Cettina Di Pietro

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Complimenti al nostro Giovanni!💪🏻
09/06/2026

Complimenti al nostro Giovanni!💪🏻

Ieri il Campo Scuola "Pippo Di Natale" di Siracusa è stato teatro di grandi emozioni e straordinari traguardi sportivi.

Vogliamo fare i nostri auguri e complimenti a Giovanni Dettori per il risultato conquistato al Campionato Regionale Individuale di atletica leggera FISDIR (Comitato Regionale Sicilia)!

Giovanni ha dimostrato grinta, talento e determinazione, portando a casa il
🥇 1° Posto nei 50 metri.

"Lo sport abbatte ogni barriera e premia sempre la passione."

Ho appreso della scomparsa del già Direttore del Carcere di Brucoli, Dott. Antonio Gelardi.Alla famiglia vanno le mie pi...
04/06/2026

Ho appreso della scomparsa del già Direttore del Carcere di Brucoli, Dott. Antonio Gelardi.
Alla famiglia vanno le mie più sentite condoglianze.
Conoscevo la realtà carceraria con gli occhi di avvocato.
Con lui, da sindaco, ho apprezzato una realtà diversa.
Con la sua direzione, si dava realmente un senso alla funzione rieducativa della pena.
R.I.P.

Da leggere tutto!
03/06/2026

Da leggere tutto!

Ieri sera questa grande artista che di nome fa Paola Cortellesi, in piazza del Quirinale, davanti al Presidente della Repubblica e in faccia - lasciatemelo dire - a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, ha tenuta delle orazioni più alte degli ultimi anni sul vero e autentico senso della Festa della Repubblica.

Lo ha fatto facendo i nomi e i cognomi delle DONNE che questa Repubblica hanno contribuito a costruirla e a renderla possibile.

C’è voluta lei per fare quei nomi di grandi donne italiane, perché il governo della prima donna Presidente del Consiglio se n’era dimenticato.

"Ottant'anni fa nasceva la Repubblica Italiana.
Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza, Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, un gesto semplice e insieme rivoluzionario. Dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto.

E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne. Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative di marzo, il 2 e il 3 giugno del 1946 le italiane entrarono nei seggi per partecipare a pieno titolo alla scelta tra monarchia e repubblica e all'elezione dell'assemblea costituente.

Finalmente, almeno lì dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di chiunque altro. Prima di quel momento la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un'idea precisa di subordinazione e obbedienza. Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita pubblica ma furono progressivamente ricondotte anche per legge a un unico ruolo considerato naturale: moglie, madre, custode del focolare.

La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c'era un progetto di limitazione dell'autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo, come filosofia e storia nei licei.

L'istruzione di bambini e ragazze fu orientata verso lavori donneschi, ovvero mansioni domestiche. Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l'arroganza di proseguire gli studi, avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti.

Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile.

In questi passaggi del volume ‘Politica della famiglia’ del 1938, scritto dall'economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe: ‘La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia’.

E ancora: ‘Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l'aumento della disoccupazione maschile’.

In sintesi è: ‘Vengono a rubarci il lavoro’. Questo concetto, devo dire, va ancora fortissimo. È un jolly da giocarsi a seconda delle categorie. Allora erano le donne.

Eppure, in questo oscuro scenario di disuguaglianza, ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi. In un momento storico in cui dissentire non consisteva nel pubblicare una storia su Instagram, ma voleva dire mettere a rischio la propria vita.

Adottarono un nome di battaglia, come misura di sicurezza per sé e per i compagni, e si unirono alle circa 300.000 persone impegnate nella resistenza contro il nazifascismo.

Teresa Vergalli, nome di battaglia Annuska, staffetta, a 16 anni andava in bicicletta con i messaggi nascosti nelle trecce e una piccola rivoltella nel reggipetto per uccidersi qualora fosse caduta nelle mani dei naz*sti. Non ne ebbe bisogno e dopo la guerra girò per le campagne con il facsimile della scheda elettorale per mostrare alle braccianti come apporre il proprio voto su questo misterioso ma importantissimo documento.

Tina Anselmi aveva 17 anni quando fu costretta ad assistere all'impiccagione di 31 prigionieri in piazza. Decise di unirsi alla resistenza. Dedicò poi tutta la sua vita alla tutela dei diritti civili e sociali delle donne.

Irma Bandiera venne catturata da una squadra fascista e seviziata in ogni modo possibile per giorni affinché rivelasse informazioni sui propri compagni. Non lo fece. Venne accecata e uccisa da una raffica di mitra e il suo corpo fu esposto pubblicamente perché tutti vedessero qual era la fine che toccava ai nemici del regime. Aveva 29 anni.

Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Molte di quelle ragazze erano adolescenti, non avevano ancora il diritto di lavoro, ma stavano già scegliendo il futuro dell'Italia. E quella scelta aveva un prezzo reale. Il carcere, la tortura, la morte.

Alcune partigiane, finita la guerra, entrarono persino nell'assemblea costituente. Nilde Iotti, che aveva partecipato alla resistenza nei gruppi di difesa della donna, divenne una delle 21 donne costituenti e anni dopo la prima presidente della Camera.

Teresa Mattei, partigiana a 20 anni, contribuì alla scrittura dell'articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

Ma accanto a queste figure straordinarie c'era la moltitudine silenziosa delle donne comuni, quelle piegate dal lavoro fin dall'infanzia, indottrinate alla sottomissione, destinate nei casi migliori a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso, che avevano allevato i figli nella fame, sotto i bombardamenti, lavorato nei campi, fatto code interminabili per un pezzo di pane e poi contribuito a ricostruire un paese devastato dalla guerra.

Insomma: quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate. Proviamo a immaginare cosa abbia significato per quei milioni di donne essere finalmente considerate cittadine, non più soltanto madri o mogli, ma persone. Titolari di una volontà politica e di diritti, essere convocate attraverso il voto a partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo.

Si saranno percepite come gocce nel mare o come parte attiva di qualcosa di più grande? Con quale emozione avranno vissuto quel momento?

La giornalista Anna Garofalo raccontò così quei giorni: "Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un'autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d'esame. Ripassiamo mentalmente la lezione, quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d'amore. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari".

Da pari. Con quel gesto nasceva la promessa di una repubblica fondata sulla dignità e sull'uguaglianza.

La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, di sentire scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura.

Una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall'obbedienza imposta.

L'effettiva parità salariale, la libertà di camminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità. Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute.

Dobbiamo lavorarci.

Dico ‘dobbiamo’ perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte. Molto è cambiato da allora. Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare. E quel diritto conquistato 80 anni fa continua a ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato e che ogni libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla.

Oggi, festeggiare gli 80 anni della Repubblica Serve a tenere bene a mente quanto sia prezioso vivere in democrazia, che nessun tiranno decida per noi. Serve a ricordare da dove veniamo, a onorare il coraggio di uomini e donne che hanno combattuto per la nostra libertà e a impegnarci ogni giorno a meritarla.

Irma Bandiera, prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre: "Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l'ho tanto voluto io stessa".

Quelli dopo di lei siamo noi".

STRAORDINARIA!

80esimo anniversario 🇮🇹
02/06/2026

80esimo anniversario 🇮🇹

Il 2 giugno del 1946 è il giorno in cui l’Italia, un Paese ferito, uscito dalla dittatura, dalla guerra e dalla miseria, trovò la forza di scegliere tutta un’altra strada, la Repubblica.

Nacque uno Stato fondato sulla sovranità popolare e su una Costituzione antifascista.

Oggi quella scelta parla ancora a noi. E parla con ancora più forza, mentre intorno si allargano guerre, massacri, militarizzazione del linguaggio pubblico, assuefazione alla violenza, compressione del dissenso. In un mondo che sembra tornare a considerare la guerra come orizzonte inevitabile, il 2 giugno ci ricorda invece che la democrazia nasce sempre da un rifiuto: il rifiuto della sopraffazione, della paura, del dominio.

Oggi, e ogni giorno, domandiamoci se siamo ancora all’altezza di quella promessa di pace e democrazia. Se sappiamo ancora difendere la giustizia sociale, la libertà, l’uguaglianza, il diritto di dissentire, il primato della persona su ogni logica di forza.

Il 2 giugno ci ricorda che la libertà non è un’eredità garantita per sempre: è una scelta da rinnovare e una responsabilità da custodire.

Buona
Che sia, davvero, una festa di memoria, di coscienza e di futuro.

Pensiero della sera , liberamente tratto dal celeberrimofilm “L’attimo Fuggente “, un cult della mia adolescenza.“La pro...
01/06/2026

Pensiero della sera , liberamente tratto dal celeberrimo
film “L’attimo Fuggente “, un cult della mia adolescenza.

“La prospettiva nell'attimo fuggente è l'invito del professor Keating (Robin Williams) : guardare la vita da angolazioni sempre nuove. Significa non accontentarsi di certezze assolute, salire sulla cattedra per avere una visione diversa del mondo, e vivere il presente con autenticità prima che svanisca.”

Inizio con il ringraziare tutti coloro che mi hanno dato fiducia e che ci hanno sostenuto, condividendo con noi principi...
26/05/2026

Inizio con il ringraziare tutti coloro che mi hanno dato fiducia e che ci hanno sostenuto, condividendo con noi principi di legalità, correttezza e trasparenza.

Al sindaco auguro un proficuo lavoro, nell’interesse di tutti i cittadini.

Augurio ancor più sentito in ragione della grande responsabilità di dover governare nel rispetto dei principi di democrazia e delle minoranze politiche che oggi , per tecnicismi della legge elettorale , pare non saranno rappresentate in consiglio comunale.

25/05/2026

Post su Facebook con tanto di nomi ed invito al voto senza ritegno e rispetto delle regole.
Ripeto, inutile fare murales e appendere immagini al municipio di “Falcone e Borsellino “ se poi il rispetto delle legge è un optional !

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