30/08/2026
La violenza verso i soccorritori è inaccettabile ! Non bisognerebbe nemmeno essere qua a parlarne e invece è reale e purtroppo sempre più frequente
CHI CURA E CHI SOCCORRE NON È UN BERSAGLIO
Medici, infermieri, OSS, autisti-soccorritori, soccorritori e volontari: la violenza non fa parte del lavoro
Puoi essere arrabbiato.
Puoi essere spaventato.
Puoi essere esasperato per un’attesa.
Puoi contestare una decisione.
Puoi denunciare un errore.
Puoi chiedere spiegazioni e pretendere che un servizio funzioni meglio.
Ma non hai il diritto di aggredire chi sta lavorando per assisterti.
Questo dovrebbe essere un principio talmente elementare da non avere bisogno di essere spiegato.
Eppure ancora oggi medici, infermieri, OSS, soccorritori e altre persone che lavorano nell’assistenza sono vittime di aggressioni e minacce.
I NUMERI DICONO CHE IL PROBLEMA ESISTE
Secondo la Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, nel 2025 sono state segnalate quasi 18.000 aggressioni, con 23.367 operatori coinvolti.
Un singolo episodio può infatti coinvolgere più persone.
Il dato è leggermente inferiore alle 18.392 segnalazioni del 2024, ma il numero degli operatori coinvolti è aumentato.
E c’è un altro elemento importante:
non tutte le aggressioni sono fisiche.
Nel 2025 il 69% delle segnalazioni è stato classificato come aggressione verbale, il 25% come aggressione fisica e il 6% come aggressione contro la proprietà.
Questo significa che quando parliamo di violenza non dobbiamo pensare soltanto a un pugno.
Una minaccia è violenza.
Un’aggressione verbale è violenza.
Una spinta è violenza.
Uno sputo è violenza.
Danneggiare un’ambulanza o una struttura sanitaria è violenza.
CHI VIENE AGGREDITO?
I dati ministeriali del 2025 indicano gli infermieri al 55%, i medici al 16% e gli OSS all’11% delle segnalazioni relative alle categorie professionali indicate.
Un ulteriore 12% riguarda altre figure, tra cui personale non sanitario, front office, vigilanti, soccorritori e altri addetti ai servizi.
Questo dato va letto correttamente.
Non significa che il 12% sia composto esclusivamente da soccorritori.
Significa che il Ministero include i soccorritori all’interno di quel gruppo di altre figure.
Ed è proprio per questo che non abbiamo bisogno di inventare numeri per dimostrare che il problema esiste.
I dati ufficiali sono già sufficientemente seri.
DOVE SUCCEDE?
Gli episodi segnalati dal Ministero si verificano soprattutto in ambito ospedaliero, con particolare criticità nei Pronto Soccorso, nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura e nelle aree di degenza.
Ma il problema non finisce davanti alla porta dell’ospedale.
Esiste anche nell’emergenza territoriale.
Un equipaggio può trovarsi davanti a una persona alterata, sotto l’effetto di sostanze, in una situazione familiare conflittuale, davanti a una scena violenta o semplicemente davanti a qualcuno che ha perso il controllo.
E in quel momento possono trovarsi insieme:
medico, infermiere, autista-soccorritore, soccorritore e volontario.
Con ruoli e competenze differenti.
Ma con lo stesso diritto alla sicurezza.
UNA DIVISA NON È UN BERSAGLIO
Quando arriva un’ambulanza, non arriva una persona responsabile di tutti i problemi del sistema sanitario.
Il medico non decide quante ambulanze sono disponibili.
L’infermiere non decide quanti posti letto ci sono.
L’autista-soccorritore non decide quanto tempo impiegherà il mezzo ad arrivare.
Il soccorritore non stabilisce i codici assegnati dalla Centrale.
Il volontario non decide come viene organizzato e finanziato il servizio.
E nessuno di loro decide quanti pazienti arriveranno contemporaneamente in Pronto Soccorso.
Aggredire loro significa scaricare sulle persone un problema che spesso nasce molto più in alto e molto più lontano da quella divisa.
ANCHE IL VOLONTARIO MERITA RISPETTO
Qui vogliamo essere molto chiari.
Il volontario non deve essere confuso con il medico, con l’infermiere o con altre professioni sanitarie.
Ha una formazione diversa, competenze diverse e responsabilità diverse.
Ma questo non significa che abbia meno diritto alla sicurezza.
Una persona che dedica il proprio tempo al soccorso, secondo la formazione e il ruolo che le sono stati assegnati, non diventa un bersaglio perché non è un professionista sanitario.
Il fatto di essere volontario non significa essere privo di valore.
E non significa nemmeno dover accettare minacce, insulti o violenza come parte del “prezzo” da pagare per aiutare gli altri.
POSSIAMO CRITICARE IL SISTEMA
E dobbiamo poterlo fare.
Un cittadino ha tutto il diritto di contestare:
un’attesa eccessiva;
un disservizio;
un errore;
un comportamento scorretto;
una decisione che ritiene sbagliata;
una carenza organizzativa.
Può presentare un reclamo.
Può chiedere spiegazioni.
Può rivolgersi alle autorità competenti.
Può denunciare un comportamento.
La critica è legittima.
La violenza no.
PERCHÉ LA VIOLENZA NON RISOLVE NULLA
Un pugno non accorcia l’attesa.
Un insulto non fa arrivare prima un’ambulanza.
Una minaccia non crea un posto letto.
Aggredire un infermiere non aumenta il personale.
Danneggiare un’ambulanza non migliora il servizio.
E picchiare un soccorritore non cambia il codice di priorità del paziente.
La violenza non risolve il problema che ha fatto arrabbiare quella persona.
Ne crea semplicemente un altro.
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LA SICUREZZA DEVE ESSERE ORGANIZZATA
La prevenzione non può consistere soltanto nel dire agli operatori:
«State attenti.»
La Raccomandazione ministeriale n. 8, aggiornata nel marzo 2026, indica un insieme di misure preventive e organizzative: analisi dei fattori di rischio, formazione, cultura della segnalazione, supporto psicologico agli operatori aggrediti, coordinamento con le Forze di Polizia e, nei contesti a maggior rischio, sistemi di allarme, videosorveglianza e altri dispositivi di sicurezza.
La Raccomandazione aggiornata ha inoltre ampliato il proprio campo di applicazione anche agli operatori coinvolti nelle attività di assistenza, nelle attività ausiliarie alla cura e nei servizi di supporto.
Questo è fondamentale:
la sicurezza non può essere lasciata all’improvvisazione del singolo operatore.
Deve essere parte dell’organizzazione.
E QUANDO LA SCENA NON È SICURA?
Questo vale soprattutto per l’emergenza territoriale.
Se l’equipaggio arriva davanti a una situazione nella quale esiste un rischio concreto per la propria incolumità, la sicurezza della scena viene prima dell’intervento sanitario.
Non significa abbandonare il paziente.
Significa chiedere l’intervento delle forze o delle strutture competenti e attendere che esistano condizioni sufficientemente sicure per intervenire.
Un soccorritore ferito non è più una risorsa.
Diventa un’altra persona da soccorrere.
LE FORZE DELL’ORDINE NON SONO UN FALLIMENTO DEL SOCCORSO
Quando la situazione lo richiede, chiedere supporto alle Forze dell’Ordine non significa essere incapaci di gestire un paziente.
Significa riconoscere i propri limiti e proteggere l’equipaggio.
Il sanitario cura.
Il soccorritore soccorre secondo le proprie competenze.
Le Forze dell’Ordine gestiscono le situazioni di sicurezza e ordine pubblico di loro competenza.
La collaborazione tra sistemi diversi è parte della sicurezza.
E LA LEGGE?
La protezione degli operatori non è soltanto una questione morale.
Esiste anche una tutela normativa specifica.
La legge 18 novembre 2024, n. 171, che ha convertito con modificazioni il decreto-legge 137/2024, ha introdotto e rafforzato misure contro la violenza nei confronti dei professionisti sanitari, socio-sanitari, ausiliari e degli addetti all’assistenza e cura nell’esercizio delle loro funzioni, oltre a disposizioni sul danneggiamento di beni destinati all’assistenza sanitaria.
Questo significa che l’aggressione non può essere considerata semplicemente:
«una cosa successa durante il lavoro».
Ha conseguenze.
MA NON BASTA PUNIRE
La repressione è importante.
Ma da sola non basta.
Servono anche:
formazione;
prevenzione;
organizzazione;
personale adeguato;
comunicazione con l’utenza;
segnalazione degli episodi;
supporto agli operatori aggrediti;
collaborazione con le Forze dell’Ordine;
strutture progettate anche considerando il rischio di aggressione.
Perché prevenire un’aggressione è sempre meglio che intervenire dopo che qualcuno è stato ferito.
NON VOGLIAMO UNA GUERRA TRA CITTADINI E SANITÀ
Anzi.
Il cittadino e chi lavora nella sanità non sono nemici.
Il cittadino ha bisogno del medico.
Ha bisogno dell’infermiere.
Ha bisogno dell’OSS.
Ha bisogno dell’ambulanza.
Ha bisogno dell’autista-soccorritore.
Ha bisogno del soccorritore.
Ha bisogno del volontario.
E tutte queste persone, a loro volta, hanno bisogno di poter lavorare in sicurezza.
Il problema non è il cittadino contro il sanitario.
Il problema è una cultura che troppo spesso considera l’aggressione una reazione accettabile alla frustrazione.
Non lo è.
DIETRO UNA DIVISA C’È UNA PERSONA
Un medico.
Un infermiere.
Un OSS.
Un autista-soccorritore.
Un soccorritore.
Un volontario.
Ognuno con una formazione diversa.
Ognuno con un ruolo diverso.
Ognuno con responsabilità diverse.
Ma tutti con una famiglia che li aspetta a casa.
Tutti con il diritto di tornare a casa dopo il turno.
Tutti con il diritto di non avere paura di andare al lavoro.
Tutti con il diritto di essere trattati con dignità.
LA NOSTRA POSIZIONE È SEMPLICE
La sanità si può criticare.
Un professionista si può contestare.
Un servizio si può denunciare.
Un errore si può segnalare.
Un disservizio si può combattere nelle sedi appropriate.
Ma:
CHI CURA E CHI SOCCORRE NON È UN BERSAGLIO.
La violenza non è una forma di protesta.
Non è una forma di comunicazione.
Non è una forma di giustizia.
È soltanto violenza.
E noi, indipendentemente dalla divisa che indossiamo, siamo dalla stessa parte:
quella di chi cerca di aiutare.
FONTI
Ministero della Salute – Relazione/Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, dati 2025.
Ministero della Salute – Raccomandazione n. 8 aggiornata, prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori in ambito sanitario e sociosanitario, pubblicata 11 marzo 2026.
Normattiva – Legge 18 novembre 2024, n. 171, conversione del DL 137/2024 sulle misure contro la violenza nei confronti dei professionisti sanitari, sociosanitari, ausiliari e di assistenza e cura.
Normattiva – Decreto-legge 1 ottobre 2024, n. 137, testo vigente, misure contro la violenza e il danneggiamento di beni destinati all’assistenza sanitaria.
INAIL – Dati sulla violenza e sulle aggressioni nel settore Sanità e assistenza sociale.
Una precisazione sui numeri: i dati ministeriali riguardano le segnalazioni raccolte dall’Osservatorio nazionale e non rappresentano necessariamente il numero totale reale di tutte le aggressioni. Lo stesso Ministero segnala che una maggiore propensione alla denuncia può influenzare il numero delle segnalazioni.