20/06/2026
Ieri sera Ascea ha ospitato un momento di grande valore culturale: la prima nazionale del nuovo libro di Pino Aprile, “La fine dell’uomo sapiens. Come le macchine si stanno mangiando il futuro”.
E non è stata una scelta casuale.
Durante l’incontro, Pino Aprile ha chiarito perché ha voluto cominciare questo percorso proprio da Ascea, proprio da Elea: perché qui è nato Parmenide. Qui, con quella frase che attraversa i secoli — “l’essere è e non può non essere” — sono state poste le basi di tutto il pensiero occidentale.
È un fatto enorme, che ci appartiene e che troppo spesso rischiamo di dimenticare: una parte decisiva della storia del pensiero umano è nata qui, sotto i nostri piedi. E ieri sera, parlando di intelligenza artificiale, tecnologia e futuro dell’uomo, questa radice è tornata al centro con tutta la sua forza.
Il dialogo con il professor Maurizio Sibilio, figura di levatura assoluta del mondo accademico, ha dato ancora più profondità alla serata, permettendo di attraversare temi complessi con chiarezza: il rapporto tra uomo e macchina, tra conoscenza e tecnologia, tra pensiero e futuro.
Perché parlare di intelligenza artificiale ad Ascea significa mettere in dialogo l’origine e il futuro. Significa interrogarsi sulle macchine, sugli algoritmi e sulle trasformazioni che stanno cambiando il mondo, partendo dal luogo in cui il pensiero occidentale ha iniziato a interrogarsi sull’essere, sulla verità, sul senso stesso dell’esistenza.
È questa la forza della nostra terra: non essere solo un luogo da visitare, ma un luogo da cui pensare. Un luogo in cui cultura, identità e futuro possono incontrarsi.
Ringrazio Pino Aprile per aver scelto Ascea per la prima presentazione del suo libro e per averci consegnato una riflessione così attuale e necessaria.
Ringrazio la professoressa Rosalia Tancredi per aver moderato l’incontro con attenzione e sensibilità; il professor Maurizio Sibilio per il valore del confronto; la Fondazione Alario, con il presidente Marcello D’Aiuto e il direttore Tommaso Chirico; il presidente della Pro Loco di Ascea Luigi Rizzo senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile, le associazioni locali che hanno partecipato e contribuito alla riuscita dell’iniziativa; l’architetto Maria Labadia e Vincenzo Pizza, delegato alla Cultura, per il contributo dato alla serata.
Ascea deve continuare su questa strada: riportare al centro Parmenide, Elea e la nostra eredità culturale. Non come memoria ferma, ma come radice viva per leggere il presente e immaginare il futuro.