Ancona per il NO al taglio del Parlamento

Ancona per il NO al taglio del Parlamento Tratto dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.

"Il taglio del parlamento colpisce duramente l’architrave della democrazia: il parlamento, cioè la rappresentanza dei cittadini, che può e deve essere migliore di quella attuale."

02/11/2021

Dopo la riforma approvata dal referendum il parlamento avrebbero dovuto adeguare i propri regolamenti. Ma finora non hanno fatto niente e le divisioni interne ai gruppi parlamentari rischiano di bloccare tutto.

04/10/2020

Care/i tutte/i,

vi chiedo scusa per il ritardo con cui scrivo queste righe ma l'impegno della campagna referendaria ha posto in secondo piano attenzioni alla vita personale che hanno, subito dopo il voto, rivendicato il proprio credito di tempo.

La scelta, per me, di contrastare apertamente il taglio dei parlamentari approvato con il referendum era maturata da tempo, vedendo questo singolare attacco alla casta, operato da chi è divenuto a sua volta casta, come l'ennesimo tentativo di deresponsabilizzazione di una classe politica che cerca sempre un nemico su cui concentrare le attenzioni dell'opinione pubblica senza però affrontare con determinazione i problemi cronici del nostro Paese, per risolvere i quali oltre all'onestà servono competenza, coraggio e prospettiva.

Il taglio dei parlamentari, ad avviso mio e di chi ha sposato questa causa, rafforzerà la casta e ridurrà gli spazi di partecipazione democratica, riducendo l'accessibilità al parlamento non certo a chi ha i mezzi (economici e relazionali) per per poter esercitare influenze o sostenere campagne elettorali onerose.

Ma abbiamo perso questo referendum e dobbiamo accettarlo. Continuiamo ad essere però vigili e critici perché alle promesse di una legge elettorale con le preferenze e di una modifica dei regolamenti parlamentari corrisponda la concretezza e la responsabilità dell'agire politico di chi, con tanta solerzia, ad oggi è riuscito sempre a scaricare la responsabilità su qualcun'altro.
Che le compagini governative ci dimostrino che avevamo torto quando sostenevamo che non c'era nessuna prospettiva di legge elettorale o di modifica dei regolamenti parlamentari all'orizzonte, ma era solo una iniziativa populista spot, saremo pronti a riconoscerlo (anche se non basterà a rimediare al danno fatto).

Ma se dobbiamo accettare l'esito di questo referendum, come riconoscimento di una volontà popolare, quello che non accetteremo mai è l'idea che si possa superare la democrazia parlamentare in favore di una democrazia diretta esercitata su internet, come sostenuto da tempo dai Casaleggio e ripetuto di recente da un comico che da dietro le quinte dirige quello che non dovrebbe essere né il fine economico di un sito internet né tantomeno uno spettacolo, ma l'esercizio della democrazia.

Ringraziamo tutti voi che con il vostro voto avete espresso contrarietà a questa modifica così rilevante e delicata della nostra Costituzione; siamo 7.692.007, pari al 30,04% di chi ha votato a questo referendum, sicuramente pochi per vincere, ma sicuramente tanti per rappresentare una resistenza alla deriva populista di questo Paese (se paragonato ai votanti delle ultime elezioni politiche il dato è il 23,42%).

Un ringraziamento particolare al prof. Antonio Di Stasi, del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, a Giulia Lebedeva, altro componente insieme a me di questo Comitato territoriale, all'ANPI di Ancona (in particolare alla sua Presidente Tamara Ferretti), all'A.C.U. Gulliver di Ancona, all'Arci, al Sen. Gregorio De Falco e a tutti coloro che hanno contribuito a diffondere e spiegare le nostre ragioni.

Giorgio Paterna
delegato territoriale
Comitato per il No al referendum sul taglio dei Parlamentari

Prime analisi socio demografiche sulle intenzioni di voto, con risultati su cui riflettere
17/09/2020

Prime analisi socio demografiche sulle intenzioni di voto, con risultati su cui riflettere

TPI.it

17/09/2020

"E' UNA QUESTIONE DI QUALITA', NON UNA FORMALITA'."
di Giorgio Paterna, delegato territoriale del Comitato per il NO al Referendum.

Il 20 e 21 settembre, insieme alle elezioni regionali, ci sarà il referendum costituzionale sulla riduzione del numero di parlamentari. Un vero e proprio taglio alla rappresentanza del 36,5% dei rappresentanti del popolo. Un taglio non fatto tanto per un risparmio, la cui misura è realmente pari a meno di un caffè all'anno per cittadino, ma per fare lo scalpo alla democrazia rappresentativa, già umiliata dalle vincolanti consultazioni on-line di poche decine di migliaia di internauti in sostituzione di chi rappresenta 60 milioni di italiani.

Analizzando il risparmio che si avrebbe, pari a 57 mln all'anno (dati dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani), ossia circa la metà di quanto raccontato dai sostenitori del taglio, questi risulta pari ad appena lo 0,007% se rapportato alla spesa pubblica italiana, all'interno della quale ci sono tutte le inefficienze e gli sprechi della macchina amministrativa nonché gli aumenti di spesa dei ministeri governati dagli stessi promotori del taglio (i costi dello staff del Ministro Di Maio sono raddoppiati rispetto al predecessore).

Se, poi, analizziamo il confronto con gli altri paesi europei nel rapporto parlamentari/popolazione, ferma restando la difficoltà di paragonare articolazioni diverse della democrazia rappresentativa, emerge come non sia l'Italia a primeggiare per numero di parlamentari sia che si considerino solo le Camere “basse” (Camera), sia che si considerino solo le Camere “alte” (Senato), sia infine che si considerino entrambe. Di contro, nel caso in cui il taglio dei parlamentari vada in porto, l'Italia risulterebbe come l'ultimo tra tutti i paesi membri dell'Unione Europea. In parole povere, con il taglio dei parlamentari proposto, l'Italia diventerebbe il paese meno democratico d'Europa.

Risulta, infine, difficile pensare realmente che un Parlamento con meno rappresentanti sia più efficiente; senza una riforma generale dei meccanismi di rappresentanza popolare e di funzionamento del Parlamento, le due Camere si troveranno semplicemente ad affrontare gli stessi lavori parlamentari di oggi solo con molti meno parlamentari (e quindi probabilmente anche meno Commissioni parlamentari che dovranno, quindi, svolgere più lavoro rispetto alle attuali). E se a determinare la quantità di questioni che il Paese deve affrontare, territoriali e nazionali, è il numero di rappresentanti che siedono in Parlamento l'unica conseguenza certa che si avrebbe con un taglio dei parlamentari è una minore voce delle comunità territoriali nel dibattito e nella rappresentanza nazionale, oltre a degli squilibri regionali come il caso del Trentino che vedrà lo stesso numero di senatori della Calabria pur avendo la metà degli abitanti, o il caso delle regioni più piccole, concentrate nel centro-sud, che vedranno un taglio dei parlamentari ben più alto del 36,5%.

C'è da aggiungere che la campagna referendaria appena entrata nel vivo è attraversata anche, come spesso accade, da prese di posizione strumentali contro il Governo perché la vittoria del NO possa essere usata per affossare il Governo. Come, d'altro canto, c'è chi in Parlamento si è espresso per il SI o per il NO a seconda della composizione del Governo e assume posizioni strumentali al fine di un rafforzamento dello stesso. Ma la Costituzione e le sue regole non possono essere oggetto di un baratto politico dettato dall’utilità partitica del momento, sono regole di principio e sono garanzia di democrazia a prescindere da chi governa e che devono durare indefinitamente, non il tempo di una legislatura. Oggi quelle stesse regole (con quella stessa misura del numero di parlamentari) hanno dimostrato che anche persone che non hanno militato in partiti o senza una carriera politica alle spalle possono ricoprire le più alte cariche dello Stato e del Governo, con i vizi e le virtù che questo comporta (vizi e virtù propri della democrazia). Hanno, ossia, dimostrato l'assoluta accessibilità al governo del Popolo, principio primo della democrazia e conseguenza diretta della partecipazione democratica che oggi si vuole tagliare.
Non abbiamo un problema di costi della politica, ma di qualità della politica, di vicinanza della politica alle esigenze di una popolazione in sofferenza; abbiamo bisogno di un Parlamento più aperto, non più chiuso; abbiamo bisogno di parlamentari che diano l'esempio sui privilegi della politica, non che riducano l'accesso al Parlamento per mantenerseli; abbiamo bisogno di una politica in grado di recuperare i 110 miliardi all'anno di evasione fiscale e contributiva e ridurre il debito pubblico per non pagare i 60 miliardi all'anno di interessi, non di risparmiare 57 milioni di euro (al confronto sono lo 0,03%) riducendo la democrazia del 37%. Dobbiamo evitare che l'antipolitica porti a degenerazioni autoreferenziali e autoritarie del potere, come purtroppo già drammaticamente successo in passato; abbiamo, insomma, riprendendo uno slogan corretto che sta circolando in questi giorni, bisogno di essere rappresentati meglio, non meno.

- Pasquino, lei come si schiera al referendum? «Sono in disaccordo su questa riforma costituzionale. (..) meno parlament...
16/09/2020

- Pasquino, lei come si schiera al referendum?
«Sono in disaccordo su questa riforma costituzionale. (..) meno parlamentari non significa parlamentari migliori. Non è affatto vero che il Parlamento italiano produce troppe leggi, ma appena un po’ di più della Francia, della Germania e dell’Inghilterra ma questo non dipende dai parlamentari ma dai governi, sono i governi che legiferano. Con meno parlamentari ci saranno meno controlli sull’operato del governo. (..)
- Ci sono cose che si possono modificare tuttavia, non crede?
«Va modificata la legge elettorale. Ma anche i regolamenti parlamentari possono essere riformati senza il bisogno di una riforma costituzionale. Il progetto di legge elettorale di cui si discute oggi è sbagliato».
- Perché?
«Perché una nuova legge elettorale dovrebbe eliminare delle cose: non devono più esserci le pluricandidature, le liste bloccate, il voto di preferenza».

Il politologo attacca i 5s: «Hanno teorizzato che uno vale uno e che non conti nulla esperienza e competenza
»

Foto dell'evento di ieri 15 settembre "NO al taglio della rappresentanza", svoltosi all'area cinema della Mole
16/09/2020

Foto dell'evento di ieri 15 settembre "NO al taglio della rappresentanza", svoltosi all'area cinema della Mole

13/09/2020

Un sentito ringraziamento a Gabriele Vilardi per la realizzazione e ad Anna Zampetti per avercelo segnalato.

13/09/2020
Banchetto referendario oggi in Piazza Salvo D'acquisto.
12/09/2020

Banchetto referendario oggi in Piazza Salvo D'acquisto.

La diretta de L'Espresso sulle ragioni del No
10/09/2020

La diretta de L'Espresso sulle ragioni del No

Tra poco in diretta alla maratona de L'Espresso
Diretta sulla pagina Facebook della rivista.




Indirizzo

Ancona
60100

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Ancona per il NO al taglio del Parlamento pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi