24/07/2026
Il volontariato non può diventare il capro espiatorio
C'è qualcosa di profondamente triste nel dibattito che si è acceso dopo la tragedia di Bologna. Ancora prima che la magistratura e gli accertamenti tecnici facciano il loro corso, qualcuno ha già individuato il colpevole: il volontariato.
È una scorciatoia ingiusta e pericolosa.
Da oltre quarant'anni il sistema dell'emergenza sanitaria italiana si regge anche grazie a migliaia di volontari che ogni giorno, con formazione, sacrificio e competenza, garantiscono servizi che altrimenti sarebbero impossibili. Senza di loro, in molte realtà del Paese, il 118 semplicemente non riuscirebbe a funzionare.
Eppure oggi si sente parlare di "professionalizzare" il servizio, come se il problema fosse la presenza dei volontari. A dirlo sono spesso persone che conoscono perfettamente la situazione dell'emergenza territoriale e che sanno bene quale sia il vero problema: la drammatica carenza di medici.
Non esistono abbastanza professionisti disposti a lavorare nel sistema dell'emergenza-urgenza. Le condizioni organizzative, i carichi di lavoro e la scarsa attrattività del settore hanno reso sempre più difficile reperire personale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: in molte regioni le ambulanze medicalizzate vengono progressivamente trasformate in mezzi con equipaggio infermieristico perché i medici semplicemente non ci sono.
Questa è la realtà.
Allo stesso modo, sostenere che la sola presenza di un medico avrebbe necessariamente evitato un esito tragico significa semplificare una situazione estremamente complessa. Chi opera quotidianamente sulle ambulanze sa bene quanto sia difficile gestire un paziente in grave stato di agitazione psicomotoria, soprattutto quando è necessario l'intervento delle forze dell'ordine e quando occorre prendere decisioni terapeutiche in pochi istanti. Sono scenari ad altissimo rischio, anche quando a bordo è presente un medico.
Questo non significa sottrarsi all'accertamento delle responsabilità. Se vi sono stati errori, è giusto che vengano individuati e corretti. Ma una cosa è cercare la verità, un'altra è costruire un processo mediatico contro un intero sistema di volontariato che, ogni giorno, garantisce il diritto alla salute di milioni di cittadini.
Il rischio è che, invece di affrontare i problemi strutturali del soccorso sanitario italiano, si preferisca trovare un bersaglio più semplice. È una scelta che non risolve nulla e che rischia di indebolire ulteriormente un sistema già in grande sofferenza.
Eliminare o delegittimare il volontariato non renderà il soccorso più efficiente. Al contrario.
Significherebbe mettere in discussione uno dei pilastri su cui si regge l'emergenza sanitaria italiana.
Prima di puntare il dito contro chi ogni giorno sale su un'ambulanza per aiutare gli altri, servono rispetto, equilibrio e senso della realtà.
Per tornare alla realtà, il nostro pensiero va alla vittima Abderrahim Fakir per cui esprimiamo vicinanza ai familiari.