17/10/2022
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LE ARMI NON SERVONO PER OTTENERE LA PACE
Questa frase l’abbiamo sentita nominare diverse volte nel corso degli ultimi mesi, tanto da diventare un vero e proprio tormentone per coloro che si oppongono all’invio di armi in Ucraina. Sorprenderà forse i followers di questa pagina, ma l’affermazione di per sé è corretta. L’invio di armi all’esercito ucraino ha di fatto allungato il conflitto e continuerà a farlo. È molto probabile che senza il supporto statunitense degli ultimi 8 anni, avremmo assistito ad una rapida capitolazione del governo ucraino, come avvenne nel 2014. Allo stesso tempo, le armi fornite negli ultimi mesi hanno continuato a rallentare (e a volte ad invertire) l’avanzata russa, trasformando il conflitto in una guerra di attrito.
Quindi si può tranquillamente affermare che le armi inviate allungheranno il conflitto ed aumenteranno il numero di morti da ambo le parti. Tuttavia, i promotori di questo slogan non comprendono che l’obiettivo degli aiuti militari non è mai stato quello di ridurre il più velocemente possibile la durata della guerra. Se avessimo voluto fare ciò sarebbe bastato restarsene in disparte, o paradossalmente, dare una mano ai russi a schiacciare l’esercito ucraino. Il punto è che le armi servono a fornire al popolo ucraino una possibilità di trattare e di evitare che il loro intero territorio venga conquistato. Se non hai mezzi per difenderti non puoi iniziare una trattativa: tutt’al più una resa incondizionata.
A questo punto qualcuno affermerà che una resa totale sarebbe comunque preferibile ad un conflitto in cui muoiono decine di migliaia di persone, visto che la prima causerebbe molte meno vittime. Questi ragionamenti, a parte celare un tacito disprezzo per la libertà e la democrazia, risultano anche falsi da un punto di vista fattuale. Innanzitutto un eventuale resa del popolo ucraino non porterebbe ad uno scenario privo di vittime: è lecito pensare che ci saranno ritorsioni da parte dell’esercito russo, specialmente per coloro che si sono apertamente schierati contro l’occupazione. Ma anche assumendo irrealisticamente che i morti post-occupazione saranno zero, non dobbiamo scordare qual è l’obiettivo dichiarato del governo russo: la completa cancellazione dell’identità culturale ucraina. Già adesso abbiamo testimonianze di milioni di ucraini (fra cui molti minori) forzatamente deportati in Russia; uno può soltanto immaginare quali sarebbero i numeri in caso di completa annessione del territorio.
Pertanto è necessario continuare a supportare sia economicamente che militarmente il governo ucraino, per far sì che questi possa riprendere possesso del proprio territorio, o per lo meno, che non ne ceda altro.
Lapo Mazzi