Antonio Mariano Tinto

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01/09/2026
01/09/2026

L’unica differenza tra Spagna e Italia sta tutta nei bilanci, non nella stabilità politica che c’è anche da noi e si chiama “pilota automatico” by Mario Draghi.
Ma siccome vi piace sentirvi dire che è merito della stabilità politica, vi meritate quella, cioè un altro lustro pieno di Governo Meloni.

01/09/2026

Neutralità, requisito di ogni regola democratica

È noto che il dibattito sulle regole del voto in Italia soffre da decenni di un grave equivoco concettuale: l’aver elevato la "governabilità" da mero obiettivo funzionale a valore democratico in sé, tanto da denominare oggi la proposta di modifica della maggioranza di destra “stabilicum”. Ed è altresì noto che non esiste un solo passaggio nella Carta fondamentale, né nella teoria democratica classica, in cui l'efficienza decisionale sia considerata prioritaria rispetto alla rappresentatività. L’Articolo 1 della Costituzione radica la democrazia nella sovranità popolare, non nella tempistica di approvazione delle norme. Se la stabilità matematica dei numeri parlamentari diventa un idolo, il sistema scivola verso una pericolosa involuzione maggioritaria.

È dunque nella cornice di uno specchio notoriamente deformante che si inserisce oggi il dibattito sul doppio turno. Premetto che, come ha osservato Ferruccio De Bortoli, l’introduzione di un ballottaggio non costituisce di per sé uno "scandalo", ma il problema non risiede nella sua legittimità astratta, bensì nella grave distorsione gerarchica dei valori che esso produce.
Costringere il corpo elettorale a una scelta binaria al secondo turno significa operare una brutale amputazione del pluralismo politico, violando il principio del necessario grado di “rispecchiamento” del Paese nelle assemblee (corte costituzionale, sent. 1/2014). Una forza politica ampiamente minoritaria nel Paese (attestata magari al 20-25% al primo turno (consenso reale) può ottenere, artificiosamente, il 55% dei seggi.
Questo meccanismo calpesta l'Articolo 48 della Costituzione, che impone l'uguaglianza del voto, e produce patologie, distruttive per la democrazia:
Da un lato, la svalutazione del consenso effettivo; dall'altro il Parlamento cesserebbe di essere lo specchio della società, diventando una finzione giuridica, dove una minoranza reale si fa maggioranza assoluta. La Corte Costituzionale ha chiarito che non si può sacrificare la rappresentanza sull'altare di una stabilità aritmetica (neppure politica).
Al ballottaggio non si esprime sempre una volontà democratica positiva, ma spesso un voto di sottrazione: la maggioranza che ne deriva è infatti, numericamente blindata ma politicamente fragile, priva di compattezza e di radicamento nel Paese reale.

Se la governabilità non è un valore democratico ma un'esigenza pratica, essa va ricercata obbligando a maggiore maturità le formazioni politiche e non truccando le regole del gioco. Per proteggere le istituzioni dalle manipolazioni della maggioranza di turno (la cosiddetta "sartoria legislativa") ed imporre, di conseguenza maggiore maturità alla politica, la via maestra pare essere quella di una riforma di garanzia costituzionale che introduca il principio di neutralità temporale e applicabilità differita delle regole "del gioco" democratico. Per tutte le regole del gioco.
Infatti, limitare il rinvio della applicazione alla sola legge elettorale nazionale non sarebbe sufficiente, poiché una maggioranza parlamentare potrebbe aggirare l'ostacolo modificando direttamente la forma di governo (ad esempio introducendo il Premierato o il Presidenzialismo) per ottenere per via indiretta lo stesso effetto.
Per questa ragione, l'obbligo di applicazione a partire dalla seconda legislatura successiva, dovrebbe configurarsi come un principio cardine esteso a tutto il perimetro delle regole del gioco democratico:
Le riforme costituzionali della forma di governo (Art. 138): Chi modifica i poteri del Capo dello Stato o il rapporto di fiducia tra Camere ed Esecutivo deve farlo per il futuro, così come la rappresentanza locale ed europea.
Insomma il blocco temporale dovrebbe impedire colpi di mano dell'ultimo minuto sulle soglie di sbarramento o sui premi di maggioranza di Regioni, Comuni e circoscrizioni europee, spesso modificati a ridosso del voto basandosi sui sondaggi.

Dunque, un "Velo di Ignoranza" a difesa della Costituzione e della Democrazia.
Proporre che qualsiasi riforma ordinamentale, elettorale o costituzionale sia applicabile solo a distanza di due legislature costringe i partiti a legiferare dietro quello che John Rawls definiva un "velo di ignoranza". Proiettando l'efficacia delle norme a circa dieci anni nel futuro, nessuna forza politica può sapere se si troverà al governo o all'opposizione, se beneficerà di un premio o se subirà uno sbarramento.
Questo differimento, blindato dal rango costituzionale a ogni livello di governo (nazionale, europeo e locale), servirebbe a neutralizzare l'opportunismo politico. Le forze parlamentari sarebbero così incentivate a scrivere regole eque, equilibrate e durature, poiché saprebbero che la legge che stanno scrivendo oggi potrebbe domani favorire i loro avversari.
Il tempo si conferma così l'unico, vero guardiano della sovranità popolare e della lealtà istituzionale.

01/09/2026

Le contraddizioni di Alice Weidel, leader di AfD in Germania:

⭕️ È contro gli omosessuali; è lesbica.

⭕️ È contro l'immigrazione; la sua compagna è un'immigrata.

⭕️ È contro l'adozione da parte di omosessuali; ha 2 figlie adottive.

⭕️ Si spaccia per patriota tedesca; vive in Svizzera.

Ingiocabile.

https://stachanovblog.org

01/09/2026

Le pressioni della maggioranza su Report rappresentano un grave attacco al giornalismo d’inchiesta, anche perché si tenta di strumentalizzare una vicenda nella quale Sigfrido Ranucci risulta essere la parte offesa.

L’impressione è che l’obiettivo del governo Meloni non sia fare chiarezza, ma piegare la Rai ai propri interessi e silenziare le voci più scomode. Servono strumenti normativi rigorosi, in Italia e in Europa, per proteggere i giornalisti dalle pressioni e dalle censure governative, tutelare le fonti e garantire un’informazione pubblica realmente libera e indipendente.

01/09/2026

L'UNICA "GUERRA COGNITIVA" E' QUELLA DEI MERCENARI E DEI CORTIGIANI AL SOLDO DI DELCY RODRIGUEZ.
di Roberto Vallepiano

Ma esattamente di quale "Guerra Cognitiva" parlano i patetici propagandisti del Clan Rodriguez? Di cosa cianciano i volenterosi fiancheggiatori del saccheggio a stelle e strisce del Venezuela?

Non esiste nessun "veleno digitale". nessuna "narrazione tossica", nessuna "industria della manipolazione", è ahimè tutto assolutamente palese e nero su bianco.

Non c'è bisogno di scomodare chissà quale cospirazione, basta semplicemente leggere i surreali comunicati del Governo Venezuelano e del PSUV.
Basta osservare i selfie sorridenti di Delcy Rodriguez con i dirigenti della CIA, con i capi del Mossad e dell'IDF israeliano, con gli stessi Militari del Comando Sur delle Forze Armate USA che hanno sequestrato il Presidente Maduro e bombardato Caracas, per farsi un'idea del livello di putrefazione e di degrado etico e politico raggiunto dalla camarilla al potere in Venezuela.

Tutte le risorse del Paese sono state messe nelle mani di Trump: l'oro, l'uranio, le miniere, il gas naturale, il petrolio.
Tutti i giacimenti petroliferi sono stati assegnati per un quarto di secolo alle multinazionali nordamericane.

Dopo essersi venduta Alex Saab, Cilia Flores e Nicolás Maduro la Sin Verguenza che occupa in maniera fraudolenta Palazzo Miraflores, sta vendendo la propria Patria un pezzo alla volta.

Chi da il diritto a questa golpista, mai votata da nessuno, di ipotecare il futuro del popolo venezuelano e delle nuove generazioni riversando tutte le ricchezze naturali del Venezuela nelle mani dell'imperialismo?

Chi da a questa miserabile il diritto di fornire agli USA la base energetica ed economica per moltiplicare esponenzialmente il proprio potere di fuoco contro Iran, Cuba, Palestina e Nicaragua?

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