sul territorio, che conosceva il paese e i suoi cittadini, esercitava una forma di deterrenza attraverso la propria presenza, la divisa e l’autorevolezza che essa rappresentava.

Le regole devono essere rispettate, ma non possiamo passare dall’aver lasciato trascinare un problema per anni direttamente alla repressione. Nel mezzo devono esserci presenza, prevenzione, dialogo e capacità di trovare soluzioni.

04/09/2026

Questo è l’articolo di AREA LIBERALE ALFONSINE pubblicato sul Notiziario del Comune di Alfonsine in distribuzione in questi giorni.
DISAGIO
Mentre ci accingiamo a scrivere questo articolo, siamo pervasi da un sentimento di disagio per la moltitudine di cose che non funzionano nel nostro Comune.
Proviamo disagio per i continui aumenti della TARI, arrivati mentre Hera annuncia utili importanti. Aumenti applicati a fronte di un servizio inefficiente, nel quale il cittadino svolge gran parte del lavoro attraverso la raccolta differenziata, contribuendo a ridurne i costi. E proviamo disagio quando, ascoltiamo interventi da parte di chi ci amministra orientati a difendere il gestore anziché gli interessi dei cittadini.
Proviamo disagio nel percorrere strade dissestate, con marciapiedi e aree verdi trascurati, e nel vedere gli alvei dei fiumi privi della manutenzione necessaria e più volte promessa. Proviamo disagio di fronte a opere discutibili, come la rotonda di via Samaritani, e nel constatare il continuo aumento dei costi di interventi quali Corso Matteotti - Piazza Gramsci, il nuovo asilo e il Mercato Riscoperto, sintomo di una programmazione che avrebbe richiesto maggiore attenzione.
Proviamo disagio di fronte al crescente degrado sociale e al senso di insicurezza percepito dai cittadini: giovani lasciati troppo spesso senza adeguati punti di riferimento, episodi di vandalismo, spaccio e disturbo della quiete pubblica che si ripetono, un locale presidio del territorio insufficiente e la continua difesa dell'Unione dei Comuni nonostante le criticità che da tempo ne caratterizzano il funzionamento. Così come proviamo disagio nel vedere il nostro cimitero in condizioni di incuria.
Proviamo disagio per quanto accaduto negli appartamenti delle case popolari di via Reale, dichiarati inagibili e occupati abusivamente da extracomunitari. È doveroso affrontare con urgenza il problema perché il rispetto della legalità e la tutela della sicurezza riguardano tutti. Sollevare questi temi non significa alimentare divisioni o discriminazioni, ma chiedere che le istituzioni affrontino con responsabilità situazioni che non possono più essere ignorate.
Ciò che sconcerta di più, infine, è l’approvazione di chi accetta questo stato di cose. Le belle parole non bastano più a coprire un fallimento evidente, anche se il consenso elettorale premia ancora chi governa. Noi, invece, continueremo a denunciare ciò che non funziona e a dare voce ai cittadini che chiedono un Comune migliore.
I nostri recapiti, dove contattarci. [email protected] - WhatsApp- 3355277112
Area Liberale Alfonsine Coraggio e Coerenza.

20/08/2026

Vi dobbiamo ancora un resoconto del 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝟯𝟬 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲. Eccolo.

Dal 1° gennaio 2026 gli asset del Servizio Idrico Integrato di TE.AM. sono stati conferiti a Romagna Acque S.p.A. Avevamo già espresso le nostre perplessità su questa operazione e in Consiglio siamo tornati sull’argomento con un’interrogazione, per capire soprattutto quale sarà la destinazione delle risorse accumulate da TE.AM. attraverso la remunerazione (una parte delle somme incassate attraverso le bollette dell’acqua).

Dalla risposta ricevuta emerge una situazione che, semplificando, presenta un evidente paradosso.

TE.AM. dispone infatti di una liquidità che, al netto dei crediti, sfiora oggi i 5 milioni di euro. Si tratta di risorse generate anche attraverso il sistema tariffario del servizio idrico, ma che TE.AM. non può utilizzare liberamente per finanziare nuovi investimenti sulla rete. Per questo motivo, la liquidità non destinabile agli investimenti dovrà essere restituita, pro quota, ai Comuni soci.

C’è però un’eccezione a questo meccanismo. Per alcuni beni, una parte delle somme provenienti dalle bollette può essere utilizzata per finanziare interventi sulla rete idrica. Le risorse vengono messe a disposizione dal proprietario delle reti — fino al 2025 TE.AM. e dal 2026 Romagna Acque — mentre spetta poi al gestore Hera realizzare concretamente gli interventi.

Ed è proprio qui che si inserisce la seconda questione posta con la nostra interrogazione: questi investimenti vengono effettivamente realizzati nei tempi e nei modi programmati?

Per Alfonsine ci risultavano infatti circa 𝟯,𝟭 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗔𝗧𝗘𝗥𝗦𝗜𝗥 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗲𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘁𝗶. Abbiamo quindi chiesto se Hera stia rispettando il piano previsto. Dalla risposta apprendiamo che questi interventi risultano programmati per il 𝟮𝟬𝟮𝟵. Chi vivrà, vedrà.

Nella risposta fornita viene sottolineato che, considerando complessivamente gli investimenti realizzati da Hera, l’importo totale corrisponde a quanto richiesto. Viene però confermato quanto avevamo evidenziato: pur essendo stata rispettata la somma complessiva, non è stata rispettata la ripartizione prevista tra micro-interventi e interventi specifici.

Sempre su nostra richiesta ci viene spiegato che, purtroppo, non sono previste penali per il mancato rispetto di questa ripartizione. Questa, a nostro giudizio, è una grave mancanza che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti.

Un altro punto riguarda i cosiddetti beni “ex affitto”, cioè infrastrutture del servizio idrico realizzate prima del 2003 e oggi di proprietà di Romagna Acque. Per l’utilizzo di questi beni nei confronti di Hera matura un credito che, al 31 dicembre 2025, ammontava complessivamente a circa 𝟮𝟮 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼.

Abbiamo quindi chiesto che cosa accadrà a queste risorse. Dalla risposta apprendiamo che, alla conclusione del contratto nel 2028, saranno riconosciute a Romagna Acque e successivamente destinate a nuovi investimenti attraverso Hera, nella misura di 𝟭,𝟮 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝟮𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶, come previsto dalla convenzione.

Ed è proprio qui che nasce la nostra perplessità: se si dispone di una cifra così importante, perché limitarne l’utilizzo a 1,2 milioni all’anno, anziché valutare la possibilità di concentrare maggiori risorse su interventi importanti e risolutivi?

In sintesi, la risposta è stata quella che ci aspettavamo e che ci viene sempre fornita: tutto sarebbe in linea con le regole e con il cronoprogramma. Vedremo come verranno impiegati questi fondi e ci auguriamo che non restino promesse sulla carta, come purtroppo è già accaduto in passato con gli interventi annunciati per la manutenzione del nostro fiume, che attendono, almeno in parte, di essere realizzati.

A fine seduta è intervenuta la vicesindaca Vardigli per fare il punto sui gravi episodi nei quali sono coinvolti alcuni cittadini extracomunitari. Nel suo intervento ha collegato questi fatti al programma dell’Estate in Piazza, affermando che il Comune non si farà intimidire e continuerà a proporre eventi e momenti di aggregazione.

Su questo siamo naturalmente d’accordo: la vita della comunità non deve fermarsi. Tuttavia, ci permettiamo di osservare che oggi l’impeccabile organizzazione di questi eventi non basta più.

Se da un lato feste e iniziative hanno un importante valore sociale, dall’altro i cittadini chiedono soprattutto risposte concrete sui temi della sicurezza, del rispetto delle regole e della qualità della vita, che può essere migliorata da una presenza costante sul territorio delle forze dell’ordine locali.

Siamo consapevoli che argomenti così tecnici possano risultare di difficile lettura. Ma è proprio dietro questi tecnicismi che spesso si nasconde il nodo di molti problemi dei nostri Comuni: 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘀𝗶 𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗶𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗮𝘁𝗶 𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶.

Il caso che abbiamo raccontato ne è un esempio. Se certe criticità fossero state affrontate e contestate per tempo nelle sedi opportune, oggi avremmo maggiori risorse da destinare a ciò che non funziona.

𝗕𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝘀𝗲 𝗮 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲. 𝗖𝗲𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗮𝗰𝗶𝗹𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗹𝗲. 𝗔𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲, 𝗽𝗲𝗿𝗼̀, 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗶𝗮𝗿𝗲, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗲, 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲, 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 e il coraggio 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗱𝗶𝘀𝗰𝘂𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻i.

06/08/2026

Il 27 luglio si è svolto il Consiglio comunale.

Nel corso della seduta è stato approvato l'aggiornamento del Programma triennale dei lavori pubblici 2026, sul quale abbiamo espresso un voto di astensione. Pur essendo presenti interventi che valutiamo positivamente, come la realizzazione di un attraversamento pedonale semaforizzato in via Reale, di fronte al Bar Sport, per migliorare la sicurezza di chi proviene a piedi dal viale della Stazione, il provvedimento contiene anche una serie di variazioni con incrementi di spesa.

Tra queste, la più rilevante riguarda la riqualificazione dei marciapiedi di corso Matteotti e di piazza Gramsci. Il maggior costo è stato attribuito a un imprevisto che, secondo quanto riferito, non era stato rilevato in nessuno dei carotaggi effettuati. Il nostro voto di astensione esprime quindi una forte perplessità per i sempre più frequenti aumenti dei costi delle opere pubbliche.

Successivamente il Consiglio ha esaminato il provvedimento relativo all'aumento delle tariffe TARI, approvato dalla maggioranza con il voto contrario dei nostri consiglieri.

Prima del Consiglio abbiamo letto le numerose dichiarazioni pubbliche con cui amministratori del Partito Democratico hanno manifestato il proprio malcontento nei confronti di ATERSIR per la decisione di aumentare le tariffe della TARI. Lo stesso orientamento è emerso anche nel corso del dibattito in Consiglio. Al di là delle parole, però, i fatti parlano chiaro: anche nel nostro Comune la maggioranza ha votato a favore dell'aumento delle tariffe e, a favore dell'aumento della TARI, hanno votato anche tutti i sindaci della Bassa Romagna nel Consiglio Locale di ATERSIR.

Gli amministratori hanno inoltre rivendicato di aver limitato l'aumento della TARI destinando 100.000 euro delle casse comunali. Una narrazione che riteniamo fuorviante, perché quelle risorse non appartengono agli amministratori, ma ai cittadini. Cambia soltanto la destinazione delle risorse che, in questo caso, vanno a coprire una parte dell'aumento del costo del servizio: a pagare sono sempre i contribuenti. Per questo motivo, l'aumento complessivo del costo del servizio è superiore a quello che ricade direttamente sulle bollette dei cittadini, poiché una parte viene coperta con risorse comunali che appartengono comunque alla collettività.

Riteniamo quindi che, prima di approvare le nuove tariffe, il tema avrebbe meritato un confronto più approfondito nelle sedi istituzionali. Troppo spesso il dibattito si concentra esclusivamente sui maggiori costi indicati dal gestore, mentre passa in secondo piano l'analisi delle entrate derivanti dalla valorizzazione dei rifiuti raccolti in modo differenziato e degli altri ricavi del servizio. Solo una valutazione complessiva di costi e ricavi può consentire ai cittadini di comprendere se gli aumenti richiesti siano realmente giustificati.

Ci auguriamo che i cittadini sappiano valutare la differenza tra le parole e i fatti. Esprimere malcontento e poi votare in senso opposto nelle sedi istituzionali significa confidare che nessuno si accorga della contraddizione. Noi crediamo invece che i cittadini meritino rispetto, trasparenza e coerenza.

Crediamo anche che i cittadini abbiano diritto a un dibattito serio e autentico all'interno del Consiglio comunale. Troppo spesso le decisioni arrivano in aula già definite altrove, in sedi dove il confronto politico lascia poco spazio alla discussione e molto agli equilibri di potere.

A questo si aggiunge un regolamento che non favorisce un confronto equilibrato. Le possibilità di replica della minoranza sono estremamente limitate, con il risultato che la Giunta finisce per avere sempre l'ultima parola.

Per questo presenteremo una proposta di modifica del Regolamento del Consiglio comunale, con l'obiettivo di rendere il dibattito più semplice, più equilibrato e realmente rispettoso del ruolo di tutti i consiglieri.

Sarà l'occasione per verificare se chi richiama spesso i valori della democrazia sia disposto anche a tradurli in regole che garantiscano un confronto autentico.

Abbiamo infine presentato un'interrogazione a risposta scritta con la quale abbiamo chiesto chiarimenti sullo stato manutentivo, sulla sicurezza strutturale e sulle modalità di gestione del compendio immobiliare che comprende la Casa Protetta Boari, il Centro Sociale Il Girasole, la struttura F. Verlicchi e la Residenza Zannoni.

Nel corso della seduta l'assessora Beltrami ha fornito una risposta orale. Restiamo ora in attesa della risposta scritta, che analizzeremo con attenzione e sulla quale torneremo a informare puntualmente i cittadini.

01/07/2026

DI SEGUITO L’ARTICOLO DI AREA LIBERALE ALFONSINE- PUBBLICATO SUL NOTIZIARIO DEL COMUNE DI ALFONSINE - inComune - DI QUESTO MESE.
Pettegolezzi
Nelle ultime settimane si è diffusa la voce secondo cui l’Amministrazione comunale avrebbe contribuito economicamente all’acquisto dell’immobile di Via Raspona, di proprietà del Centro Culturale Islamico Alfonsinese. L’edificio è oggi utilizzato dalla comunità islamica come centro culturale ma di fatto è un luogo di preghiera. Secondo questa tesi, anche l’opposizione sarebbe stata a conoscenza del presunto contributo e, d’accordo con la maggioranza, avrebbe scelto di tacere.
Area Liberale smentisce con forza questa ricostruzione. Abbiamo verificato i documenti di bilancio a nostra disposizione e non risulterebbero evidenti elementi che facciano pensare all’erogazione di fondi comunali per l’acquisto dell’immobile. Dalle verifiche emerge invece che il Centro Culturale Islamico Alfonsinese è costituito come Associazione di Promozione Sociale iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore e, come tale, può partecipare a bandi pubblici destinati agli enti del Terzo Settore. Continueremo comunque ad approfondire la questione ma riteniamo opportuno che l’Amministrazione intervenga pubblicamente per fugare ogni dubbio.
Cogliamo l’occasione per esprimere alcune considerazioni di fondo. Nessuno mette in discussione il diritto di professare liberamente la propria fede. Tuttavia, riteniamo che il tema debba essere affrontato senza pregiudizi ma anche senza ipocrisie. Alcune interpretazioni dell’Islam sono considerate da molti occidentali, noi compresi, incompatibili con il principio di uguaglianza tra uomo e donna e con le conquiste civili maturate nel nostro Paese.
Esprimere preoccupazioni su questioni culturali, sociali o di integrazione non è razzismo. Accogliere significa rispettare le persone, ma anche pretendere il rispetto delle regole, delle leggi e dei valori del Paese ospitante. Chi accusa di razzismo chiunque ponga domande legittime alimenta divisioni e tensioni, danneggiando proprio gli stranieri che lavorano onestamente e che si vogliono integrare.
Le reazioni ideologiche che trasformano i problemi in scontri tra fazioni non aiutano nessuno. Lo dimostra il caso di Modena: dopo un grave attentato, l’Amministrazione ha promosso una manifestazione antirazzista prima ancora che fossero chiariti i fatti, dimenticandosi delle vittime e del loro dolore.
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