25/08/2026
Le celebrazioni per il decimo anniversario del terremoto sono iniziate il 23 agosto con le iniziative promosse dalla Diocesi di Ascoli Piceno, tra momenti di riflessione, convegni e appuntamenti dedicati alla memoria delle vittime e al cammino delle comunità colpite dal sisma. Un’occasione importante per fare memoria, ma anche per riflettere sul percorso compiuto in questi dieci anni e sulle sfide che ancora attendono i nostri territori.
Ieri abbiamo ricordato, a Pescara del Tronto e ad Amatrice, il decimo anniversario del terremoto e delle vittime che quella notte ha portato via alle nostre comunità.
Una giornata di memoria iniziata con la fiaccolata della sera del 23 agosto e proseguita con la Santa Messa al Memoriale di Pescara del Tronto, celebrata dal Cardinale Matteo Zuppi, fino alla cerimonia di Amatrice, con la Messa solenne e la deposizione della corona ai Caduti, alla presenza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Momenti diversi, un unico sentimento: il dovere di ricordare.
Ricordare le nostre vittime, le loro famiglie, le nostre comunità e tutto ciò che quella notte ha spezzato.
Grazie alle autorità civili e militari, al Dott. Diego Della Valle, ai Sindaci, ai rappresentanti delle istituzioni e soprattutto ai familiari delle vittime, che ancora una volta hanno affrontato questo anniversario con una compostezza e una dignità che meritano il nostro più profondo rispetto.
Le parole del Cardinale Zuppi ci hanno ricordato che rinascere significa anche combattere la rassegnazione.
Il ricordo, però, deve diventare anche un monito: ricostruire in fretta, non soltanto le case, ma il tessuto sociale delle nostre comunità.
Perché ricostruire significa restituire vita ai paesi, creare servizi, mantenere vive le relazioni, dare alle famiglie la possibilità di tornare e ai giovani la possibilità di scegliere di restare.
Arquata ci crede.
Lo dimostra anche ciò che stiamo costruendo nel presente: abbiamo aperto un Centro Infanzia, perché mettere al centro i bambini significa credere concretamente nel futuro di questi luoghi.
Dieci anni dopo, il dolore resta.
La memoria resta.
Ma resta anche la volontà di andare avanti.
Perché rinascere significa non dimenticare e, allo stesso tempo, avere il coraggio di costruire il futuro.