24/08/2026
A Jesi (AN), di fronte ai cartelli per i bagni pubblici neutri e accessibili, assistiamo a un atto inquietante, che va letto per quello che è.
Un vandalismo mirato, mosso dalla volontà di discriminare: dal cartello — che segnala servizi non divisi per sesso o genere e accessibili a persone con disabilità — sono state cancellate proprio le icone pensate per garantire accoglienza a due categorie di persone che non rientrano in certi ‘canoni tradizionali', e che affrontano ogni giorno ostacoli specifici di accessibilità e stigma. È stata coperta anche la traduzione in inglese, che estendeva questa accoglienza alle persone straniere.
Ancor più doloroso questo gesto perché si consuma nel tempo tra il Pride LGBTQIA+ e il Disability Pride delle Marche. Ma i servizi pubblici e l'inclusione non si cancellano con una bomboletta.
La gravità dell'atto assume contorni ancora più grotteschi osservando la scritta sul cartello superiore, che indica la chiesa locale. L'ingiunzione a "svegliarsi" (wake up) risuona come un ribaltamento ostile dell'attenzione sociale per i diritti (woke), che vuole eliminare chiunque non si adegui a un presunto modello di "normalità". Ma la sveglia qui non è suonata solo per chi sembra rimasto fermo ai tempi degli logiche nazifasciste di esclusione di chiunque sia etichettato come ‘diverso’.
Possibile lotta per una società aperta e che supporta chi affronta forme di marginalizzazione e minacce alla propria esistenza. Ci guida l’articolo 3 della Costituzione Italiana, a tutela della pari dignità di ogni persona, senza distinzione di condizioni personali o sociali quali sesso, genere e disabilità.
Intersezionalità vuol dire proprio questo: riconoscere come fattori identitari diversi vengano presi di mira insieme.
Marche Possibile