PCI Valle d'Aosta

PCI Valle d'Aosta Sezione "Domenico Losurdo" del Partito Comunista Italiano

10/04/2026
01/12/2025

TORNA LA LEVA OBBLIGATORIA ITALIA, FRANCIA E GERMANIA PENSANO ALLA GUERRA
La deriva nazionalista spinge l’Ue verso il baratro

L'Unita28 Nov 2025Piero Sansonetti

La Germania ha deciso di ripristinare la leva obbligatoria. Cioè il servizio militare per tutti. In Francia, proprio ieri, il Presidente Macron ha annunciato che si farà la stessa cosa. Il ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, rispondendo a una domanda dei giornalisti ha aperto anche lui a questa possibilità. Ha detto che deciderà il Parlamento (cosa ovvia), ma ha anche detto che il problema di aumentare il numero di soldati a disposizione è aperto, dopo un lungo periodo di 15 anni nel quale gli Stati Europei hanno sempre ridotto il numero dei soldati e le spese militari. Crosetto è stato un po’ vago, ma ha annunciato che presenterà un disegno di legge in materia, e ha fatto capire che l’Italia è pronta a seguire Francia e Germania.

In Germania, oltre al ritorno alla leva obbligatoria, si sta preparando un piano segreto su come affrontare una guerra con la Russia. In Europa sono state respinte, con una maggioranza fascisti-popolari, le obiezioni delle sinistre che chiedevano che nel piano di riarmo fossero escluse le armi nucleari, il fosforo bianco, i laser accecanti e altri terrificanti strumenti di morte che colpiscono soprattutto i civili. L’Europa ha deciso che la guerra è guerra, e che è sbagliato limitarne gli orrori.

Questo è il clima. È anche il tono della discussione. L’obiettivo comune dei centristi e delle destre è evidentemente quello della militarizzazione. Più armi, più soldati, il ritorno agli Stati con l’elmetto. Come era nei secoli scorsi. Sognano la fine della “ubriacatura pacifista” che ha prodotto otto decenni senza guerre in Europa. Una circostanza valutata come incongruente e negativa.

Chi spinge per la militarizzazione, naturalmente, sono le industrie delle armi. Ma trovano terreno fertile in una ideologia guerresca e reazionaria che sta montando in tutto l’Occidente e che non è altro che la ripetizione delle ideologie che nel Novecento e nell’Ottocento portarono a decine di guerre devastanti. Questa ideologia ha un nome: nazionalismo.

Negli Stati Uniti la leva obbligatoria fu introdotta nel 1967 dal presidente democratico Lyndon B. Johnson. Ci fu una reazione spontanea e massiccia delle nuove generazioni. Milioni di persone in piazza (soprattutto neri), cartoline bruciate, obiezioni di coscienza di massa, fughe all’estero. Tra gli obiettori persino il campione mondiale di pugilato, pesi massimi. La rivolta contro la leva fu il carburante principale di quella esplosione, che dilagò in tutto il mondo, e che fu chiamata Sessantotto.
Article Name:TORNA LA LEVA OBBLIGATORIA ITALIA, FRANCIA E GERMANIA PENSANO ALLA GUERRA
Publication:L'Unita
Author:Piero Sansonetti
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28/10/2025

Quali ragioni hanno impedito il PCI di essere presente alle ultime consultazioni elettorali

Visto che abbiamo raggiunto il silenzio elettorale dell’Election Day vogliamo informare il Popolo Comunista delle ragioni che ci hanno impedito di prendervi parte. Quanto stiamo per scrivere è diretto soprattutto a quei Compagni e Simpatizzanti che ci spronavano ad una coalizione con le altre forze di Sinistra.
Già nell’estate del 2024 il nostro partito proponeva un progetto politico a Rifondazione Comunista PRC sinistra Europea ) e a Potere al Popolo ( PaP ) una coalizione definita “ Triciclo “sia per le Elezioni Regionali che per quelle Comunali. Il progetto era, ovviamente oggetto di negoziato in quanto diverse problematiche avrebbero caratterizzato i diversi incontri che sono avvenuti.
E’ opinione abbastanza comune che il PCI voglia andare alle elezioni da solo in quanto la sua politica si discosta di molto da quella delle altre formazioni di area.
Niente di più falso, a meno che la politica comunista non venga individuata in rinuncia al proprio simbolo ed alla propria storia e ci si aggreghi in emblemi irriconoscibili e già sperimentati lungamente nel passato che hanno generato disorientamento negli elettori.

Gli incontri con le forze sopra menzionate, pero, fin dall’inizio sono stati da questi caratterizzati da desideri di prendere parte a liste come Valle d’Aosta Aperta e Alleanza Verdi Sinistra.
Queste ultime due liste, a nostro giudizio, non rappresentavano quanto da noi desiderato in quanto i candidati erano di estrazione politica molto eterogenea.

Malgrado ciò PRC e PaP hanno optato per Valle d’Aosta Aperta e Alleanza Verdi Sinistra: PaP addirittura come indipendenti assumendo il nome di “Espace Populaire”; il Prc ha accettato quanto proposto da Valle d’Aosta Aperta.

I risultati sono noti a tutti ed anche se Alleanza Verdi Sinistra Rete Civica ha espresso due consiglieri – uno riconfermato – non si può dire che l’esperienza di queste due “ Listone “ siano da ritenere un successo: anche per la non elezione di nessun candidato di Valle d’Aosta Aperta.

Un ulteriore calo dei votanti ha certamente avuto il suo peso, ma quanto successo nell’assegnazione dei seggi, nel ricorso al “ballottaggio” per il Capoluogo di Aosta vinto per soli 15 voti di scarto, e la probabilità di un ricorso, gettano una certa apprensione nei cittadini, oltre ad una doverosa riflessione necessaria per le forze politiche locali e nazionali.

Il Partito Comunista Italiano non ha partecipato all’Election Day del 28 settembre perché non ha
ritenuto, ancora una volta, di andare da solo, ed anche, e soprattutto, perché le forze con le quali avrebbe costituito un alleanza omogenea come chiesto dai compagni e Simpatizzanti all’indomani delle elezioni politiche del 2022 che - malgrado la presenza fuorviante dei “No Vax”ed il PRC capeggiati dall’ex Giudice De Magistris , Unione Popolare – ha conseguito un incoraggiante risultato, sebbene il simbolo della Falce ed il Martello fosse stato assente dalla scheda elettorale da oltre 30 anni

27/10/2025
03/10/2025

𝗣𝗖𝗜: 𝗦𝗖𝗜𝗢𝗣𝗘𝗥𝗢 𝗚𝗘𝗡𝗘𝗥𝗔𝗟𝗘 - 𝟯 𝗢𝗧𝗧𝗢𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟱

Il Partito Comunista Italiano è partecipe a tutte le iniziative spontanee in corso in queste ore nel Paese dopo il blocco e l’assalto alla Global Sumud Flotilla. Tale atto di aggressione conferma ancora una volta la violazione sistematica del diritto internazionale e l’assedio criminale cui da anni è sottoposta la popolazione palestinese di Gaza, costretta a vivere in condizioni disumane.

Il PCI aderisce convintamente allo sciopero nazionale indetto da USB e CGIL per il prossimo 3 ottobre, considerandolo uno strumento fondamentale per unire le lotte del lavoro nel nostro Paese alla battaglia per la pace e per la giustizia internazionale. La lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori non può essere separata dalla lotta contro l’oppressione dei popoli: sono due aspetti della stessa contraddizione che vede il capitalismo e l’imperialismo alimentare guerre, sfruttamento e disuguaglianze.

Come già anticipato, il Partito Comunista Italiano conferma la partecipazione alla manifestazione “Gaza Libera” di sabato 4 ottobre a Roma, per la quale si richiede la massima presenza e mobilitazione. Scendere in piazza significa non solo esprimere solidarietà concreta al popolo palestinese, ma denunciare con forza la complicità dei governi occidentali, Italia compresa, che continuano a sostenere le politiche coloniali e di apartheid dello Stato di Israele.

Per il Partito Comunista Italiano la solidarietà internazionalista non è un gesto simbolico ma un dovere politico: difendere Gaza oggi significa difendere la pace, la giustizia sociale e la dignità di tutti i popoli oppressi.

Partito Comunista Italiano

02/10/2025

🇨🇳🎉Buona Festa Nazionale a tutti! Auguriamo pace, prosperità e un continuo progresso con la speranza che si possa lavorare tutti insieme per un futuro migliore.

01/10/2025

🇵🇸 “𝗚𝗔𝗭𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔”

𝗠𝗔𝗡𝗜𝗙𝗘𝗦𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗔 𝗥𝗢𝗠𝗔

📣 Il 𝟰 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟱 tutti in piazza al fianco del popolo palestinese!

Dopo l'assemblea nazionale "Stop al genocidio. Fermiamo il sionismo con la resistenza" che si è tenuta a Roma il 14 settembre scorso presso il Nuovo Cinema Acquila, ci prepariamo per la grande manifestazione nazionale di sabato 4 ottobre 2025 a Roma.

Una mobilitazione che si inserisce in un filone di proteste e iniziative già avviate in varie città europee e mondiali a sostegno del popolo palestinese.

Parteciperemo insieme a:
- API – Associazioni dei Palestinesi in Italia;
- ⁠Comunità Palestinese in Italia;
- ⁠GPI – Giovani Palestinesi d’Italia;
- ⁠Movimento Studenti Palestinesi in Italia;
- ⁠UDAP – Unione Democratica Arabo Palestinese

Il Dipartimento delle Politiche dell'Organizzazione allestirà un gazebo con bandiere e striscione nazionale del partito come punto di raccolta per tutti i compagni e le compagne che intendono partecipare al corteo.

➡️ 𝗜𝗹 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗼 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗮 𝗣𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗦𝗮𝗻 𝗣𝗮𝗼𝗹𝗼 (𝗣𝗶𝗿𝗮𝗺𝗶𝗱𝗲) 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗿𝘁𝗲𝗼 𝗲̀ 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟰.𝟯𝟬 𝗰𝗼𝗻 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗦𝗮𝗻 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶.

Per info: [email protected]

Vi aspettiamo numerose e numerosi.

03/11/2024

IL CARCERE ALBANESE È VUOTO, MA CI COSTA UN MILIONE E MEZZO AL MESE
In servizio nell’hub dei migranti 180 tra poliziotti e carabinieri alloggiati in hotel a 5 stelle. Tra indennità e trasferta un salasso

L'Unita2 Nov 2024Paolo Comi

Vale la pena riportare un passaggio di quanto affermato dal ministro Piantedosi al question time. “Segnalo inoltre - ha detto - che il costo reale dell’impegno della nave Libra si è rilevato di 8.400 euro complessivi, un costo giornaliero ampiamente inferiore a quello che veniva sostenuto in epoca di grande celebrazione di operazioni come Mare Nostrum, che richiedevano oneri per 300.000 euro al giorno”. Queste le parole del titolare dell’Interno, in risposta a chi gli chiedeva di fornire le reali cifre del surreale periplo della nave della Marina militare. Il pattugliatore d’altura, come si ricorderà, il 15 ottobre scorso, dopo essere partito da Lampedusa per accompagnare in Albania presso il centro di detenzione per il rimpatrio di Gjader 16 migranti, il giorno successivo aveva fatto subito rientro in Italia con 4 di loro in quanto vulnerabili e quindi incompatibili con tale struttura fuori confine. Peccato che nessuno dalle opposizioni abbia però chiesto a Piantedosi di fornire i numeri dei costi che, sempre dal mese scorso, il Ministero dell’interno deve affrontare per tenere 300 fra carabinieri ed agenti di polizia, oltre al personale della polizia penitenziaria, a guardia dei due centri albanesi. Anche se la struttura di Gjader, come quella di Shegjin, è attualmente vuota in quanto gli ultimi migranti presenti sono tornati in Italia a seguito del provvedimento del tribunale di Roma lo scorso 19 ottobre, il Ministero dell’interno si comporta come se ciò non fosse vero.

Per alloggiare soltanto il personale delle Forze di polizia, il Viminale ha messo a budget 80 euro al giorno per ciascuno. Il gruppo Rafaelo Resort, con il ‘Rafaelo Executive’ e ‘Hotel Comfort’, due alberghi sul mare a 5 e 4 stelle con spiaggia privata, centro benessere, piscine e ristorante, si è aggiudicato la commessa fatta da Roma con affidamento diretto. La cifra stanziata, per il vitto e l’alloggio di polizia e carabinieri da parte del Ministero dell’interno per i prossimi 12 mesi, ammonta a circa 9 milioni di euro. A questa somma si deve poi aggiungere il costo del personale che, oltre allo stipendio, si vedrà corrisposta una indennità di missione pari a 100 euro netti al giorno.

A regime il Viminale ha previsto in Albania la presenza di un contingente di circa 300 unità. Attualmente, da quanto risulta all’Unità, sono circa 180 fra poliziotti e carabinieri a cui vanno quindi 18mila euro al giorno solo per l’indennità di missione.

Nei conteggi sono ovviamente esclusi i costi per il loro trasferimento, con le previste diarie. I contingenti provengono, per quanto riguarda i carabinieri, da tutti i reparti mobili del Paese, non solo quelli geograficamente più vicini, come potrebbe essere con i reparti ubicati in Puglia. Diversi carabinieri ora in Albania provengono dai comandi della Lombardia e del Piemonte.

In tutto ciò, ed è notizia di queste ore, si è aperto uno “scontro” con polizia e carabinieri da un lato e polizia penitenzia dall’altro. I poliziotti penitenziari, organicamente alle dipendenze del Ministero della giustizia, a differenza dei colleghi dell’Arma e della polizia di Stato, sono alloggiati all’interno dei centri di detenzione, negli stessi moduli prefabbricati destinati ai migranti. La sperequazione ha ovviamente scatenato molti malumori e provocato un paio di note arrabbiate da parte dei sindacati di categoria. Ma l’aspetto più surreale di questa vicenda riguarda sicuramente la modalità di svolgimento delle attività di servizio, concepite come se il centro fosse attivo e a pieno regime.

La giornata dei poliziotti e dei carabinieri è infatti distribuita in 4 turni di 6 ore ciascuno, in modo da coprire tutto il giorno. Una attività di vigilanza che ricorda quella del sottotenente Giovanni Drogo messo a guardia della Fortezza Bastiani nel libro Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati.

Non è dato sapere se il dispositivo venga modificato oppure i circa 180 fra carabinieri e poliziotti oggi presenti debbano continuare a rimanere in Albania a guardare il mare.

L’unico elemento certo è che il Ministero dell’interno ha previsto un loro turn over ogni 30 giorni. In conclusione, ha ragione Piantedosi: gli 8400 euro spesi per la nave Libra sono destinati ad essere un inezia di fronte ai costi pazzeschi di questa incredibile missione voluta dal governo Meloni.
Article Name:IL CARCERE ALBANESE È VUOTO, MA CI COSTA UN MILIONE E MEZZO AL MESE
Publication:L'Unita
Author:Paolo Comi
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30/10/2024

AOSTA - Mercredi 30 Octobre 2024
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L'area vicina a Bonaccini incalza la segretaria: "Dobbiamo coprirci al centro e parlare ai moderati" Il 17 e 18 novembre si vota in Umbria ed Emilia-Romagna: "Aspettiamo, poi tireremo le somme "
Piero De Luca
I riformisti del Pd a Schlein "Alleanze, riflettere e agire basta assecondare il M5s"
niccolò carratelli
roma
Il giorno dopo la sconfitta in Liguria brucia ancora. Ma nel Pd tutti sanno che non è questo il momento di dividersi e alimentare polemiche. «Aspettiamo l'Umbria e l'Emilia-Romagna, poi tireremo le somme», è la frase ricorrente. Del resto, vincere in entrambe le regioni al voto il 17 e 18 novembre cambierebbe eccome la prospettiva di Elly Schlein. La segretaria dem non va oltre quello che aveva detto a caldo lunedì sera, cioè che «scontiamo anche le difficoltà degli altri e speriamo che questo risultato faccia riflettere tutte le forze alternative alla destra».
La riflessione, in realtà, la chiedono a lei molti esponenti dell'ala riformista del partito, a cominciare dal presidente, Stefano Bonaccini, convinto che «il risultato mancato per un soffio deve far riflettere (e agire) per fare un passo avanti risolutivo nella costruzione di un centrosinistra nuovo, capace di vincere». La preoccupazione ricorrente, al di là della Liguria, è la reale competitività della coalizione progressista: «Serve una discussione seria su questo tema, se non vogliamo trovarci in futuro a essere soddisfatti del nostro risultato di lista e, al tempo stesso, a tenerci questo pessimo governo alla guida del Paese», avverte Alessandro Alfieri, in segreteria al Nazareno. A suo avviso, c'è stato un chiaro «errore politico», quello di «pensare che si dovesse scegliere tra il 6% di Conte e il 2% di Renzi che si leggevano nei sondaggi – ricorda –. E il no a Renzi è stato percepito come un no alla parte centrista della coalizione, come se non ci fosse la capacità di rappresentare quell'area moderata».
Alfieri non lo dice, ma l'errore viene imputato a Schlein, come quello di aver volutamente ignorato la questione politica di fondo, cioè l'incompatibilità tra M5s (e Avs) e Italia Viva, con il suo ritornello del «non perdiamo un minuto in polemiche». Secondo un esponente dem di primo piano, «così Elly rischia di banalizzare un tema che è politico e che diventa sempre più pesante con il passare del tempo». Il messaggio per la segretaria è chiaro: dobbiamo coprirci al centro e non si può eludere questo obiettivo. Non un invito nuovo, ma ora rafforzato dall'esito delle elezioni liguri. La coalizione deve essere «in grado di parlare a tutti, anche al pezzo di società rappresentato dai ceti moderati, produttivi, liberali e dalle aree sociali che ancora oggi non hanno deciso di dare fiducia e non si sono affidati alla nostra proposta politica», spiega a La Stampa Piero De Luca, coordinatore di "Energia popolare", l'area politica di Bonaccini. Al coro si unisce Beppe Sala, che sottolinea come nel centrosinistra sia «palesemente deficitaria la forza centrale, quella moderata, pragmatica, capace di riforme, europeista. Una nuova componente liberal – specifica il sindaco di Milano – che al momento ha una rappresentanza non definita». A maggior ragione al Nord, con i 5 stelle «sotto il 5%: non ci si può appiattire su un Movimento che sta cercando un'identità e un principio di sopravvivenza».
Per quanto ci si sforzi di non mettere gli alleati pentastellati nel mirino, sempre nell'ottica dei prossimi appuntamenti elettorali da affrontare insieme, non tutti riescono a trattenersi. Perché non si possono assecondare «veti incomprensibili, nocivi e deleteri – attacca Simona Malpezzi – Conte deve dire che è disposto a costruire una famiglia allargata pur non facendo necessariamente il capo famiglia». La diffidenza e l'insofferenza nei confronti del presidente 5 stelle sono crescenti, la sensazione di subire la sua linea sempre più intollerabile, tanto più di fronte ai modestissimi risultati elettorali del Movimento. Per Debora Serracchiani «l'interdizione non è più un'opzione accettabile e qualcosa va rivisto nel rapporto con un mondo di cosiddetti moderati – spiega –. Non mi sembra politicamente saggio lasciarli soli alle lusinghe di Forza Italia e simili». Il nodo politico è tutto lì e si proverà a scioglierlo solo dopo il 18 novembre, sperando di farlo dopo due vittorie. Tra l'altro, sia in Umbria che in Emilia-Romagna i renziani sono in coalizione, seppur in incognito: niente simbolo di Italia Viva, ma candidati piazzati in liste civiche collegate agli aspiranti presidenti. Dunque, aggiungeranno i loro voti e, in caso di successo del centrosinistra, c'è da scommettere che il positivo modello umbro verrà contrapposto a quello fallimentare ligure. —
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30/10/2024

La somma non fa il totale

Il Fatto Quotidiano30 Oct 2024Marco Travaglio

Apprendiamo dalle migliori gazzette che in Liguria hanno perso, nell’ordine: i pm, i forcaioli manettari, Report e il veto di Conte su Iv. A noi, molto più banalmente, pare che le Regionali, con elezione diretta a turno unico, siano una sfida a due: l’hanno vinta Bucci e chi l’ha voluto (la Meloni) e appoggiato (FDI, Lega, FI, centristi totiani e soprattutto scajoliani); l’hanno persa Orlando e chi l’ha voluto (la Schlein) e appoggiato (Conte, Calenda e Avs). La maggioranza dei liguri che sono andati a votare (46% scarso) ha preferito di poco il sindaco di Genova, un civico moderato in politica da 7 anni, a uno scialbo capetto del Pd in politica da 35 anni e in Parlamento da 5 legislature. Strano, no? Il Pd ha sorpassato in retromarcia FDI rispetto alle Europee perché ha perso molti meno voti. Ma Orlando l’han votato solo gli elettori del Pd e i loro naturali alleati di Avs. I 5Stelle sono rimasti quasi tutti a casa. Chi dopo 15 anni non li ha ancora capiti scrive che Orlando ha perso per colpa di Conte. Invece è Conte che ha perso (anche) per colpa di Orlando: ha donato altro sangue per il candidato perfetto per il Pd, ma invotabile per i suoi. Gli elettori non sono tutti uguali: quelli del centrodestra e del Pd, con quello che han dovuto inghiottire, digeriscono anche i sassi pur di governare; quelli del M5S no, sono esigenti e cagacazzi. Non si sentono alleati organici del Pd, né protagonisti di campi larghi purchessia contro le destre: vogliono cambiare la politica, l’opposizione non li spaventa, accettano di governare col Pd solo a condizioni ben chiare e votano candidati esterni solo se molto innovativi. Cioè se non sono Orlando: brava persona, ma incapace di discontinuità rispetto al sistema Calce&martello che precedeva la banda Toti e minacciava di subentrarle in caso di vittoria. Se poi l’ammucchiata avesse incluso pure bin Rignan, il M5S avrebbe perso altri voti (e così il Pd e Avs). Sommare le mele, le patate e i cetrioli col senno di poi è ridicolo.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Ora che il duo PD-M5S ha perso 9 Regionali consecutive in 5 anni (escluse quelle sarde, dove però la candidata era la Todde, 5Stelle e fortemente innovativa), Conte ha un’indicazione netta dagli elettori ancor prima degli Stati generali: niente alleanze organiche o rapporti preferenziali col Pd. Fino alle Politiche, il M5S faccia opposizione e intanto si rifondi e si apra alla società cercando dei candidati credibili e i votanti perduti. Anche a costo di ritirarsi per un po’ dalle Amministrative come faceva Casaleggio quando i meet-up litigavano sulle liste. Così il Pd potrà finalmente liberarsi dei barbari grillini, fare coming out con l’amato Renzi e assumersi le proprie responsabilità senza il solito capro espiatorio. Poi, fra un paio d’anni, chi non muore si rivede.
Article Name:La somma non fa il totale
Publication:Il Fatto Quotidiano
Author:Marco Travaglio
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27/10/2024

Il PCI con Cuba, il suo popolo e la sua rivoluzione, contro il “bloqueo” e l’imperialismo
In EsteriPosted 22 Ottobre 2024

Il Partito Comunista Italiano è vicino al popolo, al Governo Rivoluzionario e al Partito Comunista di Cuba in queste ore così difficili.

Da venerdì scorso il Sistema Elettrico Nazionale è andato in blocco per carenza di combustibile, fatto causato principalmente dalla guerra economica condotta dagli USA contro l’Isola socialista fin dai primissimi anni della Rivoluzione.

L’intera popolazione cubana è rimasta senza luce e in molti casi anche senza acqua (a causa del blocco delle pompe elettriche). I tecnici e i lavoratori addetti hanno prima di tutto provveduto a far tornare l’energia elettrica negli ospedali e nei servizi pubblici essenziali e gradualmente il servizio è in fase di ristabilimento per la popolazione (il 50% delle famiglie cubane è tornata a disporre della corrente).

Come se non bastasse in queste ore la tempesta tropicale “Oscar” si sta abbattendo sulla parte orientale dell’Isola, con venti fino a 120 km/h, mareggiate e allagamenti.

La ben organizzata ed esperta Difesa Civile sta operando per garantire la sicurezza dei cittadini (ospitati in strutture e nelle case di altri cubani in luoghi sicuri) e di limitare al massimo i danni materiali.

Come sempre gli sparuti gruppi della “opposizione” stanno cercando di dar vita a proteste di strada, strumentalizzando le oggettive forti difficoltà attraversate dal popolo e dall’economia cubani (dovuti principalmente al blocco USA e al crollo del turismo verificatosi durante l’emergenza COVID), nella speranza di generare una situazione di caos che metta in pericolo la continuità della Rivoluzione. Ma la gran parte della popolazione sa bene che questi “oppositori” vengono finanziati e organizzati proprio da chi ha la principale responsabilità di questo stato di cose, dovuto all’embargo economico e commerciale al quale Cuba è sottoposta: gli USA e (direttamente o per subalternità) la gran parte dei suoi alleati.

Alleati che, nel caso dell’Italia, hanno beneficiato del lavoro del personale sanitario cubano nella lotta contro il COVID in Lombardia e Piemonte e ne beneficiano tuttora in Calabria, dove il disastrato Servizio Sanitario Regionale sta ricevendo l’apporto professionale e umano delle centinaia di medici e paramedici messi a disposizione dal Governo Rivoluzionario di Cuba, che stanno prestando servizio circondati dall’affetto e dalla stima degli utenti.

L’Italia e l’Unione Europea non possono continuare a versare lacrime di coccodrillo su una situazione della quale sono corresponsabili, ma devono contribuire a vanificare gli effetti nefasti del più che sessantennale “bloqueo” USA, investendo e commerciando con l’Isola, nel rispetto della sua indipendenza e del sistema politico e sociale che liberamente si è data.

La Rivoluzione Cubana ha visto passare undici Presidenti statunitensi che non sono riusciti a soffocarla ed è continuata fino ad oggi nonostante il crollo dei Paesi socialisti nel 1989-91. Continuerà a superare tutte le sfide e ne uscirà rafforzata, grazie ad un popolo cosciente ed istruito e ad un Partito depositario dell’eredità di José Marti, del meglio della cultura marxista e leninista, oltre che dell’eredità ed esempio del Comandante in Capo Fidel Castro e del Comandante Ernesto “Che” Guevara. La richiesta di entrare nei BRICS come Paese “partner” sottolinea la determinazione e l’impegno del Governo Rivoluzionario di Cuba a continuare e rafforzare il suo ruolo di punto di riferimento latinoamericano e mondiale nella lotta contro l’imperialismo e per un nuovo equilibrio mondiale multipolare.

© Partito Comunista Italiano | VIA OFFANENGO n. 17 – 00188 – ROMA

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