14/08/2026
Il finanziamento di 500 mila euro per l’impianto sportivo “Aldo Pagliaricci” è un risultato importante per Amelia. Ma il post con cui la consigliera Laura Pernazza tenta, ancora una volta, di intestarsene il merito contiene una ricostruzione che non corrisponde ai fatti.
La delibera n. 1059 del 20 settembre 2024 non aveva assegnato 500 mila euro all’“Aldo Pagliaricci”. Aveva previsto un milione di euro per diversi interventi, comprendendo anche strutture della Comunità Incontro, quindi appartenenti a un soggetto privato.
Il problema è che il bando non consentiva di finanziare strutture private con quelle risorse, coperte da mutuo. Una condizione chiara che, in piena campagna elettorale per le regionali, si scelse ugualmente di forzare.
Il risultato? Una delibera inattuabile e fondi rimasti bloccati per quasi due anni.
Altro che “basi poste per la riqualificazione”: quella scelta ha creato il problema che oggi altri hanno dovuto risolvere.
Lo ha spiegato chiaramente l’assessora Simona Meloni rispondendo il 30 luglio proprio all’interrogazione della consigliera Pernazza. E la stessa Pernazza, appena due settimane fa, riconosceva in Aula: “Il dato oggettivo è che ad oggi quei fondi non sono stati assegnati”.
Oggi, invece, prova a raccontare che i 500 mila euro sarebbero il naturale compimento del percorso avviato dalla Giunta Tesei e persino il risultato della sua interrogazione. Ma un’interrogazione presentata alla fine di luglio non può aver risolto in pochi giorni una criticità sulla quale la Regione Umbria lavorava già da tempo.
La realtà è un’altra: l’attuale Giunta regionale, insieme all’Amministrazione comunale, ha dovuto correggere una scelta sbagliata e rendere finalmente utilizzabili le risorse, destinandole a un impianto pubblico.
E lo diciamo con grande nettezza: ci siamo francamente stancati di vedere ogni risultato ottenuto per Amelia trasformato in una medaglia personale, anche quando gli atti raccontano l’esatto contrario.
Le istituzioni non sono una proprietà privata e i risultati raggiunti nell’interesse della città non possono essere continuamente piegati alla costruzione di una narrazione personale.
Non esiste la “verità di Laura Pernazza” e quella di tutti gli altri. Esistono i fatti. E questa volta parlano con una chiarezza che non lascia spazio a ricostruzioni di comodo. Le medaglie come le fasce si indossano - eccome. I meriti, invece, si dimostrano. E gli atti, per fortuna, restano.