Pubblica Assistenza "Humanitas" Romito Magra

Pubblica Assistenza "Humanitas" Romito Magra I militi della P.A. invitano tutti ed in particolare le persone giovani, gli anziani e i pensionati a far parte di questo gruppo di volontari.

Associazione di volontariato

31/08/2026
30/08/2026

QUANTO COSTEREBBE DAVVERO SOSTITUIRE IL VOLONTARIATO NEL SOCCORSO?

Una domanda semplice. Una risposta molto meno semplice.

E l’apertura:

Ogni tanto sentiamo dire:

“Basta eliminare il volontariato e assumere personale.”

Sembra una soluzione semplice.

Ma quanto costerebbe realmente?

Perché un volontario può non ricevere uno stipendio, ma un’ambulanza H24 non può funzionare senza persone, mezzi, carburante, manutenzione, formazione e organizzazione.

Se sostituiamo quelle ore di volontariato con personale retribuito, il costo non scompare.

Cambia semplicemente chi lo sostiene.

Poi farei il conto dal basso, partendo da una singola postazione H24.

UNA SOLA AMBULANZA H24

Una copertura H24 significa:

24 × 365 = 8.760 ore di servizio all’anno.

Ma attenzione: 8.760 ore di apertura della postazione non significano 8.760 ore di lavoro di una singola persona.

Servono turnazioni, riposi, ferie, malattie, formazione, sostituzioni e personale sufficiente a garantire la continuità.

Ed è proprio qui che il conto comincia a diventare interessante.

Il volontariato permette di coprire una parte di queste ore senza trasformarle in un costo salariale per l’associazione; per legge, infatti, l’attività volontaria non può essere retribuita e possono essere rimborsate soltanto le spese effettivamente sostenute e documentate secondo le regole applicabili.

Se invece quelle stesse ore devono essere coperte da lavoratori retribuiti, entrano nel conto:

* retribuzione;
* contributi;
* ferie;
* malattia;
* riposi;
* maggiorazioni notturne;
* festivi;
* sostituzioni;
* formazione;
* assicurazioni;
* coordinamento.

E poi arrivano i costi che non dipendono dal fatto che l’equipaggio sia volontario o dipendente:

ambulanza, carburante, pneumatici, manutenzione, sanificazione, assicurazione, dispositivi e attrezzature.

E QUI ARRIVA LA DOMANDA VERA

Se qualcuno propone di sostituire completamente il volontariato:

quanto personale retribuito dobbiamo assumere?

Non “quante persone ci sono su un’ambulanza”.

Ma:

quante persone servono per garantire quella postazione 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, senza lasciare scoperti ferie, malattie, riposi e formazione?

E moltiplichiamo quel numero per:

centinaia o migliaia di postazioni.

È qui che il conto diventa enorme.

E non stiamo dicendo che il volontariato debba sostituire il personale professionista.

Stiamo dicendo l’esatto contrario: bisogna smettere di confrontare il volontario con il dipendente come se fossero due versioni dello stesso lavoratore.

Hanno ruoli, rapporti giuridici e funzioni differenti.

Il Ministero stesso riconosce la presenza di entrambe le componenti nel sistema di emergenza.

IL VOLONTARIATO, PERÒ, NON È “GRATIS”

Questa è un’altra cosa che spesso viene dimenticata.

Il volontario non percepisce uno stipendio per l’attività volontaria, ma l’organizzazione che permette al volontario di operare ha comunque dei costi.

Ambulanze.

Carburante.

Assicurazioni.

Manutenzione.

DPI.

Divise.

Formazione.

Attrezzature.

Sedi.

Sanificazione.

Comunicazioni.

E molto altro.

Lo Stato prevede anche contributi specifici per l’acquisto di ambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali da parte delle organizzazioni di volontariato.

E i numeri di ANPAS fanno capire l’ordine di grandezza: per acquisti effettuati nel 2023, 505 associazioni presentarono domande per oltre 19,1 milioni di euro di fatture ammissibili, di cui circa 7,49 milioni relativi ad ambulanze, automediche, mezzi di soccorso avanzato e relativi allestimenti.

QUINDI IL VOLONTARIATO È GRATIS?

No.

È l’attività del volontario a non essere retribuita.

Il sistema che permette a quel volontario di operare ha comunque un costo.

E questa distinzione è fondamentale.

MA ALLORA QUANTO RISPARMIA IL SISTEMA?

Qui bisogna stare attenti.

Non esiste un unico numero nazionale serio che possiamo prendere e dire:

“Sostituire tutti i volontari costerebbe esattamente X miliardi.”

Sarebbe una semplificazione.

Il costo cambia enormemente in base al modello organizzativo regionale e alla composizione degli equipaggi.

Ed è proprio questo che rende interessante la domanda.

Non dobbiamo inventare una cifra.

Dobbiamo costruire il conto.

FACCIAMO UN ESPERIMENTO

Prendiamo una postazione H24.

Calcoliamo:

ore necessarie → personale necessario → costo del lavoro → sostituzioni → mezzi → carburante → manutenzione → assicurazioni → formazione → DPI → strutture.

Poi moltiplichiamo per il numero reale delle postazioni che vogliamo convertire.

E a quel punto possiamo finalmente rispondere alla domanda:

QUANTO COSTEREBBE DAVVERO?

Non con uno slogan.

Con una calcolatrice.

E ATTENZIONE A UN ALTRO PUNTO

Sostituire il volontariato non significa automaticamente eliminare le associazioni.

Le organizzazioni di volontariato possono continuare a svolgere moltissime altre funzioni.

E soprattutto, un sistema professionale può essere necessario e contemporaneamente il volontariato può essere una risorsa preziosa.

Non sono necessariamente concetti incompatibili.

La vera domanda dovrebbe essere:

Qual è il modello più sicuro, efficace, sostenibile e adeguatamente finanziato per garantire il soccorso a tutti, 24 ore su 24?

Questa è una domanda seria.

E merita una risposta seria.

PERCHÉ NE PARLIAMO?

Perché quando si dice:

“Eliminiamo il volontariato.”

bisognerebbe avere il coraggio di aggiungere:

“E calcoliamo quanto costa sostituirlo.”

Non per difendere il volontariato a prescindere.

Non per attaccare i professionisti.

Ma per parlare di numeri reali.

Perché il soccorso sanitario non può essere costruito sulle frasi fatte.

Le ambulanze devono partire.

Le postazioni devono essere coperte.

Il personale deve essere formato.

I mezzi devono essere mantenuti.

E tutto questo ha un costo.

La domanda non è se il volontariato “vale”.

La domanda è quanto costa sostituire ciò che oggi garantisce.

E quella cifra, prima di proporre di eliminarlo, sarebbe interessante conoscerla.

FONTI PRINCIPALI

* Ministero della Salute — organizzazione e personale dei mezzi di soccorso 118.
* Ministero del Lavoro — disciplina del volontariato e divieto di retribuzione dell’attività volontaria.
* Ministero del Lavoro — contributi per acquisto di ambulanze, autoveicoli sanitari e beni strumentali.
* ANPAS — dati sui contributi e sugli acquisti delle Pubbliche Assistenze.
* Giustizia Amministrativa — disciplina del rimborso delle spese nelle convenzioni di soccorso sanitario.
* Esempio 2026 di stima dei costi di due postazioni H24, utilizzato solo come benchmark locale e non come costo nazionale.

Questo post può far capire ai “non addetti ai lavori” quanta spesa affronta in associazione di volontariato… le spese so...
30/08/2026

Questo post può far capire ai “non addetti ai lavori” quanta spesa affronta in associazione di volontariato… le spese sono molteplici! Dall’acquisto delle ambulanze (che non costano poco…tutt’altro!) alle assicurazioni e manutenzione delle stesse(ad esempio la revisione che in un mezzo normale va fatta prima ogni 4 anni e poi ogni 2 in un ambulanza va fatta ogni anno già dal primo anno e costa uguale senza sconti o privilegi) alla benzina (che ci costa come ogni singolo cittadino nonostante non la usiamo per andare in vacanza) a tutti i presidi necessari all’espletamento dei vari servizi in emergenza e non (anche quelli essendo materiale specialistico ha prezzi non irrisori) ad arrivare ai disinfettanti garze etcc che pur non costando tanto hanno una scadenza che quindi se non usati vanno smaltiti e ricomprati nuovi!… ecco tutto questo sulle spalle dell’associazione non dello Stato o dell’asl che da un rimborso kilometrico e basta! in più i prezzo dei dipendenti che sono fondamentali sepre di più per garantire alla popolazione il soccorso e tutto ciò che gli gravita attorno visto il calo di volontariato!
Vi dico tutto ciò solo perché da fuori tante cose non sono chiare da fuori magari si pensa che pagando le tasse sia tutto “gratis” che ci pensi lo Stato a sovvenzionare le associazioni…ma non funziona proprio così… la vostra associazione si fa in 4 per riuscire sempre a esserci quando più ne avete bisogno!

QUANTO COSTEREBBE DAVVERO SOSTITUIRE IL VOLONTARIATO NEL SOCCORSO?

Una domanda semplice. Una risposta molto meno semplice.

E l’apertura:

Ogni tanto sentiamo dire:

“Basta eliminare il volontariato e assumere personale.”

Sembra una soluzione semplice.

Ma quanto costerebbe realmente?

Perché un volontario può non ricevere uno stipendio, ma un’ambulanza H24 non può funzionare senza persone, mezzi, carburante, manutenzione, formazione e organizzazione.

Se sostituiamo quelle ore di volontariato con personale retribuito, il costo non scompare.

Cambia semplicemente chi lo sostiene.

Poi farei il conto dal basso, partendo da una singola postazione H24.

UNA SOLA AMBULANZA H24

Una copertura H24 significa:

24 × 365 = 8.760 ore di servizio all’anno.

Ma attenzione: 8.760 ore di apertura della postazione non significano 8.760 ore di lavoro di una singola persona.

Servono turnazioni, riposi, ferie, malattie, formazione, sostituzioni e personale sufficiente a garantire la continuità.

Ed è proprio qui che il conto comincia a diventare interessante.

Il volontariato permette di coprire una parte di queste ore senza trasformarle in un costo salariale per l’associazione; per legge, infatti, l’attività volontaria non può essere retribuita e possono essere rimborsate soltanto le spese effettivamente sostenute e documentate secondo le regole applicabili.

Se invece quelle stesse ore devono essere coperte da lavoratori retribuiti, entrano nel conto:

* retribuzione;
* contributi;
* ferie;
* malattia;
* riposi;
* maggiorazioni notturne;
* festivi;
* sostituzioni;
* formazione;
* assicurazioni;
* coordinamento.

E poi arrivano i costi che non dipendono dal fatto che l’equipaggio sia volontario o dipendente:

ambulanza, carburante, pneumatici, manutenzione, sanificazione, assicurazione, dispositivi e attrezzature.

E QUI ARRIVA LA DOMANDA VERA

Se qualcuno propone di sostituire completamente il volontariato:

quanto personale retribuito dobbiamo assumere?

Non “quante persone ci sono su un’ambulanza”.

Ma:

quante persone servono per garantire quella postazione 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, senza lasciare scoperti ferie, malattie, riposi e formazione?

E moltiplichiamo quel numero per:

centinaia o migliaia di postazioni.

È qui che il conto diventa enorme.

E non stiamo dicendo che il volontariato debba sostituire il personale professionista.

Stiamo dicendo l’esatto contrario: bisogna smettere di confrontare il volontario con il dipendente come se fossero due versioni dello stesso lavoratore.

Hanno ruoli, rapporti giuridici e funzioni differenti.

Il Ministero stesso riconosce la presenza di entrambe le componenti nel sistema di emergenza.

IL VOLONTARIATO, PERÒ, NON È “GRATIS”

Questa è un’altra cosa che spesso viene dimenticata.

Il volontario non percepisce uno stipendio per l’attività volontaria, ma l’organizzazione che permette al volontario di operare ha comunque dei costi.

Ambulanze.

Carburante.

Assicurazioni.

Manutenzione.

DPI.

Divise.

Formazione.

Attrezzature.

Sedi.

Sanificazione.

Comunicazioni.

E molto altro.

Lo Stato prevede anche contributi specifici per l’acquisto di ambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali da parte delle organizzazioni di volontariato.

E i numeri di ANPAS fanno capire l’ordine di grandezza: per acquisti effettuati nel 2023, 505 associazioni presentarono domande per oltre 19,1 milioni di euro di fatture ammissibili, di cui circa 7,49 milioni relativi ad ambulanze, automediche, mezzi di soccorso avanzato e relativi allestimenti.

QUINDI IL VOLONTARIATO È GRATIS?

No.

È l’attività del volontario a non essere retribuita.

Il sistema che permette a quel volontario di operare ha comunque un costo.

E questa distinzione è fondamentale.

MA ALLORA QUANTO RISPARMIA IL SISTEMA?

Qui bisogna stare attenti.

Non esiste un unico numero nazionale serio che possiamo prendere e dire:

“Sostituire tutti i volontari costerebbe esattamente X miliardi.”

Sarebbe una semplificazione.

Il costo cambia enormemente in base al modello organizzativo regionale e alla composizione degli equipaggi.

Ed è proprio questo che rende interessante la domanda.

Non dobbiamo inventare una cifra.

Dobbiamo costruire il conto.

FACCIAMO UN ESPERIMENTO

Prendiamo una postazione H24.

Calcoliamo:

ore necessarie → personale necessario → costo del lavoro → sostituzioni → mezzi → carburante → manutenzione → assicurazioni → formazione → DPI → strutture.

Poi moltiplichiamo per il numero reale delle postazioni che vogliamo convertire.

E a quel punto possiamo finalmente rispondere alla domanda:

QUANTO COSTEREBBE DAVVERO?

Non con uno slogan.

Con una calcolatrice.

E ATTENZIONE A UN ALTRO PUNTO

Sostituire il volontariato non significa automaticamente eliminare le associazioni.

Le organizzazioni di volontariato possono continuare a svolgere moltissime altre funzioni.

E soprattutto, un sistema professionale può essere necessario e contemporaneamente il volontariato può essere una risorsa preziosa.

Non sono necessariamente concetti incompatibili.

La vera domanda dovrebbe essere:

Qual è il modello più sicuro, efficace, sostenibile e adeguatamente finanziato per garantire il soccorso a tutti, 24 ore su 24?

Questa è una domanda seria.

E merita una risposta seria.

PERCHÉ NE PARLIAMO?

Perché quando si dice:

“Eliminiamo il volontariato.”

bisognerebbe avere il coraggio di aggiungere:

“E calcoliamo quanto costa sostituirlo.”

Non per difendere il volontariato a prescindere.

Non per attaccare i professionisti.

Ma per parlare di numeri reali.

Perché il soccorso sanitario non può essere costruito sulle frasi fatte.

Le ambulanze devono partire.

Le postazioni devono essere coperte.

Il personale deve essere formato.

I mezzi devono essere mantenuti.

E tutto questo ha un costo.

La domanda non è se il volontariato “vale”.

La domanda è quanto costa sostituire ciò che oggi garantisce.

E quella cifra, prima di proporre di eliminarlo, sarebbe interessante conoscerla.

FONTI PRINCIPALI

* Ministero della Salute — organizzazione e personale dei mezzi di soccorso 118.
* Ministero del Lavoro — disciplina del volontariato e divieto di retribuzione dell’attività volontaria.
* Ministero del Lavoro — contributi per acquisto di ambulanze, autoveicoli sanitari e beni strumentali.
* ANPAS — dati sui contributi e sugli acquisti delle Pubbliche Assistenze.
* Giustizia Amministrativa — disciplina del rimborso delle spese nelle convenzioni di soccorso sanitario.
* Esempio 2026 di stima dei costi di due postazioni H24, utilizzato solo come benchmark locale e non come costo nazionale.

La violenza verso i soccorritori è inaccettabile ! Non bisognerebbe nemmeno essere qua a parlarne e invece è reale e pur...
30/08/2026

La violenza verso i soccorritori è inaccettabile ! Non bisognerebbe nemmeno essere qua a parlarne e invece è reale e purtroppo sempre più frequente

CHI CURA E CHI SOCCORRE NON È UN BERSAGLIO

Medici, infermieri, OSS, autisti-soccorritori, soccorritori e volontari: la violenza non fa parte del lavoro

Puoi essere arrabbiato.

Puoi essere spaventato.

Puoi essere esasperato per un’attesa.

Puoi contestare una decisione.

Puoi denunciare un errore.

Puoi chiedere spiegazioni e pretendere che un servizio funzioni meglio.

Ma non hai il diritto di aggredire chi sta lavorando per assisterti.

Questo dovrebbe essere un principio talmente elementare da non avere bisogno di essere spiegato.

Eppure ancora oggi medici, infermieri, OSS, soccorritori e altre persone che lavorano nell’assistenza sono vittime di aggressioni e minacce.

I NUMERI DICONO CHE IL PROBLEMA ESISTE

Secondo la Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, nel 2025 sono state segnalate quasi 18.000 aggressioni, con 23.367 operatori coinvolti.

Un singolo episodio può infatti coinvolgere più persone.

Il dato è leggermente inferiore alle 18.392 segnalazioni del 2024, ma il numero degli operatori coinvolti è aumentato.

E c’è un altro elemento importante:

non tutte le aggressioni sono fisiche.

Nel 2025 il 69% delle segnalazioni è stato classificato come aggressione verbale, il 25% come aggressione fisica e il 6% come aggressione contro la proprietà.

Questo significa che quando parliamo di violenza non dobbiamo pensare soltanto a un pugno.

Una minaccia è violenza.

Un’aggressione verbale è violenza.

Una spinta è violenza.

Uno sputo è violenza.

Danneggiare un’ambulanza o una struttura sanitaria è violenza.

CHI VIENE AGGREDITO?

I dati ministeriali del 2025 indicano gli infermieri al 55%, i medici al 16% e gli OSS all’11% delle segnalazioni relative alle categorie professionali indicate.

Un ulteriore 12% riguarda altre figure, tra cui personale non sanitario, front office, vigilanti, soccorritori e altri addetti ai servizi.

Questo dato va letto correttamente.

Non significa che il 12% sia composto esclusivamente da soccorritori.

Significa che il Ministero include i soccorritori all’interno di quel gruppo di altre figure.

Ed è proprio per questo che non abbiamo bisogno di inventare numeri per dimostrare che il problema esiste.

I dati ufficiali sono già sufficientemente seri.

DOVE SUCCEDE?

Gli episodi segnalati dal Ministero si verificano soprattutto in ambito ospedaliero, con particolare criticità nei Pronto Soccorso, nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura e nelle aree di degenza.

Ma il problema non finisce davanti alla porta dell’ospedale.

Esiste anche nell’emergenza territoriale.

Un equipaggio può trovarsi davanti a una persona alterata, sotto l’effetto di sostanze, in una situazione familiare conflittuale, davanti a una scena violenta o semplicemente davanti a qualcuno che ha perso il controllo.

E in quel momento possono trovarsi insieme:

medico, infermiere, autista-soccorritore, soccorritore e volontario.

Con ruoli e competenze differenti.

Ma con lo stesso diritto alla sicurezza.

UNA DIVISA NON È UN BERSAGLIO

Quando arriva un’ambulanza, non arriva una persona responsabile di tutti i problemi del sistema sanitario.

Il medico non decide quante ambulanze sono disponibili.

L’infermiere non decide quanti posti letto ci sono.

L’autista-soccorritore non decide quanto tempo impiegherà il mezzo ad arrivare.

Il soccorritore non stabilisce i codici assegnati dalla Centrale.

Il volontario non decide come viene organizzato e finanziato il servizio.

E nessuno di loro decide quanti pazienti arriveranno contemporaneamente in Pronto Soccorso.

Aggredire loro significa scaricare sulle persone un problema che spesso nasce molto più in alto e molto più lontano da quella divisa.

ANCHE IL VOLONTARIO MERITA RISPETTO

Qui vogliamo essere molto chiari.

Il volontario non deve essere confuso con il medico, con l’infermiere o con altre professioni sanitarie.

Ha una formazione diversa, competenze diverse e responsabilità diverse.

Ma questo non significa che abbia meno diritto alla sicurezza.

Una persona che dedica il proprio tempo al soccorso, secondo la formazione e il ruolo che le sono stati assegnati, non diventa un bersaglio perché non è un professionista sanitario.

Il fatto di essere volontario non significa essere privo di valore.

E non significa nemmeno dover accettare minacce, insulti o violenza come parte del “prezzo” da pagare per aiutare gli altri.

POSSIAMO CRITICARE IL SISTEMA

E dobbiamo poterlo fare.

Un cittadino ha tutto il diritto di contestare:

un’attesa eccessiva;

un disservizio;

un errore;

un comportamento scorretto;

una decisione che ritiene sbagliata;

una carenza organizzativa.

Può presentare un reclamo.

Può chiedere spiegazioni.

Può rivolgersi alle autorità competenti.

Può denunciare un comportamento.

La critica è legittima.

La violenza no.

PERCHÉ LA VIOLENZA NON RISOLVE NULLA

Un pugno non accorcia l’attesa.

Un insulto non fa arrivare prima un’ambulanza.

Una minaccia non crea un posto letto.

Aggredire un infermiere non aumenta il personale.

Danneggiare un’ambulanza non migliora il servizio.

E picchiare un soccorritore non cambia il codice di priorità del paziente.

La violenza non risolve il problema che ha fatto arrabbiare quella persona.

Ne crea semplicemente un altro.



LA SICUREZZA DEVE ESSERE ORGANIZZATA

La prevenzione non può consistere soltanto nel dire agli operatori:

«State attenti.»

La Raccomandazione ministeriale n. 8, aggiornata nel marzo 2026, indica un insieme di misure preventive e organizzative: analisi dei fattori di rischio, formazione, cultura della segnalazione, supporto psicologico agli operatori aggrediti, coordinamento con le Forze di Polizia e, nei contesti a maggior rischio, sistemi di allarme, videosorveglianza e altri dispositivi di sicurezza.

La Raccomandazione aggiornata ha inoltre ampliato il proprio campo di applicazione anche agli operatori coinvolti nelle attività di assistenza, nelle attività ausiliarie alla cura e nei servizi di supporto.

Questo è fondamentale:

la sicurezza non può essere lasciata all’improvvisazione del singolo operatore.

Deve essere parte dell’organizzazione.

E QUANDO LA SCENA NON È SICURA?

Questo vale soprattutto per l’emergenza territoriale.

Se l’equipaggio arriva davanti a una situazione nella quale esiste un rischio concreto per la propria incolumità, la sicurezza della scena viene prima dell’intervento sanitario.

Non significa abbandonare il paziente.

Significa chiedere l’intervento delle forze o delle strutture competenti e attendere che esistano condizioni sufficientemente sicure per intervenire.

Un soccorritore ferito non è più una risorsa.

Diventa un’altra persona da soccorrere.

LE FORZE DELL’ORDINE NON SONO UN FALLIMENTO DEL SOCCORSO

Quando la situazione lo richiede, chiedere supporto alle Forze dell’Ordine non significa essere incapaci di gestire un paziente.

Significa riconoscere i propri limiti e proteggere l’equipaggio.

Il sanitario cura.

Il soccorritore soccorre secondo le proprie competenze.

Le Forze dell’Ordine gestiscono le situazioni di sicurezza e ordine pubblico di loro competenza.

La collaborazione tra sistemi diversi è parte della sicurezza.

E LA LEGGE?

La protezione degli operatori non è soltanto una questione morale.

Esiste anche una tutela normativa specifica.

La legge 18 novembre 2024, n. 171, che ha convertito con modificazioni il decreto-legge 137/2024, ha introdotto e rafforzato misure contro la violenza nei confronti dei professionisti sanitari, socio-sanitari, ausiliari e degli addetti all’assistenza e cura nell’esercizio delle loro funzioni, oltre a disposizioni sul danneggiamento di beni destinati all’assistenza sanitaria.

Questo significa che l’aggressione non può essere considerata semplicemente:

«una cosa successa durante il lavoro».

Ha conseguenze.

MA NON BASTA PUNIRE

La repressione è importante.

Ma da sola non basta.

Servono anche:

formazione;

prevenzione;

organizzazione;

personale adeguato;

comunicazione con l’utenza;

segnalazione degli episodi;

supporto agli operatori aggrediti;

collaborazione con le Forze dell’Ordine;

strutture progettate anche considerando il rischio di aggressione.

Perché prevenire un’aggressione è sempre meglio che intervenire dopo che qualcuno è stato ferito.

NON VOGLIAMO UNA GUERRA TRA CITTADINI E SANITÀ

Anzi.

Il cittadino e chi lavora nella sanità non sono nemici.

Il cittadino ha bisogno del medico.

Ha bisogno dell’infermiere.

Ha bisogno dell’OSS.

Ha bisogno dell’ambulanza.

Ha bisogno dell’autista-soccorritore.

Ha bisogno del soccorritore.

Ha bisogno del volontario.

E tutte queste persone, a loro volta, hanno bisogno di poter lavorare in sicurezza.

Il problema non è il cittadino contro il sanitario.

Il problema è una cultura che troppo spesso considera l’aggressione una reazione accettabile alla frustrazione.

Non lo è.

DIETRO UNA DIVISA C’È UNA PERSONA

Un medico.

Un infermiere.

Un OSS.

Un autista-soccorritore.

Un soccorritore.

Un volontario.

Ognuno con una formazione diversa.

Ognuno con un ruolo diverso.

Ognuno con responsabilità diverse.

Ma tutti con una famiglia che li aspetta a casa.

Tutti con il diritto di tornare a casa dopo il turno.

Tutti con il diritto di non avere paura di andare al lavoro.

Tutti con il diritto di essere trattati con dignità.

LA NOSTRA POSIZIONE È SEMPLICE

La sanità si può criticare.

Un professionista si può contestare.

Un servizio si può denunciare.

Un errore si può segnalare.

Un disservizio si può combattere nelle sedi appropriate.

Ma:

CHI CURA E CHI SOCCORRE NON È UN BERSAGLIO.

La violenza non è una forma di protesta.

Non è una forma di comunicazione.

Non è una forma di giustizia.

È soltanto violenza.

E noi, indipendentemente dalla divisa che indossiamo, siamo dalla stessa parte:

quella di chi cerca di aiutare.

FONTI

Ministero della Salute – Relazione/Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, dati 2025.

Ministero della Salute – Raccomandazione n. 8 aggiornata, prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori in ambito sanitario e sociosanitario, pubblicata 11 marzo 2026.

Normattiva – Legge 18 novembre 2024, n. 171, conversione del DL 137/2024 sulle misure contro la violenza nei confronti dei professionisti sanitari, sociosanitari, ausiliari e di assistenza e cura.

Normattiva – Decreto-legge 1 ottobre 2024, n. 137, testo vigente, misure contro la violenza e il danneggiamento di beni destinati all’assistenza sanitaria.

INAIL – Dati sulla violenza e sulle aggressioni nel settore Sanità e assistenza sociale.

Una precisazione sui numeri: i dati ministeriali riguardano le segnalazioni raccolte dall’Osservatorio nazionale e non rappresentano necessariamente il numero totale reale di tutte le aggressioni. Lo stesso Ministero segnala che una maggiore propensione alla denuncia può influenzare il numero delle segnalazioni.

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