30/10/2024
AOSTA - Mercredi 30 Octobre 2024
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L'area vicina a Bonaccini incalza la segretaria: "Dobbiamo coprirci al centro e parlare ai moderati" Il 17 e 18 novembre si vota in Umbria ed Emilia-Romagna: "Aspettiamo, poi tireremo le somme "
Piero De Luca
I riformisti del Pd a Schlein "Alleanze, riflettere e agire basta assecondare il M5s"
niccolò carratelli
roma
Il giorno dopo la sconfitta in Liguria brucia ancora. Ma nel Pd tutti sanno che non è questo il momento di dividersi e alimentare polemiche. «Aspettiamo l'Umbria e l'Emilia-Romagna, poi tireremo le somme», è la frase ricorrente. Del resto, vincere in entrambe le regioni al voto il 17 e 18 novembre cambierebbe eccome la prospettiva di Elly Schlein. La segretaria dem non va oltre quello che aveva detto a caldo lunedì sera, cioè che «scontiamo anche le difficoltà degli altri e speriamo che questo risultato faccia riflettere tutte le forze alternative alla destra».
La riflessione, in realtà, la chiedono a lei molti esponenti dell'ala riformista del partito, a cominciare dal presidente, Stefano Bonaccini, convinto che «il risultato mancato per un soffio deve far riflettere (e agire) per fare un passo avanti risolutivo nella costruzione di un centrosinistra nuovo, capace di vincere». La preoccupazione ricorrente, al di là della Liguria, è la reale competitività della coalizione progressista: «Serve una discussione seria su questo tema, se non vogliamo trovarci in futuro a essere soddisfatti del nostro risultato di lista e, al tempo stesso, a tenerci questo pessimo governo alla guida del Paese», avverte Alessandro Alfieri, in segreteria al Nazareno. A suo avviso, c'è stato un chiaro «errore politico», quello di «pensare che si dovesse scegliere tra il 6% di Conte e il 2% di Renzi che si leggevano nei sondaggi – ricorda –. E il no a Renzi è stato percepito come un no alla parte centrista della coalizione, come se non ci fosse la capacità di rappresentare quell'area moderata».
Alfieri non lo dice, ma l'errore viene imputato a Schlein, come quello di aver volutamente ignorato la questione politica di fondo, cioè l'incompatibilità tra M5s (e Avs) e Italia Viva, con il suo ritornello del «non perdiamo un minuto in polemiche». Secondo un esponente dem di primo piano, «così Elly rischia di banalizzare un tema che è politico e che diventa sempre più pesante con il passare del tempo». Il messaggio per la segretaria è chiaro: dobbiamo coprirci al centro e non si può eludere questo obiettivo. Non un invito nuovo, ma ora rafforzato dall'esito delle elezioni liguri. La coalizione deve essere «in grado di parlare a tutti, anche al pezzo di società rappresentato dai ceti moderati, produttivi, liberali e dalle aree sociali che ancora oggi non hanno deciso di dare fiducia e non si sono affidati alla nostra proposta politica», spiega a La Stampa Piero De Luca, coordinatore di "Energia popolare", l'area politica di Bonaccini. Al coro si unisce Beppe Sala, che sottolinea come nel centrosinistra sia «palesemente deficitaria la forza centrale, quella moderata, pragmatica, capace di riforme, europeista. Una nuova componente liberal – specifica il sindaco di Milano – che al momento ha una rappresentanza non definita». A maggior ragione al Nord, con i 5 stelle «sotto il 5%: non ci si può appiattire su un Movimento che sta cercando un'identità e un principio di sopravvivenza».
Per quanto ci si sforzi di non mettere gli alleati pentastellati nel mirino, sempre nell'ottica dei prossimi appuntamenti elettorali da affrontare insieme, non tutti riescono a trattenersi. Perché non si possono assecondare «veti incomprensibili, nocivi e deleteri – attacca Simona Malpezzi – Conte deve dire che è disposto a costruire una famiglia allargata pur non facendo necessariamente il capo famiglia». La diffidenza e l'insofferenza nei confronti del presidente 5 stelle sono crescenti, la sensazione di subire la sua linea sempre più intollerabile, tanto più di fronte ai modestissimi risultati elettorali del Movimento. Per Debora Serracchiani «l'interdizione non è più un'opzione accettabile e qualcosa va rivisto nel rapporto con un mondo di cosiddetti moderati – spiega –. Non mi sembra politicamente saggio lasciarli soli alle lusinghe di Forza Italia e simili». Il nodo politico è tutto lì e si proverà a scioglierlo solo dopo il 18 novembre, sperando di farlo dopo due vittorie. Tra l'altro, sia in Umbria che in Emilia-Romagna i renziani sono in coalizione, seppur in incognito: niente simbolo di Italia Viva, ma candidati piazzati in liste civiche collegate agli aspiranti presidenti. Dunque, aggiungeranno i loro voti e, in caso di successo del centrosinistra, c'è da scommettere che il positivo modello umbro verrà contrapposto a quello fallimentare ligure. —
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