Croce Rossa Italiana - Comitato di Vignole Borbera

Croce Rossa Italiana - Comitato di Vignole Borbera Organizzazione di volontariato

Parte il Corso per Volontari di Croce Rossa: un'opportunità per imparare,e mettersi in gioco e diventare parte di una gr...
31/08/2026

Parte il Corso per Volontari di Croce Rossa: un'opportunità per imparare,e mettersi in gioco e diventare parte di una grande comunità al servizio degli altri

Durante il percorso affronteremo:

Nozioni di primo soccorso e BLS 🩹

Storia della Croce Rossa📖

Diritto internazionale umanitario ⚖️

E tanto altro!

Un'Italia che aiuta
Non serve essere esperti: serve
La voglia di aiutare

Area sociale📦

Trasporto infermi 🚔

Soccorso 🚑

Protezione Civile 👷‍♂️

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IN CROCE ROSSA

25/08/2026
Tantissimi auguri A chi è con noi e a chi è nel cuore sempre
16/08/2026

Tantissimi auguri
A chi è con noi e a chi è nel cuore sempre

Assistenza processioneSan Lorenzo 10/08/26
11/08/2026

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Rubata in un negozio della Val Borbera la cassetta delle offerte destinata alla Cri. Un bottino di pochi euro che lascia profondo rammarico

08/08/26Giornata intensa per i volontari della CRI di Vignole che sono stati impegnati in molteplici attività :Me Ga Lo ...
09/08/2026

08/08/26
Giornata intensa per i volontari della CRI di Vignole che sono stati impegnati in molteplici attività :

Me Ga Lo Vignole Borbera

Concerto benefico Cantalupo Ligure

CORTILI BY NIGHT
Aie di Cosola

Copertura base sede CRI Vignole

Grazie a tutti per la mole di lavoro svolta💪

25/07/2026
25/07/2026

Il video che ha fatto il giro del web raccontava solo metà di quei minuti drammatici.

Le immagini mostravano l’arrivo dei soccorritori e una scena concitata. Ma proprio nel punto più importante, quello in cui si tentava di salvare Abderrahim Fakir, mancava una parte dell’intervento.

La Croce Rossa Italiana ha precisato che i suoi volontari non rimasero a guardare: appena fu possibile intervenire, iniziarono le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Non un gesto simbolico, ma un tentativo concreto di tenere in vita l’uomo.

L’equipaggio utilizzò anche il defibrillatore, il dispositivo che può aiutare a correggere alcuni gravi problemi del ritmo cardiaco attraverso una scarica elettrica. Il DAE in dotazione è stato poi consegnato ai magistrati, nell’ambito degli accertamenti sulla vicenda.

La rianimazione proseguì fino all’arrivo dell’automedica. Secondo la ricostruzione della Croce Rossa, fu lo stesso equipaggio a chiedere alla centrale operativa l’intervento del mezzo, dopo pochi minuti dal suo arrivo sul posto.

Questo dettaglio cambia il modo in cui si guarda quel filmato. Un video breve può far sembrare che una storia inizi e finisca nei pochi secondi ripresi dalla telecamera. In realtà, prima, dopo e fuori dall’inquadratura possono esserci azioni decisive che il pubblico non vede.

Le fasi della rianimazione e l’uso del defibrillatore non comparivano nel primo video diffuso. Sono emerse in seguito attraverso altre immagini mostrate dagli organi di stampa. Per questo la Croce Rossa ha ritenuto necessario correggere e precisare quanto era stato riportato in precedenza.

La precisazione non stabilisce da sola tutte le responsabilità della tragedia, che restano oggetto di accertamenti da parte dei magistrati e degli altri soggetti coinvolti. Dice però una cosa precisa: il primo video non mostrava l’intero intervento dei soccorritori.

In una vicenda così dolorosa, anche ciò che resta fuori campo conta. E ricordarlo significa evitare che pochi secondi di immagini diventino, da soli, tutta la verità.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 Rianimazione cardiopolmonare fino all’arrivo dell’automedica
👉 20 luglio 2026: mostrate altre immagini dell’intervento
📚 Fonti: ansa

24/07/2026

Il volontariato non può diventare il capro espiatorio
C'è qualcosa di profondamente triste nel dibattito che si è acceso dopo la tragedia di Bologna. Ancora prima che la magistratura e gli accertamenti tecnici facciano il loro corso, qualcuno ha già individuato il colpevole: il volontariato.
È una scorciatoia ingiusta e pericolosa.
Da oltre quarant'anni il sistema dell'emergenza sanitaria italiana si regge anche grazie a migliaia di volontari che ogni giorno, con formazione, sacrificio e competenza, garantiscono servizi che altrimenti sarebbero impossibili. Senza di loro, in molte realtà del Paese, il 118 semplicemente non riuscirebbe a funzionare.
Eppure oggi si sente parlare di "professionalizzare" il servizio, come se il problema fosse la presenza dei volontari. A dirlo sono spesso persone che conoscono perfettamente la situazione dell'emergenza territoriale e che sanno bene quale sia il vero problema: la drammatica carenza di medici.
Non esistono abbastanza professionisti disposti a lavorare nel sistema dell'emergenza-urgenza. Le condizioni organizzative, i carichi di lavoro e la scarsa attrattività del settore hanno reso sempre più difficile reperire personale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: in molte regioni le ambulanze medicalizzate vengono progressivamente trasformate in mezzi con equipaggio infermieristico perché i medici semplicemente non ci sono.
Questa è la realtà.
Allo stesso modo, sostenere che la sola presenza di un medico avrebbe necessariamente evitato un esito tragico significa semplificare una situazione estremamente complessa. Chi opera quotidianamente sulle ambulanze sa bene quanto sia difficile gestire un paziente in grave stato di agitazione psicomotoria, soprattutto quando è necessario l'intervento delle forze dell'ordine e quando occorre prendere decisioni terapeutiche in pochi istanti. Sono scenari ad altissimo rischio, anche quando a bordo è presente un medico.
Questo non significa sottrarsi all'accertamento delle responsabilità. Se vi sono stati errori, è giusto che vengano individuati e corretti. Ma una cosa è cercare la verità, un'altra è costruire un processo mediatico contro un intero sistema di volontariato che, ogni giorno, garantisce il diritto alla salute di milioni di cittadini.
Il rischio è che, invece di affrontare i problemi strutturali del soccorso sanitario italiano, si preferisca trovare un bersaglio più semplice. È una scelta che non risolve nulla e che rischia di indebolire ulteriormente un sistema già in grande sofferenza.
Eliminare o delegittimare il volontariato non renderà il soccorso più efficiente. Al contrario.
Significherebbe mettere in discussione uno dei pilastri su cui si regge l'emergenza sanitaria italiana.
Prima di puntare il dito contro chi ogni giorno sale su un'ambulanza per aiutare gli altri, servono rispetto, equilibrio e senso della realtà.

Per tornare alla realtà, il nostro pensiero va alla vittima Abderrahim Fakir per cui esprimiamo vicinanza ai familiari.

Indirizzo

Via Genova, 27
Arquata Scrivia
15060

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