14/03/2026
Bellissima e interessante l’iniziativa pubblica "Yankee go home" dell'Unione degli Studenti Pomezia e del Collettivo giovanile socialista LaBBarricata tenutasi venerdì 13 marzo qui a Pomezia, alla presenza della Rete No Bavaglio, nella persone del giornalista Luciano Cerasa, e di Marco Co***lo, analista geopolitico in collegamento dal Cile.
Moderato dal compagno Alessio Grazia, l’incontro ha visto una grande partecipazione del pubblico nel dibattito, durante il quale si è analizzata la politica estera imperialista statunitense e la sua ipocrisia morale.
Di fronte a un contesto politico caratterizzato da diffuso imbarazzo e o ambiguità verso questioni internazionali a destra come nel centrosinistra, il collettivo LaBBarricata e l'Unione degli Studenti di Pomezia rispondono con una netta denuncia di tutti gli imperialismo e si rifiutano di stare in silenzio di fronte al tentativo di manipolare l'opinione pubblica tramite propaganda e disinformazione portato avanti dalla stampa occidentale.
Sfruttiamo l'occasione per allegare una nota di analisi prodotta precedentemente dal collettivo LaBBarricata per manifestare la nostra posizione in modo più approfondito:
"Siamo stanchi dell'imperialismo statunitense e israeliano!
Come collettivo giovanile LaBBarricata, a seguito dei drammatici sviluppi geopolitici degli ultimi mesi — comprese le recenti tensioni che coinvolgono l'Iran — esprimiamo il nostro sdegno e il completo dissenso verso le politiche e le azioni che stanno alimentando l'escalation militare, le violazioni dei diritti umani e i doppi standard. Il nostro collettivo si fonda sul rispetto del diritto internazionale e, coerentemente con questo principio, condanna l'autoritarismo e le violazioni dei diritti umani che organismi internazionali hanno documentato in paesi come Venezuela e Iran. Per lo stesso motivo riteniamo illegittime le azioni portate avanti sia dallo Stato di Israele sia dagli Stati Uniti d'America, che giudichiamo moralmente gravi e rappresentative del doppiopesismo dell'imperialismo occidentale.
Denunciamo la condotta criminale e le politiche che hanno prodotto sofferenze indicibili per civili innocenti: nel caso di Israele, ricordiamo le responsabilità nei confronti del popolo palestinese a Gaza - vittima di un genocidio documentato da più agenzie internazionali - e le scelte che hanno favorito una de facto annessione della zona C della Cisgiordania e una annessione ufficiale della Zona A e B, sommate a raid e all’espansione del controllo militare e dei coloni su territori palestinesi.
Di Israele condanniamo gli attacchi e i bombardamenti che hanno interessato anche stati sovrani vicini negli ultimi due anni, come per esempio lo Yemen, Libano, Siria, Qatar, Iran e Iraq, paesi nei confronti dei quali lo stato sionista e le potenze occidentali hanno anche cambiato atteggiamento, favorendo cambi di regime come nel caso della Siria, prima governata criminale filo-iraniano Bashar Al-Assad e ora dal jhiadista Al-Jolani con il sostegno di Stati Uniti, Turchia e Unione Europea.
Denunciamo inoltre lo sgretolamento della democrazia interna israeliana: la crescita del potere esecutivo, i tentativi di ridurre l'autonomia della magistratura e il controllo della Corte Suprema, le violenze nelle piazze contro i manifestanti, le rimozioni di parlamentari palestinesi che prendono parola denunciando il governo criminale di Benjamin Nethanyaou per genocidio. Condanniamo le restrizioni all'attività di ONG, operatori medici come Medici Senza Frontiere, difensori dei diritti umani e giornalisti indipendenti, oltre a pratiche detentive che organizzazioni terze hanno paragonato a campi di concentramento.
Gli Stati Uniti, da parte loro, mostrano una deriva autoritaria che si manifesta in misure repressive contro movimenti e attivisti: dalla dichiarazione del movimento Antifa come organizzazione terroristica domestica a campagne contro organizzazioni e attivisti pro-Palestina, con sanzioni e arresti che colpiscono studenti, membri di organismi internazionali e attivisti. Preoccupano le indagini e le accuse mosse contro soggetti come Open Society Foundations e l'inasprimento dei procedimenti penali verso migranti, accompagnati da pratiche di polizia e controllo dell'immigrazione che hanno aumentato arresti e morti tra le persone in transito, ma anche tra cittadini statunitensi, con l'azione dell'ICE nelle strade statunitensi come drammatica espressione di queste politiche.
Non possiamo più accettare le narrazioni che giustificano aggressioni presentandole come lotta per la democrazia e prevenzione di minaccia da armi in realtà inesistenti. Ci ricordiamo bene la devastante invasione e distruzione causata dalle bugie degli Stati Uniti e dell'occidente sulle presunte armi di distruzione di massa possedute dall'Iraq. Oggi questo schema si impone nuovamente per giustificare attacchi illegali a paesi sovrani col solo obiettivo di appropriarsi di risorse e posizioni strategiche. Il Venezuela, dove Trump permette di governare agli stessi che definiva narcotrafficanti - siccome l'accusa non era rivolta di certo solo nei confronti di Maduro - è un esempio lampante di quanto questa retorica sia strumentale e di come si mescolino interessi economici e geopolitici.
D'altro canto non possiamo però non sostenere le imponenti manifestazioni del popolo iraniano e rifiutare la narrazione per la quale esse siano masse manovrate da Stati Uniti e Israele. La propaganda occidentale amplifica le voci di quelle frange del movimento di protesta che più fa comodo, nello specifico i sostenitori dello Shah Rezah Pahlavi, figlio di quello stesso "imperatore di Persia" che nel 1953 venne imposto come sovrano dal golpe di stato di Francia e Regno Unito, la cosiddetta "Operazione Ajax" contro il governo legittimo democraticamente eletto. Facciamo dunque nostro lo slogan "Né Shah, né Mullah" rivendicato dalla maggioranza dei protestanti iraniani: né con il regime autoritario, repressivo e teocratico degli Ayatollah né con la monarchia imposta dall'occidente!
Tutto questo avviene sulla pelle dei civili: l'escalation in Medio Oriente, con Israele che approfitta degli attacchi per chiudere nuovamente i confini della Striscia di Gaza e continuare a utilizzare la fame come mezzo di pressione e sofferenza nei confronti della popolazione palestinese, è la prova che la politica imperialistica e prevaricatrice non resterà senza conseguenze. I missili hanno cominciato a raggiungere, seppur in parte intercettati, cieli di paesi della regione e perfino stati membri di alleanze come la NATO, come la Turchia; la domanda su come risponderanno ora i governi coinvolti è aperta, ma la realtà è che il peggio è già iniziato e continua a peggiorare.
Non intendiamo restare in silenzio di fronte a questa realtà di morte e guerra. Ribadiamo il nostro impegno per il rispetto del diritto internazionale, la protezione dei civili, il diritto all'autodeterminazione dei popoli e la difesa delle libertà fondamentali, e chiediamo a tutte le istituzioni che rivendicano i principi democratici di assumersi le proprie responsabilità: basta doppi standard, basta guerre giustificate da narrazioni manipolate, basta politiche che sacrificano la vita delle persone per interessi geopolitici."