01/09/2026
🐝🇮🇹 LA POLITICA NON È UNA GARA A CHI BRILLA DI PIÙ 🇮🇹🐝
C’è una politica che mette al centro le persone e una politica che mette al centro la collettività.
Purtroppo, troppo spesso assistiamo alla prima: personalismi, protagonismi, rivalità e una continua ricerca di visibilità personale. Come se il consenso fosse un trofeo da conquistare e l’avversario politico fosse necessariamente un nemico da abbattere.
Ma la politica, quella vera, dovrebbe essere tutt’altra cosa.
Non importa chi taglia il nastro. Importa che l’opera venga realizzata.
Non importa chi riceve il merito. Importa che il cittadino ne tragga beneficio.
Non importa chi propone una soluzione. Importa che quella soluzione funzioni.
Collaborare non significa rinunciare alle proprie idee o ai propri valori. Significa avere la maturità di riconoscere che, quando c’è di mezzo il bene della comunità, l’interesse collettivo deve ve**re prima dell’ego personale e delle appartenenze politiche.
Una politica fatta di contrapposizioni permanenti, di “io” invece di “noi”, finisce per allontanare le persone e alimentare quella sfiducia nelle istituzioni che purtroppo è già troppo diffusa.
Servono meno protagonisti e più persone disposte a lavorare.
Il Comitato Costituente Futuro Nazionale di Avola preferisce:
- Meno personalismi.
- Meno guerre politiche.
- Meno ricerca del consenso a tutti i costi.
- Più confronto.
- Più collaborazione.
- Più rispetto.
- Più risultati concreti.
Perché alla fine dei conti, il cittadino non vive di comunicati stampa, fotografie o proclami.
Vive dei risultati della buona politica.
E quando si lavora davvero per la collettività, il merito non dovrebbe essere di una singola persona.
Il merito è di tutti. 🇮🇹
E, in tal senso, pubblico di seguito, così come pervenuto, un commento di un cittadino Avolese che condivido pienamente:
“””C’è una cosa che davvero non riesco a capire di chi amministra una città.
Che cosa ci vorrebbe a riconoscere, ogni tanto, il merito a chi fa una proposta positiva per la città? Che cosa costerebbe dire pubblicamente: “Wow, è una bella idea. Facciamola nostra e realizziamola”?
Perché sembra che ad Avola funzioni esattamente al contrario?
Chiunque faccia una proposta, soprattutto se appartiene a un altro gruppo politico o semplicemente è un cittadino che si interessa della propria città, diventa automaticamente un nemico dell’Amministrazione.
E allora partono le risposte di sempre:
“Lo abbiamo già fatto.”
“Sei ignorante.”
“Leggiti le carte.”
“Non hai studiato gli atti.”
Una continua gara a difendere lo status quo, invece di chiedersi se quella proposta possa effettivamente migliorare la città.
Ma amministrare non dovrebbe significare questo.
La politica dovrebbe essere anche capacità di ascoltare, riconoscere gli errori e, soprattutto, riconoscere il merito agli altri quando hanno un’idea migliore.
Perché non può esistere vera partecipazione se ogni cittadino che propone qualcosa viene trattato come un avversario.
Guardate cosa è successo l’altro giorno con Enzo Grillo. Ha semplicemente segnalato che il cambiamento dell’orario della ZTL non era stato adeguatamente pubblicizzato. La risposta non avrebbe potuto essere semplicemente:
“Grazie Enzo, hai ragione. Evidentemente abbiamo comunicato male la modifica e cercheremo di fare meglio.”
Invece no: bisogna necessariamente attaccare chi solleva il problema.
Stessa cosa con Sebi Baccio, che ha pubblicato una riflessione molto semplice ma, a mio avviso, centrata: quando l’ordinaria amministrazione viene trasformata in un evento straordinario, celebrato con post e selfie, forse significa che c’è bisogno di raccontare molto perché c’è poco da raccontare.
Anche in quel caso, invece di discutere nel merito della questione, è partito l’attacco.
Ma perché?
Perché non si può accettare che qualcuno dica qualcosa di positivo o di critico senza essere automaticamente considerato un nemico?
E arriviamo al tema più importante.
Parliamoci chiaro: in quale azienda privata un amministratore che lascia 70 milioni di euro di crediti da recuperare (il tutto certificato dalla corte dei conti) continuerebbe tranquillamente a ricoprire il proprio incarico?
Immaginate di essere proprietari di un’azienda.
Il vostro amministratore delegato lascia accumulare 70 milioni di euro di crediti non riscossi.
Quanto tempo passereste a chiedervi se sia ancora la persona giusta per amministrare la vostra azienda?
E soprattutto: non vi chiedereste se abbia delle responsabilità e se debba rispondere delle proprie scelte?
Il Comune, naturalmente, non è un’azienda privata e il paragone va preso per quello che è: un modo per capire la dimensione del problema.
Ma c’è una differenza fondamentale.
In un’azienda privata, i proprietari scelgono l’amministratore sulla base dei risultati e possono sostituirlo se non raggiunge gli obiettivi.
In un Comune, invece, l’amministratore viene scelto dai cittadini.
Ed è proprio qui che sta il punto.
Il problema non è soltanto chi amministra. Il problema è anche quanto i cittadini siano realmente in grado di valutare come viene amministrata la propria città.
Perché se non sappiamo distinguere tra un post su Facebook e un risultato amministrativo, tra un’opera inaugurata e la capacità di gestire le finanze pubbliche, tra propaganda e buona amministrazione, allora rischiamo di premiare non chi amministra meglio, ma chi comunica meglio.
E una città non si amministra con i post.
Si amministra con risultati, conti, servizi, programmazione, trasparenza e capacità di ascoltare anche chi non la pensa come te.
E soprattutto con una cosa che sembra essere diventata rarissima:
la capacità di dire “hai avuto una buona idea, grazie”.
Perché riconoscere il merito a un avversario politico o a un semplice cittadino non ti rende più debole.
Ti rende un amministratore migliore.”””
Gioacchino Trapaniil Giornale di AVOLAEsagonoilgiornaleAvola NewsRossana Cannata